No, babbo. Niente. Mi doveva riferire per incarico della signora

marchesa. Anzi.... senti, se venisse la signora marchesa....

EMILIO

Ha da venire?

MARINO

Non credo! Ma potrebbe darsi.... Se suonano alla porta, tu non ti

muovere, ecco. Scusa. Io ho da scrivere una lettera di premura.... tu

intanto prepara di là.... Lasciami solo. Scusa.

E lo accarezza. Emilio lo

guarda ansioso, muto.

Ognuno al suo posto, vero? Al suo grado e al suo posto. — Ciao, babbo.

Emilio esce. Rimasto solo

Marino accatasta dei libri,

poi lascia a mezzo.

Eh! no: prima scrivere. Scrivere. Scrivere. Pregherò Cappelli.

Figurarsi!

Ed ha un triste sorriso.

O lasciare al portone? Intanto scrivere.

Siede alla scrivania, prende

carta da lettere e scrive

velocemente le prime parole,

ma poichè si suona alla

porta, straccia il foglio e

va ad aprire. Si sente di

dentro la sua voce stupita.

Lei?

Poi rientra con Dianora.

SCENA VI.

MARINO — DIANORA.

DIANORA

Non mi aspettava?

MARINO

Ma perchè? Che ha fatto mai!

DIANORA

Ha paura?

MARINO

L'hanno vista entrare?

DIANORA

Ha paura? O non mi vuol più vedere?

MARINO

Ma ha incontrato suo padre? Le ha detto che è venuto qui?

DIANORA

Me l'ha detto. Se no non sarei qui da lei: io e lei ci eravamo intesi.

La mia visita a lei non era che una minaccia di rappresaglia: non sarei

venuta. Giorno prima, giorno dopo non importava: il nostro destino era

segnato. Si pensava che sarebbe stato per tutta la vita. Io almeno

pensavo così.

MARINO

Anch'io. Sposi o con la legge, o senza la legge, o contro la legge.

DIANORA

Ma le parole di mio padre, se non ha voluto metterlo fuori di strada — e

il suo contegno, e il suo viso — mi fanno sospettare che lei ha mutato

parere: che si è pentito. Mi spieghi. Credo di averne il diritto.

MARINO

Sì, ne ha il diritto. Le scrivevo: parlerò. Il signor principe si è

incontrato con mio padre: si sono riconosciuti. Mio padre è stato

bidello nel Liceo dove il signor principe ha fatto i suoi primi studi.

Li ho visti insieme, li ho intesi parlare: ho sentito che non è

possibile.... Io e lei non è possibile! La frode, l'abbrutimento, il

possesso di un'ora, sì, si potrebbe: ma fare la strada insieme,

convivere, sposarci, col prete o senza prete, col sindaco o senza

sindaco, sposarci non si può. Siamo troppo distanti: non si può.

DIANORA

Perchè dice questo? Forse che io non l'ho sempre considerato come un

uomo della mia stessa classe. Forse che l'ho trattato come se fosse di

un'altra razza, di una razza inferiore?

MARINO

No, ma da ospite, in casa sua. Io non le sono apparso inferiore in casa

sua; le apparirei inferiore in casa nostra. Io stesso non ho avvertito

questa distanza fintanto che venivo un'ora da lei: mi pareva che i miei

studi, il mio ingegno superassero di gran lunga la sua nobiltà. Ma qui

no. In questa cameretta, no. Io vedo il povero padrone di casa che sono.

Io mi sento umiliato della mia miseria, della mia goffaggine. Ora che il

principe e lei sono passati di qua, avverto che io sono in un certo

senso da più di voi, ma sono anche da meno di voi: son diverso, come

d'un'altra gente.

DIANORA

Perchè lei non mi ama. Se lei mi amasse sentirebbe che l'amore distrugge

ogni differenza di condizione e di casta.

MARINO

quasi gridandolo con

spasimo.

Non è vero, non è vero! Un'ora fa lo dicevo anch'io, lo gridavo, anzi,

forse per persuadermene: adesso non lo dico più perchè sento che non è

vero. Le bestie sì, non ragionano: si desiderano e si allacciano

dovunque, comunque. Le persone no. Per un'ora sì; sì se potessimo

abbracciarci e morirne, romanticamente morirne, sì. Ma morirne non si

può: anche se non fosse ridicolo o pazzesco, anche se non fosse inumano

non si può: morire quando voglio non posso.... Ho mio padre.... mio

padre, di cui senza saperlo

A mezza voce.

mi vergogno. Vede a che punto si discende? Io credevo di esser grande,

di esser forte dicendo: è un piccolo impiegato dello Stato in pensione.

Questo sì, lo dicevo, perchè mi pareva che accrescesse il mio merito: ma

l'umiltà del suo ufficio non l'ho mai precisata innanzi a lei. E anche

lei, lei non sa, ma non è più di me. Lei che aveva sopportato le cento

amanti di suo marito non gli ha perdonato quest'ultima perchè era una

serva.

DIANORA

Perchè l'amavo e soffrivo di più.

MARINO

No, ancòra non sapeva d'amarmi, e se mai il suo amore per me l'avrebbe

aiutata a tollerare. L'orgoglio, l'orgoglio, l'orgoglio che sopravvive.

DIANORA

È lei, è lei che è impastato d'orgoglio, non io. Lei che non sente che

la sua voce....

MARINO

Perchè mi dice così? Crede che io non senta a che cosa rinunzio? Non sa

che mi par di morire a strapparmela dalla carne? dal cuore? E lo devo

fare! Ma non per la gente, per il mondo, sa! Che crede?... Son tutto un

tremito, tutto una piaga e crede che m'importi del mondo! Me ne rido!

Non è il fuori di me, di te che mi spaventa. E nemmeno la voce della mia

coscienza che mi fa paura. Capisco la rapina per me che sono uomo, anche

se fosse una rapina. E non è: è un consenso. E capisco il diritto

all'amore per te che sei stata disamata, disconosciuta. Ma tu sei nata

vicino a un trono, io dentro una portineria: è dentro di me, dentro di

te che ho paura; di me che ti serberei rancore della tua superiorità, di

te che tra un mese, tra due, forse prima, troveresti in me qualche cosa

d'inferiore, di goffo e non mi ameresti più, o mi ameresti con

umiliazione, con vergogna. E non voglio.

Con un grido.

Non voglio. Non voglio che tu ti dia a me, ora o più tardi, come a un

povero. Non saremmo pari, non saremmo pari. E io vorrei essere come

te.... più di te, più in alto di te, perchè sono l'uomo io. Non voglio

che tu sii la principessa, la regina, e io il borghesuccio, perchè io

dovrei essere il re, io il re, per essere amato sempre, sempre, sempre,

perchè ti amo, perchè ti amo, perchè ti amo!

L'afferra, e poichè ella

investita e quasi atterrita

dalla sua violenza è ormai

alla porta, tra la preghiera

e il pianto le dice.

Va' via!

E la bacia.

Va' via!

E la bacia.

Va' via!

E con un ultimo bacio la

sospinge fuori della porta.

FINE.

OPERE DI SABATINO LOPEZ

(Edizioni Treves).

_La buona figliola_, commedia in tre atti L. 5 —

_Bufere_, commedia in tre atti 5 —

_Il brutto e le belle; La nostra pelle_, commedie 5 —

_Ninetta; Il terzo marito_, commedie 5 —

_Mario e Maria_, commedia in tre atti 5 —

_Il passerotto; Sole d'ottobre_, commedie 6 —

_Teatro color di rosa._ (A-E-I. — Schiccheri è

grande. — L'ultimo romanzo. — La fondùa di Natale.

— Fatica) 7 —

_La distanza_, commedia in tre atti 7 —

_Il Teatro_ (Fra un atto e l'altro. — Il segreto.

— Daccapo. — La guerra. — Il punto d'appoggio) 2 25

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le

grafie alternative (ancora/ancòra, danno/dànno e simili), correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

La distanza: commedia in tre atti · 第 4 / 4 段