si vede che è giovane; forse sarà ancor bella. Oh! sì! Ma una donna
che corre le strade a quest'ora, certamente non sorte che per andare
a raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare un
appuntamento, questo sarebbe un cattivo modo per entrare in relazione.
Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le case e le finestre.
Che del resto non era cosa nè lunga nè difficile. Non v'erano che tre
fabbricati in quella parte di strada e due sole finestre guardavano
sulla strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a quello che
occupava Aramis, l'altra era quella dello stesso Aramis.
— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale ritornava al
pensiero la nipote del filosofo; per bacco! sarebbe bella che questa
colomba smarrita cercasse la casa del nostro amico. Ma sull'anima mia
quella vi rassomiglia molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta io
voglio averne il cuore pulito.
E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si celava nella parte
più oscura della strada, vicino ad un sedile di pietra situato nel
fondo di una nicchia. La giovane donna continuò ad avanzarsi, giacchè
oltre la leggerezza del suo camminare che l'aveva tradita, ella aveva
fatto sentire una tosse leggiera che denunziava una delle voci le più
fresche. D'Artagnan pensò che questa tosse fosse un segnale.
Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con un segnale
equivalente che aveva fissato le irresoluzioni della notturna
cercatrice, sia che senza soccorso estraneo ella avesse riconosciuto
che era giunta alla meta della sua corsa, ella si avvicinò
risolutamente alla invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli
uguali col dito ricurvato.
— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò d'Artagnan. Ah! sig.
ipocrita vi rivoglio a disputare di filosofia!
Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli interni si
aprirono, e che un lume comparve attraverso l'invetriata.
— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma per le finestre, ah!
ah! la visita era aspettata. Andiamo, l'invetriata si apre, e la dama
entrerà con una scalata. Benissimo.
Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase schiusa. Di più,
il lume che aveva rischiarato per un istante, disparve, e tutto rientrò
nell'oscurità.
D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così lungamente, e continuò
a guardare con tutti i suoi occhi e ad ascoltare con tutte le sue
orecchie.
Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero sentire due
colpi nell'interno. La giovine dalla strada rispose con un sol colpo, e
l'invetriata si apri d'alquanto.
Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con avidità.
Disgraziatamente il lume era stato trasportato in un altro
appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano abituati alla notte.
D'altronde gli occhi dei Guasconi hanno, a quanto si assicura, come
quelli dei gatti, la proprietà di vedere durante la notte.
D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di saccoccia un oggetto
bianco che ella spiegò vivamente e che prese la forma di un fazzoletto
spiegato, e di questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo
interlocutore.
Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto che aveva
ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, il quale gli aveva
ricordato quello ai piedi di Aramis.
Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto?
Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso d'Aramis, noi
diciamo Aramis perchè il giovine non metteva alcun dubbio che non
fosse il suo amico che parlava dall'interno colla dama nell'esterno;
la curiosità prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando della
preoccupazione nella quale sembrava che la vista del fazzoletto
immergesse i due personaggi che abbiamo messo in scena, egli sortì dal
suo nascondiglio, e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei
suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, di dove il suo
occhio poteva perfettamente penetrare nell'interno dell'appartamento
d'Aramis.
Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido di sorpresa; non
era Aramis che parlava con la notturna visitatrice, ma un'altra donna.
D'Artagnan ci vedeva abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei
vestiti, ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti.
Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento cavò un secondo
fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò con quello che le era stato
mostrato. Furono quindi pronunciate alcune parole fra le due donne,
finalmente l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno
della finestra si voltò e venne a quattro passi da d'Artagnan
abbassando il cappuccio del suo mantello, ma la precauzione era stata
presa troppo tardi: d'Artagnan aveva già riconosciuta la signora
Bonacieux.
La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere essa gli
era già passato per lo spirito quando si era cavato il fazzoletto
di saccoccia; ma quale probabilità che la sig. Bonacieux, che aveva
mandato a chiamare il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al
Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici ore e mezzo di
sera col pericolo di essere rapita una seconda volta?
Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta importanza. E
quale affare importante può mai avere una donna di venticinque anni?
l'amore.
Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona che ella si
esponeva in simili pericoli? Ecco ciò che il giovane si domandava a se
stesso, chè il demonio della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più
nè meno, che ad un amante in titolo.
Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi ove andava
la signora Bonacieux; questo era di seguirla. Questo mezzo era sì
semplice, che d'Artagnan lo impiegò naturalmente per istinto.
Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, come una statua dal
suo nicchio, e al rumore dei passi che ella sentiva dietro di se, la
signora Bonacieux gettò un piccolo grido e fuggì.
D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa difficile il
raggiungere una donna imbarazzata nel suo mantello. Egli la raggiunse
adunque a un terzo della strada in cui si era impegnata. La disgraziata
era spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando d'Artagnan le
posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra un ginocchio, gridando con
voce soffocata:
— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente.
D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno alla vita, ma
siccome egli sentiva dal di lei peso che ella era sul punto di
svenirsi, si affrettò a rassicurarla con proteste di attaccamento.
Queste proteste non erano niente per la sig. Bonacieux, perchè simili
proteste potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni del
mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa credè riconoscere il
suono di questa voce; ella riaprì gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo
che le aveva fatta una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella
mandò un grido di gioia.
— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio!
— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato per vegliare su
voi.
— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò con un sorriso
pieno di civetteria la giovane il di cui carattere alquanto faceto
riprendeva il disopra, e presso la quale erano scomparsi tutti i timori
dal momento che avea riconosciuto un amico in quello che ella avea
creduto un nemico.
— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu che il caso che mi
pose sulla vostra strada; io ho veduto una donna battere alla finestra
di uno dei miei amici....
— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux.
— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici.
— Aramis? e chi è costui?
— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete Aramis?
— Questa è la prima volta che sento pronunciare il suo nome.
— È dunque la prima volta che voi venite in questa casa?
— Senza dubbio.
— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un giovanotto?
— No.
— Da un moschettiere?
— Nemmeno.
— Non siete dunque venuta per cercar lui?
— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben veduto: la persona con
la quale io ho parlato era una donna.
— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis?
— Io non ne so niente.
— Dal momento che alloggia in casa sua!
— Ciò non mi riguarda.
— Ma chi è ella?
— Oh! questo non è mio segreto.
— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma nello stesso tempo voi
siete la donna più misteriosa...
— Forse ci perdo con questo?
— No, voi anzi siete adorabile.
— Allora datemi il vostro braccio.
— Ben volentieri: e ora?
— Ora conducetemi.
— E dove?
— Dove vado.
— Ma dove andate voi?
— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta..
— Sarà necessario che vi aspetti?
— No, sarà inutile.
— Voi ritornate dunque sola?
— Forse sì forse no.
— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà ella un uomo, o una
donna?
— Io non ne so ancora niente.
— Lo saprò ben io!
— In che modo?
— Io vi aspetterò per vedervi sortire.
— In questo caso addio!
— Come sarebbe a dire?
— Io non ho più bisogno di voi.
— Ma voi avevate reclamato...
— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza di una spia.
— La parola è un poco dura?
— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro alla gente loro
malgrado?
— Indiscreti.
— La parola è troppo dolce.
— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare a modo vostro.
— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito?
— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi?
— Ma vi pentite realmente?
— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è che vi prometto di
fare tutto ciò che vorrete, se voi lasciate che vi accompagni fin dove
andate.
— E voi dopo mi lascerete?
— Sì.
— Senza spiare la mia sortita.
— No.
— Parola d'onore!
— Fede da gentiluomo!
— Prendete il mio braccio allora e andiamo.
D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, che vi
si sospese per metà ridente, e per metà tremante, e tutti e due
raggiunsero l'estremità della strada Arpa. Giunti là, la giovane parve
esitare, come aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi
segni ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a questa porta:
— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; mille grazie
della vostra onorevole compagnia, che mi ha salvato da tutti i pericoli
ai quali sarei stata esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di
mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia destinazione.
— E voi non avrete più niente a temere al ritorno?
— Io non avrò a temere che i ladri.
— Questi sono pure qualche cosa.
— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un soldo.
— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato con lo stemma...
— Quale?
— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho rimesso nella
vostra tasca.
— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete voi perdermi?
— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche pericolo per voi,
poichè una sola parola vi fa tremare, e che voi confessate che sareste
perduta se si sentisse questa parola. Ah! sentite, signora, continuò
d'Artagnan afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente bacio,
sentite, siate più generosa, confidatevi in me; non avete dunque
letto che nei miei occhi non vi è che affezione, e nel mio cuore che
simpatia?
— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi i miei
secreti, che io ve li dirò; ma quelli degli altri è un'altra cosa.
— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè questi secreti
possono avere un'influenza sulla vostra vita, bisogna che questi
secreti diventino i miei.
— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, che fece
rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. Oh! non vi mischiate in niente
di ciò che mi riguarda, non cercate di aiutarmi in ciò che io compio,
e questo ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in nome del
servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò in tutta la mia
vita. Credete bene piuttosto a ciò che io vi dico. Non vi occupate più
di me, che io non esista più per voi, e questo sia, come se voi non mi
aveste mai veduta.
— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? disse d'Artagnan.
— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato questo nome,
signore; eppure vi ho detto che io non lo conosco.
— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale siete andata a
battere? su via, signora, non mi crediate poi troppo credulo!
— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate questa storia,
e che voi create questo personaggio?
— Io non ho inventato niente, signora, io non ho detto che la pura
verità.
— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella casa?
— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella casa è quella
che abita un mio amico, e questo mio amico si chiama Aramis.
— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane donna; ora
signore, tacete.
— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, disse
d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, che avreste pietà di me,
e tanto amore che voi soddisfareste sull'istante alla mia curiosità.
Non vi ha niente da temere da coloro che vi amano.
— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la giovane sposa
scuotendo la testa.
— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima volta, e sì che
io non ho ancora vent'anni.
La giovane sposa lo guardò di sott'occhio.
— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. Sono tre
mesi da che poco mancò che non avessi un duello con Aramis per un
fazzoletto simile a quello che voi avete mostrato a quella signora che
era nella di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso modo, io
ne sono sicuro.
— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, io ve lo giuro,
con queste interrogazioni.
— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi foste arrestata con
questo fazzoletto e che questo fazzoletto vi fosse preso, non sareste
voi compromessa?
— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza Bonacieux?
— Ovvero Camilla Tracy.
— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah poichè il pericolo
che io corro per me stessa non vi trattiene, pensate a quello che voi
potreste incorrere.
— Io?
— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di vita a conoscermi.
— Allora io non vi lascio più.
— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo le mani,
signore, in nome del cielo, in nome dell'onore di un militare, in nome
della cortesia di un gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona
mezzanotte, questa è l'ora in cui sono aspettata.
— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so negar niente quando
mi viene chiesto in tal modo; siate contenta, io mi allontano.
— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete?
— Io rientro in casa mia sull'istante.
— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo giovane, gridò la
signora Bonacieux, stendendo a lui una mano e posando l'altra sul
martello di una piccola porta nascosta nel muro.
D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la baciò ardentemente.
— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! gridò d'Artagnan
con quell'ingenua brutalità che spesso le donne preferiscono alle
affettazioni di galanteria perchè scuoprono il fondo del pensiero, e
perchè esse provano che il sentimento supera la ragione.
— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce quasi accarezzante
e stringendo la mano di d'Artagnan che non aveva abbandonata la sua,
ebbene io non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, non è
perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò sciolta un giorno, io non
potrò soddisfare la vostra curiosità?
— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò d'Artagnan al colmo
della gioia
— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, ciò dipenderà dai
sentimenti che voi saprete inspirarmi.
— Così ora, signora...?
— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente.
— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan con tristezza, e voi
vi abusate del mio amore.
— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, credetemi bene,
con certa gente tutto è trovato.
— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non dimenticate questa
promessa!
— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò di tutto.
Ebbene! partite dunque, partite in nome del Cielo! Mi si aspettava a
mezzanotte precisa, ed io sono già in ritardo.
— Di cinque minuti.
— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono cinque secoli.
— Quando si ama...
— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con un innamorato?
— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un uomo!
— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece la signora
Bonacieux con un mezzo sorriso che non era esente da una certa tinta
d'impazienza.
— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, io voglio avere
tutto il merito del mio attaccamento, dovesse anche essere questo
attaccamento una stupidità. Addio! signora, addio!
E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi dalla mano
che sempre riteneva, se non che per mezzo di una scossa, egli si
allontanò correndo, nel mentre che la signora Bonacieux batteva al
martello tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della
strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. La
giovane merciaia era scomparsa.
D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data la sua parola di
non spiare la signora Bonacieux, e la sua vita foss'anche dipesa dal
luogo ove ella si era portata o dalla persona che doveva accompagnarla,
d'Artagnan sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè egli
aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo egli era nella strada
Fossoyeurs.
— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che vuol dir ciò. Egli
si sarà addormentato aspettandomi, o sarà ritornato in casa sua, e
nel rientrare avrà saputo che vi era stata una donna. Una donna nella
camera di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve n'è ancora una
in casa d'Aramis; tutto ciò è molto strano, e io sarei ben curioso di
sapere come andrà a finire.
— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane riconobbe per
quella di Planchet, poichè parlando da se solo ad alta voce, e nel modo
delle persone molto preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo
del quale era la scala che conduceva nella sua camera.
— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò d'Artagnan, e che
cosa è dunque accaduto?
— Ogni sorta di disgrazie.
— Quali?
— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato.
— Arrestato! Athos arrestato! perchè?
— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi.
— E da chi è stato arrestato?
— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini neri che avete messi
in fuga.
— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè non ha egli detto di
essere estraneo a tutto questo affare? eh?
— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è avvicinato a me e
mi ha detto:
« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in questo momento e non
io, poichè egli sa tutto, ed io non so niente. Lo si crederà arrestato,
e ciò gli darà del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà
bene che mi facciano sortire.»
— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, io lo riconosco bene
da ciò! e che cosa hanno fatto gli sbirri?
— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla Bastiglia, o
al Forte il Vescovo; due sono rimasti con gli uomini neri che hanno
frugato da per tutto e che hanno preso tutte le carte. Finalmente li
due ultimi, durante questa spedizione, montavano la guardia alla porta,
quindi, quando tutto è stato finito, essi sono partiti, lasciando la
casa vuota, e tutto aperto.
— E Porthos? e Aramis?
— Io non li ho trovati, essi non son venuti.
— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè tu gli hai
lasciato detto che io li aspettava?
— Sì, signore.
— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono previenli di quanto mi
è accaduto, e che mi aspettino all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe
del pericolo a rimanere, la casa può essere spiata. Io corro dal signor
de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò.
— Sta bene, signore, disse Planchet.
— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan ritornando indietro
per raccomandare il coraggio al suo lacchè.
— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non mi conoscete
ancora; quando mi ci metto, sono bravo; andate, il tutto sta che io mi
ci metta: d'altronde io son Piccardo.
— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti farai piuttosto
uccidere che lasciare il tuo posto.
— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto a fare per
provarvi il mio attaccamento.
— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che il metodo che io ho
adoprato con questo giovane sia veramente il migliore: io ne userò ogni
qualvolta se ne presenti l'occasione.
E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun poco affaticate
per le corse della giornata, d'Artagnan si diresse verso la strada del
Colombaio.
Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua compagnia era di
guardia al Louvre; egli era al Louvre con la sua compagnia.
— Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville; era necessario
che fosse prevenuto di tutto ciò che accadeva. D'Artagnan risolvette di
tentare l'entrata al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia
del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto. Discese
dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani e rimontò la riviera per
passare il Ponte-nuovo. Per un momento aveva avuta l'idea di passare
con la barca; ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente
introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto di non aver di
che pagare il passatore.
Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud, vide sboccare dalla
strada Delfino un gruppo composto di due persone il di cui andamento
lo colpì. Le due persone che componevano il gruppo erano un uomo ed una
donna.
La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e l'uomo rassomigliava
moltissimo al sig. Aramis.
Inoltre la donna aveva quel mantello nero che d'Artagnan vedeva ancora
disegnarsi davanti alla finestra della strada Vaugirard, e sopra la
porta della strada d'Arpa.
Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri.
Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi, l'uomo teneva il
suo fazzoletto avanti il viso; entrambi, questa doppia precauzione lo
indicava, entrambi avevano dunque interesse a non essere conosciuti.
Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan, e poichè
d'Artagnan si portava al Louvre, li seguì.
D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto che questa donna
era la sig. Bonacieux e che quest'uomo era Aramis.
Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della gelosia agitarsi
nel suo onore.
Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da quella che egli
di già amava come sua amica. La sig. Bonacieux gli aveva giurato
formalmente che non conosceva Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli
avea fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio di
Aramis!
D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva la bella da tre
ore appena, che egli non gli doveva che un poco di riconoscenza, per
averla liberata dagli uomini neri che volevano rapirla, e che ella
non aveva promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato,
tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono al viso; egli
risolse di schiarire tutto.
La coppia che camminava innanzi erasi accorta di esser seguita, ed essi
avevano raddoppiato il passo.
D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono avanti la
Samaritana illuminata da un fanale che proiettava la sua luce sopra
tutta questa parte di ponte.
D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono davanti a lui.
— Che volete voi, signore? domandò il moschettiere addietrando di un
passo e con uno accento straniero che provava a d'Artagnan che egli
erasi ingannato in una parte delle sue congetture.
— Non è Aramis! gridò egli.
— No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione io vedo che voi
mi avete preso per un altro, e vi perdono.
— Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan.
— Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare, poichè voi non
l'avete meco.
— Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io non l'ho con voi ma
con la signora.
— Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero.
— Voi vi sbagliate, signore, io la conosco.
— Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di rimprovero; ah! signore
io aveva la vostra parola da militare e la vostra fede da gentiluomo:
sperava di poterci contar sopra.