— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi siete in casa

mia, e che distratto, senza dubbio dalle vostre grandi occupazioni,

avete dimenticato di pagarmi l'affitto, siccome, dico, io non vi ho

tormentato un istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia

delicatezza.

— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, credete che

io sono pieno di riconoscenza per un simile procedere, e che, come ve

l'ho detto, se posso esservi utile in qualche cosa...

— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, in fede di

Bonacieux, ho tutta la mia confidenza in voi.

Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò a d'Artagnan.

— Una lettera! fece il giovane.

— Che ho ricevuta questa mattina.

D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a declinare, egli

s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo seguì.

«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, «ella vi sarà

resa quando non si avrà più bisogno di lei. Se voi fate la più piccola

dimostrazione per ritrovarla, siete perduto.»

— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; ma dopo tutto, questa

non è che una minaccia.

— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io non sono affatto uomo

di spada, ed ho paura della Bastiglia.

— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure io ho minor desiderio

della Bastiglia di voi. Se non si trattasse che di un colpo di spada,

vada pure.

— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa occasione.

— Sì?

— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, con un aspetto

molto guerriero, e riconoscendo che questi moschettieri erano quelli

del sig. de Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva

pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia alla nostra

povera regina, sarete ben contenti di fare un cattivo giuoco allo

stesso ministro.

— Senza dubbio.

— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi di affitto, di cui io

non vi ho mai parlato...

— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, e io la trovo

eccellente.

— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di restare in casa

mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo...

— Benissimo!

— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi una

cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, voi vi ritrovaste in

questo momento in qualche angustia...

— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro signor Bonacieux?

— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; ho riunito

qualche cosa, come sarebbero due o tre mila scudi di rendita nel

commercio delle mercerie, e soprattutto mettendo qualche fondo

sull'ultimo viaggio del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo

che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese.

— Che? domandò d'Artagnan.

— Che vedo io là?

— Dove?

— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel vano di quella

porta: un uomo inviluppato nel suo mantello.

— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, avendo

riconosciuto il loro uomo.

— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla sua spada, questa

volta egli non mi fuggirà.

E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori dell'appartamento.

Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano a visitarlo.

Essi si scostarono; d'Artagnan passò fra di loro come una freccia.

— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta i due moschettieri.

— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve.

D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi amici la sua

avventura con lo sconosciuto come pure l'apparizione della bella

viaggiatrice, alla quale questo uomo aveva sembrato confidare una così

importante missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan avesse

perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, secondo lui, e al

ritratto che d'Artagnan aveva fatto dello sconosciuto questi non poteva

essere che un gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di

commettere la bassezza di rubare una lettera.

Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento amoroso dato

da una dama ad un cavaliere, o da un cavaliere ad una dama, che era

stato disturbato dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo.

Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, valeva meglio

il non approfondirle.

Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite a d'Artagnan, di

quale affare si trattava, e siccome pensarono che dopo aver raggiunto

il suo uomo, o dopo averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito

col ritornare in casa, continuarono la loro strada.

Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la camera era vuota;

il proprietario, temendo le conseguenze dell'incontro che senza

dubbio avrebbe avuto luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva,

in conseguenza dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del suo

carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi.

CAPITOLO IX.

D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE

Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo ad una mezz'ora

d'Artagnan rientrò. Questa volta pure egli non aveva ritrovato il suo

uomo, che come per incanto era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla

spada alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva ritrovato

nessuno che rassomigliasse a quello che egli cercava, quindi n'era

venuto a ciò da cui doveva forse cominciare, e che era di battere alla

porta contro la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente

egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto risonare il

metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, che attirati dal

rumore, erano accorsi sul limitare della loro porta, lo avevano

assicurato che quella casa, di cui del resto tutte le aperture erano

chiuse, era da sei mesi completamente inabitata.

Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva alle porte,

Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, di modo che ritornando in

casa, d'Artagnan aveva ritrovata la riunione al suo completo.

— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo entrare

d'Artagnan col sudore sulla fronte e la figura sconvolta dalla collera.

— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul letto, bisogna

che quest'uomo sia il diavolo in persona, egli è scomparso come un

fantasma, come un'ombra, come uno spettro.

— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos.

— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto

apparizioni, così non vi credo.

— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà,

quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa

andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano

cento doppie da guadagnare, e fors'anche più.

— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.

In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò

d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo.

— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo

momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere

qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario,

sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di

vino di Beaugency; è quello che io preferisco.

— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa?

domandò Porthos.

— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo

vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro.

— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis.

— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro,

fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale

d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto

silenzio.

— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.

— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che

l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza,

nel qual caso farete meglio a conservarla per voi.

— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà

a lamentarsi in ciò che io vi dirò.

E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che

era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo

che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col

quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.

— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il

vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava

buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una

sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta

doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste.

— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in

quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza

dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele

alla sua padrona.

— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi

vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora

Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei

che ci vengono tutte le miserie.

Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse

le labbra.

— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan,

ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che

vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.

— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo,

gli Spagnuoli e gl'Inglesi?

— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa

semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa

sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso

dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese.

— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è

ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande

del suo.

— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos.

Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per

bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu,

Aramis, lo conosci tu?

— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che

lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto

il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in

quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re.

— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il

duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla

regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè

il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro,

e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco

crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa.

— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina

temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso?

— Ella ne ha paura.

— Aspettate dunque, disse Aramis.

— Che cosa? domandò Porthos.

— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze.

— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il ratto di questa

donna della regina si concatena agli avvenimenti di cui parliamo, e

fors'anche alla presenza del signor de Buckingham in Parigi.

— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione.

— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo dialetto mi diverte.

— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo.

— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici.

— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che ho qualche volta

consultato per i miei studii.

Athos sorrise.

— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; i suoi gusti,

la sua professione lo esigono. Ora al momento che io sortiva di casa

sua... qui Aramis si fermò.

— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento che sortivi di casa

sua?...

Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come un uomo che, in

pieno corso di una bugia, si vede fermato da un qualche ostacolo

imprevisto, ma gli occhi dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le

loro orecchie erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare.

— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis.

— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos.

— Dama molto rispettabile, disse Aramis.

I tre amici si posero a ridere.

— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, voi non ne

saprete niente.

— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti come catafalchi,

disse Athos.

— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote qualche volta viene a

vedere suo zio; ora, ella ieri vi si trovava nel medesimo tempo che me,

per caso, ed io mi offersi per condurla alla sua carrozza.

— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe Porthos, che

aveva per uno dei suoi più gran difetti una grande incontinenza di

lingua; bella conoscenza, amico mio!

— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare più d'una volta

che voi siete molto indiscreto, e che ciò vi nuoce con le donne.

— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva la fine

dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque di non scherzare, se

lo possiamo. Continuate, Aramis, continuate.

— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di gentiluomo... a voi,

del genere del vostr'uomo, d'Artagnan.

— Forse sarà lo stesso; disse questi.

— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, accompagnato da

cinque o sei uomini che lo seguivano a dieci passi di distanza, e col

tuono il più gentile:

— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» continuò indirizzandosi

alla dama che io aveva sotto il braccio.

— La nipote del dottore?

— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile!

— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza tentare la più

piccola resistenza, senza fare il più piccolo rumore.

— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan.

— Credo, rispose Aramis.

— Ma quella donna? domandò Porthos.

— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan.

— Precisamente, rispose Aramis.

— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge niente.

— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; ed ha qualche

cosa del portamento del bel duca; ma però mi sembra che l'abito da

moschettiere...

— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis.

— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che il tuo filosofo

teme che tu non sia riconosciuto?

— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia lasciata illudere

dal portamento, ma il viso...

— Io aveva un gran cappello, disse Aramis.

— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per studiare filosofia!

— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo il nostro tempo a

celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la moglie del merciaio; questa è la

chiave dell'intrigo.

— Una donna di così infima condizione! voi credete, d'Artagnan? disse

Porthos, allungando le labbra con disprezzo.

— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza della

regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde questo forse

potrebbe essere un calcolo di Sua Maestà di aver cercato i suoi appoggi

così in basso. Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha

buona vista.

— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio col merciaio, e che

sia un buon premio.

— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che s'egli non ci paga,

noi saremo ben pagati da un'altra parte.

In questo momento un rumore precipitato di passi rimbombò nelle scale,

la porta si aprì con fracasso, e il disgraziato merciaio si slanciò

nella camera ove si teneva il consiglio.

— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, salvatemi! vi

sono là quattro uomini che vengono ad arrestarmi: salvatemi!

Porthos e Aramis si alzarono.

— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno di rimettere nel

fodero le spade per metà cavate: un momento, qui non c'è bisogno di

coraggio, ma di prudenza.

— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo...

— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, io lo ripeto,

la testa forte di tutti noi, ed io, per conto mio, io dichiaro che

l'obbedisco. Fa ciò che vuoi d'Artagnan.

In questo momento apparvero quattro guardie alla porta dell'anticamera,

e vedendo quattro moschettieri in piedi con la spada al fianco,

evitarono ad inoltrarsi maggiormente.

— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi siete qui in casa

mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli del re e del ministro.

— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione degli ordini

che noi abbiamo ricevuti? domandò quello che sembrava il capo della

squadra.

— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano forte se il

bisogno lo esige.

— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos.

— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio!

— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il povero merciaio.

— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, rispose rapidamente

e a bassa voce, d'Artagnan, e se noi facciamo atto di difendervi, noi

saremo arrestati con voi.

— Mi sembra, però...

— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, io non ho

nessun motivo per difendere il signore. Io l'ho veduto oggi per la

prima volta, e vi dirà ancora egli stesso in quale occasione, per

venire a reclamare il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux?

rispondete!

— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non vi dice...

— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla regina

soprattutto, oppure voi perderete tutti senza neppur salvar voi.

Andate, andate, signori, conducete quest'uomo.

E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra le mani delle

guardie, dicendogli:

— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare del danaro

a me! a un moschettiere! in prigione! signori, anche una volta,

conducetelo in prigione e custoditelo sotto chiave il più lungamente

che sia possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo.

Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano la loro

preda.

Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè sulla spalla del

capo.

— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse egli riempiendo

due bicchieri di quel vino di Beaugency, che egli aveva dalla

liberalità del sig. Bonacieux.

— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, e io accetto con

riconoscenza.

— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate?

— Bois renard.

— Sig. Bois renard!

— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, se vi piace!

— D'Artagnan.

— Alla vostra salute sig. d'Artagnan!

— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato dal suo

entusiasmo, a quella del re e del ministro.

Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della sincerità di

d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; ma il vino era buono, e ne

fu convinto.

— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse Porthos allora

quando il bargello in capo ebbe raggiunto i suoi compagni, e che i

quattro amici si ritrovarono soli. Per bacco! quattro moschettieri

lasciarsi arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo a loro

gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno sbirro!

— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che tu sei uno stupido,

ed io pure sono del suo avviso. D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e

quando tu sarai nel posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua

protezione per farmi avere un'Abbazia.

— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate ciò che ha fatto

d'Artagnan?

— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo io approvo ciò che

egli ha fatto, ma me ne congratulo.

— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena di spiegare la

sua condotta a Porthos, tutti per uno, e uno per tutti; questa è la

nostra divisa non è vero?

— Però!... disse Porthos.

— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo Athos e Aramis.

Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos stese la mano,

e i quattro amici ripeterono con una sola voce la formula dettata da

d'Artagnan:

«Tutti per uno, uno per tutti».

— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, disse d'Artagnan,

come se non avesse fatto in vita sua altra cosa che comandare; e

attenti, poichè da questo momento eccoci alle prese col ministro.

CAPITOLO X.

UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII

L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; da che le

società, nel costituirsi, ebbero inventata una polizia qualunque,

questa polizia a sua volta inventò le trappole.

Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati col

gergo della strada di Gerusalemme, e che questa è la prima volta, dopo

quindici anni, che noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola

applicata a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola da sorci.

Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un individuo sospetto di

un delitto qualsiasi, si tiene secreto l'arresto; si pongono quattro o

cinque uomini in imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti

quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si arrestano; in

questo modo, in capo a due o tre giorni, si ha nelle mani quasi tutte

le persone famigliari dello stabile.

Ecco che cosa è una trappola da sorci.

Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di mastro Bonacieux, e

chiunque vi comparve fu preso e interrogato dagli agenti dei ministro.

Va senza dire che, siccome una entrata particolare metteva al primo

piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano da lui erano esenti

da ogni visita.

D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; essi si erano

messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, e non avevano nè

ritrovato nè scoperto niente; Athos era stato eziandio a muovere delle

interrogazioni al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale

del degno moschettiere, aveva molto meravigliato il suo capitano. Ma

il sig. de Tréville non sapeva niente, se non che l'ultima volta che

aveva veduto il ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria

molto concentrata, che il re era molto inquieto, e che il rosso degli

occhi della regina indicava che ella aveva vegliato e pianto. Ma questa

ultima circostanza lo aveva ben poco colpito; la regina, dopo il suo

matrimonio, vegliava e piangeva molto.

Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos il servizio del

re, e soprattutto quello della regina, pregando di fare la medesima

raccomandazione ai suoi camerati. In quanto a d'Artagnan egli non

si moveva da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un

osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli che venivano

a farsi prendere; poi, siccome aveva levato un quadrello dal pavimento

e forato un buco nel palco, dimodochè una semplice intonacatura lo

separava dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii,

ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli inquisitori e dagli

accusati.

Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione minutissima

operata sulla persona arrestata; le domande erano sempre concepite

così:

«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche cosa per suo marito

o per qualche altra persona?

«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche cosa per sua moglie

o per qualche altra persona?

«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza a viva voce?»

— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero così,

disse a se stesso d'Artagnan. Ora che cosa cercano di sapere? se il

duca di Buckingham si ritrova a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve

avere qualche abboccamento con la regina.

D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto ciò che aveva

inteso, non mancava di probabilità.

Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan

egualmente.

La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos

aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville,

stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto

ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla

porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse,

qualcuno era venuto a cadere in trappola.

D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si

stese col ventre a terra e ascoltò.

Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava

di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.

— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una

donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili!

E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento

per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui.

I tre moschettieri, vol. I · 第 8 / 14 段