Il governo della famiglia.
Contrasto col medio-evo. — Agnolo Pandolfini. — Le ville e la
vita campestre.
Dopo la vita sociale merita uno sguardo anche quella della famiglia
nell'epoca del Rinascimento. Generalmente s'inclina a riguardar questa
vita famigliare degl'Italiani d'allora come del tutto disordinata in
forza della grande immoralità, che a quel tempo regnava. Noi avremo
in seguito occasione di considerare questa questione sotto il punto di
vista morale. Per ora ci basta di constatare, che l'infedeltà coniugale
non esercitò quivi a gran pezza quelle perniciose influenze sulla
famiglia, che si rilevarono nei paesi settentrionali; bene inteso, sino
a che non sorpassò certi limiti.
Il governo famigliare del medio-evo era tutto modellato sugli usi
prevalenti nel popolo, o, se si vuole, si basava unicamente sulla
legge del naturale sviluppo delle nazioni e sull'influenza esercitata
dal diverso modo di vivere secondo la propria classe e i propri mezzi.
La Cavalleria nel tempo del suo splendore non si curò gran fatto del
focolare domestico: lo spirito de' cavalieri fu d'errar per le corti
in cerca d'avventure e di risse; il loro omaggio costantemente fu per
una donna, che non era la madre dei loro figli; nel castello le cose
si lasciavano andare alla meglio. Il Rinascimento invece provossi a
fondare la vita di famiglia come qualche cosa di regolarmente ordinato,
come frutto di lunga e seria meditazione. Per riuscire a ciò tornò
di grande aiuto un sistema di ben intesa economia (v. vol. I, pag.
108) ed un razionale assettamento della casa; ma la cosa principale
fu pur sempre uno studio accurato e giudizioso di tutte le quistioni
riguardanti la convivenza, l'educazione, l'organizzazione e il servizio
della medesima.
Il più pregevole documento in questo riguardo è il dialogo sul _Governo
della famiglia_ di Agnolo Pandolfini.[228] È un padre che parla a'
suoi figli già adulti e li inizia nella sua amministrazione. Vi si
scorge per entro uno stato di famiglia assai largo ed agiato, che,
condotto innanzi con parsimonia e con moderazione, promette prosperità
e ben essere per molte generazioni. Un podere piuttosto considerevole
provvede co' suoi prodotti ai bisogni della famiglia e costituisce
la base fondamentale di tutto; accanto ad esso fiorisce un'industria
qualunque, una tessitura, per esempio, di seta o di lana. L'abitazione
e il vitto sono solidamente assicurati: tutto ciò che riguarda
l'ordinamento e l'arredamento interno, deve esser fatto in grande e in
modo durevole e senza risparmio; la vita quotidiana per converso vuol
essere semplice, quanto è possibile. Ogni altra spesa, dai maggiori
pagamenti, nei quali è impegnato l'onore, sino ai più modesti assegni
che si fanno ai figli più giovani pei loro piaceri, deve stare con ciò
in una proporzione ragionevole, per modo che nè «passi più oltre che
richiegga l'onestà, nè sia minore di quello che richiegga il bisogno».
La cosa più importante però si è l'educazione, che il padrone di
casa ha da procurare non solamente a' suoi figli, ma a tutta la sua
famiglia. La prima educazione è dovuta alla moglie, perchè di timida e
riservata fanciulla diventi una vera donna di casa, un'abile padrona
capace di dirigere e sorvegliare tutti quelli, che stanno sotto la
sua dipendenza: poi debbonsi educare i figli con occhio amorevole e
circospetto, con esortazioni e persuasioni, piuttostochè con inutile
severità, usando in generale «più l'autorità, che la violenza»;[229]
finalmente, quanto ai servi e dipendenti, s'hanno a trattare in modo da
farne altrettante persone veramente affezionate e fedeli.
Un altro tratto notevole, se non anche esclusivamente caratteristico
di questo libro, si è l'entusiasmo con cui vi si parla della vita
campestre, donde se ne deduce che l'amore ad un tal genere di vita
era passato omai nelle abitudini delle classi colte. Nei paesi
settentrionali d'Europa a quel tempo le campagne erano abitate dai
nobili rinchiusi nei loro castelli e dai più illustri fra gli ordini
monastici, che avevano forti e ben munite abbazie ai piedi sulla cima
di qualche monte: la borghesia, anche ricca, non usciva in veruna
stagione dell'anno dalle mura delle città. In Italia, invece, la
maggior sicurezza personale da un lato, l'amenità dei siti dall'altro
sedussero assai per tempo i cittadini ad un soggiorno temporaneo più
meno lungo nei dintorni di qualche città,[230] anche a rischio di
qualche perdita in caso di guerra. Così sorsero le ville delle classi
più agiate, prezioso ricordo degli antichi usi romani, quando la
prosperità e la cultura progredite permisero di adottarli.
Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in
questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore
a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al
piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga
ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne
(pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non
s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni
di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà
con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti
in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non
venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti
casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma
di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende
quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri
modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno,
sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria.
In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di
Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere
più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città.
Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi
di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi
qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano.
Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi
pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni
dell'ingegno umano.