Caratteristica dei popoli e delle città.
Il Dittamondo di Fazio degli Uberti. — Descrizioni del secolo
XVI.
Accanto alla caratteristica dei singoli individui noi vediamo svolgersi
anche una certa attitudine a giudicare e descrivere intere popolazioni.
Durante il medio-evo le città, le famiglie e i popoli di tutto
l'Occidente s'erano reciprocamente assaliti con appellativi di scherno
e di dileggio, nei quali per lo più c'era un fondo di vero più meno
svisato. Ma da tempo antichissimo gli Italiani si segnalarono nel saper
cogliere ed additare le differenze morali tra città e città e tra paese
e paese; il loro patriottismo affatto locale, più vivo forse che quello
di qualsiasi altro popolo nel medio-evo, creò assai per tempo in questo
riguardo una letteratura speciale, e si alleò all'idea della gloria:
sorse la topografia, quasi a far riscontro alla biografia (v. volume
I, pag. 200). Ora, mentre ogni città alquanto considerevole prese
a cantare le proprie glorie in prosa ed in versi,[96] sorsero anche
scrittori, i quali parte descrissero con tutta serietà, l'una dopo
l'altra, tutte le più importanti città e popolazioni, parte le misero
apertamente in derisione, ne parlarono in modo, che non si sa se vi
prevalga l'ammirazione o lo scherno.
Dopo alcuni celebri passi della Divina Commedia, merita, su questo
argomento, di essere consultato il «Dittamondo» di Fazio degli Uberti
(intorno al 1360). Vero è però che in esso non vengono messe in rilievo
se non talune specialità al tutto caratteristiche di questo e di quel
paese: la festa delle cornacchie, che si celebra il dì di S. Apollinare
in Ravenna, le fontane di Treviso, la grande cantina di Vicenza, le
elevate gabelle di Mantova, il bosco di torri di Lucca; ma in mezzo
a ciò si incontrano anche lodi esagerate e critiche mordaci: Arezzo
figura già pel sofistico ingegno de' suoi cittadini, Genova per gli
occhi e pei denti tinti in bruno (?) delle sue donne, Bologna per le
sue dissipazioni e prodigalità, Bergamo pel suo dialetto grossolano e
per l'ingegno de' suoi abitatori, e così via.[97] Nel secolo XV poi
ognuno esalta la propria città anche a spese delle altre. Michele
Savonarola, per esempio, non pone la sua Padova se non al di sotto
di Venezia e di Roma, come più grandiose, e di Firenze, come più
allegra;[98] nè fa mestieri di dire, che queste parzialità rendono un
assai cattivo servigio alla cognizione vera ed effettiva dei luoghi.
Sulla fine del secolo Gioviano Pontano, nel suo «Antonio» finge un
viaggio per l'Italia non con altro intendimento, che di fare qua e là
maligne osservazioni. Ma col secolo XVI comincia una serie di vere e
profonde caratteristiche, quali in allora non possedeva verun altro
popolo.[99] Il Machiavelli descrive in alcune preziose relazioni i
costumi e le condizioni politiche dei tedeschi e dei francesi in guisa
tale, che anche un settentrionale, che conosca la propria storia, non
potrà non essere grato al gran politico fiorentino per la luce, che vi
portò colla profonda e chiara sua intuizione. In seguito i Fiorentini
si trattengono assai volentieri (v. vol. I, pag. 101 e 110) a parlare
di sè medesimi[100] e a specchiarsi con compiacenza nello splendore,
invero grandissimo, delle loro glorie nel campo artistico e letterario;
e forse si potrebbe scorgere il sommo della vanità in ciò stesso, che
li vediamo attribuire il primato artistico della Toscana sul resto
d'Italia non tanto ad una speciale disposizione naturale, quanto ad uno
studio ostinato e costante, _per essere eglino_ (gl'ingegni toscani)
_molto osservanti alle fatiche e agli studi di tutte le facoltà sopra
qualsivoglia gente d'Italia._[101] Essi accettarono poi gli omaggi
d'illustri italiani d'altri paesi, come per esempio lo splendido
_Capitolo_ sedicesimo dell'Ariosto, nè più, nè meno che come un
tributo, al quale sapevano di aver diritto.
Di una, a quanto sembra, importantissima fonte storica sulle differenze
caratteristiche delle popolazioni d'Italia, non possiamo sgraziatamente
citare che il nome.[102] Leandro Alberti[103] non è nella descrizione
del genio delle singole città copioso, come si potrebbe attendersi. Un
piccolo Commentario anonimo[104] contiene, fra molte sciocchezze, anche
qualche cenno pregevole sulle condizioni infelici e scadute d'Italia
intorno alla metà del secolo.[105]
Come poi questo studio comparativo delle diverse popolazioni possa
avere esercitato sulle altre nazioni un'influenza, specialmente per
mezzo degli umanisti italiani, non è del nostro assunto di dimostrarlo
qui. Sta di fatto però, che anche in ciò, come nella cosmografia in
genere, l'Italia tiene sempre il vanto della priorità.