CAPITOLO IV.

Scoperte sull'uomo.

Espedienti psicologici; i temperamenti.

A queste vittorie riportate nel campo della natura la civiltà del

Rinascimento aggiunge un servigio ancor più segnalato, la scoperta e

la rappresentazione dell'uomo in tutto ciò, che ne costituisce l'intima

essenza e le manifestazioni esteriori.[50]

Innanzi tutto quest'epoca promuove, come vedemmo, un forte e completo

sviluppo dell'individualità; poi guida l'individuo al riconoscimento di

questo stesso elemento sotto tutti gli aspetti e le forme possibili.

Lo sviluppo della personalità è essenzialmente legato alla coscienza,

che se ne ha in sè e negli altri. In mezzo ad ambedue questi grandi

fatti abbiamo dovuto dar posto all'influenza esercitata dall'antica

letteratura, appunto perchè il modo di riconoscere e di rappresentare

l'individualità e di sceverarla da ciò che vi ha di comune in tutti gli

uomini, riceve una determinazione o tinta speciale da questo elemento

intermedio. Ciò non toglie però che quella potenza di riconoscimento

non sia un privilegio esclusivo dell'epoca e della nazione.

I fatti, ai quali ci riporteremo per fornirne le prove, saranno pochi.

Se mai in altre parti di questo lavoro, qui principalmente noi ci

accorgiamo di essere entrati nel pericoloso sentiero delle divinazioni,

e sappiamo benissimo che non a tutti parrà sufficientemente provato

quel tenue, ma pure evidente digradar di colori, che noi crediamo di

scorgere nella storia della vita morale dei secoli XIV e XV. Questo

lento e successivo apparire dello spirito di un popolo è tal fenomeno,

che ad ogni osservatore può presentarsi sotto mille aspetti diversi. Al

tempo spetta di vedere e di giudicare.

Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò

dall'andare in traccia di una psicologia teoretica, — in tal caso

avrebbe bastato quella di Aristotele, — ma dal prendere a punto

di partenza l'osservazione dei fatti e la loro classificazione.

L'indispensabile corredo delle teorie si limita omai alla dottrina dei

quattro temperamenti in connessione col dogma allora universalmente

ricevuto dell'influsso dei pianeti. Questi implacabili elementi si

mantengono, da tempo immemorabile, come qualche cosa di inesplicabile

nella mente dei singoli uomini, ma senza tuttavia che ne resti

pregiudicato il grande progresso universale. Certamente parrà cosa

strana il vederli tirati in campo in un'epoca, nella quale oggimai

non soltanto l'osservazione paziente ed esatta, ma l'arte stessa e la

poesia, portate all'ultima perfezione, furono in grado di rappresentar

tutto l'uomo tanto nell'essenza profonda del suo organismo spirituale,

quanto nelle sue più caratteristiche esterne accidentalità. E non

sappiamo quasi trattenere il riso, quando, per esempio, vediamo un

osservatore, del resto assai perspicace, attribuire bensì a Clemente

VII un temperamento melanconico, ma tuttavia sottoporre il proprio

giudizio a quello dei medici, che danno invece al Papa un temperamento

collerico-sanguigno.[51] E lo stesso ci accade quando leggiamo

che a Gastone di Foix, al vincitore di Ravenna, di cui abbiamo il

ritratto dipinto da Giorgione e la statua scolpita dal Bambaja, e che

oltre a ciò ci vien descritto da tutti gli storici, si attribuisce

un temperamento _saturnio_.[52] Non vi ha dubbio che chi usò tali

espressioni, aveva in animo di designare con esse qualche cosa di

preciso e di determinato; ma le categorie, alle quali si attenne per

manifestare la propria opinione, sono pur sempre quelle già viete e

bizzarre di un altro tempo.

La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II · 第 7 / 34 题