1. L'INDIVIDUO E LE SUE RELAZLONI DOMESTICHE.

Il concetto etico del Socratismo non può misurarsi alla stregua

dell'intimità moderna; nè deve mettersi nel novero di quei tentativi

di natura affatto esclusiva, che anche nel seno della civiltà antica

hanno avuto di mira la sostituzione di una morale trascendente

ai bisogni concreti della vita. Da questa semplice premessa, che

abbiamo già cercato di approfondire in tutto il suo valore, procede

il carattere indigeno e relativo dell'etica speciale di Socrate.

L'opinione quindi ch'egli s'era formata dell'individuo perfetto era in

gran parte attinta dalle reali condizioni della vita; e non tendeva a

contrapporre alle tradizioni ed alle pratiche del costume una posizione

arbitraria. Socrate in vero insisteva sul bisogno della continenza,

come sicuro fondamento d'ogni virtù[148]; e consigliava l'astinenza

dai piaceri, perchè essi ci rendono scontenti della vita ed incapaci

di affrontare i pericoli per conseguire gloria ed onori. La vera

libertà consistea per lui nel fare astrazione dai piaceri del corpo

e nell'esercitare tutte le funzioni della vita in vista dell'interno

benessere, che consiste nell'equazione fra gli atti esterni e le

interne convinzioni. E, rassomigliando egli lo stato dell'uomo che

seconda l'appetito naturale dei piaceri a quello dello schiavo[149]

e riponendo poi la libertà nella consapevolezza e nell'amore del

sapere[150], rilevava tanto chiaramente l'importanza intrinseca della

coscienza individuale, da stabilirla come criterio costante e come

punto di partenza d'ogni morale valutazione. Ma, se da un'altra parte

consideriamo che questo rialzare l'individuo al riconoscimento interno

della propria destinazione non escludeva il principio affatto ellenico

della subordinazione allo Stato e non importava l'esercizio di virtù

speciali distinte dal pratico scopo dell'attuazione concreta dei

vari bisogni della vita, apparisce chiaro come il criterio etico di

Socrate non fosse che quello della moderazione, intesa quale pratica

efficienza. La misura, la chiara coscienza dei limiti dell'individuale

capacità e responsabilità, — ecco tutta la morale che può ricavarsi

dai detti socratici, che concernono la vita dell'individuo. E Socrate

stesso, che senza farsi trascinare dall'attrattiva de' piaceri, e

vivendo nel bel mezzo d'ogni sorta d'uomini, godea della mensa e del

simposio, della conversazione dell'etera e della συνουσία di giovani

lussureggianti per dovizie e bellezza, era il più perfetto modello

di quella morale moderazione e misuratezza, che cercava poi la sua

teoretica manifestazione nel sano criterio di una felice riuscita o

di un imperturbato benessere individuale. Questa morale, che ignora

ancora ogni ascetica e mistica tendenza, al tempo stesso che condanna

come servile pericolosa ed ignava la ricerca degli onori e delle

ricchezze, perchè ne può derivare scontento e individuale malessere,

è un naturale prodotto della vita ellenica, l'espressione ultima e più

riflessa di quel sentimento limitativo e prudente della natura umana,

che avea fatto riconoscere nell'ὅβρις la radice ed il principio d'ogni

infelicità, e d'ogni morale degradazione[151]. Sotto questo riguardo,

noi non sappiamo con che ragione alcuni insistano su la poca purezza

morale di questa idea fondamentale del Socratismo[152].

Dal punto di vista che abbiamo assegnato non era da aspettarsi che

Socrate portasse una notevole riforma nel concetto delle relazioni

domestiche, mettendosi in opposizione con le vedute tradizionali.

L'eguaglianza di capacità che egli accordava alla donna[153] non lo

indusse a modificare il concetto ovvio fra i Greci, che lo scopo del

matrimonio fosse riposto nella generazione[154]; la quale opinione

a noi non pare sia tanto caratteristica, da doverci invogliare a

discutere quello che secondo il dialogo senofonteo Socrate pensava

delle donne. A quei tempi s'era molto lontani dalla questione astratta

sul valore giuridico della donna, ed ancora più dal sentimentalismo

moderno, che a furia di esaltare la nobiltà ed eccellenza del sesso

muliebre ne ha resa più difficile la morale emancipazione e dignità;

e, se ad alcuno fosse venuto in mente d'emancipare le donne, si

sarebbe attirata la pubblica riprovazione, come avvenne dei fantastici

innovatori messi in satira nelle Ecclesiazuse di Aristofane. È sotto

un altro riguardo che Socrate influì ad approfondire il concetto

della famiglia, perchè a lui indubitatamente compete la lode d'avere

pel primo occasionato quelle indagini su la domestica economia, che,

con tanta evidenza di socratica dialettica e tanto studio di pratiche

utilità, si trovano poi raccolte in uno dei più originali lavori di

Senofonte, l'Economico[155].

Il concetto della vita dipendeva per Socrate, in tutto e per tutto,

dal principio della consapevolezza; e la costante applicazione di

questo criterio non poteva in qualche punto non contradire al naturale

sentimento della domestica pietà. Egli in fatti non rifuggì dalla

pericolosa opinione di far dipendere la filiale riverenza dal grado

di capacità o d'intelligenza, che il figlio può presumere nel padre,

autorizzandolo a non sacrificare la propria intellettuale capacità

al principio istintivo del rispetto e dell'ubbidienza[156]. Da questa

ambigua posizione seppe trarre partito Aristofane nella interessante

catastrofe delle Nuvole[157], per improntare nel suo dramma quel

carattere di morale severità, che lo eleva dalla sfera ordinaria di un

contrasto comico alla estetica dignità di una profonda antitesi etica

e pedagogica. Ma, se noi consideriamo che il sapere socratico non era

quello a difesa del quale Feidippide si ribellava alla paterna autorità

di Strepsiade, e che Socrate non volea, come l'aerobato di Aristofane,

mettere in su i giovani con le vanità di metriche e retoriche

disquisizioni e con le vuotaggini di una metereologia da chiappanuvole;

se, in somma, poniamo mente alla natura affatto pratica del sapere

socratico ed alla naturale modestia dalla quale era sostenuto ed

animato, intenderemo un po' meglio quella massima pericolosa, e non

la misureremo alla stregua di un effetto patetico e drammatico[158].

Il dritto paterno presso gli Ateniesi era altrettanto lontano dal

rigorismo romano della _patria potestas_, per quanto si discostava

dal sentimentalismo moderno: il concetto della tutela ne costituiva

l'elemento essenziale, e a quella potea essere in molti casi sostituita

la più ampia e più generale tutela dello Stato. Le leggi positive

limitavano così strettamente l'autorità del padre, che non senza

ragione un profondo conoscitore del dritto greco ha saputo ridurla al

semplice concetto di una funzione educativa[159]. L'opinione adunque di

Socrate non era estremamente contraria al concetto comune, e non facea

che amplificare, nella forma speciale delle nuove esigenze filosofiche,

la limitazione tradizionale dell'autorità paterna. E con ciò non

abbiamo inteso giustificare, ma solo spiegare l'origine di quella

massima pericolosa; ed a persuadersi del suo valore relativo basterà

osservare, come Socrate in altra circostanza ritenesse per obbligatoria

in tutti i casi la riverenza verso la madre[160].

L'attività pedagogica di Socrate portava necessariamente con sè l'abito

del convivere (la συνουσία) coi giovani, ed offriva argomento ad una

ricerca su la natura dell'amore. La relazione affettiva fra persone

del medesimo sesso, che è tanto estranea alla coscienza moderna, era

presso i Greci ammessa e riconosciuta dall'opinione generale, e non

solo celebrata nel suo lato patologico ed estetico dai poeti e dalle

poetesse, ma in alcuni luoghi determinata dalle leggi positive dello

Stato[161]. Quell'affetto era considerato nella sua pratica efficacia

come uno degli elementi del vasto concetto dell'eteria, che formava

uno stato intermedio tra la famiglia e lo Stato: e, non essendo

assolutamente escluso dalla lode e dall'etica approvazione, come

avviene nel mondo moderno, si prestava a tutta quella gradazione di

perfezionamento estetico, che in molte altre passioni dell'animo ora

non si trova difficoltà di ammettere, Socrate non ha saputo rigettare,

ma solo correggere questa comune opinione; e, sebbene il Simposio

di Platone sia lì a glorificazione della morale temperanza di lui,

pure noi non possiamo negare che l'elemento patologico dell'amore

ed il compiacimento estetico nella συνουσία coi giovani costituisse

un elemento integrale della conversazione socratica. Egli in vero,

applicando i suoi concetti etici, volea esclusa dalla relazione

erotica ogni intemperanza[162], e stabiliva come criterio del vero

amore la ricerca dell'altrui bene, l'abnegazione e la rinunzia al

fine interessato del proprio compiacimento; ma con tutto questo non

escludeva a nostro parere il carattere affettivo della relazione[163],

e non condannava in principio una tendenza, che poi nella letteratura

socratica venne a spiegarsi in tanto lusso d'estetica perfezione. È

sotto un altro riguardo che Socrate approfondiva il concetto della

relazione fra persone del medesimo sesso; determinando cioè la natura

dell'amicizia e facendola consistere nell'incondizionata ricerca

dell'altrui bene, e dipendere dalla inevitabile condizione di una virtù

appensata ed abituale[164]. L'ἔρως da un canto e l'amicizia dall'altro

pare che tendano ad unificarsi nel criterio comune della benevolenza;

ed a noi che possiamo, in tanta scarsezza di notizie, cogliere solo il

lato logico della definizione, rimane oscuro il carattere preciso della

prima relazione, perchè nella nostra morale coltura siamo generalmente

sforniti del criterio ellenico d'assoluto compiacimento estetico[165].

Socrate · 第 43 / 62 题