L'immagine della vita, che mercè la percezione e la incosciente
riflessione si forma e sviluppa nella coscienza comune ed incolta,
consiste in una mutabile e perpetua vicenda di rappresentazioni e
sentimenti, su la quale le leggi del meccanismo psichico esercitano il
loro assoluto ed esclusivo dominio. Solo l'interesse individuale della
propria conservazione e la ripetizione di certi atti abituali possono
imprimere nell'insieme delle rappresentazioni, che sono successivamente
presenti alla coscienza, degli impulsi per certe direzioni costanti;
mercè i quali si stabilisce il predominio di alcuni elementi della vita
psichica su tutti gli altri, ed in conseguenza di questo predominio,
essa si costituisce in tutte le sue specificazioni, come carattere,
costume ed abito. Nella sfera della valutazione, questa costanza assume
la forma di opinione, e viene espressa come giudizio tradizionale di
una classe, di una casta o di un popolo. Questa opinione tanto più
è parziale, ostinata ed esclusiva, in quanto che, poggiandosi sul
meccanismo naturale della vita psichica, non ammette la libera scelta
dell'individuo, e non lascia a tutti gli elementi dell'anima il campo
libero per coadiuvarsi e fortificarsi. La coscienza dell'individuo, in
questo primo e più semplice stato della vita psichica, obbiettivando
imperfettamente, riesce a considerare come qualcosa di esterno e
di assolutamente immodificabile il limite intrinseco della propria
attività, e confondendo le proprie condizioni con quelle della natura,
naturalizza sè stessa nel mito, nella parola tradizionale e nel
costume.
Questo stato primitivo della coscienza umana, sebbene corrisponda
all'epoca della prima formazione della società, si continua e perpetua
anche nei periodi posteriori della storia, perchè acquista un carattere
sostanziale nei costumi e ferma la sua espressione nei miti e nella
poesia primitiva. Il sorgere successivo ed il lento sviluppo della
riflessione, che sono determinati da cause molto complesse e varie
secondo gl'individui, non riescono ad escludere tutto ad un tratto le
diverse manifestazioni di quella coscienza primitiva ed irriflessa; e
la trasformazione degli antichi elementi in concetti, coscientemente
appresi e pensati, non avviene che per la via d'un lungo processo,
e di una lotta assidua, incessante e secolare. Questo processo di
trasformazione non ha luogo solo per l'azione di quei motivi intrinseci
di esame e di critica, che possono dirsi teoretici; ma emerge
necessariamente dalle collisioni pratiche fra la volontà dell'individuo
e l'opinione tradizionale espressa nel costume; e, più tardi, assume
il carattere d'una lotta sociale fra classe e classe, individuo e
individuo. Nella storia, di questa lotta, quello fra gli elementi della
vita primitiva, che offra più materia al contrasto e che persista
con maggiore tenacità, è la lingua, che nell'epoca delle tradizioni
primitive e della poesia popolare esprime, per tutti egualmente,
dei criteri costanti di valutazione, e che conserva nelle epoche
posteriori l'apparenza di una norma, alla quale tutti gl'individui
debbano necessariamente ed inevitabilmente adattarsi. Ma, quando gli
uomini hanno cessato di trovarsi istintivamente d'accordo in quello
che deve chiamarsi giusto, virtuoso, onesto, lecito, santo, empio,
ecc., e hanno perduta la fede in quei tipi astratti del mito e della
leggenda, nei quali la fantasia primitiva avea espresso ed ipostatato i
comuni criteri della valutazione morale, allora sorge necessariamente
nell'individuo il bisogno di rifarsi da sè quella certezza, che prima
avea nell'acquiescenza in un criterio comune e naturale, e dice τὶ
ἐστι?[101]
La storia delle trasformazioni della coscienza etica è espressa nella
letteratura greca in una forma monumentale: ed ora riesce ancora
possibile al critico ed al filosofo di seguirla in tutte le sue fasi e
di notarne minutamente le gradazioni e lo sviluppo[102]. Le relazioni
etiche, gli affetti dell'animo, le passioni, i giudizi morali passano
successivamente per una serie di determinazioni sempre più profonde e
più ricche, finchè la divergenza dei criteri individuali non arriva
a suscitare il bisogno dell'indagine, dell'esame e della critica, e
ad esigere che la ricerca ristabilisca coscientemente, nella forma
riflessa del sapere scientifico, il criterio della certezza. I Sofisti
rappresentano, come filosofi e come organi della coltura generale,
questo stato di morale inquietezza, che esercitava tanta influenza
nella vita pubblica, e fino nelle produzioni dell'arte drammatica;
ma nessuno di essi fu dotato dell'energia morale, che era necessaria
per rifare con la scienza quello stato di certezza intrinseca, che la
coscienza etica esige come condizione essenziale[103].