1. PRESUPPOSTI STORICI E PSICOLOGICI

L'immagine della vita, che mercè la percezione e la incosciente

riflessione si forma e sviluppa nella coscienza comune ed incolta,

consiste in una mutabile e perpetua vicenda di rappresentazioni e

sentimenti, su la quale le leggi del meccanismo psichico esercitano il

loro assoluto ed esclusivo dominio. Solo l'interesse individuale della

propria conservazione e la ripetizione di certi atti abituali possono

imprimere nell'insieme delle rappresentazioni, che sono successivamente

presenti alla coscienza, degli impulsi per certe direzioni costanti;

mercè i quali si stabilisce il predominio di alcuni elementi della vita

psichica su tutti gli altri, ed in conseguenza di questo predominio,

essa si costituisce in tutte le sue specificazioni, come carattere,

costume ed abito. Nella sfera della valutazione, questa costanza assume

la forma di opinione, e viene espressa come giudizio tradizionale di

una classe, di una casta o di un popolo. Questa opinione tanto più

è parziale, ostinata ed esclusiva, in quanto che, poggiandosi sul

meccanismo naturale della vita psichica, non ammette la libera scelta

dell'individuo, e non lascia a tutti gli elementi dell'anima il campo

libero per coadiuvarsi e fortificarsi. La coscienza dell'individuo, in

questo primo e più semplice stato della vita psichica, obbiettivando

imperfettamente, riesce a considerare come qualcosa di esterno e

di assolutamente immodificabile il limite intrinseco della propria

attività, e confondendo le proprie condizioni con quelle della natura,

naturalizza sè stessa nel mito, nella parola tradizionale e nel

costume.

Questo stato primitivo della coscienza umana, sebbene corrisponda

all'epoca della prima formazione della società, si continua e perpetua

anche nei periodi posteriori della storia, perchè acquista un carattere

sostanziale nei costumi e ferma la sua espressione nei miti e nella

poesia primitiva. Il sorgere successivo ed il lento sviluppo della

riflessione, che sono determinati da cause molto complesse e varie

secondo gl'individui, non riescono ad escludere tutto ad un tratto le

diverse manifestazioni di quella coscienza primitiva ed irriflessa; e

la trasformazione degli antichi elementi in concetti, coscientemente

appresi e pensati, non avviene che per la via d'un lungo processo,

e di una lotta assidua, incessante e secolare. Questo processo di

trasformazione non ha luogo solo per l'azione di quei motivi intrinseci

di esame e di critica, che possono dirsi teoretici; ma emerge

necessariamente dalle collisioni pratiche fra la volontà dell'individuo

e l'opinione tradizionale espressa nel costume; e, più tardi, assume

il carattere d'una lotta sociale fra classe e classe, individuo e

individuo. Nella storia, di questa lotta, quello fra gli elementi della

vita primitiva, che offra più materia al contrasto e che persista

con maggiore tenacità, è la lingua, che nell'epoca delle tradizioni

primitive e della poesia popolare esprime, per tutti egualmente,

dei criteri costanti di valutazione, e che conserva nelle epoche

posteriori l'apparenza di una norma, alla quale tutti gl'individui

debbano necessariamente ed inevitabilmente adattarsi. Ma, quando gli

uomini hanno cessato di trovarsi istintivamente d'accordo in quello

che deve chiamarsi giusto, virtuoso, onesto, lecito, santo, empio,

ecc., e hanno perduta la fede in quei tipi astratti del mito e della

leggenda, nei quali la fantasia primitiva avea espresso ed ipostatato i

comuni criteri della valutazione morale, allora sorge necessariamente

nell'individuo il bisogno di rifarsi da sè quella certezza, che prima

avea nell'acquiescenza in un criterio comune e naturale, e dice τὶ

ἐστι?[101]

La storia delle trasformazioni della coscienza etica è espressa nella

letteratura greca in una forma monumentale: ed ora riesce ancora

possibile al critico ed al filosofo di seguirla in tutte le sue fasi e

di notarne minutamente le gradazioni e lo sviluppo[102]. Le relazioni

etiche, gli affetti dell'animo, le passioni, i giudizi morali passano

successivamente per una serie di determinazioni sempre più profonde e

più ricche, finchè la divergenza dei criteri individuali non arriva

a suscitare il bisogno dell'indagine, dell'esame e della critica, e

ad esigere che la ricerca ristabilisca coscientemente, nella forma

riflessa del sapere scientifico, il criterio della certezza. I Sofisti

rappresentano, come filosofi e come organi della coltura generale,

questo stato di morale inquietezza, che esercitava tanta influenza

nella vita pubblica, e fino nelle produzioni dell'arte drammatica;

ma nessuno di essi fu dotato dell'energia morale, che era necessaria

per rifare con la scienza quello stato di certezza intrinseca, che la

coscienza etica esige come condizione essenziale[103].

Socrate · 第 30 / 62 题