La esplicita testimonianza di Aristotele[97], che Socrate fosse stato
il primo ad introdurre l'induzione e la definizione, è di un valore
storico incontrastabile; e nel suo carattere limitativo esprime
nettamente la posizione, e l'importanza di Socrate nello sviluppo delle
ricerche logiche. Ma bisogna pure osservare, che per Aristotele il
concetto della logica è di una natura affatto determinata; sì perchè
egli ha escogitato ed esposto un complesso di forme e di principi così
ricco ed esteso, da esaurire quasi del tutto l'argomento; come perchè
ha avuto una coscienza netta della funzione logica in tutte le branche
del sapere concreto: in conseguenza di che la sua testimonianza,
assottigliando troppo in una forma schematica ed astratta il risultato
dell'attività scientifica di Socrate, non vale a riprodurne i motivi,
la genesi e lo sviluppo. Se il dialogo senofonteo e platonico non
fossero lì sotto i nostri occhi, per attestare l'impressione genuina
che la conversazione socratica lasciava nell'animo degl'interlocutori,
e per rappresentare al vivo, e con drammatica evidenza i contrasti
ed i pratici motivi, che determinavano Socrate a ricercare la
definizione mediante il discorso, l'affermazione di Aristotele non
sarebbe valsa ad altro, che a tenerci, in generale, informati della
norma, che quello avea seguita nelle sue indagini. Oltre di che,
era Aristotele tanto inteso a mettere le ricerche logiche in armonia
coi suoi postulati sistematici, e con le formali esigenze della sua
metafisica, ed avea raggiunta una così piena e perfetta notizia della
funzione dimostrativa, che non potea farsi più un concetto delle
esigenze psicologiche ed etiche, che aveano preparata e determinata la
definizione socratica.
A molti degli espositori moderni è sembrato cosa naturale di asserire
in genere, che Socrate sia stato il primo fra i filosofi, che abbiano
avuta una coscienza netta del valore del metodo, senza che si dessero
alcuna briga di esporre, nella sua forma originale ed autentica, il
carattere genuino del metodo socratico[98]. Il concetto ovvio della
induzione, come di quel procedimento logico secondo il quale si risale
dal particolare all'universale, dal noto all'ignoto e così via, è
stato spesse volte applicato al metodo socratico, con tanto poco gusto
e poco lodevole facilità, che ci è parso davvero strano come non si
sia generalmente notato quanto fosse inverosimile che Socrate avesse
acquistata una coscienza netta e chiara di un procedimento, che tuttora
non è dei meglio determinati[99]. E, inoltre, questo procedere dal
particolare all'universale, che è facile ed ovvio nella nostra coltura
scientifica, perchè ben per tempo siamo assuefatti a pensare i concetti
nelle loro generali determinazioni, non si può capire come potesse
immediatamente acquistare nella coscienza di un uomo il valore di una
regola costante, ed appresa in astratto, mentre le condizioni reali
in cui si è svolto non erano punto favorevoli alla generalizzazione
logica. E se noi ci limitassimo a pronunziare un giudizio sul metodo
di Socrate, che fosse espresso nella breve e succinta affermazione,
che egli si sforzava di determinare analiticamente il valore di
un concetto, per fermarne inalterabilmente la natura mediante
la definizione[100], dovremmo ben presto avvederci, che questa
determinazione dice molto poco, ed è al tempo stesso difettosa, perchè
assume come mezzo di spiegazione quello che dee appunto cercarsi di
spiegare.
Prescindere da ogni anticipata teoria psicologica e metafisica, e
seguire attentamente la genesi del dialogo, questa è la sola via che
possa tenersi, con la speranza di riprodurre fedelmente le condizioni
reali nelle quali si produsse la definizione socratica.