Alcuni hanno considerato Socrate come quello che per la prima volta
ha determinato il principio della soggettività; perchè egli, si
dice, riducendo tutto il sapere al valore logico della definizione, e
valendosi per determinar questa dell'esperienza interna del soggetto,
ossia dell'induzione, ha riconosciuto nell'esame della conoscenza
il principio d'ogni sapere concreto, ed affermato, che il pensiero
umano nelle sue normali condizioni è la misura di tutte le cose[91].
Questa soggettività socratica è stata celebrata con una certa pompa di
espressioni, che aggiunge niente, se non toglie molto, alla semplicità
e spontaneità del filosofo ateniese[92].
Altri poi, insistendo sul termine reale della ricerca socratica, e
partendo dalla supposizione, che la costanza, con la quale Socrate
prese a determinare i criterî della certezza, non potea essere
scompagnata dalla convinzione, che quella fosse la via per intendere e
comprendere la realtà delle cose, hanno affermato che la sua filosofia
fosse affatto oggettiva[93].
Questo contrasto di opinioni ha ora perduto ogni importanza, e nessuna
crederà più, che con termini d'un valore tanto generico, e di un
significato, che varia troppo spesso secondo le opinioni di coloro
che li adoperano, possa esprimersi completamente una caratteristica
storica[94]. Quello che importa è di sapere, fino a che punto Socrate
abbia avuto coscienza del suo principio ricercativo, e in che rapporto
stesse questa sua consapevolezza con la natura dei problemi ch'egli
s'era proposti; e noi abbiamo su questo argomento già discorso a lungo,
e tanto da escludere indirettamente l'opinione di coloro, che fanno di
Socrate il creatore del principio della soggettività. Aggiungiamo ora
alcune osservazioni.
Socrate non differisce dagli altri filosofi che lo precedettero
solamente per l'oggetto della ricerca, ma eziandio e principalmente
per la maniera seguita nel ricercare, e per lo scopo della ricerca.
I motivi individuali prevalsero in lui siffattamente, o la tendenza
arbitraria ch'era invalsa in quell'epoca, di subordinare tutto al,
criterio personale, lo preoccupò tanto, ch'egli fu al tempo stesso
rappresentante di un nuovo principio, ed iniziatore di una reazione
assoluta contro le opinioni relative e soggettive dei Sofisti. Ma il
principio del sapere non può dirsi gli fosse presente alla coscienza,
in un valore incondizionato, e nella sua assoluta indifferenza
rispetto al contenuto ed al fine dell'attività umana. In conseguenza
può dirsi, che Socrate abbia influito ad approfondire la natura
del soggetto[95], ed a preparare tutta la filosofia idealistica
che venne dappoi; ma questo non importa che il suo principio fosse
quello della soggettività. Anzi, non è inopportuno ricordare, che in
tutta la filosofia antica il progresso che ci è, dalle rudimentali
spiegazioni del mondo fisico fino all'idea platonica ed all'entelechia
aristotelica, concerne sempre lo studio, l'analisi, e la deduzione
della realtà, qual'essa è stata percepita ed appresa dal soggetto,
senza che il filosofo si elevi a contrapporre il soggetto preso per
sè stesso all'oggetto in quanto estrinseco; perchè la stessa scepsi
filosofica intende la contradizione solo come uno stato erroneo della
rappresentazione, non mai come fondata in una reale ed essenziale
opposizione di soggetto ed oggetto. La scepsi socratica, che in
séguito esporremo, non ha niente a fare con la generale quistione su
la conoscibilità delle cose; e rimane sempre predeterminata dal fine
pratico, che ha il suo fondamento nella relazione dell'uomo con la
divinità.
Che se per questa ragione vuol dirsi che la filosofia di Socrate è
oggettiva, una simile opinione ci par giusta solo fino al punto, che
non si attribuisca a lui più consapevolezza di quella che s'avea; ed a
condizione si ammetta, che tutta la filosofia greca è oggettiva: perchè
non è che una successiva e lenta esplicazione della ricerca, sul dato
della tradizione e su l'immagine concreta del mondo, che non supponeva
un ideale metafisico-religioso, come quello che il cristianesimo ha
lasciato in eredità alla filosofia moderna, con tutta la evidenza di
una profonda opposizione fra Dio e mondo, spirito e natura.