Abbiamo già visto, che ammettendo in Socrate il principio del sapere,
come concepito _in abstracto_ e nella sua generalità, non potrebbe
più spiegarsi perchè mai avess'egli dovuto limitarsi all'etica,
e rigettare come empia ed infruttuosa la ricerca naturale. Ma il
concetto, che s'era formato della limitazione del sapere umano, vale
anche ad intendere, sotto che riguardo egli differisse dai Sofisti
essenzialmente, e pei motivi e pel fine della sua attività scientifica;
per tacere ora di altri punti più determinati, che toccheremo in
séguito.
La coscienza sofistica esprimeva l'incontro di due tendenze, che
aveano seguito lungamente il proprio cammino, ciascuna per sè stessa,
senza incontrarsi e combinarsi nei medesimi individui. Le ricerche
su la natura e l'origine del mondo naturale aveano condotto ad una
serie d'ipotesi, e queste a porre certi principî, come fondamento e
spiegazione del cosmo: e la successione non interrotta dei tentativi
avea quasi esaurita ogni possibilità di nuovi principî. Tutta quella
tradizione era al tempo di Pericle, e poco appresso, rappresentata da
vari seguaci delle diverse scuole, che tentavano di trovare un'ultima
soluzione nella conciliazione di vari principî fin allora tenuti
per repugnanti tra loro. Sotto questo riguardo i Sofisti, sebbene
nessuno di essi fosse stato capace di elevarsi ad una concezione
organica dell'universo, rappresentavano ancora la filosofia naturale,
perchè giovandosi tutti di questa o quella supposizione filosofica,
la metteano a profitto come generale elemento di coltura. L'altra
tendenza poi, che era in essi pia efficace, era quella che risultava
dalla dissoluzione dell'antica morale tradizionale, e che cercava
una espressione adequata dei nuovi bisogni nella ricerca individuale,
poggiata sul criterio della convinzione personale. L'incontro di queste
due tendenze non è stato qualcosa di arbitrario e di elettivo nella
posizione dei Sofisti; e su ciascuno di essi un motivo diverso ha
potuto esercitare maggiormente la sua influenza, mentre gli effetti
che produssero furono quasi identici. E questa sola circostanza può
spiegare, come quegli uomini di tempra affatto diversa, di tendenze
divergenti e qualche volta opposte, essendo nati nei punti più diversi
nel mondo greco, e trovandosi solo accidentalmente qualche volta
insieme, sapessero esercitare una svariata e grande influenza come
esortatori dei principi e consiglieri delle radunanze popolari; e,
senza un proposito prestabilito e senza unità di dottrina, potessero
concorrere tutti a produrre le medesime conseguenze; ed in nome d'un
sapere universale e con certe massime riformatrici fossero stati capaci
di gettare sfiducia ed irrequietezza negli animi, e di eccitare il
gusto per tante svariate discipline. Il nome comune di Sofisti che
fu loro dato, e che dapprima non importava una nota di riprovazione,
è un indizio sicuro dell'effetto che erano in grado di produrre. Il
loro significato nella storia generale della coltura greca è di gran
lunga superiore al loro valore filosofico; e appunto perchè non furono
dei filosofi, nello stretto senso della parola, divennero istrumenti
di propaganda scientifica e creatori di molte discipline positive.
Le ricerche grammaticali e retoriche furono da essi intraprese nel
fine pratico del corretto parlare e della persuasione oratoria; e le
loro indagini influirono in gran parte a fare avvertire le condizioni
formali del ragionamento e favorirono la formazione della logica. La
loro attività pratica, e gl'interessi politici che ne regolavano la
condotta, li determinarono a ricercare la natura delle relazioni etiche
ed il valore delle virtù nella famiglia e nello stato.
L'esame delle dottrine sofistiche non ha che fare col nostro argomento;
tanto più, che, se volessimo toccarlo solo di passaggio, tutto
l'andamento del nostro lavoro dovrebb'essere cangiato. Qui vogliamo
solo notare, che Socrate per molti riguardi può dirsi si aggirasse
nel medesimo orizzonte dei Sofisti; tanto che all'occhio volgare egli
apparve tutt'uno con quelli. Questa identità consiste principalmente
nell'interesse pratico, che era impulso alle indagini scientifiche
dell'uno e degli altri, e che aveali egualmente condotti alla ricerca
ed alla determinazione dei concetti etici. Sotto un risguardo più
generale, Socrate ed i Sofisti coincidevano nell'interesse comune
di una consapevole maniera di ragionare. Ma tutta questa apparente
identità sparisce, quando si prendono ad esaminare i motivi della
ricerca socratica, che risultavano appunto da un bisogno affatto etico
e religioso; e poi si confrontano con la posizione del tutto arbitraria
dei Sofisti, che, usando l'arte della parola come mezzo estrinseco
di persuasione ed accettando in gran parte come legittima la morale
ordinaria del popolo, non si elevarono mai ad una perfetta e schietta
intelligenza della natura umana. Ma la differenza e la opposizione
apparisce maggiormente in quel principio di Socrate, che poc'anzi
abbiamo esaminato. Socrate, con l'ammettere la limitazione del sapere
umano, non pronunziava solo una massima di morale rassegnazione, o
di religiosa riverenza verso la divinità, ma esprimeva eziandio con
maggiore evidenza il bisogno di un criterio di assoluta certezza. Il
sapere diveniva così non solo formalmente certo, ma intrinsecamente
predeterminato ad uno scopo, nel quale dovea attuare, e necessariamente
esaurire, la propria attività e potenza. E sebbene sembri, che la
relazione, che Socrate stabiliva fra il sapere umano ed il sapere
divino, importi una degradazione del primo, e che da essa possa
desumersi la relatività e la contingenza della scienza umana; pure,
se si guarda più addentro, si vede, che la superiorità di Socrate su i
Sofisti consiste appunto nella chiara coscienza che egli s'ebbe della
intrinseca misura del sapere, e del modo come essa era predeterminata
da tutto l'ordine della natura. Il sapere umano da un canto, ed il
divino dall'altro, appariscono come due sfere affatto diverse; ma, in
fondo, come la loro differenza non consiste nella diversa natura dei
soggetti intelligenti, ma sì bene nel grado di attività e nella diversa
sfera d'azione, così s'intende perchè Socrate sia stato non solo capace
di dare un largo impulso alle ricerche logiche ed etiche, ma eziandio
alla metafisica.
Tutti ora ammettono la differenza fra Socrate e i Sofisti; ma la più
parte dei critici nell'assegnarla s'è principalmente fermata alla
differenza dei risultati dottrinali, guardandola sotto l'aspetto della
certezza logica. Noi veramente non sappiamo intendere, come Socrate
avrebbe potuto sfuggire l'eristica e l'antilogistica dei Sofisti,
e sentire vivamente il bisogno di un sapere normale ed obbiettivo,
se prima le esigenze religiose della sua coscienza non lo avessero
disposto ad ammettere nell'intelligenza, come principio dell'universo,
una misura assoluta ed intrinseca della intelligenza umana, come
relativa e predeterminata all'attuazione del fine individuale e sociale
del benessere. E, come non può ritenersi, che Socrate adoperasse nella
critica dei Sofisti un istrumento di cui non avea notizia, intendiamo
dire la logica come scienza formalmente costituita; ed essendo
del rimanente innegabile, che dall'attività filosofica di Socrate
procedette la critica della Sofistica, che occupa tanta parte del
dialogo platonico; per non cadere nell'inconveniente, o d'identificare
Socrate con Platone, o di riavvicinare talmente Socrate ai Sofisti,
da farli coincidere assolutamente nell'esigenza affatto formale della
ricerca senza termine obbiettivo, bisogna ammettere che Socrate fosse
premunito contro le divagazioni di una ricerca arbitraria, mercè una
chiara ed evidente convinzione intorno al valore etico dell'uomo e
della divinità. E questa posizione è quella appunto che apparisce
chiara in Senofonte; sebbene i Memorabili, per la loro natura affatto
apologetica, e per la poca intenzione filosofica dell'autore, non
facciano sempre rilevare l'antitesi tra il principio socratico e la
coscienza sofistica.
E qui cade in acconcio di osservare, che il concetto, che noi ci siamo
formati del valore filosofico di Socrate è indirettamente confermato
dalla grande varietà dei risultati scientifici delle varie scuole,
fondate dai suoi seguaci; perchè, sebbene un insegnamento affatto
orale, e quasi occasionale, qual era quello di Socrate, dovesse di
necessità lasciare un largo campo all'influenza della persona, e
limitare quella precisa ed esatta trasmissione della dottrina, che
può emergere solo dalla comunicazione scritta, pure la natura stessa
delle convinzioni del maestro avea dovuto lasciare nell'animo degli
ammiratori e seguaci tracce tanto diverse, per quanto era varia in essi
la capacità, o di fermarsi alla riverenza per la persona, o di valutare
la importanza delle convinzioni etiche, o di sapersi avvantaggiare
della tendenza logica per costituire la scienza.