2) SOCRATE E I SOFISTI

Abbiamo già visto, che ammettendo in Socrate il principio del sapere,

come concepito _in abstracto_ e nella sua generalità, non potrebbe

più spiegarsi perchè mai avess'egli dovuto limitarsi all'etica,

e rigettare come empia ed infruttuosa la ricerca naturale. Ma il

concetto, che s'era formato della limitazione del sapere umano, vale

anche ad intendere, sotto che riguardo egli differisse dai Sofisti

essenzialmente, e pei motivi e pel fine della sua attività scientifica;

per tacere ora di altri punti più determinati, che toccheremo in

séguito.

La coscienza sofistica esprimeva l'incontro di due tendenze, che

aveano seguito lungamente il proprio cammino, ciascuna per sè stessa,

senza incontrarsi e combinarsi nei medesimi individui. Le ricerche

su la natura e l'origine del mondo naturale aveano condotto ad una

serie d'ipotesi, e queste a porre certi principî, come fondamento e

spiegazione del cosmo: e la successione non interrotta dei tentativi

avea quasi esaurita ogni possibilità di nuovi principî. Tutta quella

tradizione era al tempo di Pericle, e poco appresso, rappresentata da

vari seguaci delle diverse scuole, che tentavano di trovare un'ultima

soluzione nella conciliazione di vari principî fin allora tenuti

per repugnanti tra loro. Sotto questo riguardo i Sofisti, sebbene

nessuno di essi fosse stato capace di elevarsi ad una concezione

organica dell'universo, rappresentavano ancora la filosofia naturale,

perchè giovandosi tutti di questa o quella supposizione filosofica,

la metteano a profitto come generale elemento di coltura. L'altra

tendenza poi, che era in essi pia efficace, era quella che risultava

dalla dissoluzione dell'antica morale tradizionale, e che cercava

una espressione adequata dei nuovi bisogni nella ricerca individuale,

poggiata sul criterio della convinzione personale. L'incontro di queste

due tendenze non è stato qualcosa di arbitrario e di elettivo nella

posizione dei Sofisti; e su ciascuno di essi un motivo diverso ha

potuto esercitare maggiormente la sua influenza, mentre gli effetti

che produssero furono quasi identici. E questa sola circostanza può

spiegare, come quegli uomini di tempra affatto diversa, di tendenze

divergenti e qualche volta opposte, essendo nati nei punti più diversi

nel mondo greco, e trovandosi solo accidentalmente qualche volta

insieme, sapessero esercitare una svariata e grande influenza come

esortatori dei principi e consiglieri delle radunanze popolari; e,

senza un proposito prestabilito e senza unità di dottrina, potessero

concorrere tutti a produrre le medesime conseguenze; ed in nome d'un

sapere universale e con certe massime riformatrici fossero stati capaci

di gettare sfiducia ed irrequietezza negli animi, e di eccitare il

gusto per tante svariate discipline. Il nome comune di Sofisti che

fu loro dato, e che dapprima non importava una nota di riprovazione,

è un indizio sicuro dell'effetto che erano in grado di produrre. Il

loro significato nella storia generale della coltura greca è di gran

lunga superiore al loro valore filosofico; e appunto perchè non furono

dei filosofi, nello stretto senso della parola, divennero istrumenti

di propaganda scientifica e creatori di molte discipline positive.

Le ricerche grammaticali e retoriche furono da essi intraprese nel

fine pratico del corretto parlare e della persuasione oratoria; e le

loro indagini influirono in gran parte a fare avvertire le condizioni

formali del ragionamento e favorirono la formazione della logica. La

loro attività pratica, e gl'interessi politici che ne regolavano la

condotta, li determinarono a ricercare la natura delle relazioni etiche

ed il valore delle virtù nella famiglia e nello stato.

L'esame delle dottrine sofistiche non ha che fare col nostro argomento;

tanto più, che, se volessimo toccarlo solo di passaggio, tutto

l'andamento del nostro lavoro dovrebb'essere cangiato. Qui vogliamo

solo notare, che Socrate per molti riguardi può dirsi si aggirasse

nel medesimo orizzonte dei Sofisti; tanto che all'occhio volgare egli

apparve tutt'uno con quelli. Questa identità consiste principalmente

nell'interesse pratico, che era impulso alle indagini scientifiche

dell'uno e degli altri, e che aveali egualmente condotti alla ricerca

ed alla determinazione dei concetti etici. Sotto un risguardo più

generale, Socrate ed i Sofisti coincidevano nell'interesse comune

di una consapevole maniera di ragionare. Ma tutta questa apparente

identità sparisce, quando si prendono ad esaminare i motivi della

ricerca socratica, che risultavano appunto da un bisogno affatto etico

e religioso; e poi si confrontano con la posizione del tutto arbitraria

dei Sofisti, che, usando l'arte della parola come mezzo estrinseco

di persuasione ed accettando in gran parte come legittima la morale

ordinaria del popolo, non si elevarono mai ad una perfetta e schietta

intelligenza della natura umana. Ma la differenza e la opposizione

apparisce maggiormente in quel principio di Socrate, che poc'anzi

abbiamo esaminato. Socrate, con l'ammettere la limitazione del sapere

umano, non pronunziava solo una massima di morale rassegnazione, o

di religiosa riverenza verso la divinità, ma esprimeva eziandio con

maggiore evidenza il bisogno di un criterio di assoluta certezza. Il

sapere diveniva così non solo formalmente certo, ma intrinsecamente

predeterminato ad uno scopo, nel quale dovea attuare, e necessariamente

esaurire, la propria attività e potenza. E sebbene sembri, che la

relazione, che Socrate stabiliva fra il sapere umano ed il sapere

divino, importi una degradazione del primo, e che da essa possa

desumersi la relatività e la contingenza della scienza umana; pure,

se si guarda più addentro, si vede, che la superiorità di Socrate su i

Sofisti consiste appunto nella chiara coscienza che egli s'ebbe della

intrinseca misura del sapere, e del modo come essa era predeterminata

da tutto l'ordine della natura. Il sapere umano da un canto, ed il

divino dall'altro, appariscono come due sfere affatto diverse; ma, in

fondo, come la loro differenza non consiste nella diversa natura dei

soggetti intelligenti, ma sì bene nel grado di attività e nella diversa

sfera d'azione, così s'intende perchè Socrate sia stato non solo capace

di dare un largo impulso alle ricerche logiche ed etiche, ma eziandio

alla metafisica.

Tutti ora ammettono la differenza fra Socrate e i Sofisti; ma la più

parte dei critici nell'assegnarla s'è principalmente fermata alla

differenza dei risultati dottrinali, guardandola sotto l'aspetto della

certezza logica. Noi veramente non sappiamo intendere, come Socrate

avrebbe potuto sfuggire l'eristica e l'antilogistica dei Sofisti,

e sentire vivamente il bisogno di un sapere normale ed obbiettivo,

se prima le esigenze religiose della sua coscienza non lo avessero

disposto ad ammettere nell'intelligenza, come principio dell'universo,

una misura assoluta ed intrinseca della intelligenza umana, come

relativa e predeterminata all'attuazione del fine individuale e sociale

del benessere. E, come non può ritenersi, che Socrate adoperasse nella

critica dei Sofisti un istrumento di cui non avea notizia, intendiamo

dire la logica come scienza formalmente costituita; ed essendo

del rimanente innegabile, che dall'attività filosofica di Socrate

procedette la critica della Sofistica, che occupa tanta parte del

dialogo platonico; per non cadere nell'inconveniente, o d'identificare

Socrate con Platone, o di riavvicinare talmente Socrate ai Sofisti,

da farli coincidere assolutamente nell'esigenza affatto formale della

ricerca senza termine obbiettivo, bisogna ammettere che Socrate fosse

premunito contro le divagazioni di una ricerca arbitraria, mercè una

chiara ed evidente convinzione intorno al valore etico dell'uomo e

della divinità. E questa posizione è quella appunto che apparisce

chiara in Senofonte; sebbene i Memorabili, per la loro natura affatto

apologetica, e per la poca intenzione filosofica dell'autore, non

facciano sempre rilevare l'antitesi tra il principio socratico e la

coscienza sofistica.

E qui cade in acconcio di osservare, che il concetto, che noi ci siamo

formati del valore filosofico di Socrate è indirettamente confermato

dalla grande varietà dei risultati scientifici delle varie scuole,

fondate dai suoi seguaci; perchè, sebbene un insegnamento affatto

orale, e quasi occasionale, qual era quello di Socrate, dovesse di

necessità lasciare un largo campo all'influenza della persona, e

limitare quella precisa ed esatta trasmissione della dottrina, che

può emergere solo dalla comunicazione scritta, pure la natura stessa

delle convinzioni del maestro avea dovuto lasciare nell'animo degli

ammiratori e seguaci tracce tanto diverse, per quanto era varia in essi

la capacità, o di fermarsi alla riverenza per la persona, o di valutare

la importanza delle convinzioni etiche, o di sapersi avvantaggiare

della tendenza logica per costituire la scienza.

Socrate · 第 25 / 62 题