La fisonomia della ricerca socratica è tanto originale, ed esprime così
al vivo la spontaneità e le personali esigenze di colui che ricercava,
che a molti è sembrato naturale di scorgere in Socrate una certa natura
di spirito mistico e profetico, che non consente venga egli considerato
come uomo d'ingegno e di tendenze speculative. L'immediatezza mistica
e religiosa, che non va ristretta nei limiti della schietta filosofia,
si sarebbe appalesata in lui come in un apostolo ed in un profeta;
sicchè molte delle sue massime, più che il risultato di un'attività
scientifica, sarebbero l'espressione di uno spirito affatto religioso,
e dotato del misterioso dono dell'ispirazione. Questa opinione[96],
che non ha certo la sua conferma nelle testimonianze autentiche, per
quanto possa apparire, e sia invero, strana e paradossale, ha un certo
fondamento nella difficoltà che si prova a concepire ed intendere
tutto quello che c'è di nuovo nella coscienza filosofica di Socrate,
se si prende solo a considerare la semplice tradizione teoretica, e
si prescinde dalle speciali condizioni della sua persona e della sua
coscienza religiosa. E, da un'altra parte, la poca o niuna conoscenza
dello sviluppo della coscienza religiosa dei Greci può indurre in
molti la falsa opinione, che tutto quello che contradice al grossolano
concetto della mitologia sia qualcosa di straordinario, mentre invece
non è che una delle fasi del normale sviluppo della coscienza ellenica.
I tratti storici, che possono desumersi da Senofonte e Platone, valgono
tanto ad intendere il sano sentimento religioso di Socrate, il quale
non ha niente di non ellenico, che non c'è punto bisogno di supplire
con avventate congetture un elemento, del quale la storia ci fornisce
con tanta evidenza, e di svisare Socrate, ch'era Greco anzi Ateniese,
per farne qualcosa di simile ai profeti dell'Antico Testamento, o ai
mistici cristiani.