Molti espositori della dottrina di Socrate non hanno sufficientemente
intesa l'importanza di quella opinione riferita da Platone, e
indirettamente confermata da Senofonte[89], la quale concerne la
limitazione del sapere umano, e la sua assoluta inferiorità al sapere
divino. Anzi, si è giunti fino a negare, che questo principio sia stato
pronunziato con seria convinzione; ed alcuni hanno voluto spiegarlo con
certe ragioni di convenienza, le quali, se pure riuscissero a chiarire
qualche cosa, non si sa quanto lascerebbero di genuino nella dottrina
socratica.
Quel principio invece, non solo è schiettamente pensato, ma sta tanto
in cima di tutta la filosofia socratica, che per sè solo basta a
caratterizzarla. Il sapere socratico è essenzialmente identico al
fare; e questo convincimento non è il risultato di una equazione,
stabilita per via di una serie di deduzioni più o meno fondate
sopra un'anticipata conoscenza logica e psicologica, ma è qualcosa
d'immediato nella coscienza di Socrate, il quale era arrivato
all'esigenza del sapere, spinto appunto dal bisogno di rendersi
evidente e certo il giudizio morale. L'esigenza etica ed il bisogno
religioso, combinandosi insieme e coadiuvandosi vicendevolmente, lo
menarono a riconoscere la limitazione del sapere umano, perchè il
sapere del quale egli avea notizia era quello appunto che determina a
fare; e, nello stesso tempo, gli fecero ammettere la superiorità del
sapere divino, come quello che era impulso ad una più larga sfera di
azioni, e ad una produzione più ampia e più perfetta. Non può negarsi,
che tutti questi concetti sono espressi da Senofonte con tale una
semplicità, e diremmo quasi infantile ingenuità, da non potere per
sè soli formare una teologia razionale, sicchè rimangono inferiori di
gran lunga, non solo alla teologia cristiana, ma benanche a quella di
Platone e degli Stoici; ma questa stessa forma immediata e semplice e
una pruova ancora più convincente della loro autenticità. E, misurando
alla stregua della coltura greca d'allora il principio socratico della
superiorità dell'intelligenza divina su l'umana, si scorge bene, che
esso segna un gran progresso nella storia della religione e della
filosofia; ed a persuadersene basterà confrontarlo col concetto affatto
meccanico dell'intelligenza presso Anassagora[90].