[610] CIRNI cit., 105, 106, 109.
TOMACELLI cit., 234, med.
[611] _LETTERE di Muley-Hassen re di Tunisi a don Ferrante Gonzaga
vicerè di Sicilia_: pubblicate da FEDERIGO ODORICI con una lettera del
prof. MICHELE AMARI negli _Atti della Deputazione di Storia patria per
le Provincie modenesi e parmensi_, in-4, 1865, III, da p. 115 a 192. —
L'unico esemplare disponibile comprato in Modena per mio conto. Ricordo
le dette lettere, quantunque non vi sia cosa di rilievo storico al mio
proposito.
[612] BOSIO, 429, E: «_Scipion Doria consigliava combattere serrandosi
insieme le galèe coi galeoni e colle navi._»
[613] NATAL CONTI, 349, A, fin.: «_Ma i Cristiani si trattennero,
stimando l'armata turchesca non così tosto dovere in quei mari
presentarsi._»
BOSIO, 430, A: «_La maggior parte dei capitani erano di opinione che
l'armata turchesca quivi la mattina arrivar non potesse._»
CIRNI, 113: «_La maggior parte erano di oppenione che l'armata turchesca
non potesse esser quivi la mattina: chè prima aveva da andare a Tripoli,
e sapere da Dragutte quel che bisognava fare._»
[614] CIRNI, 114: «_Gio. Andrea disse che in ogni modo era da partire;
chè la mattina si troverebbero sopra l'armata nemica._»
[615] CIRNI, 114: «_Flaminio dell'Anguillara parimente persuase la
partita. Doveva essere allora poco più di due hore, e così si risolse
che si havesse a partir la notte in ogni modo._»
[616] PIETRO MACHIAVELLI, _Lettera al duca di Fiorenza_, 15 maggio 1560,
_sotto vela da Trapani a Palermo_. Tra le lettere dei Principi, in-8.
Venezia, Ziletti, 1562, vol. I, p. 199, B, med.: «_Negando
Giovann'Andrea di voler restare, Plinio, stato suo maestro di
grammatica, col consiglio del quale si reggeva quest'armata.... lo
cominciò a pregare che havendo fatto fino a quel dì tanto in servitio di
sua Maestà non volesse per un sol giorno guastarsi. Onde Giovann'Andrea
per compiacere al Vicerè si contentò di restare ancora quivi per un
giorno coll'armata.... I nemici c'erano vicini a settanta miglia._»
TOMACELLI cit., 240, fin.: «_Io non fui mai maestro di Grammatica come
dice l'autore della Lettera.... e come poteva egli sapere ch'io avessi
pregato il signor Giovanni Andrea che non volesse per un sol giorno
guastarsi?_» — Non dice di che altro mai fosse maestro: e in vece di
negare il fallo proprio, nega la scienza dell'avversario.
[617] TOMACELLI cit., 238, princ.: «_Non parlò il signor Giovanni Andrea
di combattere, nè altri vi fu in consiglio che ne parlasse, perchè
l'opinione universale fu che si havesse tempo._» — Equivoca e magra
scusa!
[618] MODESTO LAFUENTE, _Historia general de España_, in-8. Madrid,
1854, XIII, 88: «_Engañose en esto don Alvaro de Sande, como el de
Medinaceli; y ambos se llenaron de costernacion, cuando supieron que
l'armada del Sultan se approximaba a los Gelbes. Todo fue entonces
confusion y desorden._»
FERRERAS, _Hist. d'España_, vol. IX, 415.
HERRERA, _Hist. Gen._, lib. VI, cap. XVIII.
CABRERA, _Felipe II_, lib. V, cap. VIII.
[11 maggio 1560, all'alba.]
XXXVII. — Le stranezze, quantunque grandissime nella notte, crebbero a
doppio la mattina dell'infelicissimo giorno di sabato undici di maggio.
Il Medinaceli aveva gran che a fare su e giù tra la campagna e la marina
per condurre seco i soldati, secondo la promessa; Giannandrea rodevasi
sulla Reale, aspettando il Vicerè e gli affidati; e gli altri capitani
di mare, mandati in terra gli schifi a levare le fanterie e a compiere
l'acquata, apparecchiavansi a una corsa intorno per un po' di scoperta,
senza niuna prescrizione determinata nè per combattere nè per
fuggire[621].
Intanto Pialì, pascià del mare, informato pienamente dagli stessi
Gerbini dello stato e confusione dei Cristiani, non volendo dividere la
facil gloria nè con Dragut nè con altri, senza volgersi a Tripoli,
erasene venuto verso le Peschiere, dove sapea essere l'ancoraggio
dell'armata nostra. Tenendosi in giolito e sopravvento, aspettava il
giorno chiaro per investire.
Tra quelle nebbie, che quasi sempre nel mattino velano le basse spiagge
delle regioni africane, qualcuno cominciò a vedere certi bastimenti: e
appresso dando la voce e cominciando a fare strepito e rumore, tutti
riconobbero l'armata nemica, e tutti crebbero intricamento e confusione.
Scipione Doria, quel desso che voleva abbozzar le gomene, ed era stato
messo capofila del largo per la scoperta, fu il primo a fuggir via verso
Malta[622]. Giannandrea dall'altra parte fece vela, corse due bordate,
volse in senso contrario, poggiò al vento, investì in terra sotto la
fortezza, e andò a chiudercisi dentro, abbandonata in secco la
Reale[623]. La maggior parte dell'armata, seguendone l'esempio e lo
stendardo, chi prima, chi dopo, rovesciarono il bordo per arrenarsi
meglio in diverse direzioni, tanto pur di mettersi in terra, e di mandar
la gente correndo a rifugio nel forte.
[11 maggio 1560, la mattina.]
Luccialì, capo di vanguardia, veduti tali strani e inconsiderati
movimenti, dette dentro con tanta sicurezza, che al primo colpo pigliò e
rimise venti galere: quattro del Doria, compresa la Reale, due di Roma,
due di Sicilia, due di Firenze, una di Monaco, quattro di diversi, tutte
di Napoli, e insieme quattordici navi di alto bordo, e più di cinquemila
cristiani tra soldati e marinari[624]. Appresso Pialì e i Barbareschi
gittaronsi a falciare di seconda mano qualunque legno là intorno non era
stato ancor concio. Dove tutta la bravura in continuati scontri, e per
ogni maniera di caccie e di sutterfugi, finiva o colla resa in mare, o
coll'arrenamento alla spiaggia[625]. Giannandrea e il Medina dal
ballatojo supremo del forte, dove eransi rifugiati, volgendo attorno lo
sguardo, potevano vedere nel giro la propria e l'altrui rovina: navi e
galere in mano ai Turchi, soldati e capitani cinti di catene, bastimenti
grossi e sottili infranti alla riva, tutt'altrove rottami, e del
continuo uscir gente dal pelago, a nuoto o sopra tavole, chi avvolto di
miseri cenci, chi tutto nudo, e lunghe file di fuggitivi correre a
ripararsi nel forte. La guarnigione, fattasi sugli spalti e sui ponti,
accoglieva gl'infelici: ma impietriti nel dolore guardavansi in faccia
l'un l'altro senza mutarsi nè anche una parola; dimostrando però
nell'aspetto somma pietà verso i compagni, e profonda indignazione
contro chi era in colpa d'aver condotto le armi cristiane a tanta
vergogna e a tanto strazio.