NOTE:

[574] CAMPANA, 83, B, med.: «_L'eletto di Majorica ebbe in governo

l'hospedale, che fu provveduto abbondantemente di tutte le cose

necessarie._»

NATAL CONTI, 136, B, med.

BOSIO, 420, B: «_Presero.... di far servire il galeone come di

spedale.... il Vicerè al primo di marzo si fece portare il numero dei

morti.... passarono duemila._»

IDEM, 426, A: «_Piantando l'ospedale dell'eletto di Majorica e della

Religione._»

CIRNI, 98: «_Il giubileo di Sua Santità assolveva benignamente

ognuno.... però coi debiti mezzi.... e la maggior parte si confessarono

e comunicarono con gran devozione._»

[575] BOSIO, 420, C, B: «_Il primo di marzo.... il Vicerè raunò il

Consiglio suo nella poppa della galera capitana del Papa._»

[576] CIRNI, 81, 83: «_Il Vicerè propose di andare alle Gerbe.... Al

parere del Vicerè fu conforme il signor Gio. Andrea, don Alvaro, et

alcuni altri cavalieri._»

ALFONSO ULLOA, _La istoria della impresa di Tripoli di Barberia_,

tradotta da G. D. TEBALDI. Venezia, Rampazzetto, 1566, fol. 10:

«_Giovanni Andrea nondimeno mandò a dire il suo parere un Plinio

Tomacello bolognese, persona di molto valore et giudizio, e di chi si

faceva grande stima._»

[577] PLINIO TOMACELLI, _Lettera a don Diego Ortiz sopra il vero

successo delle Gerbe_. Di Bologna, 20 maggio, 1564, tra le Lettere dei

Principi, in-4. Venezia, 1581, III, 236: «_Non fu mai possibile di

andare a Tripoli.... si risolse di andare alle Gerbe._»

[578] CARLO PROMIS, _Ingegneri milit. bolognesi_, 95, 97.

[579] BOSIO cit., III, 420, D: «_Dopo il generale delle galere del

Papa.... toccò parlare al commendator de Tessieres, generale della

Religione.... di marciare alla volta di Tripoli._»

[3 marzo 1560.]

XXXII. — I navigatori italiani dal medio èvo infino al presente hanno

sempre chiamato delle Gerbe quella isola che gli antichi dicevano

Meninge, Lolofagite e Glauconia[582]; sì come gli arabi dicono Girbach;

e gli spagnuoli, i francesi e gl'inglesi, secondo l'indole del loro

linguaggio, dicono Gelves, Zerbi e Jerbah. Tra tante varietà, dove

taluno miseramente si perde[583], in questo solo vengono tutti concordi,

che la dimora siane infausta agli stranieri; come apparisce per molti

esempî, cominciando dal greco Ulisse, e venendo all'iberico Medinaceli.

La sua posizione, presa dalla Torre del Bazar, è sull'altura

settentrionale di 33°, 53′, 30″; e la longitudine occidentale dal

meridiano di Roma, di 1°, 29′, 2″; quasi nel mezzo del cammino tra

Tunisi e Tripoli. Isola bassa, senza montagne, senza fiumi, in gran

parte arenosa, lunga da ponente a levante ventidue miglia marine, e

quasi lo stesso larga; di figura irregolare, e sottosopra alquanto

simile al pesce che noi diciamo Razza Torpedine. E quantunque ella sia

tutta dal mare per ogni banda circondata, pur dal lato australe la

estremità dell'isola, e specialmente la coda, tanto si avvicina al

continente da non lasciarvi interposto più di un sottil braccio di mare,

pel cui mezzo con lungo ponte volante talvolta si unisce alla

terraferma. La bocca del canale vòlta a greco si chiama Alcàntara, o la

Cantèra; e segue dilatandosi più e più nell'interno, infino a formarvi

ampio bacino che pel secondo canale giugne a sboccare dall'altra parte

verso ponente: canale, non ostante il ponte, navigabile coi bastimenti

da remo, ed anche colle galere, essendovi fondali per tutto di due,

cinque e otto metri. Aveva in quel tempo una mediocre città, detta il

Bazar, quasi nel mezzo del lato boreale, residenza ordinaria del

principe, cui davano gli Arabi il titolo di Sceicco[584]. Mettete

quattro terre popolose, intorno villaggi e casali: presso al Bazar il

maggior castello, la cui torre maestra ancora sgomenta da lungi oscura e

tetra i naviganti: ad oriente la torre della Rocchetta, a ponente della

Valguarniera, di rincontro le Peschiere, e ad ostro un castelluccio alla

guardia del passo e del ponte[585]. Per la campagna viti, ulivi, aranci

e granati, selve di palme specialmente a levante, da ogni parte il loto,

cui gli Arabi dicono Ghadàr, e noi diciamo Bàgola. La popolazione di

contadini e pescatori quasi tutti bèrberi, e nemici dei Turchi[586].

Io mi riporto al meridiano del mio paese, e lo tengo per primo con lo

stesso diritto con che altri tiene il suo[587]. Per necessità evidente

chiamo i luoghi come li chiamavano i nostri maggiori cartografi, storici

e marini, in vece di accattare nomenclatura esotica, arbitraria e

moderna, di che largamente ho detto altrove[588]. Dalle bellissime Carte

degli idrografi inglesi, delineate con sottilissima diligenza a punti

grandi, e per questo ben distinti, raccolgo sulla estensione del mare la

posizione dei porti, i rombi dei venti, i gradi dei meridiani, l'altura

dei paralleli, le scale delle distanze, le anomalie della bussola, gli

scogli, i banchi, gli scandagli, i fanali, e ogni altro soccorso della

navigazione[589]: ma non posso punto seguirne la nomenclatura locale,

senza mettere sossopra tutte le nostre ragioni. Bastino a piè di pagina,

come saggio, alcuni dei nomi stampati nella recentissima Carta

dell'Ammiragliato britannico[590].

Rifacendoci ai nostri, troviamo l'armata in semicerchio alla vista del

Bazar, e dalla parte opposta già in marcia una grossa brigata di arabi

Maamidi, assegnati a guardare la riviera e il castelluccio del ponte,

perchè niun soccorso dal continente possa penetrare nell'isola. Intanto

la nuova luna di marzo ci rimena i consueti tempi variabili, e per

quattro giorni Scirocchi tanto procellosi, che non possiamo a niun altra

cosa intendere se non a sostenerci sulle àncore al ridosso della

Valguarniera.

[7 marzo 1560.]

Abbonacciatosi il mare, e calmato il vento, si ordina lo sbarco quivi

stesso alla cala del medesimo nome, così: ogni nave e galèa metta fuori

lo schifo col suo cannone, ogni schifo alla prima passata imbarchi un

capitano e venticinque archibugeri, nella corsa vadano del pari sotto lo

stendardo dello schifo reale, allo squillo della tromba tutti in un

tempo colle prue investano nella spiaggia, le fanterie guazzino alla

riva, formino di presente il primo squadronetto, e stiano in buona

ordinanza per mantenere il terreno e per ispalleggiare lo sbarco dei

seguenti[591]. Con questo la mattina del giovedì sette di marzo alla

prima passata di centoventi palischermi vengono in terra quasi tremila

uomini: i quali ordinati in battaglia sul lido con due lunghe maniche di

stracorridori, come farebbero i bersaglieri del tempo presente, coprono

le alture a mezzo miglio dalla marina, e stanno in sugli avvisi per

tenere discosto il nemico[592]. Poi di mano in mano gli stessi schifi

ritornando levano le altre genti, gli alfieri, le bandiere e quattro

pezzetti da campagna[593]. In bell'ordine e in poco tempo eccovi sul

lido con tutto il loro fornimento e corredo diecimila uomini: i quali,

per esser l'ora già tarda, e per non avere riconosciuto ancora il paese,

passano quivi la notte all'addiaccio.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 183 / 213 题