NOTE:

[557] P. A. G., _Lepanto_, p. 46, 47.

Vedi sopra, I, 272 e segg.

CAPPELLONI, prop. fin.

SIGONIO, in fin.

[558] PIERRE DE BOURDEILLE, seigneur de BRANTÔME, _Mémoires contenans

les vies des hommes illustres et grands capitains estrangers de son

temps_, in-16. Leyda, 1666, II, 54: «_Il est très brave, très vaillant,

et brusque._»

[559] A. JAL, _Archéologie navale_, in-8. Parigi, 1840, Arthus Bertrand,

I, 13: «_Dans cet admirable palais du grand André Doria.... je fouillai

dans les archives, restées malheureusement sans ordre.... Je trouvai un

cahier de 161 pages, grand in-4, d'une écriture fine, jolie et

très-facile à lire, caractères de la main de Jean-André Doria.... C'est

le commencement d'une biographie pleine d'intérêt, que Jean-André

n'acheva pas, et qui est restée tout-à-fait inconnue jusqu'à ce jour._»

IDEM, _Abraham du Quesne, et la marine de son temps_, in-8. Plon a

Parigi, 1873, p. IX, nota 1.

[560] P. A. G., _Lepanto_, p. 233, nota 117, fine.

[561] PLINIO TOMACELLI, _Lettera_ cit., 234, B. med: «_L'armata sotto il

governo del signor Gio. Andrea, luogotenente generale del Principe

Doria, col consenso del re Filippo._»

CAPPELLONI, _Vita di Andrea_ cit., p. 153.

SIGONIO, _Vita di Andrea_ cit., p. 284.

SANSOVINO, LITTA, BATTILANA, _Famiglia Doria_.

ADRIANNI, TUANO, CAMPANA e tanti altri, che cito, istorici di questi

tempi.

[562] CIRNI cit., 43: «_Ammalaronsi più di mille soldati, quasi tutti

italiani.... molti se ne fuggirono.... le navi ci restavano addietro....

il tempo s'era volto contrario._»

TOMACELLI cit., 236, princ.: «_Trattenuti dai tempi cattivi in Siracusa

un mese, e in Malta molto più: la gente cominciò ammalare, e il male si

fece contagioso. I due terzi della gente era inferma._»

[14 febbraio 1560.]

XXIX. — Toccarono alla Lampedusa e alle Cherchene, e la mattina del

quattordici di febbrajo dieron fondo nelle acque delle Gerbe, rimpetto

alla cala della Cantèra, a levante dell'isola, cento e trenta miglia

lungi da Tripoli pel rombo di scirocco. Durante il viaggio dei cinque

giorni, cadde infermo di flusso Giannandrea, e maggiormente di animo il

Medinaceli, che soleva con lui solo assettar ogni cosa, non lasciando

agli altri niuna autorità. Dunque poco consiglio proprio di quel giorno,

dal quale aveva a dipendere la sorte della campagna.

Erano alla vista nel canale della Cantèra, tra la terraferma e l'isola,

poche germe di mercadanti, e quel che più monta due galeotte di pirati.

Sarebbe stato dovere preciso del Medinaceli subito subito chiudere il

passo, pigliarle, cavarne notizie, impedire che non ne portassero

altrove. Così per fermo avrebbe saputo che Dragut in persona stava quivi

nell'isola, tanto vicino e disperato, che non poteva fuggirgli di mano;

perchè chiuso dal mare, sostenuto da pochi Turchi, e odiato da tutti i

Mori. Ma colui poco curando lo stare sulle intese, lasciò correre alla

ventura, e dètte tempo al padrone delle galeotte di rinforzarsi sulla

migliore, e di fuggirsene di volo a Costantinopoli, portandovi il primo

grido dell'arme, e la piena notizia di ciò che aveva veduto cogli occhi

proprî: il numero e la qualità dei legni, il disordine del governo, la

facilità di conquidere a un tratto tutta l'armata cristiana[563].

Crescono i nostri pericoli: alla strategia di Dragut arrogi la solerzia

di Luccialì.

Questo Luccialì, che ora per la prima volta ci viene innanzi alle Gerbe,

meschino pirata, con due piccole galeotte, al soldo di Dragut, gli è un

rinnegato calabrese, scalzo e tignoso, il quale dovrà in breve divenire

possente re d'Algeri, e famoso ammiraglio ottomano a Lepanto. Costui

nato a Cutro nel golfo di Squillace, col nome di Luca Galeni, frate

domenicano e diacono, nel passare agli studî di Napoli preso dai pirati,

dopo un poco di pazienza, rinnegò ogni cosa e divenne terribile nella

terza quadriglia. Ho letto io le lettere e le promesse con che si

argomentava un altro dello stesso ordine, che oggi diciamo san Pio, per

ritrarlo dal tristo mestiero. Noti il lettore, e tenga a mente la

comparsa di Luccialì nel dì quattordici di febbrajo del sessanta: segni

il giorno che e' stette in ponte tra due fortune; o l'infame capestro

sulle stanghe del carnefice, come traditore della cristianità; o la real

corona per le mani dei Turchi, come benemerito della congrega piratica e

della casa ottomana[564].

Maggior disordine occorse tra i soldati nell'abbottinare le germe dei

mercadanti, cariche di lino d'indaco, d'olio e di baracani, e vuote di

gente fuggitasi in terra al primo rumore. Nè minor contrasto successe ai

marinari nel far l'acquata quivi presso alla cala della Rocchetta.

Bisognò sbarcare tremila uomini in battaglia contro la furia dei Gerbini

levatisi in massa; e dopo lunga scaramuccia di sei ore continue levar

l'acqua a costo di sangue, perdendoci la vita quattordici persone, e

toccando più del doppio acerbe ferite[565].

[16 febbrajo 1560.]

Due giorni appresso in quello stesso luogo, che, per esser deserto e

lontano, a tutti gli assetati pareva il più acconcio, e dove niuno mai

per solito aveva trovato resistenza, capitarono per attignere le galèe

fiorentine, venute da sezzo. Ma nel ritirarsi degli acquatori,

sopravvennero di nuovo i Gerbini, e sbaragliarono le guardie con tanto

successo, che, senza contare i feriti e i prigionieri, stesero

sull'arena cinque capitani, molti ufficiali e cencinquanta soldati[566].

Chicchefosse, dal Medinaceli in fuori, per l'insolita resistenza di

coloro avrebbe almeno sospettato nell'isola la presenza d'un qualche

impigliatore della tempra di Dragut. E di fatto desso era lì, e dirigeva

in persona la gioventù alle fazioni colle sue ciurmerie, quasi a

dispetto dei Mori veterani che l'odiavano[567]. E pensare che il

Medinaceli l'aveva dinanzi, racchiuso in piccola isola, privo di scampo;

e in vece risolveva di andare a Tripoli per cercarlo[568]. Il primo

segno di ruinosa impresa vedrai sempre nella mancanza delle notizie sul

conto dei nemici: perchè se tu non sai procacciartene, o se altri ricusa

fornirtene, arriverai certamente senza rimedio allo stesso punto; cioè a

perdere ogni buona occasione, e ad incontrarne ogni trista.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 178 / 213 题