[551] CIRNI cit., 37: «_Mentre stemmo in Messina successero di molte
questioni.... tra particolari di una natione e l'altra. La città per
abbondante che fosse, divenne in qualche carestia._»
[552] CORONELLI, _Piante di città e fortezze_, in-fol. Venezia, 1688,
tav. 173: «_Città e fortezza di Malta colle nuove e proposte
fortificazioni, dedicate al nobile Francesco Corner._»
GERARD VAN KEULEN, _Afteekening van de eylanden van Gozo en Melite of
Malta_, in-fol. Amsterdam, 1645.
BROKTORFF, _Malta and its dependencies improved. Plan of Valletta and
its harbours_, in-fol. 1840.
WHITHWORTH PORTER, _History of the fortress of Malta_, in-8. Malta,
1858.
ANSELMO PAJOLI, _Descrizione dell'isola di Malta nel 1654._ Mss. ined.
alla Bibl. com. di Palermo. — Effemeridi siciliane, ottob. 1875. Vol.
II, fasc. 5.
[553] PIER GENTILE DI VANDOME, _Successi dell'assedio di Malta_, in-8.
Roma, 1565.
VINCENTIUS CASTELLANUS, _Historia de bello Melitensi_, in-8. Pesaro,
1566.
ANTONFRANCESCO CIRNI, _Commentarî dell'assedio di Malta_, in-4. Roma,
1567.
JO. ANT. VISPERANUS, _De bello melitensi_, in-4. Perugia, 1567.
FRANCISCO BALBI, _Verdadera relacion del sitio de Malta_, in-4.
Barcellona, 1568.
COELIUS CALCAGNINUS, _De bello melitensi_, ap. BURMAN, XV, 10.
[554] DISEGNI _della guerra, assedio, e assalti dell'armata turchesca
all'isola di Malta, l'anno 1565_, dipinti nella gran sala del palazzo di
Malta da Matteo Perez d'Aleccio, intagliati da Antonfrancesco Lucini,
in-fol. Bologna, 1631. — Ne ho veduto un bellissimo esemplare alla
Civica Bibl. di Malta, e qui in Roma alla Chigiana, segnato L, b, I, 10.
CAP. FRANCESCO DE MARCHI, _Architettura militare_, in-fol. Brescia,
1599: «_Pianta e prospetto dell'assedio di Malta._» Tav. 78, p. 127,
129.
BAUDOUIN, ET NABERAT, _Histoire du cheval._, in-fol. Parigi, 1659. —
_Piante e disegni annessi ai ritratti dei Grammaestri di Malta._ Bibl.
Casanat, Z, IV, 31.
[555] CARLO BOTTA, _Storia d'Italia in continuazione del Guicciardini_,
in-8. Capolago, 1833, lib. 35, vol. IX, p. 80.
[556] BOSIO cit., III, 618, E; 620, A: «_Piacque a Dio che le barbare
insidie si scoprissero.... Un soldato romano, chiamato Titta Scarpetta,
quivi in sentinella, veduto dell'istesso luogo uscire la punta di un
baston rosso, fu tanto animoso che dalla sommità del Cavaliero saltò
abbasso nel piano del rivellino. Però nello scoprirsi fu incontanente
dall'archibusaria turchesca ucciso, stando i nemici alla mira
attentissimi.... Manifesto e più che evidente miracolo della divina
provvidenza di liberare Malta dalle occulte e sottilissime insidie e
strattagemmi di Mustafà.... chiara cosa è che se tardato si fosse
mezz'ora a scoprirsi il disegno degli infedeli, l'isola di Malta sarebbe
caduta in poter loro._»
[Gennajo 1560.]
XXVIII. — Intanto tragittavasi tra Malta e Messina andando e venendo un
nuovo personaggio, che dovrà spesso comparire nelle marittime faccende
del tempo seguente, come erede e successore delle arti e delle grandezze
di Andrea Doria. Andrea, oramai decrepito, erasi tenuto nelle sue case
di Fassuolo in Genova, ed aveva mandato le galèe consuete al soldo di
Spagna sotto il comando di Giovanni Andrea, che noi speditamente diciamo
Giannandrea. Il nipote simile allo zio per tradizione di famiglia, e per
arte di marineria; ma tanto diverso di persona, quanto un giovane di
vent'anni può essere da un vecchio di novantaquattro. Ripeto un'altra
volta quanto ho detto altrove[557]; e confermo che nè vita particolare è
stata mai pubblicata di lui, nè in alcun dizionario biografico
s'incontra articolo intestato al suo nome, salvo la breve memoria del
Brantôme[558]. Potrei quasi dire che abbia egli stesso preveduto la sua
disdetta; e che non isperando dall'altrui penna la narrazione della sua
vita siasi messo a scriverne da sè in un libretto, che fino a trenta
anni fa custodivasi a Genova nel palazzo de' suoi discendenti, dove lo
vide il dotto archeologo della marina francese, e rispettabile mio amico
e collega A. Jal[559]. Ma ora dopo il trasporto dell'archivio da Genova
a Roma, non si sa più dove sia ricaduto, come mi ha avvisato di là il
cavaliere L. T. Belgrano, secretario di quella società di Storia patria;
e più volte mi ha detto di qua il degnissimo archivista Giambattista
Carinci, troppo presto rapito agli affetti ed alla stima de' suoi amici.
Inutili le pratiche di rispettabili personaggi presso l'egregio Principe
possessore: la cui saviezza, nella nobile risposta per altrui intramessa
inviatami, così altrove ho registrata, che ora mi scusa l'obbligo di
tanto ripeterla, quanto sempre la commendo e rammento[560].
Nondimeno cercando per entro alle storie di questi tempi, e tra le
biografie dello zio, e per le memorie della famiglia, possiamo accertare
la nascita di Giannandrea, figlio di Giannettino, nel 1539; l'adozione
nel 1547, quando restò orfano per la congiura del Fiesco; il primo
tirocinio nel 1548, quando navigò da paggio col principe don Filippo di
Spagna infino a Genova; e il primo comando in quest'anno per la impresa
di Tripoli, sotto la direzione e il consiglio di Plinio Tomacelli
bolognese, che era stato maestro e istitutore della sua
fanciullezza[561]. Giannandrea adunque sollecitava con tutto il suo
potere alla partenza il Medinaceli, ma inutilmente. Lo stratagemma di
Dragut produceva effetti inesorabili: confusione, tardanza, carestia.
Mancava il danaro, i soldati nuovi fuggivano, i vecchi ricalcitravano,
gli ufficiali perdevansi in chiamate e in congedi, secondo che appariva
più vicina o più lontana la partenza o la fermata. Tra questi stenti,
epidemia e mortalità, come sempre in casi simili. Se erano pronte le
galèe, mancavano le navi; se in ordine le fanterie, non correvano i
soldi; se imbarcate le artiglierie, non bastavano le munizioni; se
ordinavasi la partenza, saltava il vento al contrario[562]. Cinque volte
partiti e ritornati, tra Messina, Siracusa, capo Pàssero, il Gozzo e
Malta. Finalmente alli dieci di febbrajo l'armata fece rotta per
l'Africa: e cogli altri Flaminio al primo posto d'onore sulla destra
della Reale; mancando dalla sinistra i Fiorentini, che erano restati
indietro per competenza coi Maltesi, e sotto pretesto di fornirsi meglio
di ciò che loro bisognava. Stranezza d'impresa, preparata d'agosto,
sospesa per tutto l'anno, e mossa l'inverno seguente di febbrajo!