«_Latitud._ N. 32°, 54′, 22″.
«_Longit._ E. 13°, 11′, 15″, _from. Greenwich._»
Dal meridiano di Roma alla Colonna del Lazzaretto di Tripoli:
Longitudine Orientale, 0°, 44′, 3″.
[Dicembre 1559.]
XXVII. — Flaminio, che grandemente pativa del ritardo, prevedendone
tristissime conseguenze, e non voleva nell'ozio illanguidire, o nelle
risse corrompere il valore della sua gente, fece vela, e andò oltre ad
aspettare nel porto di Malta; dove il Medinaceli aveva a tutti assegnato
il convegno, prima di lanciarsi quando che fosse in Barberia. L'isola di
Malta in poche parole vuolsi dire uno scoglio calcare di figura bassa ed
ellittica col diametro maggiore di trenta chilometri disteso per lo
stesso verso della costa d'Italia, da maestro a scirocco; come pur
corrono il Gozzo, il Comino e le minori isolette che l'avvicinano alla
Sicilia. La capitale, o Città Vecchia, detta dagli isolani Medina, ed
oggidì la Notabile, sorge sul colle più elevato e centrale dell'isola
lungi dal mare; e perciò tenuta in minor conto dai Cavalieri, tutti
intesi com'erano alla navigazione ed al corso. Da ogni parte avete colà
porti naturali, ampî, sicuri, e profondi; specialmente due bellissimi
dalla banda di grecale, quasi nel mezzo della sua lunghezza: porti
capaci di qualunque armata, e così vicini tra loro che non altro li
divide se non il monte Sceberràs, sul quale edificossi dappoi la città
Valletta, moderna capitale della colonia. Ma all'arrivo del nostro
Flaminio, nel dicembre del cinquantanove, lo Sceberràs era aperto ai
pascoli e alla minuta coltura, non essendovi altro edifizio che un
castelletto, chiamato Santelmo, alla estrema punta sulla riva del mare;
messovi a guardare le bocche vicine dell'uno e dell'altro porto. Ad
ostro il Grande, a borea il Marsamuscetto, e di mezzo Santelmo: piccolo
fortino a stella di quattro punte, un mastio quadrato nel centro, e un
rivellino a puntone innanzi alla porta. Così trovò Flaminio, prima che
le ali del rivellino, allungate infino al corpo della piazza,
pigliassero sulla fronte del mare la figura del tridente; e prima che,
convertite le altre due punte in mezzi bastioni, dessero alla faccia
opposta la forma di tanaglia. Sul lato sinistro il porto Grande, formato
dalla natura, entra come canale tra le terre, e incontra di traverso
cinque penisole, quasi direi simili alle dita della mano aperta verso di
lui. Fra le cinque sporgenze trovate altri quattro porti meno estesi, ma
più sicuri. Sul colmo del pollice non ancora dominavano i baluardi del
forte Ricasoli, nè alla radice dell'indice le grandiose fortificazioni
del Maculano; ma per tutta la lunghezza del dito medio stendevasi la
città, che ora dicesi Vittoriosa, e allora chiamavasi il Borgo. Quivi la
residenza magistrale, il convento dei cavalieri, gli alberghi delle
nazioni, le case dei popolani, gli arsenali e i magazzini della marina:
quivi il centro del governo, e le maggiori difese alla testa ed alla
coda della penisola. Sul mare il medievale forte Santangelo, ancora
conservato nelle antiche forme bizzarre, a scaglioni più e più
rientranti, come si solleva sul dorso della rupe; e verso la campagna il
Sammichele, costruito dai Cavalieri al principio del loro dominio, e
protratto infino alla penisola seguente, dove il grammaestro della
Sengle aveva cominciato poc'anzi la città del suo nome, ora appellata
Cospicua. Tutta la difesa poggiava allora sopra tre punti: sul Santelmo
per guardare i porti, e sui due cardini della piazza il Santangelo e il
Sammichele[552].
Con questi tre soli sostegni i Cavalieri di san Giovanni stancarono la
potenza ottomana, e finalmente soccorsi cacciarono i Turchi
dall'isola[553]. Nella quale insigne vittoria, celebrata pur dai trionfi
delle belle arti col pennello e col bulino[554], avvegnachè non abbia
preso parte la nostra marineria, non per questo di minor merito si hanno
a credere quei prodi romani che vi si adoperarono volontarî, cominciando
da Pompèo Colonna e venendo giù infino a Titta Scarpetta, soldato nella
compagnia del capitano Pompilio Savelli. Il fatto sublime di questo
valoroso trasteverino, il cui nome sta ancora segnato sul chiassetto di
Piscinula, può senza fallo essere comparato al tanto notissimo del
minatore Pietro Micca[555]. Pari in ambedue l'eroismo, e maggiore negli
effetti il merito del romano: chè non tra le intestine discordie una
sola città, ma dalla barbarica invasione dei Turchi Malta, Roma,
l'Italia, e con esse le arti, le scienze, la religione ebbe difeso al
prezzo della sua vita, come più d'ogni altro con somme lodi celebra il
Bosio[556]. Dopo quel tempo, edificata la nuova capitale, messe le terre
a coltura, cresciuto il popolo da dieci a cencinquanta mila, come adesso
sono, con tutti i conforti della vita, cresconle delizia il luogo ameno,
i bellissimi prospetti del mare, e le ammirabili opere concatenate a
difesa dal Laparelli, dal Floriani, dal Maculano e dal Valperga.