NOTE:

[515] BOSIO, 396, E: «_Dopo la partenza del capitan Filippo da Vicovaro,

crescendo in Malta gli avvisi dell'armata turchesca... si fecero diversi

preparamenti._»

[516] CAMPANA cit., 46, B.

ADRIANI cit., 599, D.

[517] COPIA _delle lettere di Pialì bascià capitan generale dell'armata

turchesca, mandate al principe Doria ed alla magnifica Signoria di

Genova con volontà del gran Turco. Et li ragguagli dell'accordi fatti

tra loro, et il successo di tutto quello, il quale è occorso dopo

l'uscita da Costantinopoli. Con tutte le fationi fatte da essa armata

nel regno di Napoli, et ne le riviere di Spagna con la presa di Minorica

et altri luoghi, et la cagione della sua partita d'Italia, con il numero

delle galèe et altri legni, con molti altri bei particulari. — Con

licentia et grazia._

Senza nota di luogo, ma certamente di Roma e di quest'anno 1558, quattro

pagine di corsivo minutissimo in foglietto volante. BIBL. CASANAT.,

_Miscell._, in-4, vol. 665, n. 21.

[518] ULLOA cit., 335, B: «_Piacque a Dio chiamare a se il

cristianissimo imperatore Carlo quinto, mettendo fine alla sua vita a

xxi di settembre, giorno di san Matteo, di questo presente anno

MDLVIII._»

[519] DUMONT, _Corps diplomatique_, in-fol. Amsterdam, 1728, V, 31.

[520] BOSIO, 411, B: «_Papa Paolo quarto.... haveva promesso ajutare a

tutto poter suo l'impresa di Tripoli._»

[Settembre 1559.]

XXIV. — Se non che il collegio dei Cardinali nella sede vacante, non

volendo mancare agl'impegni del Pontefice defunto, ed alle pressanti

richieste del re Filippo, confermò al capitan Flaminio Orsini il governo

della squadra; e gli commise di mettersi in punto per essere a Tripoli

cogli altri[521]. Flaminio, come tutti i capitani solerti e prodi, aveva

bene in assetto i suoi legni; e specialmente leggiadra sopra qualunque

altra galèa, di scolture, d'intagli e di dorature adorna e bellissima la

Capitana, dove esso risiedeva[522]. Nè meno corredate e forti le due

conserve; l'una a carico del prode giovane Galeazzo Farnese, e l'altra

del veterano Filippo Orsini da Vicovaro. Di Filippo si è fatta menzione

più volte al tempo della guerra di Afrodisio, e nei diversi successi

delle galere di Carlo Sforza e di Orazio Farnese[523], insino all'ultimo

e recente periodo del capitan Moretto in Malta, dove esso colla grazia e

saviezza sua stralciò gli estremi viluppi nell'intrigato affare del

Venturiero[524]. I genealogisti per loro solito non dicono sillaba di

lui[525]. E ne perderebbe ogni traccia chi non sapesse il costume di

quel tempo di chiamare anche i grandi signori col nome del feudo, anzi

che con quello della famiglia: dicevano, per esempio, di Vicovaro a

Filippo; come di Cere, di Pitigliano, di Nola, e simili, dicevano agli

altri Signori della istessa e numerosa famiglia.

Presso a poco mi accade altrettanto parlando dell'altro romano Galeazzo

Farnese, quarto discendente in linea retta dal fratello maggiore di

Paolo III. Mettete in men d'un secolo quattro generazioni, e presto

intenderete che Galeazzo, di Pierbertoldo, di Galeazzo primo, di

Pierbertoldo primo, e di Bartolommeo (stipite dei signori di Latera),

doveva essere ben giovane di circa vent'anni: e ciò per evidente ragione

naturale, corroborata dalla testimonianza concorde degli scrittori

contemporanei, a dispetto dei genealogisti seguenti[526]. Ai quali ora

per l'appunto mi conviene opporre un'altra recente e non sospetta

eccezione, venutami da Livorno per la stampa di Milano, quasi in

risposta alle mie ricerche intorno ai più negletti dei nostri capitani,

come in alcun luogo qui addietro ho promesso di ricordare colla dovuta

gratitudine[527]. Ecco le parole del Guerrazzi per quanto basta al

presente proposito, senza precipitare le notizie dei successi

futuri[528]. «Sopra la galèa capitana del Papa, governata da Flaminio

dell'Anguillara, capitano eccellente e di molto giudizio nelle faccende

navali.... si rammenta Galeazzo Farnese, nobile giovanetto, che prode

fu, ma non operò atti eroici, mentre la storia, più che altri non crede,

e a lei stessa non paia, piaggiatrice, lascia innominato un paggio

dell'Anguillara, il cui caso pieno di pietà come mi riusci grato

raccogliere, così non mi sarà grave raccontare.» Vedremo il resto, e

adesso attendiamo all'Odorici, il quale nei supplementi al Litta,

facendo i conti sulle spalle del nonno, ci darebbe il nipote per

decrepito nella presente spedizione delle Gerbe[529]. Non così il

Salazar che, distinguendo meglio le quattro generazioni, e i due

Galeazzi, avo e nipote, parla di quest'ultimo nella forma che

segue[530]: «Galeazzo, secondo di questo nome, e diciannovesimo signore

di Farnese, nipote del primo Galeazzo, segnalossi grandemente nella

milizia; e dopo impiegato alcun tempo nei primi studî dell'arte, servì

Filippo secondo[531], l'anno 1560, alla giornata delle Gerbe, nella

quale cadde prigioniero, essendo ancora tanto giovane che Mambrino Roseo

lo chiama Nobile giovanetto. Ricuperata la libertà continuossi nella

gloriosa professione delle armi, donde col suo ingegno e studio cavò tal

frutto, che nell'anno 1571 ottenne dai Veneziani il generalato delle

loro milizie in Dalmazia. Colà fu maestro a Mario suo minor fratello, e

poi in Napoli tolse per moglie la nobilissima Lucrezia Tomacelli, zia di

quella principessa che con lo stesso nome portò l'eredità dei Tomacelli

in casa Colonna, maritandosi a don Filippo duca di Tagliacozzo.» In

somma la prima spedizione del giovane Galeazzo viene segnata alle Gerbe;

ed il primo tirocinio della marineria infin dai teneri anni vuolsi

ricercare sulle galèe della sua famiglia, e sotto la direzione de' suoi

cugini Orazio Farnese e Carlo Sforza, ricordati nei libri precedenti

come capitani marittimi, e come possessori di bastimenti militari di

loro proprietà.

Di che avendo detto altrove a sufficenza per gli Sforzeschi, ma non

egualmente pei Farnesiani, quando mi stringeva il bisogno di avacciare

in mezzo alle furie delle congiure e delle vendette, ora qui sembrami

migliore partito il compiere con qualche documento che torni al

proposito, e comprovi il magisterio domestico del giovane e valoroso

Farnese. Ecco in lingua volgare l'atto di vendita delle quattro galere

della famiglia: originale documento e raro, che ora mi dice bene a

ripieno, intanto che lenta lenta si apparecchia nel Regno la spedizione

per l'Africa[532]:

«MDXLV adj XXIII di ottobre.

»Per il magnifico signor Paulo Pietro Guidi, presidente della camera

ducale di Piacenza et Parma, et Jo. Batista Liberati thexoriero et

maestro dellentrate ducali predette si vendino quattro galere del signor

duca di Piacenza et Parma allo illustrissimo signor Gio. Luigi del

Fièsco con li capitoli, patti, et conventioni infracripte. Et primo.

»Per sua Eccellenza diano et vendino le dette quattro galere, cioè la

Capitana, la Victoria, Santa Catherina[533], et la Padrona, di quella

qualità et sorte che sono, et con robbe, fornimenti, schiavi et forzati

justa lo inventario, fatto per messer Pietro Ceuli agente di sua

Eccellenza e per messer Anton Maria Marano agente del predetto signor

Conte, quale inventario sarà inserto qui di questo tenore, cioè[534]:

»Intendendo però che li forzati condemnati a tempo li si danno co la

conditione che l'ha sua Eccellenza; et de detto inventario se habbino da

diminuire forzati venticinque in circa liberati da Sua Santità dopo

fatto detto inventario, et forzati venticinque in circa quali sono delli

heredi del quondam capitanio Bartolomeo Pereto da Talamone[535]; et

mancando il numero di essi forzati et schiavi, supplirà sua Eccellenza

oltre il sopraddetto numero di cinquanta in circa.

»Et più sua Eccellenza farà che Sua Santità condurrà tre de dette galere

al stipendio della Camera apostolica per dui anni, et al predetto signor

Conte darà il luogho che tenea l'illustrissimo signor Horatio suo

figliuolo in dette galere, intendendo che il soldo[536] de dette tre

galere incominci in persona del sopraddetto signor Conte dal dì della

consegna de dette galere, ancora che non fosse fatto il contratto colla

Camera apostolica, et non prima.

»Et il soprascritto signor Conte promette per la compera et prezzo di

dette quattro galere pagare a sua Eccellenza, o a chi Lei ordinerà,

scudi trentaquattromilia d'oro in oro d'Italia daccordo, da pagarli

nelli infrascritti modi et termini, cioè il terzo alla consegnia di esse

galere, l'altro terzo alla festa della Natività di Nostro Signor de

lanno 1546, et l'altro terzo et ultimo alla 'ltra Natività di Nostro

Signor de lanno 1547. Prometendo essi S. al p.º S.[537] de evictione in

forma per detta vendita in nome di sua Eccellenza.

»Et il predetto signor Conte in observatione delle predette cose sè et

suoi beni presenti et futuri et in particolare per detti due terzi che

resterà esso signor Conte, cioè di scudi ventiduemillia seicento

sessantasei et dui terzi di scudo, dico scudi 22666-2/3, obbliga et

ypoteca in spetie et particolarmente il luogho o vero castello di

Calestano di parmegiana con sue jurisditioni, et pertinentie, intrate,

et tutte et singole raggioni et actioni, et farà che l'illustrissimo

signor Hieronimo suo fratello secondo et padrono desso Castello et

luogho ratificarà la presente obbligagione per istrumento in forma

amplissima, fra detto termine della consegna da farsi di dette galere,

et di più darà idonea cautione oltra detto castello et come di sopra ad

ogni simplice requisitione di sua Eccellenza per quella somma et

quantità che a sua Eccellenza parerà, dando ex nunc. us.[538] licentia

passato detto primo termine e non pagando la detta summa a sú

Eccellenza, di pigliarsi la possessione di esso castello et uts. di sua

propria autorità, et in quello stare, vendere, alienare, contrahere, et

distrahere, come meglio parerà a sua Eccellenza, et innanzi qualunque

extimatione et liquidatione da esser fatta. Intendendo che in caso che

sua Eccellenza pigliassi detto possesso di detto luogho, et sua

Eccellenza ni cavassi li proventi et frutti, che non si possono

compensare ni la sorte principale.

»Costituendosi fra tanto detto signor Conte per sè et per suo fratello

tenere et possedere detto luogho a nome di sua Eccellenza, et il

medesimo s'intenda per gli altri termini, obbligando sè et soi beni in

amplissima forma della Camera apostolica, et così giurano le parti le

predette cose vere et attenderle et observarle volendo che sestenda al

cossiglio di sup. forma amplissima.

»Io Paolo Pietro Guidi, presidente della Camera di sua

Eccellentia, affermo quanto è detto di sopra.

»Io Gio. Bap.ta Liberati, thesoriero et mº d'entrata de sua

Eccellenza, affermo quanto di sopra se contiene et per

fede me so sotto scritto de man propria.

»Io Gioan Luise Fiesco affermo quanto di sopra di man

propria. Visa. C. Campellus[539].»

Dunque Flaminio, Filippo, Galeazzo, e gli allievi migliori della scuola

romana, preso in Civitavecchia il rinforzo di eccellenti marinari, e

avuti da Roma quattrocento fanti sperimentati nelle guerre precedenti,

sciolsero agli ultimi di agosto, e furono in Messina ai primi del mese

seguente.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 166 / 213 题