NOTE:

[501] PANTERO PANTERA, _Armata navale_, in-4. Roma, 1614, e _Vocabolario

nautico_ in fine: «_Abbordare è quando due vascelli si accostano tanto

l'uno all'altro, che si può passare dall'uno nell'altro senza ponte o

altro mezzo._» Dunque non si vuol confondere l'abbordo coll'arrembo, nè

l'abbordare coll'investire.

[502] BOSIO cit., 378, A, 379, B (con questi precisi nomi e

circostanze).

[503] CARD. SFORZA PALLAVICINI, _Stor. del Conc._, in-4. Roma, tip. di

Propaganda, 1833, III, 80, lib. XIII, cap. XI, in fine.

[Aprile 1557.]

XXI. — Ora al minuto del caso nostro cresceranno gravità le richieste e

le minacce contradittorie dei principi maggiori e minori. Il duca di

Savoja scrive al Grammaestro che liberi incontanente il Moretto,

rispetti la sua bandiera e le proprietà de' sudditi suoi: altrimenti il

sequestro sopra tutti i beni dell'Ordine gerosolimitano negli stati

ducali. Il re Filippo di Spagna aggiugne che l'isola di Malta non è

stata infeudata ai Cavalieri per favorire i nemici della corona, o per

opprimere gli amici: mettano subito in libertà il Moretto, o si

aspettino quel che si deve ai ribelli; e intanto abbiano la disdetta

sulle tratte dei grani della Sicilia. Il principe Doria rappresenta che

la patente del Moretto, spedita dal conte di Fruzasco, porta la conferma

e sottoscrizione sua: dunque si rispetti. Altrimenti sequestri,

confische e rappresaglie. Son forse tritumi cotesti?

Dall'altra parte il re di Francia ordina e comanda severissima punizione

contro il fellone, notoriamente reo di oltraggi e di rapine ai danni

della regia armata, del maresciallo Strozzi e della santa Sede: guai se

lo lasciano fuggire, guai se non sia restituita la galèa con tutto il

corredo! Il Papa più d'ogni altro insiste con messaggi e brevi, dicendo,

dovergli essere il reggimento di Malta, come di Ordine religioso, più di

ogni altro soggetto: quindi senza replica e senza dilazione il

Grammaestro e il consiglio obbediscano. Mandino a Civitavecchia sotto

buona scorta il Moretto, il Fouroux, le due galere, e tutte le

attenenze, carte e processi. Altrimenti ostilità e censure.

[16 maggio 1557.]

I tribunali lavoravano, i secretarî componevano, gli ambasciatori

andavano e venivano, e finalmente ai sedici di maggio Pandolfo Strozzi,

monsù de Carses, e Maffeo Boniperto secretario intimo del cardinal

Caraffa, partivano con due galere da Civitavecchia per Malta a pigliar

la consegna delle persone e delle cose richieste dal Papa[504]. I

Cavalieri, posti, come è chiaro e come tutti diciamo, tra l'uscio e il

muro, presero la via di mezzo: cioè consegnarono il Fouroux, la sua

galera, e tutti gli atti dei tribunali maltesi contro di lui; di che non

trovo più traccia. Quanto all'altro, implorarono una breve dilazione a

fine di dar parte del successo al re di Spagna. Con questa intelligenza

gli inviati del cardinal Caraffa se ne tornarono verso Roma alli

quattordici di giugno; e ai diciotto di agosto dell'anno stesso

l'infelice Claudio della Sengle, grammaestro di Malta, afflitto al sommo

da tante contradizioni, improvvisamente se ne moriva.

[17 settembre 1557.]

Succedutogli il celebre cavalier Giovanni della Valletta, e venendogli

di Roma richieste sempre più insistenti, e di Spagna minacce sempre più

pressanti, pro e contra, se ne uscì con un'altra misura di mezzo.

Scrisse al cardinal Caraffa di non potersi assumere la malleveria del

ritorno nel viaggio marittimo del Moretto: però mandasse gente di sua

fiducia a pigliare e a scortare quel che voleva. Dall'altra parte fece

sapere al prigioniero che si terrebbero chiusi gli occhi sopra i fatti

suoi. Costui che non aveva mai lasciato di fare sottilissime pratiche,

trovò finalmente una porta aperta alla prigione, e una fregata

forestiera alla riva. Fuggì a salvamento in Sicilia[505].

[Maggio 1558.]

Per conclusione veniamo agli ultimi due successi dell'intricatissimo

negozio. Nel maggio del cinquantotto il capitan Filippo Orsini da

Vicovaro con una galèa di Civitavecchia ritornò a Malta, grandemente

onorato da quei signori. Fece un processo informativo intorno alla fuga

del Moretto, prese la consegna della galèa controversa, e di tutte le

attenenze, prede e scritture, da essere presentate ai tribunali di Roma.

La destrezza, la grazia e le concilianti maniere di Filippo, il quale

seppe rendersi accetto a tutti i contendenti, calmarono gli sdegni già

stanchi[506]. E il Moretto, tornato in Nizza ai servigi del Duca, non

lasciò mai più di rimestare nel senato della contèa la lite contro i

Cavalieri pel rifacimento dei danni; ascendenti, secondo suoi calcoli, a

un tesoro: tanto che per sentenza di quei giudici cadde il sequestro

reale sui beni dell'Ordine gerosolimitano negli stati di Emmanuele

Filiberto. Così durarono per sette anni, cioè infino alla morte del

Moretto, avvenuta nel 1564. Allora soltanto finirono i litigi con uno

strumento di transazione, e duemila ducati d'oro pagati in saldo di ogni

pretensione dai Cavalieri agli eredi suoi[507]. Chi potrà mai più

volersi mettere per allievo in quella scuola, sulle orme del Moretto e

del Fouroux? Ecco la conseguenza che io posso trarre, senza punto

dilungarmi dalla mia marina. Finisce con loro l'ardito e sciolto

mestiero: e chiunque dappoi vorrà tenere galèe armate di sua proprietà,

e' sarà più tosto legato al soldo, che non libero alla ventura.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 161 / 213 题