NOTE:

[483] AVVISI _di Roma_. Cod. Urbin. alla Vaticana, anno 1556, cod. 1038,

fol. 154, data del 15 agosto: «_Sono arrivati a Civitavecchia novecento

Guasgoni.... et le galere sono partite subito per traghettarne

altri...._» fol. 167: «_Sono andate dieci galere da Civitavecchia per

voler abbruciare quei ponti,.... Le galere sono ritornate._»

[484] MAMBRINO ROSEO cit., 562, prop. fin.: «_Le galere di Napoli

travagliavano anche elle in questa guerra che, spesso scorrendo da Gaeta

a Civitavecchia, facevano stare in arme quei luoghi marittimi._»

[485] P. A. G., _La marina nel Medio èvo_, II, 231, 234.

[486] PEDRO SALAZAR, _Historia de la guerra y presa de Africa_, in-4.

Napoli, 1552, p. 64, B, 1, fin.: «_Juan Moreto con su hermano llamado

Melchior de Belmont...._» et p. 67, A, 1, fin.: «_Moreto mandò a un

gentilhombre Saboyano, mancebo esforzado y animoso llamado Piron

Fioresta._»

[487] SALAZAR cit., 64, B, 1: «_Galera bien armada de franceses i turcos

forzados, y de artilleria, y con ciento y sessenta hombres de pelèa._»

[488] LA SALMA, che in genere vale Soma o Peso, nel linguaggio di mare

del tempo passato valeva tecnicamente (come registra il Casaregio nel

Consolato) Misura di capacità per gli aridi, applicata a determinare la

portata dei bastimenti. Questa unità di misura variava in diversi modi,

e dicevasi grossa o sottile, ordinaria o vantaggiata: variava pure in

diversi paesi, e negli stessi paesi per diversi tempi. Confusione comune

a tutte le antiche misure, pesi e valute. Si può pareggiare adesso ad un

sesto della moderna tonnellata metrica: e così la nave di

millecinquecento salme sarebbe di dugencinquanta tonnellate.

[489] SALAZAR cit., 67, A, 2, med.: «_Ganancia de treynta mil

ducados.... y cien turchos esclavos, y otros tantos que matò, y ochenta

Christianos que puso en libertad. Y con esta riqueza volviò a Niza su

tierra natal, llevando banderas y gallardetes turquescos, rastrando la

mar y fue de todos muy bien recibido._»

[490] SALAZAR cit., 67, A, 2, princ.: «_Moreto llegado al puerto de

Cotron la justicia le embargò el navio, diziendo andava a toda ropa assi

contra Christianos, como contro Turchos i Moros._»

[491] LEONE STROZZI, priore di Capua, _Lettera ai suoi fratelli_, data

dalle Sanguinare (Corsica) 18 settembre 1551 tra le _Lettere dei

Principi_, in-4. Venezia, 1562, I, 64, B; «_Io meno meco il capitano

Moretto: et l'animo mio è di far guerra contro infedeli in servigio

della mia religione._»

[492] MONSIGNOR GIO. DELLA CASA, _Lettere a nome del card. Caraffa al

card. di Lorena, di Roma, 6 febrajo 1556_. Tra le opere del medesimo,

in-4. Napoli, 1733. V, 98: «_Sarebbe bene che Sua Maestà Cristianissima

mandasse almeno dodici galere delle sue a Civitavecchia, la qual cosa ci

pare molto necessaria; e supplico vostra Signoria Illustrissima che

vengano le galere del maresciallo Strozzi, e del capitan Moretto, e le

altre che sono scritte nella lista._»

VEDI sopra la nota 11 e il novero delle galere nel documento citato.

[Ottobre 1556.]

XVIII. — Se non che nel mese d'ottobre del cinquantasei il capitan

Moretto si trovava affatto malcontento degli Strozzi, e disgustato della

sua ventura. Tutti sanno le strettezze dell'erario camerale nel periodo

della guerra di Campagna, e ne fa ricordo l'istesso cardinal

Pallavicino, citando le parole di quello che chiama suo caro e virtuoso

amico, Pietro Nores: parole allora manoscritte negli archivî, ed ora

pubblicate per le stampe, e continuamente da me ancora allegate[493].

Però non è da meravigliare nè sul sottile del ritardo alle paghe dei

capitani della marina, nè sul grosso del corruccio nel Moretto: uomo da

non vivere contento a tasche vuote. Di più egli si diceva creditore di

altre somme verso gli Strozzi per ragione dei suoi stipendî decorsi. E

mettendo tutto insieme nella disperazione di essere altrimenti pagato,

stabilì di impadronirsi della galèa, e di fuggirsene per compenso con

quella.

Facilissima l'esecuzione del disegno, come sarebbe gittarsi a precipizio

quinci in giù. Egli aveva il comando nelle mani, e quasi tutti gli

ufficiali, marinari e soldati di sua scelta, concittadini ed amici. Alla

prima occasione di uscir dal porto, prese il vento, e via a golfo

lanciato infino al golfo di Villafranca[494]. Là, uomo astutissimo,

presentò al conte di Fruzasco, novello governatore di Nizza, le ragioni

della sua innocenza e dei suoi diritti. Pentito, diceva, di aver

lasciato la bandiera del proprio principe, offeso a bastanza da quel

taccagno dello Strozzi, facesse per gran mercè il Fruzasco di rimetterlo

nella grazia del Duca suo natural signore, e vedrebbe portenti di

fedeltà, vedrebbe fioritura di provincie, scuole di nautica, ricchezza

di corso, gloria di nizzardi, e marineria militare: proprio ciò che

unicamente mancava alla prosperità del paese, ed all'altezza del Duca.

Il Governatore nuovo di cotesti maneggi, e i terrazzani vecchi amici del

Moretto, menarono buone le sue parole, accettarono i servigî, presero le

sue parti, e gli resero le patenti e le bandiera. Il duca istesso

Emmanuele Filiberto da Brusselle, dove era capitan generale delle armi

per Filippo II, scriveva al Fruzasco, sotto la data del ventitrè di

dicembre del cinquantasei, in questa sentenza[495]: «Del capitan

Moretto, per le persuasioni ed esortazioni vostre, ci contentiamo di

perdonargli e di riceverlo in nostra gratia, e di ritirarlo in servitio

nostro con quelle conditioni, soldo e stipendio, che Voi e Leyny

concerterete seco, a più nostro beneficio, tirandolo a quello manco si

potrà[496]. Con questo però che egli si obblighi di stare a ragione pel

conto della galera, quando fosse ricercato dal maresciallo Strozzi[497].

E perchè scrivete che è uomo da fare servitii assai, et che ha il modo

di farlo, in caso che Leyny non abbia bisogno dell'opera sua nella

fabbrica della darsena di Villafranca, lo manderete insin qua da Noi per

intendere più cose, massime del modo di armare altre galere: e potrà

lasciare il governo di sua galera al prefato Leyny, sotto descritione di

inventario. Et per sicurezza sua havemo ottenuto da Sua Maestà che egli

possa andare, stare e ritornare con detta galera et genti in tutti i

porti, mari e stati di Sua Maestà, la quale per questo effetto manda e

scrive al principe Doria, generale del mare[498], che debba fargli il

salvacondotto per essere di carico suo; et scrive eziandio

all'ambasciator Figueroa di favorirlo ed ajutarlo; sicchè bisognerà per

questo indirizzarsi a loro.» Dunque alla fine del cinquantasei il

Moretto aveva assettato bene le sue faccende dalla parte di là: rimesso

in grazia, preso al soldo, fornito di patente, acconcio di bandiera, e

ammesso col salvacondotto in tutti i porti del Re, per la Spagna,

l'Italia e l'Africa.

Prevalendosi tantosto di queste concessioni, e prima di gittarsi

randagio appresso al Duca per le Fiandre, o di mettersi marangone per le

acque a cavargli le darsene, pensò a rimpinzare la borsa: e per questo

subito entrato il cinquantasette si volse colla galera e con tutti i

suoi alla buona ventura contro i Turchi, secondo il solito pei mari di

Levante, facendo in Malta la prima scala, accoltovi con gran

dimostrazione di favore e di grazia dai Cavalieri, dal Grammaestro e da

tutto il Convento.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 158 / 213 题