[415] MARCUBALDO BICCI, _Notizie della famiglia Boccapaduli_, in-4.
Roma, 1762, p. 112: «_Prospero Boccapaduli, commissario di Castel
Santangelo, doveva fornire le galere e fortezze di Civitavecchia._»
[416] NORES cit., 43, e 137.
ADRIANI cit., 545, B.
MARCUBALDO BICCI cit., p. 107, not. in fin.: «_Mario Particappa._»
Famiglia ricordata altresì nel _M. A. C._
ARISTIDE SALA, _Le lettere di san Carlo Borromeo_, in-8. Milano, III,
1861, e ARCH. ST. IT., 1863, p. 108: «_Guasgoni._»
[417] NORES cit., 137.
[1 settembre 1556.]
V. — Mentre in tanto gran fare erano i Romani occupati, don Fernando
Alvarez di Toledo, duca d'Alba, famosissimo nelle storie di questi
tempi, era giunto in Napoli mandatovi dal re Filippo col titolo di suo
Vicario generale, e con autorità sopra tutti gli altri ministri,
capitani e soldati di Spagna in Italia. Figurate nella mente un uomo
adusto, duro, lungo, allampanato, tutto d'un pezzo; lunga e stretta la
fronte, e più lungo il ciuffotto rittovi in mezzo, lungo il sopracciglio
e lontano dall'occhio grifagno e fiero, lungo il naso, strette le
labbra, contorti i mustacchi, e un lungo pizzo di barba disteso pel
lunghissimo collo infino al petto: vestitene le ossa e i muscoli
induriti con maglia e piastra di ferro, e avrete il ritratto del duca
d'Alba come fu scolpito dal Lioni, e come fu dipinto da Tiziano[419].
Vuolsi chiamare eccellente (sotto l'aspetto militare) il piano di guerra
di cotesto Duca: prevenire, anzi che esser prevenuto; guerreggiare
sull'altrui, anzi che sul proprio; attaccare all'improvviso, senza
chiedere licenza; dar dentro, prima che giugnessero di maggiori
rinforzi; circuir Roma, affamare la plebe, suscitare tumulti nella
città, ridurre Paolo in Castello, e quivi alle strette costringerlo a
capitolare. Con questo divisamento il primo giorno di settembre passò il
confine, guidando dodicimila fanti e quasi dumila cavalli. Occupò di
slancio Pontecorvo, Terracina, Frosinone, Anagni; e sottomise la
provincia di Campagna, donde prese nome la guerra. Tutto a seconda da
quella parte. Non così dalla parte del mare, dove io principalmente
riguardo.
[14 settembre 1556.]
Considerata l'importanza del porto di Civitavecchia a volere isolar
Roma; e non potendovi il Duca mettere assedio, tanto lontano dalla sua
base d'operazione, pensò occuparla per sorpresa. A tal fine s'intese con
Cosimo di Toscana: il quale, perchè sudava freddo al nome di Piero
Strozzi, di Silvestro Aldobrandini, e di quegli altri che facevano
quartier generale in Roma, udì volentieri la richiesta dello Spagnuolo,
e mandò tremila fanti toscani a Portercole, apparentemente per guardare
il confine, in realtà per dargli mano[420]. Al tempo stesso don Fernando
chiamava di Lombardia e di Piemonte altri seimila tra Spagnuoli e
Alemanni, ordinando loro di imbarcarsi alla Spezia, di venire a
Portercole, e concorrendo insieme da mare e da terra Spagnuoli, Tedeschi
e Toscani, dar sopra Civitavecchia e impadronirsene. Se non che la
tardanza dei primi, la mala paga dei secondi, la perplessità degli
ultimi, e più di tutto la diligenza del capitan Flaminio, fecero cadere
la trama. Flaminio in pochi giorni avea già compiuti due viaggi da
Marsiglia a Civitavecchia, portando gente in ajuto di Paolo; e si
trovava con molti rinforzi di soldati, di marinari, e di provvisioni in
punto di combattere, non solo per la difesa della piazza, ma anche per
l'offesa de' nemici, se mai si fossero arditi venire da ponente. La sua
diligenza tolse loro ogni speranza: e per quanto durò la guerra, tenne
sicura da questa parte la capitale[421]. Non fa bisogno ripetere come in
tutte le fazioni della guerra a favore degli Spagnuoli gagliardamente si
adoperassero colle armi i signori Colonnesi, massime quel giovane
Marcantonio, il cui nome doveva poscia divenire celeberrimo. Io non ho
mai preso a scrivere per intiero la sua vita, ma solo gli egregi fatti
suoi contro i Turchi alla guerra di Cipro e alla battaglia di Lepanto.
Quanto ai privati dissidî di famiglia e quanto alle guerre intestine,
compiango lui ed ogni altro nei tristi tempi costretti da misero e
funesto fato; e lascio che ne dicano con documenti di gran rilievo i
moderni guardiani dell'archivio, senza entrare io in questo campo, che
del resto non tocca la marina. Bastami ora Flaminio Orsini a sfatare da
questa parte le molestie dei nemici.