SOZZINI, _Guerra di Siena_, nell'ARCH. ST. IT., 1812, II, 94, 126, 592:
Sempre: «_Flaminio della Stabbia._»
ANTONIO DI MONTALVO, _Relazione della guerra di Siena, tradotta dallo
spagnolo da don Garzia suo figlio, e pubblicata dal_ RICCOMANNI
GROTTANELLI, etc. in-8. _con documenti e prefazioni_ del BANCHI, in-8.
Torino, 1863, p. 24: «_Inviò il capitano Flaminio dell'Anguillara,
soldato vecchio, coll'ordine e modo che doveva tenere Santaccio._»
Così il Bosio, il Cirni, il Nores, il Campana, il Roseo, il Tuano, e più
altri che citerò appresso.
[409] NORES cit., 70: «_Si diede la cura di Civitavecchia e delle galere
a Flaminio Orsino da Stabbia, stretto parente di Pietro Strozzi._»
Invece di Civitavecchia si legge Città di Castello per errore di
copisti, chè non potevano trovarsi galèe sui monti Tifernati.
BOSIO cit., 376, E: «_Paolo IV guerreggiando col duca d'Alba, aveva
dodici galere.... quattro delle quali erano di Pietro Strozzi._»
IDEM, 411, C: «_Galere della Chiesa a carico del signor Flaminio
Orsini._»
ADRIANI, 534, E: «_A Flaminio da Stabbia Orsino il governo di
Civitavecchia, et delle galere che avevano._»
[410] DOCUMENTI raccolti da Scipione Volpicella e pubblicati
nell'_Appendice_ alla Storia del Nores, ARCH. STOR. IT. cit., XII, 385:
«_Le quali galere si fermino qui nel porto di Civitavecchia.... quelle
del maresciallo Strozzi col capitan Moretto, e le altre notate qui
appresso.... Monsignor di Sciarluz con due galere, Baccio Martelli con
due galere, capitan Cabazolles con una galera, le due di monsignor
Daramon, il conte da Fiesco con due galere._» Del FOUROUX si vedrà
avanti.
M. GIO. DELLA CASA, _Lettere a nome del card. Caraffa_, tra le Opere del
medesimo, in-4. Napoli, 1733, V, 98: «_Al cardinal di Lorena: di Roma, 6
febbraio 1556. — Sarebbe bene che S. M. Cristianissima mandasse almeno
dodici galere delle sue a Civitavecchia, la qual cosa ci pare molto
necessaria; e supplico Vostra Signoria Illma. e Rma. che
vengano le galere del maresciallo Strozzi, e del capitano Moretto, e le
altre che sono scritte nella lista._» Segue la lista come sopra, che può
ridursi così:
Galere del capitano Alamanni 2
» del maresciallo Strozzi 4
» dello Sciarluz 2
» di Baccio Martelli 2
» del capitano Cabazolles 1
» del Daramon 2
» del conte da Fiesco 2
——
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[411] DOCUMENTI _nuovi e illustrazioni sulla Congiura dei Fieschi_,
pubblicati da L. T. BELGRANO, nel volume VIII, fascicolo II, _Atti della
Società Ligure di storia patria_: «_La causa di Scipione Fieschi pei
feudi paterni._» Molte notizie di esso Scipione per questi tempi.
[412] DOCUM., cit. qui sopra, I, 130, e più 64, 132.
[413] VASARI e DOCUM., cit. qui sopra, I, 136.
[414] ADRIANI cit., 548 A: «_Havendo nel lungo spazio Flaminio Orsino
molto bene guernita Civitavecchia._»
IDEM, 546, F: «_Piero Strozzi andò a visitare Civitavecchia, e le
fortificazioni che a sicurtà vi aveva fatte Flaminio Orsino._»
AVVISI di Roma. Cod. Urbinate alla Vaticana, 1039, fol. 160: «_Di Roma
ha mandato N. 5 guastadori a Civitavecchia, a riparare le fortificazioni
che già fece Paolo IV._»
[Marzo-agosto 1556.]
IV. — Maggiori apparecchi faceansi in Roma, dove si erano raccolti tutti
gli esuli di Napoli e tutti i fuorusciti di Toscana. Primo di autorità
nei consigli Silvestro Aldobrandini, padre di quell'Ippolito che poi fu
papa Clemente VIII: primo di comando nelle esecuzioni Piero Strozzi,
figlio di quel Filippo, cui toccò l'eccesso di lasciarsi morire anzi che
essere straziato dal carnefice di Cosimo. Con questi consentivano tutti
i nemici dell'Austria, dei Medici e dei Colonnesi; come dire gli Orsini,
Torquato Conti, Ascanio della Cornia prima che mutasse bandiera, Adriano
Baglioni, Matteo Stendardo, Baldassarre Rangoni, il conte Brunoro
Campeschi da Forlimpopoli, Giulio Vitelli, Giovanni Guasgoni, Tommaso da
Camerino, Lorenzo da Perugia, Giulio Cesare Brancaccio da Napoli, il
duca di Somma, Alessandro Colonna, il capitan Mario Particappa, Prospero
Boccapaduli, il Rucellai, il celebre della Casa, e tanti altri[416].
Fin dal principio il cardinal Caraffa aveva comandato che si
descrivessero nei ruoli tutti i Romani atti alle armi, e si ordinassero
in compagnie e legioni, assegnata a ciascuno la posta di convegno. Si
trovarono alla mostra, sotto gli occhi di Paolo IV, ottomila uomini ben
armati: e prima quei del rione di Ponte, più numerosi di ogni altro, in
una legione alla guardia del Campidoglio, ed alla riscossa dovunque
sarebbe maggiore il bisogno. Degli altri rioni a quattro a quattro si
formarono tre legioni: la prima in battaglia sulla piazza di Termini, la
seconda sulla piazza del Laterano, la terza al Circo Massimo: tre punti
spaziosi e strategici per soccorrere prestamente tutto il perimetro
delle mura cistiberine, quando si tentasse invasione da quelle parti, o
balenassero i difensori della prima linea. Alle porte e alle muraglie i
soldati e i capitani distribuiti così: dal Popolo alle alture del
Pincio, monsù di Lanzac con mille Guasgoni; dalla porta Salaria alla
Nomentana (non ancora Pia), il duca di Paliano con mille Tedeschi; dalla
Tiburtina alla Maggiore ed oltre, Paologiordano Orsini con sei compagnie
di Italiani, in tutto millecinquecento uomini; dalla Latina all'Appia il
cardinal Carlo Caraffa con mille parimente Italiani; e finalmente
all'Ostiense il Montluc con cinquecento Francesi. In tutto per le mura
cinquemila soldati, ed ottomila per la città.
Di più distaccati per diverse guarnigioni, altri dumila in Paliano,
millecinquecento in Velletri, quattrocento in Tivoli, e un altro
migliajo in piccole bande pei luoghi prossimi al confine[417]. Arrogi un
corpo di settecento cavalleggeri, divisi in quattro compagnie a carico
dei capitani che aveanle formate, così per ordine di nomi, Giulio
Vitelli, Baldassarre Rangoni, il conte Brunoro e Matteo Stendardo.
In questa occasione comparve per la prima volta in Roma quella milizia
speciale che ha poscia continuato fino ai nostri tempi col nome di
Guardia nobile: conciossiachè agli otto di dicembre del cinquantacinque,
nella cappella, Paolo IV creò cavalieri cento gentiluomini romani, e a
loro commise la guardia della persona sua. Assegnò loro le stanze in
palazzo; e stabilì che, ripartiti in dieci decurie sotto altrettanti
ufficiali, non si allontanassero mai dall'anticamera, secondo il turno
della guardia; e tutti insieme a cavallo dovessero accompagnarlo quando
gli convenisse uscire solennemente in pubblico[418].
Le compagnie assoldate e le milizie cittadine che rondavano notte e
giorno per le mura vedeansi queste innanzi presso a poco come adesso le
vediam noi: cioè alla sinistra del Tevere la cinta Aureliana, più i due
famosi baluardi del Sangallo sulla via Appia e sull'Aventino; ed alla
destra la cinta bastionata di Borgo imbastita dal Castriotto, e i
baluardi di santo Spirito murati dal Sangallo. Al castello Santangelo
finalmente la necessità di questi giorni aggiunse il terzo recinto in
forma di pentagono bastionato, secondo certi disegni anteriori di mezzo
secolo, messi su alla meglio in quindici giorni da Camillo Orsini. Esso
col figlio, alla testa degli ingegneri, dirigeva il compimento dei
lavori di terra, e dava mano alle tagliate in città, e alla difesa dei
ponti sul Tevere per assicurare il possesso di Borgo, dove grossa mano
di soldati e di trasteverini stavano di presidio.