NOTE:

[364] LA PRESA DI AFRICA (cit. sopra alla nota 63): «_Gli Italiani,

perchè erano pochi, hanno avuto manco preda per la superchiaria che era

fatta loro da Spagnoli._»

TOMMASO COSTO, _Storia di Napoli_, in-4. Venezia, 1613, II, 265:

«_Morirono di quei di dentro nel furore dell'assalto a sangue caldo

presso a ottocento tra Turchi e Mori, e fu tutto il resto fatto prigione

con diecimila anime, i quali tutti quasi furono portati in Sicilia,

molti a Napoli, et pochissimi a Roma._»

[365] CICERO, _De legibus_, III, 8: «_Domum cum laude redeunto._»

[366] ADRIANI cit., 298, G: «_Il priore di Lombardia aveva tenuto

quattro galere al soldo della Chiesa nell'impresa d'Africa.... e quella

spedita, rincrescendone al Papa la spesa, si era con esse gittato in

Francia, avendo nimistà mortale con gli Spagnuoli._»

[367] RELAZIONE _Mss. Capponiano_, (di che vedi appresso nota 192), p.

374: «_A. Sforza trovò da cinquanta in sessanta uomini di Civitavecchia,

i quali come affezionati di casa Sforza erano iti a visitarlo._»

[368] RATTI cit., _Casa Sforza_, I, 281.

[369] ARCHIVIO di Stato in Lucca, tre lettere sul proposito del

naufragio di due galere del priore di Lombardia alla Spiaggia di

Viareggio nel maggio 1551. — Serie degli Anziani al tempo della Libertà

Nº 550. — Per cortesia del chiaro archivista Salvator Bongi.

Il RATTI cit., I, 279, ne parla al solito per le generali.

[370] _D. Ferrante Gonzaga:_ famoso governatore di Milano per Carlo V,

che aveva già occupato Piacenza, e minacciava Parma.

[371] _Horatio Farnese:_ fratello minore del duca Ottavio, che veniva

per generale della cavalleria francese mandata da Enrico II in

Lombardia.

[372] _Aurelio Fregosi:_ colonnello al servizio di Francia, spedito nel

1551 in Italia per la guerra di Parma, come ben scrive il LITTA _dei

Fregosi_, tav. VI, ed ultima.

[373] _Servitori:_ non ardiscono nominare Francesco de Nobili perchè

concittadino: ma eravi cogli altri, come appresso essi medesimi

scrivono.

[374] _Caso d'importanza:_ e per quanto si vede studiosamente procurato

da quei Signori per gettarsi in fretta sul Parmigiano.

[375] _Felici successi:_ non certo del naufragio; ma deve alludere alla

partecipazione delle nozze stabilite colla Diana di Francia, o vero alle

speranze di Parma e del re Arrigo II.

[1554.]

XXVII. — Si noveravano per questi tempi cinque personaggi, tutti di alto

affare, nella casa Sforzesca: ciò è a dire, il conte di Santafiora, capo

della famiglia; il cardinal Guidascanio, camerlengo di santa Chiesa;

Alessandro, chierico di Camera; e i due minori fratelli, che seguivano

la professione delle armi, Mario e Carlo. Stando l'Italia divisa dalle

fazioni francese e spagnuola; e non potendo i baroni sperar nulla, e

presso che non dissi vivere, senza accostarsi o a questa o a quella,

dove con grande insistenza e con ogni maniera di artifizî erano

chiamati, anche a costo di rompere la fede ai proprî sovrani e la pace

nelle istesse loro famiglie, v'ebbe pur screzio nella casa Sforzesca; i

primi tre, Conte, Cardinale e Prelato tenean fermo a parte spagnuola; e

gli altri due, Soldato e Marinaro, a parte francese. Ma perchè la

maggiore autorità stava coi primi, non rimaneva ai secondi nè gran forza

nè gran credito: e per quanto si studiassero di parere franceschi, non

potevano mai togliere dal capo a costoro che, essendo eglino fratelli

dei nemici loro, non dovessero essere guardati e avuti a sospetto.

Con questi auspicî non lieti Carlo portò le sue galere a Marsiglia; e

subito corse per le poste alla corte in Parigi per baciar le mani al re

Arrigo II, il quale in quei primi fervori lo accolse con molte

dimostrazioni di gradimento. E Carlo prese servigio, unì le sue galèe a

quelle del Re, militò in tutte le fazioni combattute per quei tempi

nelle acque della Liguria e della Corsica, ebbe sventure, perse quattro

galèe, due per combattimenti e due per naufragio; ne costruì due di

nuovo a sue spese, sempre in ossequio e servigio di Francia. Ma non

avendo per tutto ciò potuto cessare i sospetti che della sua fede

avevano preso gl'invidiosi, e accortosi che qualche brutto tiro

mulinavasi contro la persona sua, smucciò via secretamente, lasciando le

sue galèe nel porto di Marsiglia. Però il Re le fece sequestrare: ne

tolse il governo al capitan Filippo Orsini da Vicovaro, uomo del

cardinal Guidascanio, e ne dette il carico al capitan Niccolò Alamanni,

fuoruscito fiorentino e francese smaccato, per l'avversione sua contro

al duca Cosimo amico degli Spagnuoli[378].

Ciò non pertanto Carlo, venuto in Italia, continuò a militare pei

Francesi medesimi nella guerra di Siena, entrando da venturiero nelle

fazioni che furono combattute qua e là per quello stato, con molto

vantaggio dei padroni, per essere nelle parti medesime le castella della

sua casa. E tanto animosamente si era cacciato nella infelice campagna,

che in uno scontro di cavalli tra il marchese di Marignano e Piero

Strozzi, Carlo per liberare Mario suo fratello fatto prigione da

Alessandro Palogi gentiluomo romano, troppo arditamente e senza riguardo

alcuno cacciatosi innanzi, incontrò la medesima sorte, ed ambedue furono

menati prigioni a Firenze[379]. Per questi fatti Carlo rientrò nella

grazia del Re, tanto che si ardì scrivergli come e' desiderava

rimettersi sulle stesse galèe al modo di prima per servirlo sul mare,

dove meglio poteva: e il Re comandò al capitan Niccolò Alamanni, il

quale allora si trovava in Corsica colle galere medesime, che dovesse

venire in Civitavecchia a levarlo, subito che, pagata la taglia, si

fosse riscosso dalla prigionia.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 106 / 213 题