[310] SALAZAR, 46, A, I: «_El Prior con la capitana del Papa.... fue en
busca de la fusta.... y topò la fragata que a salvamiento venia._»
[311] SANDOVAL cit., 134, B, 2, med.: «_Dixo Espinosa que, quando venia
de Sicilia, avia reconocido per el mar ser aquella parte lo mas flaco de
la plaza, y que de là seria bien dar le batteria._»
[312] CARLO BOTTA, _Viaggio attorno al globo, di Duhaut de Cilly,_ 1, 7,
39, 129, 130, 136, 216, etc.
ARIOSTO, _Orlando Fur._, XXXVI, 7.
[313] SALAZAR cit., 60, A, I: «_Despues el dia de Santiago....
escribieron.... a Andronico de Espinosa ingeniero del reino de Sicilia,
que fuesse a servir al campo imperial sobre Africa.... de mas de Hernan
Molin._»
IDEM, 68, A, 2: «_Andronico de Spinosa ingeniero, que el Visorrey a
Cecilia embiò a llamar con diligencia, se embarcò y fue al campo._»
[314] EMMANUELE E GAETANI (marchese di Villabianca), _La Sicilia
nobile_, in-4. Palermo, 1757, II, 387: «_Arduini famiglia antichissima
messinese dei tempi dei Normanni._»
[315] BOSIO cit., III, 286, A, B: «_Merito di Arduino rodiotto, già
bombardiere e vassallo della Religione, il quale dopo aver servito il
prior Gabrielle Tadino di Martinengo, fattosi molto perito et experto in
fabbricar macchine, stava al soldo del Vicerè di Sicilia, e nella
milizia spagnola si faceva chiamare il capitan Spinosa._»
[316] SALAZAR cit., 72, B, 1, 2. — SANDOVAL cit., 134, B, I.
[317] NUCULA cit., 265, 266: «_Quamobrem Prato nobili architecto, cujus
opera in ædificiis construendis, urbibusque ac locis muniendis pro rex
assidue utitur, negotium dedit.... ut munitior Urbs fieret, et custodiri
posset.... et formam exprimeret ad architecturæ leges.... ad Cæsarem
mittendam._»
[318] SALAZAR cit., 85, A, I, med.: «_El Visorey en Africa.... dexo un
ingeniero, para que haziesse reparar._» Questi è il Prato.
[319] ANTONIO DE' FERRARI, detto IL GALATÈO, _Successi dell'armata
turchesca in Otranto_, tradotti dal Marziano, in-4. Napoli, 1612, p. 85.
[4 agosto 1550.]
XX. — Dei lavori precedenti sul campo non fa bisogno altro commento:
gabbioni, fascine, terrapieni, fossi, trincere, e due parallele, secondo
il metodo ordinario. Dalla parte della piazza due muraglie, l'una a
riparo dell'altra, il fosso in mezzo, la breccia difficile, l'assalto
impossibile. Il Ferramolino si volge alle mine: ma non può camminare di
lungo sotterra, dove a ogni passo incontra due ostacoli insuperabili;
pietra viva, ed acqua morta[320]. Condizioni geologiche necessarie del
sito, quando si dice rupe presso al mare sottoposta a monti più alti e
vicini. Venuti gli altri ingegneri, deliberano insieme di accostarsi
alla piazza e di attaccarle il minatore per mezzo di una galleria di
nuova forma, e acconcia quanto più si può alla qualità del terreno.
Cavamento fino a trovare il macigno, ripari laterali di terra e fascina,
e copertura superiore di travate e panconi da nascondere e difendere i
lavoranti e i minatori.
[18 agosto 1550.]
La galleria divisata venne presso che compiuta, non ostante il fuoco
continuo della piazza, e l'opposizione dei nemici vigilantissimi ai
nostri danni. Se non che la notte seguente, che la travata s'appressava
alla scarpa del muraglione, quei Turchi terribili dalle loro feritoje
annaffiarono i palchi di catrame, e vi gittarono sopra giunco, ginestra,
stipa e fuoco; a spegnere il quale perchè niuno venisse appostarono
tutta la loro archibuseria. Pensate il Ferramolino là sotto colle
trombe, coll'acqua e colla terra ad affogare ed a vincere l'incendio:
pensate quegli altri a replicare catrame, tizzoni e archibugiate. In
somma tre volte domate, tre volte riaccese le fiamme: morendovi molti
soldati e guastatori chi cotto, chi trafitto: e urlando i Turchi ad ogni
bel colpo dalle feritoje basse del torrione. Finalmente toccò una palla
in fronte al Ferramolino, che vi restò gelato sul colpo[321]. Prode ed
infelice ingegnero! troppo raffidato nell'arte tua, lasciasti le ossa
ascose nella terra dei barbari, e il nome presso che obliato nel tuo
stesso paese! L'estremo vale dello storico scusi il monumento della tua
tomba, e tenga viva la memoria delle tue benemerenze nell'affetto dei
posteri, dovunque alligna cortesia.
[28 agosto 1550.]
Sottentrò l'Arduino alla testa degli ingegneri, prese la direzione
dell'assedio, e depose il pensiero delle mine. Uomo nuovo, doveva far
novità: venuto dal mare collo Sforza, doveva sforzare dal mare. Mutò
subito la postura delle batterie. Salvo alcuni pezzi di fronte, presso
al centro del campo e del quartier generale, trasportò il resto di
grosso calibro all'estrema destra per battere l'ultimo angolo della
fronte verso levante; dove il muro, per essere sul pendio della rupe,
non montava più grosso di sette palmi, e pareva privo di contrafforti
anteriori e di fosso. All'alba del giovedì ventotto di agosto, essendo
ogni cosa in punto, l'Arduino aprì il fuoco della nuova batteria, e se
ne videro subito effetti stupendi[322]. La debolezza del muro, la
grossezza dei calibri, la vicinanza di dugencinquanta metri, e più di
tutto la direzione normale dei colpi facevano a pezzo a pezzo cascar giù
la muraglia, e con tale prestezza, che quei di dentro non erano in tempo
nè a sgombrar le macerie, nè a riparar la rottura. Indarno i Turchi
abbarcavano tavole, terra e fardelli di cotone e di lana; indarno Assano
in persona conduceva al lavoro gli operaj; indarno tagliate e traverse.
La nostra artiglieria scopava ogni cosa da quella parte: e non restava
che un po' di torrione a demolire, perchè senza molestia dei fianchi si
potesse ordinare a sicurtà l'assalto. Ma quel torrione stava duro, come
gli altri della fronte: strigneva il tempo, bisognava far presto, non
dare agli assediati la comodità di riparare. In somma era necessario
ajutarsi con tiri perpendicolari dalla parte del mare.
E perchè il luogo ristretto, le acque poco fonde, e la suggezione alla
numerosa e terribile artiglieria della piazza, non permettevano senza
gravissimo pericolo il ronzare delle galere, come si era fatto a Corone,
alla Goletta e a Castelnovo, si pensò adoperarvi una macchina navale,
cui era riserbato finalmente il vanto principale della vittoria.