[320] SANDOVAL cit., 134, B, I, mod.: «_Començose la trinchea: mas
hallaron tanta agua.... juntando con el muro para que pudiesen picarle y
minarle._»
ADRIANI cit., 289, B: «_Havendo prima tentato cave sotterra.... per
andare coperti alle mura per iscalzarle et abbatterle: ma nulla era
giovato, chè le mine intoppavano in pietra dura._»
[321] STELLA cit., 640: «_Ferramolinus, architector et machinator
excellens, cum cuniculos jam prope pomerium egisset, glande tormentaria
secundum frontem ictus est._»
NUCULA cit., 182: «_Ferramolinus, optimus architector et machinator
Cæsaris.... cum tectum cuniculum agi curaret, glandis ictu in caput
secundum frontem interiit._»
SALAZAR cit., 68, B, 2, fin.: «_A Hernan Molin dieron un escopetazo por
los pechos, de que muriò._»
SANDOVAL cit., 134, B, 2.
[322] SALAZAR cit., 69, A, 2 princ: «_Jueves a la noche veynte y siete
de agosto, hizieron plantar pieças gruesas, y al romper del alva de otro
dia començaron a jugar.... estaban a doscientos y treynta passos....
cogian mas en lleno.... hizo grande operacion._»
SANDOVAL, 135, A, I. — Nota che nel 1550 e mese d'agosto il ventisette
era mercoledì, dunque il giorno seguente è giovedì ventotto. La notte
deve intendersi precedente.
[31 agosto 1550.]
XXI. — Questa macchina doveva essere in sostanza una grossa batteria
galleggiante da accostarsi facilmente per mare al punto voluto
sbrecciare: macchina di gran piazza, formata con due navigli incatenati
in un sol corpo, fornita da molte e grosse artiglierie, e ben riparata
dalle offese nemiche per sicurezza di sè stessa, dei pezzi e dei
serventi. Fu pronta in pochi giorni: e tra poco ne vedremo meglio la
costruzione e il servigio.
Intanto se alcuno domanderà il nome dell'egregio inventore, deve
mettersi meco tra le varietà dei libri e delle sentenze. Chi dice il
Ferramolino, per averne lasciato il disegno prima di morire: chi ne dà
il merito al Doria, al Vega, o a don Garzia; chi propriamente
all'Arduino; chi dice esserselo preso da sè Giulio Cesare Brancaccio; e
chi doversi cercare più abbasso un siciliano, un galeotto, uno schiavo,
un rinnegato[323]. Dunque possiamo conchiudere che gl'inventori furono
tutti: e tanto meglio la diversità delle altrui opinioni confermerà la
nostra, quanto è pur vero che gli uomini, stretti dalle medesime
necessità, tornano sempre agli stessi ripieghi. Fin dai tempi di
Mitridate e di Scipione si sono viste macchine composte con due o più
bastimenti incatenati tra loro: ne parla Tito Livio, Appiano
Alessandrino, Festo, Vegezio, Vitruvio[324]. E senza andar tanto
lontano, per ogni altro tempo si è veduto nei nostri porti spianare in
lungo e in largo gran piazza sopra alcuni bastimenti legati insieme,
volendosi riunire in mezzo al mare per maggior sollazzo molta gente a
danze, a conviti, e simili[325]. Dunque senza pretendere vanto di
bell'ingegno poteva facilmente chiunque al modo istesso proporre di
piantarvi il giuoco di una batteria di grossi cannoni; come gli antichi
sopra due o più bastimenti collegati piantato avevano gli arieti
cozzanti, le torri mobili, le scale volanti, e i ponti di assalto e di
traghetto. Io stesso nella storia marinaresca del Medio èvo ne ho
parlato diverse volte; e più vi ho messo la speciale descrizione di una
di queste macchine, vittoriosamente spinta l'anno 1218 ad espugnare la
torre del Nilo innanzi a Damiata[326]. Si faceva doppia, o scempia, o
tripla, secondo il numero dei bastimenti componenti; e fin dalla rimota
antichità pelasga con voce comune ai Latini ed ai Greci si chiamava la
Sambuca, per la ragione dei canapi obbliquamente distesi tra la torre,
l'ariete e la scala, alla similitudine delle corde tra il corpo e l'arco
nello strumento musicale dello stesso nome.
Venuta poscia l'invenzione della polvere di guerra, e smessi gli arieti
con tutto il resto, nondimeno la macchina conservò l'istesso nome di
Sambuca, perchè ordinata allo stesso fine. Però invece dei vecchi arnesi
si fornì dei nuovi cannoni: di che ho pur detto qualcosa nel mio
Marcantonio Colonna per l'anno 1572, quando una macchina di questo
genere per espugnare Modone fu costruita con pessimo effetto
dall'architetto Giuseppe Buono[327]. E qui calco a bello studio il
cognome dell'architetto, e dico Buono, perchè così leggo nei Documenti
colonnesi e vaticani, così nelle storie dell'Adriani fiorentino e del
Sereno romano, e così nelle scritture dei contemporanei[328]; non
trovandosi altrove Bonello, che nel Paruta veneziano e posteriore,
certamente per errore di stampa o simile. Accade a chicchessia, anche ai
più diligenti ed assennati scrittori. Valga per tutti l'esempio del
chiarissimo Carlo Promis, altrettanto dotto che accurato, il quale
nondimeno, preso in un punto da certa vertigine tra il testo e le note,
confonde in poche righe luoghi, tempi, e persone: Buono con Bonello,
Afrodisio con Tripoli, e l'ultima campagna della Goletta mette nel 1572,
che fu recisamente due anni dopo, ai ventitrè di agosto 1574[329]. Non
fo io professione di censore: ma ho l'obbligo di difendere la verità
storica, e di mantenere gli assunti miei.
Dunque i nostri capitani volendo battere la piazza dalla parte del mare,
facilmente convennero di mettere allo sbaraglio due sole galere: una
genovese, chiamata la Brava; ed una siciliana, detta la Califfa. Alle
quali, avendo prestamente levato alberi, antenne e ogni altro attrezzo,
attraversarono gli alberi stessi e le antenne loro da poppa e da prua,
incatenandole insieme tanto strettamente, da formare un ponte solo, non
soggetto a barcollare perchè equilibrato sopra due punti stabili, cioè
sulle due chiglie. Poi le maestranze spianarono la coverta; e avanti a
chiodar panconi, a livellare piatteforme, a condurre parapetti, ad
aprire troniere, e a mettervi per riparo gabbioni terrapienati, alti di
palmi dodici, profondi di quindici; e ben ristretti con traversoni,
puntelli, bracciuoli, legami, chiovagione: fortissimo e portentoso
lavoro. Indi il capitan Arduini incavalcò alla banda destra della
macchina nove pezzi di artiglieria grossa sui carri da esser maneggiati
tanto comodamente quanto sopra qualunque piattaforma murata: e perchè la
macchina meglio avesse a sostenere il gran peso, ed a resistere ad ogni
percossa dei nemici, la circondò con una ghirlanda di botti vuote, ben
chiuse e stagne, ed imbracate a corto per disotto alla carena[330]:
Lavoro eseguito presto e bene dalle navali maestranze; e copertamente
dietro alle galèe ed alle navi dell'armata, perchè i nemici non ne
avessero sentore[331].