[308] SALAZAR cit., 46, A, I; 63, A, B; 64
[309] SALAZAR cit., 63, 64.
P. A. G., _Medio èvo_, I, 206, 208, 210.
[31 luglio 1550.]
XIX. — In quella Carlo Sforza, speditosi da Roma, e ripresa a Napoli la
capitana e le munizioni che ho detto, veniva a golfo lanciato verso
l'Africa, non senza cacciarsi dattorno lo sciame dei pirati, dalle cui
mani alle Eolie pur riscuoteva una fregata napolitana con tutta la
gente[310]. Il suo ritorno all'armata ed al campo, che fu il trentuno
dello stesso mese di luglio, ravvivò la speranza di sollecita
espugnazione, e più che mai rivolse i pensieri altrui alle batterie di
costa verso la marina, sul debole della piazza, secondo che egli aveva
sempre proposto. Di questo suo pensamento, con lunghi e stringenti
discorsi, durante la traversata, erasi studiato di far capaci i due
ingegneri che aveva preso seco a Palermo: coi quali per maggior
convincimento, e prima di mettere piede in terra, scórse a bello studio
tutta intorno la penisola fortificata, segnando col dito a quei signori
i punti che meglio degli altri potevano essere con buon successo
battuti; e pigliandone i rilievi dalla poppa del suo schelmo[311]. Seguo
in questa parte la perizia di Carlo Botta, che usa la voce Schelmo per
sincope di palischermo, quasi a ogni pagina del Viaggio intorno al
globo: e per questa stessa ragione mi sembra termine molto acconcio ad
esprimere per eccellenza la barca assegnata all'uso personale del
comandante: perchè come si distingue per la ricchezza e nobiltà delle
forme, così anche vada per la concisione e forza del nome meglio in
armonia colla dignità della persona[312].
I due ingegneri, chiamati con gran pressa dalla Sicilia dopo la
battaglia dell'Oliveto, e indi menati al campo dalla prima galèa di
passaggio per quelle parti, che fu proprio la capitana di Roma[313],
passano ambedue presso che ignoti nella storia dell'arte; e però più
meritevoli di special ricordo, come abbiam detto del Ferramolino. Il
primo, chiamato Andronico Arduini, oriundo di nobile famiglia
messinese[314], nato in Rodi, bombardiere di vaglia in quell'assedio,
fattosi poscia seguace del Martinengo, divenne eccellente nel maneggio
delle artiglierie, negli ingegni delle macchine, e nelle dottrine della
nuova fortificazione militare[315]. Dunque di origine e di scuola
italiana, quantunque per andare meglio a' versi dei padroni di Spagna si
facesse chiamare col nome di capitano Spinosa, sì come ripetono sempre
gli scrittori di quella nazione[316].
Dell'altro parlano quasi tutti implicitamente; ma il solo Orazio Nocella
da Terni, attore e testimonio dei fatti, nei commentarî stampati in
Roma, esplicitamente ricorda il nome, dicendo[317]: «Presa la città di
Afrodisio, tra le molte provvisioni del Vicerè vuolsi ricordare la
proposta di renderla più forte, e più difendevole, anche con poca gente.
Laonde al signor Prato, nobile architetto, di cui si serve continuamente
per le sue fabbriche, e per le fortificazioni delle città e d'altri
luoghi, die' commissione di farne il disegno, e di mandarne la figura
all'Imperatore, lavorata e finita come si costuma per mostrarne
l'artificio.... Il modello, prestamente composto, fu presentato a Cesare
da Giovanni Ossorio di Quignones, insieme colle notizie della felice
espugnazione e conquista.» Dunque anche il Prato era presente al campo,
e pigliava parte all'espugnazione, e aveva il carico dei lavori,
quantunque non sia espressamente scritto dal Salazar e dagli altri[318].
Il nome del Prato è certamente italiano, come ognun vede, e forse di
quella stessa famiglia da Lecce, donde un secolo prima si era generato
Leonardo Prato, cavaliere gerosolimitano, cui i sovrani aragonesi avean
dato il carico di riparare le fortificazioni di Otranto, dopo la celebre
cacciata dei Turchi[319]. Ora che abbiamo fra noi il Ferramolino,
l'Arduino, ed il Prato, passiamo a considerarne le opere magistrali.