NOTE:

[294] NUCULA cit., 201: «_Afer clarus.... albo equo sed versicolore juba

caudaque.... tanta Ursinum celeritate invadit ut prius lancea brachium

illi transverberet, præcipitemque ex equo trahat, quam tormentum

deflectere possit.... Ursinus graviter vulneratus et equo privatus in

castra relatus est._»

SALAZAR cit., 60, B, 2: «_Jordan Ursin deseaba ver bien los campos de

Barberia.... anduvo con la escolta, mirando, holgando mucho, ec._»

[22 luglio 1550.]

XVI. — Volgiamci adesso al principale avversario contro chi si fa la

guerra. Dragut già da tre mesi batte il mare da lontano, facendo il più

che può insulto, danno e vergogna ai naviganti ed ai paesi littorani

della cristianità, coll'intendimento di strapparne l'armata dall'Africa.

Ma non per questo i soldati e marinari nostri rallentavano l'assedio,

sapendo che il tristo non potrebbe arrischiarsi sulle coste d'Italia,

senza correre pericolo di restarvi avviluppato da forze maggiori; e che

sulle coste di Spagna troverebbe in guardia con dodici buone galere don

Bernardino di Mendoza a tenerlo in rispetto. Perciò lo strattagemma non

produsse effetto favorevole ai disegni suoi: anzi l'espose a parecchi

rovesci, tra i quali gravissimo lo scacco toccatogli sulle coste

occidentali della Sardegna; dove essendosi arrischiato a sbarcare per

far preda e per espugnare una terra, quei terribili isolani si levarono

a stormo, e non solo ricacciaronlo alle navi, ma gli ammazzarono circa

quattrocento scherani[297].

Dopo cotal fazione più che mai avvilito, e abbandonato dagli Algerini

stanchi di lui, si trovò molto basso con soli quindici o venti piccoli

bastimenti. Nondimeno rilevando quanto degli antichi spiriti gli

restava, e risoluto di spendere per sua salvezza i tesori corseggiando

in tanti anni accumulati, tornò celatamente in Barberia, e si diè a

correre le maggiori città, picchiando alle porte degli amici suoi:

rappresentava a tutti il pericolo, che egli diceva comune; prometteva e

donava largamente, intendeva scioglier l'assedio e far gente. Scrisse al

re di Tunisi e a quello del Caruano, fu a Sfax, a Tagiora, alle

Cherchere, e specialmente alle Gerbe, tanto che raccolse da ogni parte

un tremila settecento Mori, ottocento Turchi, e sessanta cavalli. Indi

scrisse al Nipote in Afrodisio di tenersi pronto pel venticinque del

mese, che egli verrebbe dalla parte di terra a soccorrerlo, ed a

congiungersi con lui.

Le lettere di Dragut entrarono nella piazza, come poi si seppe, portate

di notte da esperto marangone; il quale durante il giorno, tenutosi

nascosto nell'oliveto, e poi tra le tenebre messosi a nuoto, prese la

direzione del porto facendosi riconoscere alle guardie per quello che

era. L'esercito dei Mori similmente, marciando a gran giornate, giunse

al sito convenuto, cinque miglia lungi dalla piazza assediata, e Dragut

la stessa notte del ventidue, venuto per mare con alcune sue galeotte,

gittossi in terra con ottocento Turchi, per mettersi alla testa della

sua gente. In somma grossa tempesta si addensava sul capo degli

assedianti, senza che niuno ne avesse sentore: salvo che si udivano

aggressioni più del solito frequenti contro i soldati o contro cavalieri

sbandati intorno all'oliveto[298].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 81 / 213 题