NOTE:

[295] LITTA, _Famiglie celebri_. — Orsini di Roma, ramo di Monterotondo,

tav. VIII.

[296] ANONIMO cit., Mss. nella _Vita del Baglioni_, p. 27: «_Astorre

salvò Giordano Orsino, generale del duca di Fiorenza, caduto in mano

agli Arabi._»

[297] NUCULA cit., 132: «_Dragutes.... in Sardinia strenuos viros, dum

pagum ibi capere tentaret, circiter quadringentos amisit._»

IDEM, 171; «_Strenuos autem, quos habuerat Dragutes, amiserat in

Sardinia._»

[25 luglio 1550.]

XVII. — La mattina del venticinque tre compagnie di dugencinquanta

uomini l'una, spalleggiando ducento guastatori siciliani, condotti in

Africa dal Vega, eran sull'incamminarsi agli oliveti per legnare,

secondo il consueto, quando il Vicerè informato allora allora di certe

dicerie correnti tra i Mori alleati faceva uscire con loro altre tre

compagnie, e tutti sotto due sole bandiere, per coprire il numero, e

metteavi per mastro di campo don Luigi Perez di Vargas, governatore

della Goletta: uomo che, per essere più di ogni altro pratico delle

insidie e delle scaramucce moresche, era stato fatto venire a posta, e

trattenuto al campo[299]. La colonna marciava in bell'ordine: ottanta

file per diciassette righe. I picchieri armati di corsaletti alla

vanguardia e alla retroguardia, nella battaglia gli archibugeri, alla

coda i guastatori, a destra e a sinistra due catene di moschettieri.

Queste genti, appressandosi all'oliveto, vedevano qua e là Mori e Turchi

in piccoli drappelli, massime intorno a certe muraglie diroccate pei

campi: ed essendosi avvicinate al bosco consueto, scoprirono finalmente

il grosso dei nemici, che a primo aspetto fu stimato di quasi tremila

fanti. Dragut, la cui presenza era ignota ai nostri, e ignota restò fino

al termine della giornata[300], erasi tenuto nascosto perchè la colonna

si allontanasse più e più dalle trincere: ma avendola oramai vicina con

suo gran vantaggio di numero e di posizione studiosamente scelta, faceva

dar nelle trombe, e assaltava il fronte dello squadrone. A quello

scontro don Luigi Perez da bravo spagnuolo correndo avanti a cavallo

gridava: «Animo, amici, avanti, e dagli alla trista canaglia: Santiago,

e dagli!»[301].

Si attacca la scaramuccia alla destra e alla sinistra, cresce la mischia

sul fronte, e al rumore tutti si riscuotono dal campo, dalla piazza e

dal mare. Tutti vorrebbero esser là: e non potendo altrimenti, ciascuno

manda l'ajuto ai suoi e lo sgomento ai nemici con altissime voci e col

rombo del cannone. Le galere specialmente, accostatesi di fianco,

tengono coi loro corsieri in rispetto i barbari: e non ostante la grande

distanza al secondo o al terzo rimbalzo squartano o maciullano fanti e

cavalli[302]. Il Vega, veduta l'azione impegnata, lascia don Garzia alla

guardia delle trincere, e si avanza colle riserve, opportunamente

giugnendo a sostenere la colonna sul terreno, dove non cede un palmo. In

quella le maniche dei moschettieri si spiegano con soverchia larghezza,

intesi a coprire le spalle dell'ordinanza, sì come i nemici minacciano

girarla; e il Vicerè manda Luigi Perez a raccoglierli a segno. Già don

Luigi ha rannodato il cordone di sinistra, e già galoppando trapassa

alla destra, dove trova maggior difficoltà, e più fiero riscontro:

mentre chiede soccorsi per ricongiungere allo squadrone l'altra manica,

una palla di schioppo di un beduino appostato sugli alberi lo coglie nel

petto, e gli esce dagli arnioni[303]. Sentendosi ferito a morte, volge

le briglie per mettersi tra suoi: ma prima di potervi arrivare, cade

morto in terra, e il cavallo gli si ferma allato. I Musulmani in furia

per avere il cadavere, gli Spagnuoli in furore per ricuperarlo. Si viene

alle strette: scimitarre contro spade, lancie contro picche, schioppi

contro archibusi, saette contro pugnali. Contuttociò gli Spagnoli

raccolgono la salma, rimettonla di traverso sul cavallo, e si rannodano

allo squadrone.

Intanto i guastatori, come se nulla fosse intorno, avevano compito il

lavoro della fascina, e preso il carico delle legne e delle ramaglie:

però il Vega ordina che dalla stessa parte, cioè dalla sinistra, si

ritiri al campo la colonna, ed esso stesso mettesi alla coda per

sostenere i suoi, e per tirarsi appresso i nemici sotto al fuoco delle

trincere[304]. Marciano in ritirata: sempre colla faccia volta al

nemico, sempre combattendo, e sempre incontrati da gente fresca di

soccorso. Notevole in questa ritirata il ricordo dell'artiglieria di

campagna maneggiata sui carretti, per tenere addietro la piena dei

barbari[305].

In quel momento Assan-rais che dalle sue torri vede lo squadrone in

ritirata, Dragut sulla pesta, e le trincere più che mai sguernite,

caccia fuori della piazza il presidio, risoluto a fare l'estrema prova

di spianare i lavori, di chiodare le artiglierie, e di dar mano agli

amici, secondo le istruzioni da tre giorni ricevute. Se costui fosse

riescito nell'intento, la campagna di Afrodisio sarebbe a ricordare

funesta quanto quella d'Algeri. Ma don Garzia è sul posto, e quivi di

piè fermo sostiene l'assalto di Assano: il Ferramolino dirige i fuochi

sulla fronte delle trincere, fiancheggiate per filo radente, e munite di

molte artiglierie e di archibusoni da posta. Ambedue scopano d'infilata

a metraglia; e il Vicerè, trovandosi oramai vicino, rimanda dentro mano

mano maggior rinforzo. Fatte inutili e disperate prove con molta strage

de' suoi, Assano si ritira in fretta, e tanto prestamente fa chiudere le

porte innanzi al rincalzo dei nostri, che molti dei suoi, per rientrare

nella piazza, sono costretti gittarsi a nuoto nel mare[306].

Dragut collo sguardo di pirata aveva seguite tutte le fasi del

combattimento. Vedeva intatto lo squadrone, rimessa la fascina,

ricacciata la sortita, assicurate le trincere. Tutto al rovescio dei

suoi disegni. Nè in principio per sorpresa, nè appresso per forza, nè in

fine pel concorso del nipote, non aveva mai potuto venire a capo di

nulla. Molto meno confidava di vincere l'accampamento, munito di argini,

di fossi e di numerose artiglierie. Pressato dalla volubile accozzaglia

della gente raccogliticcia, tirossi indietro. Spese la notte in consulte

inutili, e il giorno seguente sciolse le bande dei Mori, e se ne tornò

coi Turchi verso le Gerbe. Di là tanto meglio, quanto da luogo più

vicino e sicuro, attese a considerare il procedimento dell'assedio:

sempre pronto ad ogni occasione che mai potesse la fortuna mettergli

avanti.

Così passò la grande giornata del venticinque, nella quale si parve in

tutto il suo splendore la bravura e la fermezza delle fanterie

spagnuole, che non avevano pari in quel tempo per stabilità sul terreno,

secondo gli ordini con che le aveva disciplinate Gonsalvo. Si parve

eziandio l'antico metodo delle milizie deputate a combattere alla

spicciolata, in branchetti o in cordoni distesi oltre alla fronte di

battaglia, come fanno oggidì i bersaglieri. Di più ci ritornano le

artiglierie minute da campagna coi loro carretti; e notiamo i bei tiri

di rimbalzo delle galere a distanza di più che due miglia. Nè vuolsi

tacere la savia direzione di tutti i capitani dal mare, sul campo, alle

trincere; e l'intrepidezza dei guastatori nel compiere il loro servigio

sotto il fuoco del nemico.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 82 / 213 题