[253] ANONIMO, Mss. cit., _Nella vita_, p. 23: «_Astorre guidò le genti
italiane che erano sulle galere del Papa, ed in breve tempo prese
Monasterio._»
[254] JOANNES CHRISTOPHORUS CALVETUS STELLA, _De expugnato Aphrodisio_,
ext. inter opusc. _De Rebus Turcorum_ edita a CONRADO CLASERO, in-fol.
Basilea, 1556, p. 631.
FILIPPO CASONI, _Annali di Genova del secolo decimosesto_, in-fol.
Genova, 1708. — _Ann._, 1550.
[255] NUCULA cit., 63: «_Jactura duarum triremium, in quibus tormenta,
vitio fortasse conflata, vel incuria, magno impetu sonituque effracta._»
STELLA cit., 631: «_Triremes afflictæ.... primaria Caroli Aragonii,
Terrenovæ marchionis, depressa._»
BOSIO cit., III, 267, D: «_Crepato il cannon di corsia ad una galera del
signore di Monaco.... uccisi molti.... si aperse la galera...._»
[256] PEDRO DE SALAZAR, _Historia de la guerra y presa de Africa, con la
destruycion de la villa de Monaster, etc._ in-4. figur. Napoli, 1552, in
casa di Mastro Mattia, p. 22, A. I, med.: «_El cañon de cruxia de la
galera de sancto Angelo del Marques de Terranova se abriò y la galera
por medio._»
PRUDENCIO DE SANDOVAL, _Vida y echos del emperador Carlos quinto, rey
catholico de España, etc._ in-4. Pamplona. En casa de Bartolomeo Paris,
1586.
[257] CARUANO, altri scrivono _Karoano_, e l'Amari _Kairwan_, regno
nell'interno dell'Africa, alle spalle di Tripoli e di Tunisi.
DE HAMMER cit., XI, 219 (_Kairewan_).
[26 giugno 1550.]
XI. — Eccoci dunque un'altra volta dopo cinque secoli coll'armata
cristiana a fronte degli islamiti sotto le mura di Afrodisio: le stesse
ragioni ci guidano ora nel mezzo del cinquecento contro Dragut, che già
ci guidarono nello scorcio dell'undecimo secolo contro Timino[260].
Sovrani ambedue del medesimo stato, e simili tra loro nelle crudeltà,
nelle rapine, nell'infestamento dei mari e dei nostri paesi. Identica la
città antica e moderna nel medesimo sito: perciò le conservo l'istesso
classico nome, comunemente usato dai contemporanei. Nome più dolce, e
non soggetto ai sospirosi squarci gutturali nè agli equivoci grossieri,
come gli equivalenti arabi e medievali di Mêhdiah e di Africa[261].
Ricordate una rupe circondata dal pelago per ogni parte, meno che dove
una lingua di angusto passaggio sporge sull'altipiano dalla terraferma
alla città? Mettetela coll'asse maggiore di due chilometri dentro il
mare da Ponentelibeccio a Grecolevante, datele un mezzo chilometro di
larghezza, coronate il ciglione di torri, e avrete il prospetto della
capitale di Timino e di Dragutte, come tuttavia si mantiene colle
antiche sue cupole, co' suoi minaretti, e colle altre bizzarrie
dell'architettura moresca, conforme agli avanzi tuttavia conservati in
Sicilia, nelle Spagne, e più che altrove in Egitto.
Volendo ora rendere chiaro il racconto, mi bisogna dire con precisione
lo stato militare della piazza; perchè i fatti dell'attacco sono
intimamente connessi coi dati della difesa, ed ambedue colle opere della
fortificazione. Gran disdetta, per chi scrive dopo tre secoli, il
silenzio e talvolta la confusione dei primi scrittori, i quali o per
oscitanza, o per difetto di cognizioni tecniche, non si spiegano a
dovere intorno alle condizioni principali di questo genere. Essi mi
hanno tenuto più giorni perplesso, e quasi direi sfiduciato di poter
spiegare prima a me stesso e poscia agli altri l'andamento dell'assedio.
Se dovessi metterci io una cinta di mio genio, avrei pronto il disegno,
acconcio alla qualità del sito: chiudere l'istmo, dove è più angusto per
trecento metri; mettere due baluardi reali simmetrici e casamattati alle
estremità; cinquanta metri alle facce, venticinque ai fianchi, dugento
alla cortina; tre cavalieri a scoprire la campagna; fosso, opere
esteriori, e batterie per tutta la fronte e di rovescio sulle due ripe
del mare. In somma vorrei ripetere per Afrodisio il lavoro fatto per
Nepi dal Sangallo: il quale in questo modo ha fortificato l'angusta
fronte, donde soltanto si può avere l'accesso alla città, per essere
ogni altro lato sopra dorso di rupe isolata tra precipitosi
abbissi[262]. Ma nel fatto di Afrodisio non troviamci così: e checchè ne
dicano i cinquecentisti di baluardi, di bastioni, di rivellini e di
fianchi, non eravi nulla della nuova maniera. I fatti dell'assedio
escludono la stretta interpretazione delle parole: e certamente la
grandezza della spesa deve aver ritenuto Dragut a contentarsi delle
antiche mura in quel luogo, come ritenne i cavalieri di Malta in Tripoli
al vecchio sistema[263]. Dopo il conquisto soltanto vedremo i disegni
nuovi degli ingegneri per ridurla alla moderna.
Dunque non abbiamo ora a cercare novità di architettura militare, ma
soltanto la durata delle antiche difese. Sulla fronte di verso terra da
un mare all'altro per lo spazio di sopra a trecento metri una muraglia
alta grossa e soda, difesa da sette torri: quattro di pianta
rettangolare, due rotonde, ed una di mezzo chiamata il Rivellino. Vuolsi
intendere un torrione più grosso, più sporgente, coll'angolo rivolto
alla campagna, di faccie e fianchi ugualmente grandi, e di pianta
pentagonale[264]. Niuno pigli maraviglia di antica torre pentagona col
sagliente alla campagna: poco comune invero, ma non ignota del tutto.
Bastami citare in conferma la torre del mastio in Astura, più antica dei
Frangipani[265]; le cinque o sei torri egualmente pentagone del tempo di
Federigo II alle mura di Viterbo[266]; le due fiancheggianti la porta di
Silivria presso Costantinopoli, certamente anteriori a Maometto II; e le
tre di Lucera del tempo degli Svevi[267]; senza mettere a conto le molte
di Nola, perchè fabricate alla fine del quattrocento, che è epoca pel
nostro proposito troppo recente[268]. Continuandomi intorno ad
Afrodisio, trovo la grossezza dei muri infino a quindici piedi,
equivalenti nella sezione a cinque metri per tutto il ricinto
principale; e innanzi al medesimo trovo una seconda cinta di muro
esteriore in figura di barbacane, grosso per metà del primo; e tra i due
muri il fosso largo e profondo[269]. Sistema da essere ricordato, perchè
serve come di preludio ai pensamenti del Machiavello sull'arte della
guerra. Una sola porta verso terra, aggirata a più risvolte di androni
ciechi tra ponti e trabocchetti, da non potersi passare senza i
brividi[270]: e per tutte le altre parti la città difendevasi da sè,
stante la sua posizione inaccessibile di precipizî tra il mare e i
dirupi, aggiuntovi pure al sommo un giro di muraglione turrito. Restami
a dire del porto nascosto in una insenata tra due rupi pel rombo di
scirocco sulla linea centrale della città: porto capace di contenere i
suoi trenta o quaranta bastimenti da corso a stazione sicura, e ben
munita di torri e catene[271]. Arrogi il parco di numerosa e bellissima
artiglieria: cannoni di grosso calibro, e colubrine di lunga passata per
ogni parte.
Al governo della piazza presiedeva Assan-rays nipote di Dragut, giovane
di gran coraggio; e con lui milletrecento veterani tra soldati e
marinari, più altri quattrocento venuti di Alessandria in soccorso con
due navi, proprio di quei giorni che l'armata nostra (espugnato
Monasterio) erasi gittata a Trapani per levarne il Vicerè e le munizioni
già dette. Presidio sufficiente alle sortite, e sovrabbondante alle
difese: poteano metterne mille alla campagna, e sulla linea di attacco
otto per metro.