NOTE:

[223] BOSIO, cit., III, 262, C.

[224] COLLEZIONE di bolle, editti, bandi, notificazioni, decreti ec.

della romana Curia, stampati in fogli volanti, e riuniti insieme dal

principio della stampa infino al presente, nella Biblioteca Casanatense,

più che cento volumi in foglio nel camerino a sinistra. Al volume primo,

dove è questo Bando, segnato a penna col num. 65. Foglietto di stampa

volante, carta e caratteri romani, niuna nota di tipografo. In alto due

armette incise in legno: a destra la papale, triregno e chiavi

incrociate, sei gigli rossi in campo d'oro; a sinistra la municipale,

corona ducale, e la nota banda colla sigla notissima _S. P. Q. R._

[7 febbrajo 1550.]

VII. — La notte seguente al dì sette di febbrajo, compiuta l'elezione,

Giulio III successe a Paolo III già mancato ai vivi nel precedente anno

ai dieci di novembre: quindi molte novità di cariche e di ufficî nella

corte e nelle province. Soltanto alla marina ogni cosa restò nello stato

di prima, rifermata la condotta di Carlo Sforza; perchè egli, tanto

esperto e chiaro, continuasse a difendere la Spiaggia romana, e desse

sicurtà di navigazione ai pellegrini pel giubilèo intermedio del secolo,

che quanto prima il nuovo Pontefice voleva felicemente aprire.

Bisognavagli però guardare il mare; il cui dominio, almeno per metà, era

in mano ai pirati della terza quadriglia, allievi ed eredi della

seconda. A costoro ritorna sempre, anche a non volere, il discorso che

ora son costretto riassumere. Cadde il Moro nel trentaquattro sotto i

colpi dei Veneziani nelle acque di Candia[226]: Cacciadiavoli crepò nel

trentacinque alla cisterna di Tunisi[227]: il Giudèo sdilinquì a Suez

l'anno quarantaquattro tra le braccia del figlio[228]: Barbarossa il tre

di luglio del 1546 da Costantinopoli scese sotterra intorno al Bosforo

presso Terapia, dove tra le piante parasite ancora durano gli avanzi e

la cupola della sua tomba[229]. Appresso cresceranno appajati Scirocco

pascià di Egitto, e Luccialì re d'Algeri, ambedue pirati e comandanti

principali a Lepanto dell'ala destra e della sinistra nell'armata di

Selim[230]: ed ora s'imbrancano tra i novelli sovrani di Barberia gli

altri due famosi Morat e Dragut. Il primo per sua conquista e per

l'investitura di Solimano s'intitola re di Tagiora, l'antica Thagura di

Vittore Uticense e dell'Itinerario di Antonino[231], a mezza via tra

Tunisi e Tripoli; e di là corre schiumando il mare, specialmente ai

danni dei Cavalieri gerosolimitani[232]. L'altro, non contento al

principato delle Gerbe, volendo crescere nella stima dei Turchi e nella

grazia dell'Imperatore, con inganni e per sorpresa si è impadronito

della grande e forte città di Afrodisio, da qualche tempo governatasi a

popolo[233]. Venuto in tal guisa più vicino alla Sicilia e al Tirreno, e

posta in Afrodisio[234] la sua principale residenza, gli arsenali e i

magazzini, da quel covo scioglieva per dar la caccia alle galere di

Malta, e pigliavane una ricchissima con tutto il carico di danaro

raccolto dalle corrisposte del comun tesoro in Francia[235]. Un'altra ne

toglieva al visconte Giulio Cicala, sopra capo Passaro; sbarcava al

Gozo, ardeva Rapallo, disertava la Liguria, la Corsica, le Baleari, la

Catalogna, traendo roba e danari da ogni parte[236]. Più monta la

schiavitù d'infiniti Cristiani, ai quali talvolta per violenza faceva

pur rinnegare la fede[237].

Non parlo delle riviere di Calabria e di Sicilia, perchè Dragut non

aveva più nulla a fare in quei luoghi. Dalle piazze forti in fuori era

tutto un deserto. I popoli littorani fuggivano a turme. Quando le dolci

aure della primavera mettevano il mare a tranquillità, essi

abbandonavano le odorose convalli della marina, e riduceansi sui gioghi

delle aspre montagne; donde più non discendevano se non colle sonanti

tempeste dell'orrido verno, mescolando coi muggiti del mare i loro

lamenti, nella speranza che alcuno avesse finalmente a francarli dalla

obbrobriosa oppressione[238].

Carlo d'Austria aveva firmato da poco tempo con Solimano una tregua: non

voleva nè doveva romperla. Ma saviamente distinguendo le obbligazioni

sue verso un sovrano di fatto, non giudicò doverci comprendere i ladroni

ricalcitranti contro qualunque trattato; i quali rubando a tutti, sempre

a un modo, così dopo, come prima della tregua, da sè stessi poneansi

fuori della legge. Il perchè costretto di soddisfare al pubblico

desiderio, ordinò al principe Doria di mettersi sulle tracce del

ribaldo, e fare ogni prova per cacciarlo almeno dal covo appostato a

ruina della società.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 70 / 213 题