[167] ANNIBAL CARO, _Lettere scritte a nome del card. Alessandro
Farnese_, in tre volumi, Padova, Comino, in-8. 1865, III, 55: «_Al
vescovo di Lucca.... Vostra signoria deve sapere la fedele ed onorata
servitù che messer Francesco de Nobili ha fatto molti anni alla bona
memoria del duca Orazio mio fratello, e che ora continua con la casa
nostra. Per queste e per le altre qualità sue semo tenuti tutti noi ad
amarlo e favorirlo in quel che giustamente possiamo._»
DOCUMENTI cit., v, app. nota 181: «_Magnificus Dominus Franciscus de
Nobilibus de Lucca, procurator exmi D. D. Horati Farnesi._»
[168] LETTERE del duca di Ferrara, e di altri, pubblicate nell'Arch.
Stor. It. in-8. Firenze, 1848, app. n. 22, p. 189. — Lettera del Vescovo
Arcella nuncio in Napoli al cardinal Farnese in Roma, data del 16 agosto
1544 (non la ripeto, perché pubblicata.)
[169] BIZARUS cit., 520: «_Quatuor triremes Andreas, haud veritus Rom.
Pont. majestatem, cæperat et Genuam captivas abduxerat._»
SIGONIO cit., 246, 247: «_Andrea fece pigliare quattro galee del Papa da
Giannettino, le quali.... furono condotte a Genova._»
ANTONIO DORIA, _Compendio_, 105: «_Andrea Doria pretendendo alcuni
denari delle spoglie del vescovo di Sagona suo nipote fece prendere
quattro galèe delle sue (di Papa Paolo) che teneva Pier Luigi Farnese al
soldo della Chiesa, benchè assai presto gliele fece restituire._»
AUGUSTINUS THUANUS, _Historiarum sui temporis_, in-fol. Londra, 1733,
lib. III, princ.
ADRIANI cit., 208, 209.
[Giugno 1545.]
XXVII. — Imperciocchè tornata la squadra in Civitavecchia, i ministri
del Papa e dei Farnesi si lasciarono intendere di volersene levare il
peso, e darne la condotta ad alcuno che le comprasse e tenesse a suo
conto, sotto le condizioni consuete di mutuo vantaggio, specialmente per
la guardia della Spiaggia romana. La conclusione del negozio tardò un
anno, e intanto la squadra nel giugno seguente, sotto l'amministrazione
diretta della Camera, e la condotta del capitan Francesco de' Nobili,
navigava a Malta; avendo il Grammaestro offerto al Papa alquanti schiavi
da rinforzare le ciurme, purchè gli piacesse mandare le galèe a
prendergli, ed a fare una corsa coi Cavalieri suoi, e cogli altri
concorrenti contro Dragut[171]. Furono insieme colà del mese di giugno
diciotto galere: tre di Roma, quattro di Malta, quattro di Sicilia, tre
del visconte Cicala, due del principe di Monaco, e due del marchese di
Terranova, che ai ventitrè del mese sciolsero di conserva e si posero a
lungo corso per le coste di Barberia, alla Galitta, a capo Bono, a
Tunisi, alle Conigliere, alle Cherchene e per tutte quelle isole, senza
aver mai trovato una vela di nemici, salvo che la prima sera nelle acque
di Trapani sei galeotte, le quali si salvarono dalla caccia per
l'oscurità della notte; e ne dettero subito conto a Dragut ed agli altri
pirati, per quello che ne fu giudicato dappoi. Ai sedici di luglio,
scioltasi in Malta la detta raunanza, le nostre galèe ripresero la
strada di Civitavecchia, quando finalmente si aveva a concludere la
vendita dei legni, e l'appalto del mantenimento, secondo le forme
consuete dei precedenti capitoli.
[23 ottobre 1545.]
Il duca Pierluigi di Parma pose più di ogni altro le mani in questa
faccenda; e ne trattò con uno dei Sauli di Genova; ne ebbe domanda anche
da Piero Strozzi, e da Adamo Centurioni; e finalmente nell'occasione
della visita di omaggio che facevagli Gianluigi Fieschi pel feudo di
Calestano, strinse con lui il negozio delle galèe, tanto che addì
ventitrè di ottobre dell'anno medesimo 1545 concluse col Fiesco in
Piacenza l'atto di vendita[172]. Nel contratto si legge quattro galèe,
Capitana, Padrona, Vittoria e Caterinetta: prezzo trentaquattro mila
scudi d'oro, da pagare in tre rate; la prima subito, e le altre alla
fine dei due anni seguenti: garanzia sull'ipoteca del feudo di
Calestano. Ora non mi dà l'animo di aggiugnere altro, nè di esaminare il
mercato: ne parlerò tra poco con miglior fondamento e opportunità.
Intanto posso asserire che dal solo prezzo, senza inventario e senza
carati, non si può arguire frode nell'intenzione dei contraenti.
[Maggio 1546.]
Sì bene dai fatti successivi, dai documenti, e dalla concorde
testimonianza dei contemporanei risulta che l'animo del Fiesco fin
d'allora covava magagna: perchè non si era mai impacciato nè voleva
impacciarsi di navigazioni e di galèe; ma intendeva mutare lo stato di
Genova, cacciandone gli Spagnoli e la casa Doria. Non facciam repliche
di Catilina, nè di Cicerone, nè di altri personaggi o scrittori di
classica antichità: gli è il tramestìo di Genova, solito per quei tempi,
tra la plebe, i nobili, il cappellaccio e gli stranieri. I Genovesi
m'intendono. Qui abbiamo la scossa delle indomite fazioni francese e
spagnola, che intendono a scavalcarsi. Ciò che i signori Fregosi avean
fatto agli Adorni coll'ajuto dei Rovereschi, e gli Adorni ai Fregosi
coll'ajuto dei Medicei, e ciò che Andrea Doria aveva fatto a tuttaddue
coll'ajuto degli Austriaci, voleva il Fiesco fare a tutti e tre col
consentimento dei Borbonici. Se fosse riuscito nell'intento sarebbe
divenuto doge, cappellaccio, e forse più. Ma perchè cadde, restossi
vituperato oltre il dovere nella memoria dei posteri. Difficile è stato
e sarà sempre, tanto per la politica quanto per la morale, il maneggiare
congiure: e similmente è stato e sarà sempre disonesto l'aggravare nel
doppio i caduti, e il tenere diverse misure per gli stessi falli.
Venne il Conte in Roma del mese di maggio pel possesso delle galere, e
per la firma della condotta[173]: nè è da stupire se nella stessa città
i ministri, i cortigiani, e ogni altro a giovane signore e novello
capitano facessero liete accoglienze, e parole di cortesia e di felici
augurî. Ed egli con molto bel garbo, mostrandosi contento, pigliava
possesso in Civitavecchia, sottoscriveva in Roma i capitoli consueti
della guardia, cogli annuali vantaggi e pesi consueti; e poneva in sua
vece comandante sulle tre galèe assoldate il conte Girolamo suo fratello
minore, del quale non ho a dir nulla rispetto alla marina, se non che
governavasi col capitano Giulio Podiani[174]. Sì bene devo avvertire che
la Caterinetta, perchè non compresa nei soldi camerali tra le altre tre
galèe della guardia, restava fuor di linea agli ordini particolari del
conte Gianluigi, il quale facevala navigare da Civitavecchia a Genova
sotto il governo del padron Giacopo Conti[175], col disegno di acquistar
grazia e autorità nel popolo, e di tenersi attorno gente armata per
terra e per mare, senza destare troppi sospetti, e senza scoprire il
disegno che nel profondo del cuore chiudeva.
[24 dicembre 1546.]
Questa Caterinetta specialmente da Civitavecchia alla fine dell'anno
chiamò col padrone Giacopo Conti: e l'ebbe nel porto di Genova la
vigilia di Natale, quando si avvicinava il giorno assegnato al
compimento dei suoi propositi[176]. Pei quali aveva già dato voce di
voler armare quella galea di gran rinforzo, e similmente accrescere
gente di spada e di remo nelle altre tre, sotto colore di mandarle al
corso: facendo così venire da' suoi feudi uomini di fiducia, alcuni alla
scoperta, altri celatamente, parte nelle sue case, e parte sopra questo
bastimento, col quale si preparava all'ultima prova della famosa
congiura[177]. Tutti parlano di questa galèa, meno l'Olivieri: e tutti,
fuorchè lui, come di principalissimo strumento per coprire e terminare
il disegno[178].
[2 gennajo 1547.]
La notte di domenica del secondo sopra il terzo giorno dell'anno
quarantasette il conte Gianluigi Fieschi chiamò seco a cena Giambattista
Verrina principalissimo confidente, molti amici ed uomini armati:
propose il partito della congiura, ebbe l'approvazione di molti, e pose
gli altri alle strette di consentire con lui. La maggior parte di
coloro, attoniti alla novità, e commossi alle parole di libertà, popolo
e patria, che ripetutamente echeggiavano, giurarono seguirlo. In quella,
stando la città senza sospetto, e quasi disarmata, occuparono facilmente
la porta degli Archi a santo Stefano verso il Bisagno, e quella di san
Tommaso alla Lanterna; il capitan Borgognino dalla parte di terra
scalava la darsena, e la Caterinetta ne occupava la bocca dalla parte
del mare[179]. Essa dava col cannone il segno, essa rinchiudeva, e
s'impadroniva di tutte le galèe di casa Doria. Allora Giannettino,
tratto al rumore, cadeva morto da un'archibugiata di Agostino Bigellotti
da Barga; Andrea quasi solo fuggiva a cavallo fino a Sestri, a vela fino
a Voltri, e in lettiga fino al castello di Masone. Il Fiesco per un'ora
restava padrone della città.
Certamente avrebbe potuto in quella notte menar via da Genova venti
galèe, come altri ne avea menate quattro da Civitavecchia: ma il Conte
aveva disegni diversi pel capo, e in quel tramestio gli tuffò tutti
insieme colla vita nel mare. Fuor di sè pei primi successi, mentre ratto
scorreva dall'una all'altra di quelle galèe, mancatagli sotto una
palancola di trapasso, cadde nel mare armato come era di tutto punto, e
di sopraccollo tre o quattro congiurati, tutti insieme nel fondo sopra
di lui. Dove egli non potutosi ajutare di nuoto per la grave armadura, e
per la confusione ed oscurità della notte non veduto nè soccorso dai
compagni, restossi, come fu ripescato dopo alquanti giorni, morto nella
melma.
Per questa perdita, mancato il capo della congiura, invilirono i
complici, rilevossi il partito contrario, e cadde l'impresa: ma
d'accordo colla Signoria, e col patto della impunità promulgata e
sottoscritta da Ambrogio Senarega, cancelliere del Senato. Non guari
dopo tornò il vecchio Andrea più possente di prima, tornarono sitibondi
di vendetta i padroni di Spagna, e cominciarono a lavorare i giudici ed
i carnefici a dispetto dei patti, e secondo l'esigenza delle pubbliche e
private discordie. Anzi più, allora allora si affilarono i coltelli, pe'
quali addì dieci di settembre dell'anno medesimo il duca Pierluigi
Farnese nella sua camera dentro la cittadella di Piacenza fu fatto a
pezzi. Sempre e dovunque si vede avvenire l'istessa cosa: e tale mercede
ciascuno ricevere, quale ne fa altrui.
La Caterinetta fuggì da Genova: sbarcò a Nizza alcuni prigionieri che
aveva a bordo, tra i quali il capitan Lercari, e si riparò in Marsiglia,
ricevuta a gran festa dai Francesi[180]. Le altre tre stettero in
Civitavecchia: richieste da Carlo V, come beni di suo ribelle; richieste
da Scipione Fieschi, come erede del defunto; e più richieste e tenute da
Orazio Farnese, come creditore del prezzo non pagato[181].