NOTE:

[170] LETTERA cit., del Vescovo Arcella, ed ivi la copia.

[171] BOSIO cit., III, 238, D: «_Avendo il Gran Maestro scritto anco al

Papa.... risultò che nel mese di giugno nel porto di Malta vennero tre

galere del Papa.... che furono rinforzate con alquanti buoni schiavi....

perchè solamente deboli di ciurma._»

[172] STRUMENTO di vendita ec. fatto in Piacenza addì 23 ottobre 1545.

L'originale si conserva nella Biblioteca civica di Piacenza, cui donollo

con altri documenti il prof. Luciano Scarabelli, il quale pubblicò per

le stampe lo strumento medesimo alla pagina 89 della sua _Guida di

Piacenza_, ivi uscita in luce nel 1841. E fu riprodotto in Genova da

Agostino Olivieri tra i documenti e note aggiunte da lui alla ristampa

della Congiura di Gianluigi Fiesco dettata dal Cappelloni, edita in

Genova, in-8. 1858, p. 48. — Si calcola ivi la ciurma per le quattro

galere, così:

Forzati a vita N. 300

Detti a tempo » 185

Schiavi turchi » 188

———————

N. 673

cioè censettanta per galèa. E si ricordano «_Gli eredi del quondam

capitano Pereto da Talamone._»

[173] CAPPELLONI cit., 144: «_Andò il detto conte a Roma al mese di

maggio, dopo che haveva fatto la compra delle galere del Duca, a

presentare al Pontefice Girolamo suo fratello, che egli haveva destinato

al carico delle galèe che stavano allo stipendio della Camera

apostolica._»

[174] CELESIA, _La congiura di Gianluigi Fieschi_, in-8. Genova, 1862,

p. 104: «_Gianluigi commetteva il comando (delle galere in

Civitavecchia) a Giulio Pojano._»

IDEM, p. 135: «_Gianluigi si soprattenne in Pontremoli assai lunga

stagione indettandosi col conte Galeotto della Mirandola, coi Pusterla,

col Cibo, coi marchesi di Valdimagra, coi Bentivoglio, cogli Strozzi, e

con quanti avversavano il giogo imperiale, secondato da Cataldo di

Rimini, e da quel Giulio Pojano, cui aveva commesso il comando delle

galere._»

[175] DOCUMENTI _ispano-genovesi dell'Archivio di Simancas_, ordinati e

pubblicati da Massimiliano Spinola, L. T. Belgrano, e Francesco Podestà,

in-8. Genova, 1868: «_Giacobbe Conte, figlio del medico ebreo fatto

cristiano, padrone della galèa._»

CELESIA, _La congiura_ cit., 140: «_Primo intendimento richiamare da

Civitavecchia la quarta galea, sotto il comando di Giacobbe Conte._»

[176] DOC. DI SIMANCAS, _Adamo Centurione a Carlo V_, cit., 19:

«_Havendo fatto venire da Civitavecchia una sua galera, la quale dava

fama di voler mandare in corso, sotto colore di armarla bene di gente da

combattere era andato introducendo da trecento uomini._»

CAPPELLONI cit., 125: «_Giunse la vigilia di Natale in Genova la galera

del Conte, che egli haveva chiamata da Civitavecchia._»

BONFADIUS cit., 187: «_Interim ex Urbe quam Veterem vocant, ex

triremibus quatuor.... unam ad se adduci jubet._»

[177] SIGONIO cit., 254: «_Gli bisognava fingere di volere armare e

mandare in corso la quarta sua galera, la quale haveva fatto venire in

Genova.... della quale non tirava soldo dal Papa._»

[178] JACOBUS M. CAMPANACIUS, _Motus a Joanne Aloysio Flisco excitatus_,

in-4. Bologna, 1588, p. 29, 30.

UBERTUS FOLIETTA, _Conjuratio Joannis Ludovici Flisci_. Ap. BURMAN in

_Thesaur._, II, 896.

JACOBUS BONFADIUS, _Ann. Genuen._ in-8. Brescia, 1797, p. 187.

BIZARUS cit., 529.

ADRIANI cit., 210, H.

AGOSTINO MASCARDI, _La congiura del conte Luigi Fieschi_, in-8. Venezia,

1629, p. 14, 19, 53.

EDUARDO BERNABÒ BREA, _Sulla congiura del conte Giovan Luigi Fieschi_,

Documenti inediti, in-12. Genova, Sambolino, 1863.

EMMANUELE CELESIA, _La congiura del conte Gian Luigi Fieschi_, Memorie

storiche del secolo XVI, cavate da documenti originali ed inediti, in-8.

Genova, 1865.

F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-12. Milano, 1864, II.

LUIGI TOMMASO BELGRANO, _Analisi di detta Storia nell'Arch. St. It._,

in-8. Firenze, 1866, IV, t. 1, serie III.

IDEM, _Nuovi documenti e illustrazioni, e la Relazione di Massimiliano

Spinola_, dal vol. VIII, fasc. 2º. _Atti della Società Ligure di storia

patria_, 1872.

AGOSTINO OLIVIERI, _La Congiura di Gianluigi Fiesco_, dettata dal

Cappelloni, con doc. e note, in-8, Genova, 1858. Tace c. s.

[179] BIZARUS, 529, prop. fin.: «_Triremis præfecto imperat ut cum

triremi, ad angustas fauces interioris portus, in quo triremes Auriæ

erant in hibernis, obsidendas proficiscatur._»

ADRIANI cit., 210, H: «_Mandò il Verina alla sua galera armata, perchè

pian piano in sulla bocca della Darsena, dove il Doria teneva le sue

galere, andasse; e quivi con un tiro d'artiglieria desse cenno._»

BONFADIUS cit., 198: «_Dato a trireme signo, in portum irrumpit.

Completur militibus locus, triremes occupantur._»

DOCUM. DI SIMANCAS, cit., 13: «_Una galera del conde de Fiesco se ha

puesto a la boca de la Darsena adonde estan las del Principe ha

comencado a tirar._»

[22 marzo 1548.]

XXVIII. — Dopo questi successi tutti in Roma e alla marina richiamavano

l'Orsino; e il Papa istesso diceva non esservi altr'uomo che in quelle

circostanze potesse rimettere a sesto la squadra, e rilevarne la

fortuna. Perciò Orazio Farnese che non aveva ricevuto nè poteva più

ricevere dai Fieschi il residuo del danaro alle scadenze pattuite, così

consigliato da papa Paolo, le vendette al conte Gentil Virginio Orsini

per diciassette mila e cinquecento scudi d'oro in oro, come

dall'istrumento rogato in Roma addì ventidue di marzo 1548, per gli atti

di Girolamo da Terni, notajo e cancelliere della Camera[182].

Dal documento possiamo arguìre la divisione dei beni liberi lasciati dal

duca Pierluigi ai suoi figli; e l'assegnamento delle quattro galere ad

Orazio, che già le aveva possedute[183]. E ciò anche per rispetto al suo

genio militare, ed alle politiche inclinazioni favorevoli alla Francia:

dove poi, sposato alla Diana giovane di Pottieri naturale di Arrigo II,

giovanissimo morì combattendo alla difesa della piazza di Hesdin

nell'Artoà, da esso stesso fortificata con tanta maestria, che lui vivo

non si sarebbe mai potuta espugnare; come disse il celebre generale

napolitano Giambattista Castaldo all'Imperatore, quando l'ebbe per suo

ordine riveduta[184].

Similmente dallo stesso istrumento abbiamo la continuata presenza del

capitan Francesco de' Nobili di Lucca, sempre aderente agli Orsini, ai

Farnesi ed agli Sforza nelle cose della marina. Abbiamo i nomi delle tre

galèe restateci, Capitana, Padrona e Vittoria; meno la Caterinetta, già

pagata nella prima rata dei Fieschi; che sarebbe stata presa in Genova,

se non fosse fuggita a Marsiglia. Abbiamo finalmente nell'ultima

chiamata dell'Orsino, tutto francese, una prova evidente dei mutati

disegni della romana curia verso la corte di Spagna: i cui eccessi, come

crescevano fastidio a Paolo III, così dovevano poscia produrre la guerra

di Paolo IV.

[Giugno 1548.]

Non guari dopo la compra delle tre galèe, furono pubblicati i capitoli

della condotta, precedentemente rifermata dal cardinal Guidascanio

Sforza al conte Gentile[185]. Capitoli da non ripetere, perchè simili

agli altri già prodotti, riserbando a suo tempo la pubblicazione di quei

totalmente nuovi, che saranno concertati tra la Camera e il capitan

Francesco Centurioni[186]. Ora fa pressa la fine del libro. Il conte

Gentile riprese le redini colla consueta sua diligenza e saviezza: pose

sul cantiere una galèa nuova da sostituire alla Caterinetta, e dopo

cinque mesi l'ebbe pronta a varare presso all'istesso porto di

Civitavecchia; costruita sotto la sua direzione dalle maestranze

medesime che teneva nella squadra. Armò le galere, fece alcuni viaggi

intorno alle isole vicine. Se non che nel meglio de' suoi apparecchi,

venuto infermo qui in Roma del mese d'agosto, pose fine alla vita e al

capitanato, ed ora lo pone a questo mio libro.

[Agosto 1548.]

Fu uomo per grandezza d'animo e per antico senno onorato in Italia e

fuori; ricercato dalla Francia, e sempre altrettanto osservato dalla

Spagna: capitano e marinaro eccellentissimo del suo tempo, salito ai

primi gradi nelle armate navali con titoli meno pomposi, ma più

autorevoli dei moderni; attore e testimonio romano delle tre famose

giornate di Tunisi, della Prèvesa e d'Algeri: vincitore di Dragut, di

Mamì e di Scirocco. Edificò nei suoi stati le rôcche di Monterano, di

Stigliano, di Cervetri, e dell'Anguillara. Non ebbe discendenza

maschile, e la contèa passò a Paologiordano suo cugino. La Maddalena sua

figlia, maritata a Giampaolo di Renzo da Cere; e la Caterina

secondogenita, maritata a Trajano Spinelli principe di Scalèa, eredi de'

beni liberi, vendettero l'istesso anno le tre galere e il fusto di nuova

costruzione, ancorchè disarmato, al cavalier Carlo Sforza, novello

capitano, del quale avremo a parlare nel libro seguente.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 53 / 213 题