CAMPANA cit., I, 84, B, med.
ANTONIO DORIA, _Compendio_, 31.
[1543.]
XXIII. — Più da vicino ci tocca la lega scoperta al principio di
quest'anno tra Francesco e Solimano ai danni di Carlo; o per dir meglio
a rovina del cristianesimo e di tutti noi, ed a perpetua infamia di lui
Francesco e dei suoi complici, non di tutta la nazione francese, come
sempre ho detto e ripetuto imparzialmente dei nostrani e degli
stranieri, quando ho dovuto biasimare gli oltraggi alla fede, e al
pubblico bene della civiltà e della religione. Tanto nell'odio contro
Carlo era accecato colui, che per vendicarsene chiamava Barbarossa a
molestare gli stati del rivale in Italia: e Carlo il cattolico, per non
essere da meno di Francesco il cristianissimo, faceva lega con Arrigo
d'Inghilterra, famoso pel ripudio della sorella di sua madre, e per le
rivolture religiose[147]. Così vie meglio agli occhi di ciascuno deve
rilevare il non far troppo conto delle belle parole, ma di tenersi ai
fatti.
[Marzo 1543.]
Per queste ragioni di guerra tra casa di Francia e casa d'Austria, coi
Turchi di mezzo sulle nostre marine, avvenne un'altra occultazione del
conte dell'Anguillara. Tutta la casa Orsina correva a parte francese, e
tutta la Colonnese a parte spagnola: questi gelosi di quelli, ambedue
dei Doria, e così via via. Catena di miserie domestiche per le altrui
comodità. Quindi non potendo più il Conte combattere i Turchi senza
offendere i Francesi uniti con loro, prese congedo; e menandosi appresso
le quattro galere di sua proprietà, se ne andò a Marsiglia, dove quel Re
lo accolse con molte carezze, e gli dètte l'Ordine di san Michele, e lo
fece luogotenente generale di tutte le sue armate di mare[148]. A questi
tempi, e durante il congedo, voglionsi ridurre i doni fatti e ricambiati
tra l'Orsino e Barbarossa, di che tutti i biografi parlano; e
specialmente le dieci tavolette liscie coi veri ritratti dei dieci
sultani in miniatura: cose da non esser noverate tra le più felici della
sua vita. E bene se n'ebbe esso stesso a pentire (come molti altri
andativi prima e dopo), disgustato dei sospetti del re Francesco e della
gelosia dei cortigiani. Anzi non potendo mai tanto parer musulmano,
quanto costoro avrebbero voluto, patì prigionia, ed ebbe a gran ventura
il ritornarsene.