[133] BOSIO, 209, C: «_La tempesta ben pronosticata da Andrea Doria con
la presupposta e tanto dai marinari temuta stella di san Simone e
Giuda._»
IDEM, 182, C: «_Correndo colla cima di un vento e tempo fortunevole,
prodotto dalla tempestosa stella di Tuttisanti._»
JOVIUS, 491, 29: «_Tandem aspirantibus Euris, Cæsar ad Baleares cursum
direxit, divæ Catharinæ maligno sydere tranquillam nactus tempestatem._»
P. A. G., _Medio èvo_, II, 94, 96.
[134] RAYNALDUS, Ann., 1541, n. 64: «_Centumquadraginta navigia
quadratis velis perierunt.... quindecim etiam triremes allisæ
littori.... plures periissent nisi calamitas virtute vieta fuisset._»
MAMBRINO ROSEO, 270: «_Si perderono cento quaranta navi grosse, da
quindici galere, altri piccoli vascelli, si affogarono infiniti marinari
e galeotti._»
ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 86: «_Ponendosi la notte del ventotto
d'ottobre una gran fortuna in mare.... fece dare a traverso quattordici
galèe, e molte navi: conquassando il resto dell'armata in modo che la
rese inutile._»
[135] VILLAGAGNON cit., 601, lin. 13: «_Numidæ, viso naufragio, ad
littus magno numero convenerant, ut quos fortuna in terram transportaret
eos transfoderent. Utrum in terram elabi, an submergi præstaret,
nescio._»
[136] BOSIO, 209, C:: «_Il Doria poteva salvare le galere a Bugia
(essendo le perdute quasi tutte sue), ma da quella spiaggia movere mai
non si volle._»
[137] ULLOA cit., 162, med. B: «_Giannettin Doria fu per perire.... la
sua galèa diede nell'arena.... L'imperatore, acciocchè quel valoroso non
fosse tagliato a pezzi sotto gli occhi di suo zio, mandò alla riva don
Antonio d'Aragona con tre compagnie italiane.... per la venuta dei quali
si salvò da tanto pericolo._»
[138] JOVIUS cit., _Hist._, lib. XL, p. 487, 24: «_Pari quoque
perseverantia Virginii Ursini Anguillarii triremes, totidemque Rhodiæ
(earum æmulatione) cuncta tempestatis incomoda feliciter pertulerunt._»
VILLAGAGNON cit., 603, lin. 8: «_Integri relicti ad Argeriam pauci:
comitem Anguillarium immunem ibi._»
[139] BOSIO, 208, D: «_Il cav. Francesco de Azevedo, che comandava,
minacciò levar la vita al primo che ardito havesse di più ragionare di
imitare quelli che volontariamente a perdere si andavano.... con sua
gran lode salvò quella galera._»
GIOVIO cit., nella nota precedente.
[140] BOSIO cit., 210, D: «_La capitana di Malta.... seguendola l'altre
tre galere della Religione.... salutata nel passar oltre la galera
imperiale, e con alta voce fattole sapere che da inevitabile necessità
sforzata si era posta in viaggio per salvarsi._»
[25 aprile 1542.]
XXII. — Dopo l'aspro rovescio, papa Paolo maggiormente si strinse col
Conte, prevedendo dai nemici molestie maggiori, e dagli amici maggiori
richieste. Però a tenore dei capitoli lo avvisò di duplicare la forza
dell'armamento, e di tenere al soldo nell'estate seguente sei galèe,
lasciandogliene una fuor di linea a suo privato comodo: essendo che egli
sempre continuava a tenerne quattro di sua proprietà, oltre alle tre
consuete della Camera. Le ragioni e le spese di tale rinforzo sono
espresse nella seguente costituzione, che volgarizzo col testo a fronte,
perchè importante ed inedita[142].
«Paolo papa terzo a tutti i singoli, cui le lettere presenti saranno
mostrate, salute ec. — Chiamati senza nostro merito per superna
disposizione al regime dell'ovile del Signore, volontieri attendiamo
secondo il dover nostro a provvedere tutto ciò che riguarda il buono
stato e conservazione del medesimo, e a mettere efficacemente in opera i
mezzi che occorrono, perchè la nostra greggia non vada a strazio tra gli
artigli dei lupi rapaci. Certamente a tutti deve esser noto come il
ferocissimo tiranno dei Turchi, venuto l'anno passato nel regno
d'Ungheria alla testa di numeroso esercito, dopo lacrimevole strage di
soldati cristiani, sotto le mura di Buda ha rotto il campo del carissimo
in Cristo figliuolo nostro Ferdinando illustre re dei Romani e di
Ungheria, che intendeva a ricuperare coll'armi quella piazza; e in vece
il Turco vi si è maggiormente assodato: nè contento a ciò, appresta ora
altri eserciti di terra ed altre armate di mare per entrare più avanti,
e sottomettere il resto di quel regno, e forse anche la Germania e
l'Italia. Vedendo dunque imminente il gravissimo pericolo di tutta la
cristianità per le costui invasioni, e per la discordia dei nostri
principi, tra i molti rimedî da noi pensati, abbiamo risoluto di
aggiugnere tre galèe alle altre tre che sempre tiene la Sede apostolica,
e fornirle secondo si conviene di gente, vettuaglie, e di armamenti
necessari alla guerra, perchè formato in tal modo il nucleo di giusta
squadra o possano da sè difendere la Spiaggia romana, o presentandosi
l'occasione anche più lontano possano perseguitare e cacciare il nemico.
La salute della maggior parte di questi nostri paesi principalmente
dipende dalla esecuzione di tale divisamento. E perchè non possiamo noi
sostenerne la spesa, nè col danaro dell'erario esausto, nè colle gabelle
ordinarie assegnate ad altre spese, bisogna che da coloro caviamo il
sussidio, alla cui salute provvediamo. Sperando adunque che tutti i
sudditi nostri, persuasi del manifesto bisogno, sosterranno volentieri
questo peso, noi per moto proprio, certa scienza e pienezza della
apostolica potestà, per tenore delle presenti vogliamo e comandiamo che
le città, terre e luoghi soggetti mediate o immediate alla sede
apostolica, per sei mesi soltanto prossimi futuri, debbano mantenere e
pagare ciascuno la sua quota, secondo la tabella che pubblicherà il
diletto figlio Guidascanio Sforza diacono cardinale di sant'Eustachio e
camerlengo, e tutti ugualmente debbano versare il danaro assegnato nelle
casse e nei termini indicati dall'istesso Camerlengo. Nè alcun vi sia
che presuma andare esente dal mettere la sua porzione sotto pretesto di
qualsivoglia privilegio o immunità, ma tutti indistintamente siano
tenuti a contribuire, decretando che in questo modo e non altrimenti si
abbia a giudicare e a diffinire da qualunque giudice e commissario di
qualsivoglia autorità rivestito, fosse pur cardinale della santa romana
Chiesa, eccetera.
»Dato in Roma addì venticinque di aprile 1542, del nostro pontificato
anno ottavo.»
In queste lettere si parla della discordia dei principi maggiori, si
prevede la guerra tra loro, si dubita di ulteriori progressi del Turco,
si accenna a qualche lontana spedizione, e si afferma la necessità di
fare da sè, senza aspettarsi il soccorso altrui. Tutte sentenze, dalla
prima all'ultima, confermate pei fatti. Il Conte colla squadra
rinforzata, e la consueta compagnia dei gentiluomini della sua casa
prese a difendere la Spiaggia. Ebbe per camerata e per allievo Giulio
Podiani, patrizio reatino dei signori di Piediluco e di Poggiobustone,
che poi vedremo crescere di autorità sul mare coi Farnesi e coi
Fieschi[143]. Sbrattò da ogni parte i nemici, prese parecchi bastimenti
piratici, e fece prigione quel giovane ladrone chiamato Scirocco; cui
poi divenuto famoso ammiraglio, governatore di Alessandria, e gran
faccendiero all'assedio di Malta, vedremo comandante a Lepanto dell'ala
destra nell'armata dell'imperatore Selim[144]. In somma la Spiaggia
romana nel quarantadue era da tutti i naviganti osservata, come sicura
più di ogni altra tra le marine d'Italia sul Tirreno; e vi convenivano
assai legni a comprare frumenti, di che era tutt'altrove gran caro[145].
Al tempo stesso papa Paolo, istantemente richiesto dal re Ferdinando,
mandava in soccorso degli Ungari Alessandro Vitelli da Castello con
tremila fanti romani, al cui valore i nostri scrittori e gli stranieri
attribuirono gran parte della onorata difesa di Pest[146].
Francesco di Francia altresì e Carlo di Spagna ripigliarono la guerra
tra loro. Dovevano i due emuli passar la vita consumandosi insieme a
danno dei popoli, specialmente d'Italia, in continui contrasti,
tramezzati da brevi e false amicizie. Per qualche tempo Francesco aveva
lasciato di molestare il rivale, tenuto in rispetto dalla tregua
stabilita per dieci anni all'Acquamorta nel trentotto, come è detto: ma
dopo l'infelice spedizione d'Algeri, veduto il sinistro delle forze
spagnuole, e tolto il pretesto dall'uccisione di Antonio Rincone e di
Cesare Fregoso, suoi ambasciatori (che, passando di Lombardia verso
Venezia, andavano a secreti maneggi in Constantinopoli), dichiarava
rotta la tregua; e fin dalla primavera di quest'anno moveva guerra a
Carlo in quattro punti lontani da noi, Fiandra, Piccardia, Rossiglione e
Brabante: di che non dobbiamo occuparci.