[100] _Messer Giovanni._ Questi è Monsignor Ricci, fratello dello
scrivente, e tesoriero dell'armata papale, che agli ordini del Patriarca
provvedeva da Venezia e da Ancona al sostentamento e munizioni
dell'armata medesima.
[101] RAYNALDUS, _Ann. eccl._, 1538, n. 26: «_Auria in portu Corcyræ se
continuit, frementibus cæteris ducibus nec ferentibus ad tantum dedecus
abjici christianam virtutem. Cumque Andreas pudore victus pugnæ tandem
assentiretur, tamdiu prolata est consultatio ut Barbarossa, parta
contentus gloria, in Ambracium sinum se receperit._»
[27 ottobre 1538.]
XVI. — Tutto inutile: Barbarossa ai sette d'ottobre si era allontanato,
e l'armata cristiana batteva inutilmente le acque intorno alle isole
vicine. Non le restava altro partito che ricominciar da capo sulle fauci
dell'Arta, o espugnar la Prèvesa, o entrare nell'Arcipelago, come
proponevano coloro che desideravano ardentemente levarsi dal viso la
vergogna. Si adunò più volte il consiglio: e finalmente esclusi
coll'arte solita i disegni più nobili e generosi, convennero di
imprendere cose minori; volgere le spalle, lasciare il pensiero
dell'armata nemica, rimettersi per le acque dell'Adriatico, ed attaccare
la fortezza di Castelnuovo, tenuta allora dai Turchi, dentro al primo
cerchio delle bocche di Cattaro, a sinistra di chi entrando la cerca,
luogo assai conosciuto in Dalmazia, sporgente tra le terre dei Veneti e
dei Ragusei, e per ciò stesso preso e ripreso più volte dai Cristiani e
dai Turchi. Ogni nuova occasione giova a mostrarci vie meglio il valore
dell'armata cristiana, e le offese perpetue contro i capitoli della lega
per parte dei ministri di Spagna.
Venuta l'armata nell'interno del golfo, e sbarcate senza contrasto le
genti e l'artiglieria, mentre i soldati intendevano ai lavori d'assedio,
i marinari molestavano la piazza dalla parte del mare, volendo dividere
l'attenzione e le forze del presidio. Ma per essere troppo angusto quel
luogo, e ingombro di scogli veglianti alla riva, nè convenendosi tenere
poche galèe ferme là sotto all'insulto del cannone turchesco, disposero
i capitani nostri di mandarle a quattro a quattro: così che, la prima
quadriglia, dopo battuto il castello con tutta l'artiglieria, dovesse
dar volta, e aprire il passo alla quadriglia seguente per fare
altrettanto; e in questo modo di mano in mano mantener vivo il fuoco, e
continuo il movimento[103]. Manovra (se vi ricorda) di felicissimi
effetti a Corone e alla Goletta: manovra che qui in Castelnovo, subito
cominciata, ci darà finita la fazione.
La mattina del ventisette d'ottobre le galèe assegnate al tornèo, messe
a scaglioni secondo le distanze, aspettano impazientemente il segno per
correre all'arringo. Squilla la tromba, e voga innanzi a tutti la
squadretta veneta, e appresso la romana. Giunta la prima a brevissima
distanza, sprizzano venti lampi e volano altrettante palle di ferro, tra
nugoli di fumo e tuoni risonanti tra le montagne ed il mare. Ma in
quella che il primo stuolo provasi a sciare ed a volgere, ecco
sopravvenire abbrivata il secondo con tanta prestezza, che, non potendo
gli uni comodamente retrocedere, nè volendo lasciarsi investire dagli
altri, continuansi ambedue a correre avanti. Arrancano i Veneti, ed
appresso i Romani, tanto che insieme a gara percotono degli speroni
nelle muraglie del Castello. Eccoti in un punto unite otto galere al
piede d'un solo baluardo. I marinari ne pigliano buon augurio e senza
altrimenti consultare, saltano in terra, l'uno all'altro prestando ajuto
e sostegno di pertiche, di funi, di ramponi e di scale. Beato colui che
prima degli altri può mettersi alla prova! In somma di soprassalto con
prestissima battaglia di mano, in mezzo a infinite archibugiate di
nemici e di amici, tramezzate da qualche colpo di cannone, la piazza non
così tosto è tentata che presa[104]. Il giorno seguente, secondo il
corso della stessa fortuna, si rende a patti la rôcca del monte.
Splendido fatto d'arme compiuto dai soli marinari, quasi a conferma di
quanto in alcun luogo ho detto intorno all'eccellenza di questa sopra
tutte le altre milizie. Grande là sotto la mortalità dei nostri per la
vicinanza e l'ostinazione del conflitto voluto vincere ad ogni costo;
morto il terzo dei capitani di Roma, Cesare Giosia da Fermo[105]:
essendo gli altri due capitani, il Londano ed il Raimondi, caduti
onoratamente alla Prèvesa.