[81] ARCHIVIO RICCI IN ROMA: Volume intitolato _Cardinal Ricci,
istrumenti, ordini, bilanci e lettere_. t. X, p. 138. — Lettera di
messer Miniato Ricci a monsignor Parisani, tesoriere in Roma. Data da
Corfù ai 30 settembre 1538.
[82] _Il glorioso Messia._ Ecco lo stentato arrivo, il lungo ritardo, ed
il nomignolo di beffa ad Andrea.
[83] _Dire a bocca!_ Tanto era il dispotismo possente e temuto! Vedi
appresso per la cifra, nota 98 e pel silenzio la prec. 72.
[84] _Il numero_ ribatte collo specchio dato alla nota 47, salvo le
avvertenze ivi premesse.
[85] _Cannoni_, più che trenta pezzi da cinquanta per galeone, e più che
cento di calibro minore.
[86] _Scaramucciato._ Tocca di volo il badalucco alle fauci dell'Arta
per disfida languida, come è detto. Cinque o sei schermugi di quattro e
sei legni per volta.
[87] _Ore dieci._ Secondo l'orologio italico, equivalgono alle quattro
ore dopo la mezzanotte, e il vento in faccia di Grecolevante.
[88] _Molte discussioni._ Ecco le noje del lungo Consiglio che fecero
perdere le tre ore e il vento.
[89] _Un poco di vento._ Dopo il Consiglio, anche questo giovanetto
ingenuo trova il vento favorevole di Levante scirocco, e porta le navi a
contatto dei nemici, con tanto animo che i legni di fila dell'avversario
erano stimati per nulla.
[90] _La bonaccia_ dal mezzodì alle cinque pomeridiane. Parla della nave
del capitan Hermosilla, che valorosamente si difese. L'autore narra per
anticipazione alcuni combattimenti avvenuti dopo.
[91] _Una galèa del Papa._ Parla eziandio per anticipazione della galèa
del cavalier di Bibbiena: _male in gambe_, cioè nel palamento, con pochi
rematori, come è detto. L'autore non parla per veduta, ma per detto di
un marinaro scampato.
[92] _Un nembo._ Qui si mostra nella sua semplicità il novello marino,
perchè quel nembo di Scirocco sarebbe stato il gran beneficio e avrebbe
condotto navi e galere in massa contro il nemico, disordinato, se da chi
lo capiva fosse stato colto al detto fine, e non rivolto alla fuga ed al
disturbo degli amici.
[93] _Ventiquattro ore._ Il tramonto e la fine della giornata, come alla
nota 62. Scirocco fresco.
[94] _Paura._ Descrive il timor panico propagatosi alla inattesa manovra
di Andrea; e la sospensione di Barbarossa nel principio della fuga: chè
dopo realmente diè caccia alla coda, dove non era il Ricci.
[95] _Artiglieria a scogli._ Qualche iperbole, secondo il solito, messa
fuori da belli ingegni.
[96] _Quello._ Non ardisce nominare il peccatore, sapendo con chi è
legato. Ma prevede che non perderà niente nè in un punto, nè in molti
anni di là; ma soltanto nella estimazione degli altri di qua.
[97] _Dominio in cielo et all'inferno._ Tratto di spirito, messo in giro
fin da quel giorno, e poscia afferrato per inquartarlo a proposito nelle
difese di Andrea.
[98] _Mai tal ventura._ Qui mettesi in cifra, e parla sul sodo, ed è
importantissimo il suo discorso scritto dopo tre soli giorni dal famoso
scontro. Egli medesimo si avvede di entrare addentro nella spinosa
materia, perchè continua in scrittura arcana, non mai più intesa da
altri. Devono essere sentenze udite all'armata a carico di supremi
personaggi.
[99] _Il Cavaliere._ Dal contesto presente e da tante altre lettere,
dove espressamente è nominato, dico il cav. Giovanni Maria Straticopulo
dell'Ordine di Malta, comandante di fanale sulle galèe del Papa, del
quale sovente parla il Varchi nelle _Storie fiorentine_, ed il Bosio
nelle _Maltesi_, 88, B; 99, B; 107, A.
[7 ottobre 1538.]
XV. — La partenza del Doria non andò così presta, come il Ricci
desiderava. Dopo tanta vergogna bisognavagli pur qualche prova di
rilevarsi, di riprendere la perduta riputazione, e di rimettere su la
speranza, perchè gli alleati durassero volontieri alla lunga senza
guerra e senza pace. Di che saviamente giudicando il Senato veneziano,
ed uso a reprimere i movimenti inconsiderati delle passioni per servire
al bene pubblico, facendo anche ragione di non doversi dare appiglio ad
Andrea di farsi più nocivo, quando tuttavia riteneva nelle mani il
supremo comando di tutta l'armata, gli scrissero lettere consolatorie: e
tacendo con prudente trapasso ciò che allora non doveva esser detto, lo
chiamarono capitano avveduto, ed eccellente marino, dal quale alla fine
tutti aspettavansi alcuna segnalata rivincita, prima che la stagione lo
chiamasse al riposo.
Arrivarono queste lettere alle mani di Andrea quando Barbarossa, superbo
di averci superato senza combattere, per maggior segno di disprezzo
eraci venuto innanzi alla rada di Corfù, sbravazzando e sparando più
tosto per mostra che per disfida. Sapeva bene il tristo che non
avrebbero gli alleati così presto, nè tanto facilmente combinato tra
loro di condurre fuori l'armata, senza che esso non si fosse potuto
prima a suo talento ritirare. La qual cosa andò a punto pel verso da lui
preveduto: perchè quantunque i maggiori capitani altatamente parlassero
pieni d'indignazione, dicendo che non si poteva più oltre lasciare
impunita tanta baldanza, nè tollerare tanto oltraggio; con tutto ciò
prima che si congregasse il consiglio e si discutessero le solite
difficoltà; prima che si imbarcassero le fanterie, e prima che i
Veneziani in ciascuna galèa ricevessero i venticinque, imposti a ogni
modo da Andrea, andò tanto tempo, che Barbarossa fatte le viste di aver
troppo e inutilmente aspettato, erasi già tolto dal canale, ed aveva
ripreso il viaggio verso il fatal suo covo dell'Arta[101]. Non devo
lasciar passare il settimo giorno d'ottobre di quest'anno senza
affrettarne coi voti un altro che ne cancelli la trista memoria: non
senza trarre un gemito sull'avvilimento del nome cristiano, e un
applauso alla pazienza dei Veneziani. I quali, accettando nelle predette
circostanze il supplemento dei venticinque, dimostrarono con suprema
evidenza al mondo e per tutti i tempi futuri la loro sommissione ad ogni
privata molestia, tanto solo che potessero procacciare pubblico
vantaggio alla cristianità ed alla patria[102].