NOTE:

[22] PETRUS PAULUS GUALTERIUS, _Diaria Cærem._ Mss. cit., a die XXIII

martii, ad VI julii.

ARCHIVIO RICCI cit., IX, 181: «_Il papa partì da Roma a ventitrè di

marzo, e tornò ai primi di luglio._»

[23] NICCOLÒ TIEPOLO, _Relazione dell'abboccamento di Nizza tra Paolo

III, Carlo V, e Francesco I, e della tregua seguitane_, ap. DU MONT,

_Corps diplomatique_, IV, ii, 172.

RAYNALDUS, _Ann._, 1538, n. 8.

ANGELO PENDAGLIA, _Lettera narrattiva dell'abboccamento di Nizza_, con

note del canonico GIUSEPPE ANTONELLI, in-4. Ferrara, tip. Bresciani,

1870.

[24] MAUROCENUS cit., 514: «_Pontifex octavo calendas julii Genuam

pervenit, mox cæsarianas triremes conscendens Centumcellas delatus inde

Romam petiit._»

[25] ARCHIVIO DORIA, _Lettera di Don Diego Ortiz_, data da Madrid, 29

novembre 1570, e diretta al principe Giannandrea Doria in Genova:

«_Omissis.... Et prior don Antonio me ha dicho esta mañana (haviendolo

yo informado primero de que por la corte se dizia que Marco Antonio se

quexava de V. S. Ill.ma), que no tema de nada porque el entiende que

Su Majestad y el Consejo tienen toda satisfaçion possible de la manera

como V. S. Ill.ma ha procedido en toda esta jornada: y pues que hay

esto, de todo lo demas se puede V. S. Ill.ma burlar._» Originale,

autografo importantissimo e inedito, che vien bene in questo luogo per

la sua precisione e brevità a confermare il discorso dal trentotto al

settantatrè. Tutti i disordini erano approvati a Madrid.

[10 agosto 1538.]

VII. — Può altri fare ragione del gravissimo cruccio con che doveva

sostenersi il Grimani in Corfù, costretto a perdere il tempo migliore

nell'aspettare chi non voleva venire; e oppresso dalle continue querele

dei Veneziani e dalla loro desolazione. Imperciocchè proprio di quei

giorni, favorito dalla buona stagione e da niuno frenato, Barbarossa

coll'armata ottomana e colle squadre dei barbareschi disertava l'isola

di Candia, e gli altri possedimenti della repubblica. Quando ecco in

vece dell'armata imperiale ai primi di agosto giungnere in Corfù, e

mettersi sopra tutti, don Ferrante Gonzaga. Costui povero di forze e

ricco di buone parole, gran privato di Spagna e vicerè di Sicilia,

veniva per ordine dell'Imperatore col titolo di capitan generale di

terra in luogo del duca d'Urbino, gravemente infermo di quel lento

veleno, pel quale non guari dopo addì venti d'ottobre morissi[26]. Egli

doveva largamente pascere di speranze future i Veneziani, perchè

continuassero ad aspettare pazientemente, senza nè guerra nè pace.

Indarno adunque i capitani di Roma e di Venezia si volsero a lui

facendogli pressa, dopo essere stati tanto tempo senza far nulla con

cento galere e trenta mila uomini. Don Ferrante, imbarazzo più che

sostegno degli alleati, non consentiva. Anzi tutto aperto diceva non

essere cosa nè ai soci sicura nè a Cesare onorevole il cominciare la

guerra sul mare senza il naviglio del Doria. Perchè dunque ne manca

questo ente necessario? come la gloria dell'Imperatore e il bene degli

alleati potrà consistere nell'aspettare Andrea inutilmente? Dunque si

hanno tutti a patire i tristi effetti dell'abbandono, il dispetto,

l'ozio, la mortalità, la perdita del proprio paese, e il trionfo dei

nemici? Tristi principî, resi più tormentosi dalle relazioni correnti

alla giornata: dicevano bruciati ottanta villaggi, e stretta di assedio

la Canèa, piazza principalissima dell'isola di Candia, alla quale

indarno il generale Cappello chiedeva che si portasse soccorso[27].

Nè si lagnavano soltanto i Veneziani della tardanza (alla quale mi

bisogna continuamente in questi giorni ritornare), non soltanto coloro,

pe' quali il pubblico bene incontravasi insieme col privato interesse;

ma i Romani, tuttochè imparziali, non potevano patirla. Perciò il

Patriarca, sazio alla nausea dei pubblici lamenti, uscì dal porto, sotto

colore di esercitare le sue genti, e prese a fare la guerra solo da sè

contro ai Turchi, senza voler più oltre aspettare niuno. E perchè non

poteva con una trentina di legni soccorrere la Canèa, tanto lontana, e

assediata da cento e trenta, volle operare a favor dei Candiotti per

diversione, pigliando a battere una delle fortezze nemiche. Andò con

gran secretezza nel porto di san Niccolò presso Corfù, e di notte più

che poteva celatamente navigando, giunse quasi improvviso agli undici di

agosto sull'ora di vespro innanzi alla Prèvesa[28].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 21 / 213 题