PRUDENCIO SANDOVAL, II, 183.

[18] GIROLAMO RUSCELLI, _Precetti della milizia moderna_, in-4. Venezia,

1568, p. 40, B.

MURATORI, _Annali di Italia_, 1547, prop. fin.

[19] LEANDRO MELE, Mss. _Genealogia della nobile famiglia Ricci di

Roma_, nell'Arch. della medesima. Un giusto volume in-4. — Si parla di

Miniato e di questa spedizione da p. 165 a 176. — Verrà poscia sovente

menzione dello stesso Miniato.

ARCHIVIO RICCI cit., vol. IX, p. 134.

ARCHIVIO municipale e parrocchiale di Civitavecchia cit.

[20] MAUROCENUS cit., 500: «_Capitaneo generali injunctum est ut Anconam

proficisceretur ad quinque peditum millia subducenda, que in pontificis

et urbinatis ditionibus erant conscripta._»

[21] NICCOLÒ MACHIAVELLI, _Discorsi sopra le Deche di Tito Livio_, lib.

I, cap. XI, e XV: «_Quanto importa negli eserciti conservare incorrotte

le pratiche della Religione._»

LODOVICO ARIOSTO, Il _Furioso_, XL, 11:

«_Come veri cristiani, Astolfo e Orlando,_

_Che senza Dio non vanno a rischio alcuno,_

_Nell'esercito fan pubblico bando,_

_Che sieno oration fatte e digiuno._»

[Marzo e luglio 1538.]

VI. — Papa Paolo con pio intendimento non lasciava, come ho detto, niuna

pratica intentata per ridurre in pace tra loro i principi cristiani,

senza di che non si potevano sperare effetti vantaggiosi dalla lega

contro i Turchi, nè l'apertura del Concilio generale, da lui e da ogni

altro ardentemente desiderato. E avendo per questi giorni saputo il re

di Francia trovarsi in Provenza, e Carlo imperatore esser venuto vicino

in Catalogna, deliberò mettersi di mezzo; e farsi paciere tra i due

maggiori sovrani che tenevano diviso il mondo. Mosse pertanto da Roma il

dì ventitrè di marzo per la via della Marca e Romagna, entrò in Parma,

quindi scese da Alessandria a Savona, e per la via del mare con alcune

galèe dirette a Barcellona navigò infino a Nizza, avendo prima spedito,

secondo principe fedele ai trattati, il suo naviglio verso Levante[22].

Ma ai diciassette di maggio, come fu presso Nizza, maggiormente sentì la

difficoltà del pacificare gli emuli pertinaci; ed ebbe a darci l'esempio

di un congresso altrettanto arduo, quanto singolarissimo. Imperciocchè

avendo il duca di Savoja fatto intendere non potere per certi rispetti

consentire a ricevere nella sua città di Nizza nè i Francesi nè gli

Spagnuoli nè altri; il Papa, dissimulando l'offesa, se ne andò in

campagna a un convento di frati Minori. Colà sopraggiunse Francesco a

trattare seco, ma non volle mai abboccarsi con Carlo; il quale fece

altrettanto rispetto a lui. L'uno si posò a ponente, l'altro a levante;

e Paolo di mezzo tra Nizza, Villanova e Villafranca, or coll'uno or

coll'altro negoziando, scorreva alle opposte bande tra l'Imperatore ed

il Re. Ottenne però, che i due sovrani (senza vedersi) firmassero una

tregua di dieci anni, e intanto ciascuno tenesse quel che aveva, e il

Concilio generale si celebrasse[23]. Con queste conclusioni prese

congedo, e accompagnato da sei galèe del Re e da altrettante

dell'Imperatore, venne senza novità a sbarcare nel porto di

Civitavecchia, e tornossene in Roma[24].

Allora quei principi di levante e di ponente (cosa strana!) non soltanto

si visitarono mutuamente e parlarono insieme, ma se ne andarono con

tutta la corte di questo e di quello a solennissime feste in un luogo

detto l'Acquamorta di Provenza. E il principe Doria, capitano generale

dell'armata cristiana, in vece di essere secondo i patti non più tardi

del mese di marzo in Levante pronto alla guerra contro i Turchi, si

tratteneva lietissimo fino al mese di agosto in Provenza a far gazzarra

sotto gli occhi di Carlo V. Insisto sul fatto della tardanza, perchè

tocca al massimo dei disordini nelle faccende militari; e nondimeno ci

torna sempre costante, sempre riprodotto, e apertamente voluto dalla

corte di Spagna; non solo adesso, ma infino a trent'anni dopo: chè i

comandanti al servigio di Madrid comparivano sempre in ritardo,

lasciando perdere il tempo migliore, e tenendo i Romani e i Veneziani

afflitti ad aspettare, e i Turchi sbrigliati a distruggere. Tutti

dicevano necessaria la presenza del Capitan generale e dei suoi

rinforzi; i trattati stabilivano il termine alla congiunzione, e i

marinari appellavansi specialmente ai mesi estivi per imprese grandiose.

Il Doria meglio di ogni altro doveva saperne: egli medesimo che a

chiunque chiedevagli il nome del miglior porto di mare soleva rispondere

non essere nè più nè meno di tre i migliori porti del Mediterraneo; e

chiamarsi giugno, luglio, e agosto. Ciò non pertanto i tre mesi preziosi

lasciavansi perdere; e Carlo approvava la tardanza dell'Acquamorta, per

Andrea, come Filippo la tardanza e i disordini di Cipro per

Giannandrea[25]. Io non dico che sieno criminose le feste di Provenza,

nè gl'interessi di Tizio e di Sempronio; nè mi oppongo se altri gli

chiama padroni di dare o no soccorso a chi ne chiede: potranno esserci

diverse opinioni. Ma quando si fa lega con trattati e promesse, entra il

dovere: nè sarà mai lecito ad alcuno, nè anche ai barbari, volere,

lodare e assentire alla rottura della fede.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 20 / 213 题