NOTE:

[9] RAYNALDUS, _Ann. eccl._, 1538, n. 4: «_Die octava februarii. Hæc

sunt capitula fœderis et ligæ per SSmum in Xto P. et D.

N. D. Paulum divina provvidentia Pp. III, ac serenissimum et

potentissimum principem D. Carolum V. Rom. Imp. semper augustum,

Hispaniarum et utriusque Siciliæ regem Catholicum, tum suo quam

serenissimi etiam regis Romanorum ejus fratris nomine, nec non

illmum Ducem Senatum et Dominium Venetorum contra Turcas etc._»

SPONDANUS, _Ann. eccl._, 1538.

DU MONT cit., _Corps diplomatique_, IV, ii.

LUNIG cit., _Codex Italiæ diplomaticus_.

[10] PRUDENCIO SANDOVAL, _Vida y echos del emperador Don Carlos quinto_,

in-fol. Pamplona, 1634, lib. XXIV, n. 6, II, 183.

ANDREAS MAUROCENUS, _Histor. Venet._ lib. V, in-4. Venezia, 1719, p.

492. — Vedi appresso la nota 106, e segg.

[10 febbrajo 1538.]

IV. — I Veneziani, secondo il capitolo quarto, fin dal mese di febbrajo

facevano massa di gente, di navigli e d'armi in Corfù; e il Pontefice

con sollecitudine non punto minore spingeva l'armamento in tre centri,

Civitavecchia, Ancona e Venezia. Nel primo adoperavasi il vescovo di

Pavia col capitano Ermolai, come si è detto[11]. Nel secondo il vescovo

di Sinigaglia con Girolamo Grossi romano, familiare di sua Santità e

collaterale della milizia, scriveva soldati e marinari, e cercava

rematori[12]. Cosa difficilissima quest'ultima, altrettanto che

necessaria, perchè niun marchigiano nè romagnolo voleva mettersi alla

viltà del remo, e gli stessi condannati usavano ogni artifizio per

sottrarsene coi pretesti o colla fuga. In quella vece di marinari non

era difetto, e di soldati tanta abbondanza da sopperire ad ogni

richiesta degli arrolatori pontificî e veneziani. Al vescovo di

Sinigaglia era commesso il fornimento dei magazzini in Ancona e in Fano,

specialmente che non mancassero le farine, i biscotti, e ogni altra

vittuaglia pel sostentamento dell'armata; prevedendosi che le fazioni ed

i maggiori bisogni sarebbero stati nei paraggi dell'Adriatico[13]. In

Venezia più di ogni altro davasi faccenda monsignor Giovanni Ricci

tesoriere dell'armata, che poi fu nuncio in Portogallo e cardinale. Esso

ci ha lasciato memorie e documenti in quei preziosi volumi che si

conservano nell'archivio della nobile sua casa in Roma; e che ho potuto

io a bell'agio nella mia camera consultare per la squisita cortesia e

pel senno veramente romano dell'eccellentissimo signor marchese Giovanni

Ricci, cui la storia e Roma, non io soltanto, debbono essere grati[14].

Finalmente in Roma per beneficio comune dei collegati, e per dare

solennità maggiore all'impresa, volendo contentare i cesarei, che non

amavano l'Orsino, e cattivarsi i Veneziani colla promozione d'un loro

patrizio, si promulgava solennemente la nomina di Marco Grimani

patriarca d'Aquileja a prefetto dell'armata romana coll'autorità di

Legato a latere[15]. Marco, fratello del cardinal Domenico, di

principalissima nobiltà veneziana, ed uomo nelle cose del mare e del

governo (come tutti della sua casa) sperimentato, prendeva in Roma addì

dieci di febbrajo dalle mani stesse di papa Paolo nella basilica

Vaticana lo stendardo della lega; e apparecchiavasi senza indugio alla

partenza[16].

[3 marzo 1538.]

La mattina del tre di marzo il Legato partivasi da Roma col suo seguito

verso Civitavecchia, prendeva in quel porto le sette galèe, e

speditamente navigava, toccando Napoli e Messina, verso Ancona, dove si

avevano a raunare le altre della sua commissione, cioè otto già armate

in quel porto dal Grossi collaterale, ed una ventina armate in Venezia

per cura di monsignor Ricci. Le distanze dei luoghi, le provviste delle

munizioni da guerra e da bocca, l'imbarco delle genti, e tutte le

difficoltà consuete di armamento in gran parte nuovo e fuor dell'usato

non lo tennero tanto in ritardo, che agli undici di giugno coll'armata

sua non fosse tutto in punto per far vela nel porto d'Ancona.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 15 / 213 题