NOTE:

[1] RAYNALDUS, _Ann. eccl._, 1537, n. 54: «_Medio septembri Pontifex....

meditabatur sacrum fædus cum Cæsare et Venetis contra Turcum.... quo

represso, Concilium quantocyus celebrare._»

P. A. G., _Medio èvo, e Guerra dei pirati_, Vedi l'Indice alla voce

_Legato_. — Qui sopra, nel vol. primo, p. 32.

[2] PAULUS PP. III, _Dilecto filio nobili viro G. Virginio Ursino,

comiti Anguillariæ_. — Dall'Archivio dei Notaj camerali, come alla nota

quarta, protocollo di B. Berisio, ch. 381 vers.: «_Dilecte fili etc...

Mittimus isthuc venerabilem fratrem Joannem epum Papien., causa

revidendi et recognoscendi computa galearum nostrarum, qui etiam tibi

nonnulla nostro nomine referet. Quare ejus relatis, non secus ac Nobis

habebis fidem. Datum Romæ apud s. Petrum, die quinto novembris MDXXXVII,

pont. nri. an. quarto. — Fabius Vigil._»

[11 novembre 1537.]

II. — Ecco il tenore dell'istrumento[4]: «Giorno di domenica, undici di

novembre 1537. — Civitavecchia, nel palazzo camerale. — Perchè il

reverendissimo in Cristo padre e signore Giovanni de Rossi, vescovo di

Pavia, presidente e chierico della Camera apostolica, e commissario

delegato da nostro Signore nella terra di Civitavecchia; ed insieme con

lui il reverendo don Guido Pacelli commissario della Camera predetta, ed

Alessandro Benci computista, intendono ritirare dall'illustrissimo ed

eccellentissimo signore Gentil Virginio Orsini, conte dell'Anguillara,

le tre galèe di nostro Signore, con tutti i loro armamenti e corredi ed

altre cose appartenenti alle medesime, e appresso intendono consegnare

le istesse tre galere al nobile signore Giacopo Ermolai, cameriere

secreto di sua Santità, eletto capitano delle dette galere, secondo che

la Santità sua verbalmente ha espresso al predetto reverendissimo

Signore vescovo e chierico; il quale similmente ha ricevuto la istessa

commissione verbale dal reverendissimo signor vescovo riminese,

Tesoriere generale di nostro Signore e della Camera apostolica, e

nondimeno essi non vogliono accettare la consegna delle predette tre

galere senza il lodo di alcuni periti e pratici marinari, e senza la

visita del predetto signor Ermolai con altri due marinari di sua fiducia

e da lui nominati, i quali concordemente attestino che le dette galere

sono atte a navigare e pronte a qualsivoglia combattimento marittimo,

non avendo i predetti Vescovo, Commissario, e Computista niuna

esperienza di queste cose; per ciò fecero chiamare alla loro presenza il

signor Paolo Giustiniani di Venezia, Giovanni da Milano padrone della

galèa sant'Agostino e Giorgetto Camilli comito della galèa medesima, i

quali dinanzi agli stessi signori Vescovo, Commissario e Computista

affermarono aver visitato le stesse galere di sua Santità, ora

ormeggiate nel porto di Civitavecchia, e chiamata, l'una san Pietro,

l'altra san Paolo, e la terza san Giovanni, ed essere veramente atte

alla navigazione e pronte al combattimento, secondo l'uso di mare, posto

che siano fornite di ciurma e di panatica: e così dissero doversi le

stesse galere tenere e giudicare, come essi tengono e giudicano.

«Questi Atti furono compiti in Civitavecchia nel palazzo camerale,

giorno ed anno come sopra.»

[12 novembre 1537.]

«L'altro dì seguente venne il predetto signor Giacopo Ermolai, e disse

ed affermò di avere già da quattro giorni veduto bene ed accuratamente

le tre galere designate negli atti presenti, e di aver visitato tutti

gli armamenti, corredi ed altre cose attenenti alle dette galere, sempre

accompagnato da due marinari pratici e sperimentati, fedeli ed amici

suoi, per nome Bartolommeo di Gallipoli padrone della capitana di nostro

Signore, e Domenico da Genova padrone della galèa san Paolo, ambedue

chiamati dal medesimo signor Giacopo e insieme con lui revisori e

giudici; ed ora afferma di aver riconosciuto e giudicato le dette tre

galere per buone, atte a navigare, pronte a qualunque fazione ed

esercizio marittimo, ed anche a battaglia navale.»

Dopo il preambolo delle testimonianze e dei giudizî, segue in lingua

volgare l'inventario delle tre galèe[5]. Non lo ripeto, perchè niuno ci

troverebbe cosa che non fosse già prodotta e dichiarata nei documenti

precedenti, specialmente trattandosi del capitan Salviati nel quinto

libro[6]. Comincia l'inventario sulla galèa san Giovanni, capitana della

squadra papale, continua sulla galèa di san Paolo, poi sul san Pietro;

termina colla quietanza a favore del conte dell'Anguillara, e colla

consegna delle tre al capitano Giacopo Ermolai.

Dunque il Conte al suo ritorno, dopo navigazione piena di combattimenti

e di vicende, còlto all'improvviso, rende buona ragione del materiale

affidato alle sue cure; e si piega volentieri a tutte le esigenze del

governo pel miglior servigio della cristianità nella guerra contro il

Turco. Le galèe sono giudicate perfette anche per la battaglia navale,

conforme al parere di un capitano e due ufficiali dalla parte del Conte;

Giustiniani, Giovanni e Giorgetto: di un capitano e due ufficiali dalla

parte della Camera; Ermolai, Bartolommeo e Domenico. Testimoni

intelligenti, perchè del mestiero; e imparziali, perchè scelti a disegno

da province lontane. Patisce eccezione la panatica, perchè si prende

quando bisogna, e nei porti si compra alla giornata: resta la difficoltà

perpetua tra noi di trovare gente da remo.

Il capitano Ermolai, qui sopra nominato, non fa gran comparsa nella

guerra viva; ma primeggia negli apprestamenti e nella amministrazione,

provveditore solertissimo, o come oggi direbbesi ufficiale generale di

intendenza e di commissariato navale. Egli durante l'annata di guerra

erasi con somma lode adoperato nelle provincie della Marca e della

Romagna all'imbarco delle milizie papali per la Dalmazia; e più

all'abbondanza del biscotto e delle vittuaglie per rifornire l'armata

del Doria e dell'Orsino nello Jonio. Giacopo sovrastava ai magazzini e

ai forni impiantati in Ancona ed in Fano, e facevane trasportare ogni

bene dai legni di traffico delle città medesime, secondo le istruzioni

ricevute direttamente dal Papa. Inoltre le sue commissioni si

estendevano a mantenere la sicurezza delle provincie littorane

sull'Adriatico contro qualunque scorreria vi potessero fare i Turchi in

tanto sobbollimento di guerre vicine dalla Puglia, dalla Dalmazia, e

dalle Isole Jonie[7].

Finalmente il vescovo di Pavia per delegazione straordinaria commissario

nel porto e piazza di Civitavecchia aveva a fare ufficio di mediatore

tra l'Orsino e l'Ermolai; e dar mano agli apprestamenti dell'armata per

l'anno seguente, prevedendosi vicina la conclusione della lega. Il

perchè si ponga ben mente al novero delle prime sette galèe che si

allestiscono in Civitavecchia, colle quali dovranno poscia congiungersi

le otto armate in Ancona, e le quindici prese a Venezia. Teniamo segnata

la capitana, la padrona e la sensile della Camera, coi nomi di san

Giovanni, san Paolo, e san Pietro: teniamo l'Orsina la Vittoria, il

sant'Agostino, e il san Paolo del Conte; che tutte insieme tra poco

saranno in Levante coll'Orsino che rassegna le galèe camerali,

coll'Ermolai che le piglia, col Giustiniani che le rivede, con

Giorgetto, Giovanni, Bartolommeo e Domenico che le giudicano, e con

tutti quegli altri che appresso dirò[8].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 13 / 213 题