_Ludovicus Maria Sforcia Anglus, Dux Mediolani etc._
Sono molte le cause, quale ne obligano infinitamente a quella Ill.ma
Signoria; intra le qual essendo non mediocre l'aiuto de li Stratioti
soi, mandati in Novarese, el beneficio so _omni hora_ si fa maiore,
per la qualità dil magnifico missier Bernardo Contarini provedador
al governo d'epsi Stratioti; però che la singulare soa prudentia et
vigilantia _non solum_ fa che l'impresa non poria esser più aiutata
quanto è per la venuta de Stratioti, ma che quasi posti l'inimici in
disperatione, non lassandoli mai ripossare. Et in questa vivacità de
tenere assiduamente infestati li inimici, li ha conjuncto una mesura de
modestia incredibile, ad tenere in obsequio et officio epsi Stratioti.
Le qual parte essendo rare, ne strenzano, ultra l'obligo quale habiamo
a la Magnificentia Sua, ringraciarne anche _omni hora_ quella Ill.ma
Signoria, et farli testimonio che dal magnifico Provedador non possiamo
restar meglio aiutati. _Mediolani_ 7 Julii 1495.
_A tergo: Domino Thadeo Vicomerchato equiti consiliario et oratori apud
Illustrissimum Dominium Venetiarum._
In questa notte medema, domente nostri stavano in expetatione venisse
lettere de campo, zonse lettere de Zuan Francesco Pasqualigo Vicedomino
nostro a Ferrara, notificava questo esser sta a le man di campi, et
che 'l Duca, di Rezo, ha via scritto al sig. Sigismondo so fradello,
rimasto al governo de Ferrara come el campo di la liga era stae a le
man con Franzesi, et che nostri erano sta rotti, et notificò la morte
de quelli conduttieri, comettendoli dovesse mostrar ditta lettera al
Vicedomino. Et nota che volse dir campo di la liga, _licet_ tutte le
zente quasi era a soldo di la Signoria, eccetto el conte de Caiazo, che
era per Milan, come è chiarito de sopra; _unde_ per tutta Ferrara se
dimostrava grande consolatione de questa rotta. Concludendo, Ferraresi
era di cattivo animo contra Venetiani, et che in Ferrara si buttava
passavolanti, si metteva ferri in cao a le lanze, fortificava li
passi loro dil Ferrarese. Ancora che esso Vicedomino, da poi queste
lettere la Signoria fo certificata, volendo mandar uno suo con lettere
a Bologna, in strata, poco fuora de Ferrara, fo assaltado et batudo,
_adeo_ convenne ritornar in driedo. Et che Ferraresi usavano assà
stranie parolaze et bestial, per el grande odio ne havea. _Ergo non
immerito_ li puti cridava, et ogniuno diceva: A Ferrara! A Ferrara! Et
li puti in questa terra cantavano una canzone:
Marchexe di Ferrara, di la caxa di Maganza,
Tu perderà 'l stado, al dispetto dil Re di Franza!
Et il populo era molto volonteroso de andar a tuor Ferrara; et li
artesani et bottegeri quando andavano a li X Savij a esser tansati,
tutti offrivano di pagar el dopio, volendo andar a Ferrara: _tamen_
la Signoria non volse in questo tempo far niuna dimostratione contra
esso Duca, el qual era in Rezana, et havia mandato molte vittuarie in
campo dil Re di Franza, et barili di polvere per le artiliarie (che,
si questo non fusse stato, non harebbe potuto el Re operarle), et non
considerava l'ubligatione havia a questa Signoria, per haverlo una
volta messo in stato, et a so zenero Duca de Milan che vi andava il so
stato a pericolo, et a la vita di l'altro Marchexe de Mantoa nostro
governador _etiam_ so zenero. Et è da judicar con questo Re havesse
tramato molte trame, tutto per rehaver el Polesine de Ruigo, acquistato
per nostri con justissima guerra l'anno 1482, dove per la Signoria è
sommesso, et si teneva a custodia in questo tempo zerca cavalli 600 et
alcuni provisionati, nè mai li volseno mover. Et so fiul Don Ferante
era pur a soldo dil Re, et quasi tutta Ferrara vestiva a la franzese,
cridando Franza! Franza! Et come fo divulgato, che el zorno avanti el
Re venisse zo di monti a Fornovo, esso Duca de Ferrara fo in campo
a parlar a Soa Majestà stravestito, et li disse come l'opinione di
Venetiani era, nostri non se apizasse nè facesse fatti d'arme con Soa
Majestà. Et cinque zorni avanti seguisse el fatto d'arme, nel nostro
campo acadete, che alcuni Ferraresi volendo insieme combatter, uno de
loro andò dal Marchese governador, pregando Soa Signoria volesse venir
a veder et cussì vi andò. Et zonto dove era ordinato, trovò 4 Ferraresi
haveano le balestre carge, et li comandò discargasseno; tre de loro
disserò el vereton in l'aiere; el quarto non volse; _unde_ da quelli
dil Marchexe preditto li fo butà la testa via da le spalle, et poi fo
preso quello venne a chiamarlo, et examinato lo fece apicar subito;
et mandò uno editto: niun Ferrarese ne le soe terre più non potesse
habitar, et quelli erano lì dette termine tre hore a sgombrar el so
paese: quale fusse la cagion, lasso considerar a li Savij lezerano.
Ma el Duca de Ferrara, da poi inteso la verità del seguito in campo,
et come nostri haveano habuto vittoria et toltoli li cariazi, et assà
franzesi morti, scrisse ad Aldobrandino di Guidoni dottor da Modena
so ambassador in questa terra, dovesse andar in Collegio et alegrarsi
con la Signoria di la vittoria havea habuto el campo di la liga. El
qual orator, andato a dì 13 Luio, non potè haver audientia. Ma inteso
el Serenissimo Prencipe come l'ambassador de Ferrara havia voluto
audientia, deliberò a dì 14 la matina venir in Collegio; et venuto
ditto orator, volendo alegrarsi, disse quanto li era comesso; El campo
di la liga. Et el Prencipe rispose: Qual campo di la liga? Dicemo esser
nostro, et nui l'haver pagato, et non la liga. Poi disse come per la
terra se divulgava, che 'l so Signor in queste novità non havia fatto
il dover so, excusandolo molto, disendo voleva star al paragon. Al qual
el Prencipe sapientissimamente rispose, et li fece lezer due lettere
del Vicedomino, de li portamenti di Ferraresi contra de esso Vicedomino
et de nostri, li comemorò quello l'anno passato comportò el Duca a
quelhoro fece quelle poltronarie in loza del Vicedomino a Ferrara,
dagandoli taia _solum_ lire 25 de pizoli. _Conclusive_ li disse: questi
non erano boni muodi, nè cosse dovesse esser accepte a niuno de questa
terra, et che 'l non havea cagione. Et cussì dette licentia a esso
orator.
_Come el Re de Franza col so exercito se partì con gran fuga di le
giare dil Taro._
Compita la battaia Franzesi si redusse a lo ascender di la collina che
va verso la via romea, et lì stete, sì come ho ditto; et la mattina
seguente a dì 7 ascese, et de lì se allontanono in uno loco atto et
comodo a do mia, ficando trabache et paviglioni a l'incontro di la
banda di l'esercito nostro, facendo strepiti et movimenti di battaia,
traendo qualche botta di artilaria, dove el nostro campo tutto sempre
stette in arme, aspettando di assaltare o vero di esser assaltato. Et
cussì stando, a hore 16, vene uno trombeta dil Re da li Provedadori
a dimandar tregua per 4 hore et parlamento, però che la Majestà dil
Re voleva mandar quattro de soi a parlar al Capetanio et Provedadori,
zoè mons. cardinal de Samallo, el mareschalco de Giae, mons. de
Pienes et mons. d'Arzenton; et cussì li fo concesso, per veder quello
richiedevano, i quali si poteva reputar rotti et in fuga. Et cussì a
tal parlamento andò el Governador marchexe, li Provedadori et conte
di Caiazzo con alcuni altri nostri condutieri, sora una certa aqua pur
dil Taro. Da l'altro canto di la ripa dil Taro preditto venne mons. di
Arzenton con alcuni altri Franzesi, ma non quelli tre doveano vegnir.
Et dapoi le salutatione, fo da esso mons. di Arzenton collaudato
molto li nostri Italiani _usque ad summum_, dicendo che haveano
sostenuto la pugna et combattuto con li primi baroni et cavalieri
dil mondo, quali sempre erano stati vittoriosi in battaie orribile
et grandissime guerre. Da poi dete parole _sub spe concordii sive
autem_ che erano aparechiati a la battaia, et che quelli altri baroni
et mons. cardinal, che la Majestà dil Re li havia deputati a venir
con lui, non se fidando, et non conoscendo, come fo io, Venetiani, et
però voriano uno salvo conduto in scrittura, et io, per essere stato
a Venetia e saper vostra parola è carta fatta, son venuto. Adonca V.
S. farà el salvo conduto; et domatina piacendovi de redurvi in questo
loco, noi tutti veniremo a parlarvi, et son certo concluderemo cosse
per beneficio de tuti nui. Et cussì fo concertato l'ordine; et fo
mandà uno trombeta dil sig. Marchexe con esso mons. di Arzenton, aciò
potesse la mattina ritornar da nostri a notificar la loro venuta. El
qual trombeta non ritorno più, et non se intese quello di lui fusse
fatto. Hor, _interloquendum_ Arzenton molto si dolse de li morti in
battaia, li quali ancora erano su la campagna meschiati li corpi con
li cavalli, et fu spanto grandissimo sangue _licet_ per pre' Zaneto di
Santo Apostolo et per pre' Piero Magatello, capelani di Provedadori
nostri, et per altri capelani et preti di campo ditti corpi nostri
tutti trovati nudi, perchè erano stati spoliati, altri fonno sepulti
con gran lacrime lì a Gierola in la chiesia, altri nel cimiterio; et li
homeni de qualche conto fonno messi in casse et mandati in loro terre
a sepelir: come fo el sig. Redolfo. Guido de Gonzaga et Zuan Maria,
favorito dil Marchexe, fonno in casse mandati a sepelir a Mantoa; il
conte Ranuzo in Brexana, dove era li soi lozamenti; Ruberto di Strozi
et Alesandro Beraldo, cussì come in vita erano compagni carissimi,
cussì fonno trovati li corpi uno a presso l'altro, et fonno sepeliti in
chiesia a Gierola insieme, benchè poi fusseno in casse mandati a Padoa,
et il Strozi fo sepolto a Santa Maria di Betelem, dove era la madre.
Questo era il forauscito di Fiorenza etc. Et altri valenthomeni et de
qualche conditione fonno messi in depositi, poi portati a sepelir. Et
fo numerati li corpi de Franzesi, fonno trovati più de 2000; et era,
come ho scritto, una terribilità a veder dove fo fatto la battaia, per
tanti corpi, mescolate le budelle de cavalli con quelle deli homeni;
qua era una testa et là un brazo; uno homo sbudelato et uno cavalo
morto; _adeo_ dirò cussì, fo crudelissima battaia, come da 200 anni in
quà in Italia,.... _quasi dicat_, combattevano per el ben de Italia,
come era con effetto: Hor, ditto Arzenton dimandava a li Provedadori
(_se_) havea fatto niun preson. Risposeno non sapeva ancora; _solum_ el
bastardo de Borbon. Et lui disse: Manca mons. tal etc., nominando assà
gran maestri, dicendo saranno sta morti: Et cussì fece uno trombeta
dil Re, che venne poi, partito Arzenton, in campo con una poliza,
dimandando se sapevano nulla, dagandoli li segnali. Et come intese
non era fatto preson alcuno, venne palido nel volto, dimostrando, per
quello diceva, mancava assà baroni franzesi; come _etiam_ per le arme
et altri trovati, chiaro si puol concluder et suspettar siano stati de
degni homeni et valentissimi, perchè tutti de tal sorte si operò, come
fece de nostri, che li vili et pusilanimi ateseno a robar, et strenui
combattevano.
Ma Franzesi, consultato tra loro quello dovesseno far, vedendo esser
in manifesto pericolo de esser compitamente rotti et fugati, et forsi
niuno sarebbe tornato in Franza a portar la nova di la grande sconfita;
et passato el zorno, zoè el marti, a dì 8 de notte venendo el mercore,
artificiosamente mostrò de distender trabache et paviglioni in longo,
et feceno fochi grandissimi, ne li qual brusono li corpi morti de soi
nobili. Ancora, come li villani riferiteno, brusò assà numero de soi
feriti; et stavano male, et non l'era speranza per non poter menarseli
driedo, et lassarli non voleva, aciò per nostri non fusse inteso la
gran rotta haveano habuto: et questo fo gran cossa, brusarli vivi et
de soi medemi! Et _etiam_ brusono paviglioni, et trabache; forzieri
et barde dorate tagliono in pezi, per non portar tanto peso drio et
volseno rimaner a la liziera: _tamen_ non lassò le artilarie, menate su
carete tirate da cavalli 14 in 16 l'una, aciò fusse securtà loro nel
camino. Et in quella notte el Re con più de 500 zentilhomeni Franzesi
fece cantar una solenne messa, e tutti se comunicò, zurando de mantener
la fede, et, a modo disperati, con grandissima foga, a hore zerca 4 de
notte, mentre li fochi grandi ardevano, si levò el Re con el so campo
dove era, senza son de tromba nè tamburo come se suol far quando lieva
uno exercito, ma a scavezacollo con gran pressa, riservato alcune tende
verso el campo nostro, a ciò non se acorgesse de questa soa levata;
et montono su la via romea andando verso el borgo san Donin; et lì
disnato a le 20 hore; poi zonse ad alozar a Firenzuola. Et nostri in
questo mezo credendo la mattina esser a parlamento, secondo l'ordine,
vedendo li gran fuogi fatti per inimici, do hore avanti zorno mandono
le spie fuora, ad explorar quello facevano i nimici. Et tornati al far
dil dì riferiteno Franzesi erano fuziti, et che poteva no esser mia 8
lontano; et fo grandissima cossa, che tanta superbia quanta è quella de
Franzesi fugisse la notte et al modo fugiteno; et ne l'andar non fevano
dispiacer a niuno, et de qui fino in Aste era mia 80, qual li feceno
in zorni... come dirò de sotto. Et per la strada fo trovato qualche
Franzese morto, fo judicato esser de li feriti che, per non esser
brusati, volseno seguitar el campo. Ma inteso questo per el Marchexe
de Mantoa, Provedadori et Condutieri fatto consejo _quid fiendum_, et
tutto el campo se messe in arme et a cavallo, volendoli proseguire le
pedate dei inimici; et per el crescer dil Taro fo impedito, sì che
fo forza et necessità a ritardar quel zorno. Et el conte de Caiazo
con li balestrieri a cavallo li andò drieto per dar nele coaze; et
scrisse a Milan al Duca, dovesse mandar zente a obstarli non passasse
in Tortonese. Et esso Conte da poi disnar a dì 8, mandò dir a li
nostri Provedadori li dovesseno mandar li Stratioti, perchè intendeva
l'artilaria era rimasta da drio con poche zente et mal conditionate,
et che sperava de zonzerli in le coaze... _Unde_ li Provedadori subito
mandò corando a dir a Piero Duodo, Provedador de Stratioti, era alozato
un poco discosto dil campo, et li comesse montasse a cavallo con
tutti li 700 Stratioti havea, et andasse a trovar el conte de Caiazo
perseguitava Franzesi. Et rispose anderia _statim_; _tamen_, non fu
a hora. Et consultato, come ho ditto, el Governador et Provedador,
deliberono de andar con tutto lo exercito driedo; ma per quel zorno
non poteno, come ho ditto. Et spazò lettere volando per tutto a Milano
al Duca, dovesse far provisione de mandar zente a l'incontro, a ciò
Franzesi havesseno contrasto, tanto che nostri zonzesse; et per tutto
el conte de Caiazo in Piasentina, mandò a notificar a li contadini,
el Re era rotto, et che fuziva, et che li obstassero facendo danni;
_tamen_ el campo Franzese fo più presto nel cavalcar, cha questi in
far provision. Et quella matina el marchexe de Mantoa zurò de far
la vendetta de li valenthomeni li erano stati morti, _maxime_ dil so
Zuan Maria so barba, sig. Rodolfo et altri. Et a dì 9 la matina, el
campo nostro se levò di Gierola, et andò per quella via seguitando li
nimici, li quali erano assà lontani, ma speravano si dovesse astallar
in qualche luogo, et _etiam_ haver contrasto de Milan, che nulla
hebbe, o vero di le zente paesane; _ita_ che non si presto zonzesseno
in loco sicuro, come fo. Et tuttavia el conte de Caiazo li seguitava,
et villani dava in le coaze et becava qualche cariazo et qualche
cavallo; et loro dubitando non disordinasse, non fece difesa alcuna;
ma andavano al so camino, avendo però gran custodia a le artilarie,
in le qual havevano grande speranza. Li feriti veramente nostri, zoè
el conte Bernardin Fortebrazo fo mandato in Parma, et ivi medegato; et
cussì li altri; li presoni a Mantoa, et li butini molti fonno mandati a
Brexa in custodia et in Parma. Ma Stratioti, che haveano fatto un bel
et rico butino, et come per lettere de Domenego Benedetto podestà et
capetanio de Crema se intese ivi esser zonto 100 Stratioti, con 80 some
de butini fatti, et che ivi ditti Stratioti stavano a custodirli, i
quali doveano atender a seguitar nimici; sì che, concludendo, in questa
battaia Stratioti non si portò bene. La causa fo, ateseno a robar.
Et anche scriverò questo: che qualche cariazo fanti haveva vadagnato,
che Stratioti sopravenendo li amazono, et tolse li cariazi, sì che di
loro assà di nostri fanti fo morti, et Stratioti comenzò a perder la
fama _apud Venetos_, et laudando sommamente la zente d'arme. Et questo
seguito dil fuzer dil Re zonse la nova in questa terra a dì 10 Luio
de matina, zoè lettere di 8 di sera de Provedadori a hore 24; et cussì
poi altre lettere venne de quello succedeva. Et chiamato el Consejo dei
Pregadi, vedendo questo successo, molti sospettava la Majestà dil Re
in la battaia non fusse sta amazato; et ne era assà ragione da creder
sì per le arme trovate, che dimostra esser quelle dil Re, _quam_ per
la fuga et comunicarse et brusar li soi feriti, perchè el bastardo de
Borbon diceva el Re era armato in quel squadron, et che el Marchexe li
era vicino. Ancora, per lettere di Bologna zonte in questo zorno, che
notificava di la consolation habuta el magnifico Johanne Bentivoj et
Bolognesi, et le feste et soni de campane con fuogi haveano fatto, et
scrisse la vittoria et assà più numero de morti de quello se judicava
fusse de Franzesi, et che per quelli venuti de campo regio dicevano
che in quella notte che Franzesi fusiteno, se diceva per el campo
el Re era morto, et che non se trovava. Et _etiam_ uno di quelli de
Zuan Jacomo de Traulzi, venuto in questa terra, andò in Collegio del
Principe, et disse come in campo de Franzesi si mormorava di la persona
dil Re, che non fosse sta morto in la battaia. Et è da saper che fo
messo in Rialto molte scomesse a dì ij ditto, zoè Hironymo Tiepolo da
Londra.... per conto che el Re fin quel zorno era sta amazato et non
era vivo; et 4 patricii tocò ducati 120 a darli ducati 400; et cussì
se stava su queste pratiche: _tamen_ el Re era vivo. Ancora in questi
zorni fo messo scomessa et fatto aseguration, che le galie de Fiandra,
nominate per avanti, non erano rotte; et fo dato ducati 50 per 100; et
come esso Hironymo Tiepolo diceva, la nova doveva zonzer a dì 12 ditto
ad ogni modo; _tamen_ non vene alcuna nova et più de galie se intese.
Hor nel Consejo de Pregadi, a dì 10 ditto fo decreto, per ringratiar
Dio de tanta vittoria, quanta havia donato a le zente nostre, de far
la Domenega proxima, a dì 13 e questo, una solenne procession a torno
la piaza de San Marco, portando le reliquie de questa terra a torno,
con tutta la chieresia, frati, scuole, etc. per render infinite gratie
al nostro Signor Iddio; et cussì _etiam_ scrisse per tutte le nostre
terre da mar et luogi dovesseno far. Et de questa parte fo messa, have
tutte le balote num. 206, niuna de no et niuna non sincera, et come
dirò de sotto. Adoncha la fo fatta, fo ordinato messe per tutte le
chiesie de conto Ducal, et una procession de obsequio per le aneme de
quelli erano sta morti in battaia, et _precipue_ dil Ser Redolfo et
Ser Ranuzo, la cui morte molto dolse. Et intendendo come si haveano
portà Stratioti, mandò la Signoria per el Consejo di X a suspender
el butino, et scrisseno a Crema dovesse tenir li cariazi et mandar
li Stratioti in campo, perchè poi parterebeno el tutto; et che la †,
il calice, patena et altri adornamenti di la capella dil Re, presi
per Stratioti, dovesseno mandar in questa terra, li volevano tenir
per memoria, volendo a tutti satisfar quello valevano. Et Piero Duodo
dovesse far inquisitione chi havea l'elmo et la spada dil Re, che la
Signoria voleva ditte cosse. El qual elmeto poi fo portato in questa
terra a dì 22 ditto; era coverto da le bande di cape d'oro con smalti
suso, de sopra coperto di schiame d'oro et de smalti, et una corona
d'oro firmata sopra con alcune zoie, _Etiam_ la spada era bellissima.
Et oltra de questo, alcuni zorni da poi, per lettere di Andrea Zancani
podestà et capetanio de Ravena, se intese come era zonto certi fanti a
Ravena, erano partiti di campo et quelli portono li sigilli fo dil Re
et altro, come scriverò de sotto al loco suo, et al tempo fonno portati
a Venetia. Ma lasciamo queste cosse de campo, et de altro scriviamo.
Essendo in questa terra venuto lo episcopo di Brexanon, orator dil
Re de Romani, a dimandar a la Signoria ducati 100 milia, per venir
in Italia, a imprestido, excusando el suo Re non havia potuto venir
fino hora per caxon di la dieta, et volendo risposta, fo consultado
in questo zorno. Venuto a l'audientia, li fo risposto per el Principe,
come erano certi dil bon voler havia Soa Majestà, et che al presente,
_Gratia Dei_, più non bisognava, et che 'l poteva considerar la
grandissima spesa a hora si havea, sì di l'exercito de persone 25
milia tutte pagate dil nostro, et di l'armata in mar; concludendo non
li potevano servir de denari; et che erano certi che gran consolation
prenderia Soa Majestà, inteso havia la vittoria et fuga dil Re de
Franza. La qual nuova per nostri fo expedito uno corrier con lettere a
Soa Majestà a Vormes, et _etiam_ in Spagna, a Roma et in altri luogi,
offerendoli el Stado nostro. Et ditto ambassador habuto tal risposta,
scrisse al Re; et poi che stete zerca un mexe da poi in questa terra,
in Elemagna ritornò. Et è da saper che Thodeschi non fonno molto
contenti di questa vittoria; et quelli di fontego el dimostravano,
perchè harebbeno voluto el re Maximiano de Romani fusse stato quello
havesse habuto questa fama, come havia el Marchexe de Mantoa; ma chi
fusse stato ad aspettar li soi aiuti, sarebbero stati tardi. _Etiam_
fiorentini, _licet_ dal Re havesseno habuto pessima compagnia, pur,
per la natura loro, non dimostravano quelli mercadanti erano in questa
terra, molta allegreza.
Da Roma era lettere che 'l Papa rotto havesse al Re de Spagna guerra,
et Maximiliano a Franza, lui faria le censure, et pregava nostri
perseverasse a la destrution de Franzesi. _Tamen_ non havea ancora
inteso la vittoria, come da poi Soa Santità l'intese primo per via
de...........
In questo zorno di X Luio, per uno navilio venuto de Bari, se intese,
come l'armada di la Signoria nostra, ha acquistato Monopoli per
forza, terra in la Puia, olim di re Ferandino la qual si teneva per
el Re de Franza, et che era sta amazato da una bombarda Piero Bembo
Soracomito. Et poi a dì 12 ditto vene uno gripo con lettere di 5 Luio
dil capetanio zeneral, notificava el successo de quello in Puia havia
operato, riportandose a le lettere di 3 scritte, le quale non erano
ancor zonte per el contrario navegar. _Tamen_ poi le zonse, zorni 4 da
poi le prime. Et è da saper che el gripo, con la licentia dil romper,
partì de qui a dì 18 Zugno et zonse a Brandigo a dì 26 ditto, _ergo_
in 8 zorni vi andò et el patron moveva battaia..... dil ditto grippo.
Et zonte a mezo zorno ditte lettere di la Signoria al zeneral, et fo
ordinate le scale da scalar mure et altri instrumenti bellici, et per
esser provenza freschissima non si potè muover per quelli do zorni
l'armata de Brandizo. Ma a dì 28 Zugno la sera se partì ditta armata,
galie 20, la barza capetanio Thoma Duodo, et le do nave nominate de
sopra: patroni Zanetto da Muran et Anteo Amai. Et a dì 29 passato
mezo zorno zonseno a Monopoli, restò però da drio galie 4, le quale
haveano a remurchiar le nave. Zonta ivi la ditta armada, el capetanio
Antonio Grimani mandò el copano in terra a chieder che li cittadini
deputati li venisseno a parlar, perchè havea da comunicar certe cosse
con quelli. Fatto la imbassada, li (_cittadini_) a li liti stavano
armati con balestre carge, et cridavano Franza! Franza! Et uno domino
Prudentio, era ivi capetanio per el Re de Franza non volse niuno vi
venisse, ma mandò uno so araldo. Al qual el capetanio li disse como
la Majestà dil so Re aveva rotto guerra a li collegati di la Ill.ma
Signoria, zoè al Pontefice et Duca de Milan, et però Soa Serenissima
Signoria li havia commesso dovesse romper guerra ai so Re, sì che:
Partiteve de questa terra, altramente ve trattarò come inimici. El
qual rispose: la Majestà dil so re è amico di la Vostra Signoria, et
che erano deliberati di morir per quello. Et ritornò col copano a la
terra, dove tutta la terra comenzò a cridar: Franza! Franza! Et messe
le bandiere franzese sopra la torre dil porto, e si messeno in arme.
Et el capetanio nostro, visto che trazevano alcuni colpi de bombarda,
se tirò nel porto nominato el Paltan. Et in questo _interim_ venne
sera, et zonse la barza, e sorse da largo et el resto di le galie.
Et el capetanio fece congregar Hironymo Contarini provedador di
l'armada, Thoma Duodo capetanio di le nave, et li sopracomiti in la
soa galia, et consultò quello havesseno a far. Et ciascuno ditto la
sua opinion, rimaseno in questo: si tentasse la via de demostrar de
darli el guasto, con brusar li olivari et uno campo di formento era lì
proximo, per veder se si voltavano. Et messeno in terra Stratioti et
certi homeni per galia, et corseno fino su le porte, et lì fece uno
poco de scaramuza. Fo _etiam_ fatto questo, per veder che zente se
ritrovava dentro, et brusò el formento et qualche pochi de olivari,
ma questo 0 valse. Et la matina seguente, a dì 29 Zugno, fo concluso
darli la battaia. Et è da saper che in quella notte el sig. Alexandro
da Santo Stefano spazò uno messo lì in Napoli, exhortando quel populo
non volesse aspettar la battaia di l'armata di la Signoria; a cui li
fo risposto, era rebello; che volevano morir per mantenir Franza. Li
mandò _etiam_ uno la mattina preditta, et volseno _etiam_ amazar il
messo. _Tandem,_ con el nome de Dio, a hore 5 de zorno fo principiato
la battaia. Preparate _in primis_ le galie imbarbotate numero 16, et
garidate da prova in sino a l'arbore, et messi tutti in arme, dato
da far colation a la zurma, fo fatto dir un laudo (cussì da marineri
chiamato) per el qual pregavano Dio ne desse vittoria. L'armiragio
Antonio di Stefani fo quello el disse, stando in pie' armato a cao,
el zeneral armato a meza galia et Marco Buza suo canzelier insieme. Et
fece el capetanio far uno comandamento, sotto pena di la forca niun non
se partisse di le sue poste, et el capetanio volse esser el primo che
investisse con la sua galia con la prova in terra. Et la terra faceva
grandissima difesa de bombarde et archibusi, et nostri li rispondeva
con bombarde et passavolanti. Et el capetanio divise la battaia da
mar in quattro parte, zoè esso capetanio con Francesco Valier, Nicolò
Corner, el Gresolo zaratin et Piero Damian, Sebenzan vechio et andono a
investir per mezo la terra verso Brandizo da la banda dil porto. In el
porto proprio fo deputato el provedador Marin Signolo, Francesco Zen,
Francesco Polani da la Canea, Francesco Bertolazo zaratin, et Gregorio
Cinalello zaratin, sopracomiti con loro galie. Da la banda de levante,
verso Brandizo, Piero Bembo, Piero Loredan, Spalatin, Sebezan novo
et Lisignano, sopracomiti. Dal canton dil porto, verso el Pantano, fo
deputate le tre galie corfiote et l'ystriana. _Etiam_ ordinò un altra
azion da la banda de terra, con li stratioti et homeni zerca 60, con
scale, et una bombarda che trazeva da la chiesia de San Francesco a
le defese, azò manco forte i fosseno da la parte de mar. Et quando la
galia dil capetanio prima se apresentò a le mure, el capetanio preditto
se tirò verso l'arboro, et quelli di la terra salutava de bombarde et
freze; et perchè la galia non se poteva con la prova acostar in terra,
messeno el ponte per andar in terra, non aspettando più la barza nè
altre nave, le qual non potevano venir avanti, se non quella de Zanetto
da Muran. Et dubitando non venisse soccorso, ordinò dismontasse la
zurma, et li galioti saltono in acqua, non però senza uccision de
uno, et tre feriti da li sassi; et cussì andono in terra. Et nostri
con passavolanti tirava a le difese, et cussì balestrieri et arzieri
nostri acostate le galie a le mura, cessò le bombarde et si comenzò
a stringer la battaia con sassi terribili, _adeo_ non se tentavano
nostri de metter scale a le mura, per la gran defension faceva. Et il
capetanio osò queste parole: Ah! figlioli, io che son capo vostro,
voglio esser el primo che metta questa scala in terra a le mure! su
figlioli de San Marco! Et dette la terra a sacco, promettendo al primo
montava sopra li muri ducati 100, al secondo 50, al terzo 25. Et con
questa vigoria da tutte quattro le bande fo combattuto virilmente, et
fo messo la scala a le mura. Et subito uno balestrier dil capetanio,
chiamato Todarin, saltò sopra le mura, et molti altri volseno andar
drio, et la scala si rompè, et sempre questo stete fermo difendendose
al meglio poteva. Con aiuto d'altri balestrieri di le galie conzata la
scala, secondo fo Marcheto Capelo, et andò sopra una caxa. Il terzo
Mathio Rizzo, et el quarto Zorzi Volzimonte. Et il capetanio have
in man una maneruola todesca, stava a pope; confortando tutti; et
tra li passavolanti, bombarde, soni de trombe, et cridi, l'aere era
intronato, et uno non se intendeva l'altro. Et questa battaia dal canto
dil capetanio durò una hora, et da altre parte durò una et meza. In
la qual battaia fo amazato Piero Bembo soracomito, homo de farne gran
conto, da una spingarda la qual li passò da banda in banda, arente la
tetina zanca; et a uno li era vicino toccò nel petto, et subito questi
moriteno. Ancora do Soracomiti, zoè di corfioti nominati di sopra,
fonno feriti, et morite uno. Et _conclusive_ tutti li altri Soracomiti
si portono vigorosamente, _maxime_ Francesco Valier, era a lai (lato)
dil capetanio et saltò in acqua con la imbrazadura a far condur le
scale a le mure; et _etiam_ Nicolò Corner meritò gran laude. Fo morti
in questa battaia....., feriti 15; morti in la terra 90, et feriti
150; fo crudelissima battaia. Hor, intrati nostri in la terra, non
cessono de combatter et usar assà crudeltà, et una parte et l'altra
si slanzavano. Partesani fo taiati a pezzi, tutti nostri scontravano,
zoè zerca 150; et in le caxe fo trovati assà morti et feriti, femene
et puti: uno di anni cinque fo ferito de uno mandreto in la fronte; un
altro de anni 7 era cazato sotto alcune doge de boter a la piaza, et si
teneva con una man stropati li ochi, et andato ivi Francesco Brognolo
cogitor dil capetanio, vedendolo tutto sanguinoso, zercò si l'era
morto, et lui sentendose tocar disse: ah fratello, non mi amazar, ma
dame un poco de aqua: costui havia tutto el brazo sinistro mozo, fin
quasi al cubito. Alcuni monasterii fonno aperti per forza; tolti li
calici, piviali et zò che trovarono; molte donne corseno a la chiesia,
et, se le haveano cossa alcuna, fonno spogliate. Inteso questo el
capetanio, do hore da poi preso, mandò el suo armiraio et il miedego
in la terra, a veder le donne non fusseno violate. Li corpi erano de
li morti per le strade con el sangue, nudi over in camisa, el numero
zerca 90, feriti 150. Le donne le prime di la terra, spogliate, con
straze intorno, con li capelli zo per spale sparsi, et erano redute nel
vescoado con molti puti. Et fo fatto comandamento che, se niuno faceva
più tal crudeltà, ne movesse alcuna cossa, li fosse taiato la testa.
Era per le strade cridori, galioti con barili et altre robe, lavacro
de oglio et sangue. Et la sera poi esso capetanio zeneral dismontò,
et andò in la terra, per asegurar le persone; et con una ronca in man
cazava li galioti in galia. Et intrato prima in chiesia, comenzò uno
crido: Marco! Marco! con pianti et batter de man, che fece lacrimar el
capetanio et altri; et licentiò le donne andasse a caxa securamente.
Et per non esser pan in la terra, el populo cridava: fame! fame! esso
capetanio fece dispensar assà miara de biscotto, et el zorno seguente
stera 200 formento, era de quel Prudentio franzese capetanio per el Re
de Franza, el qual fo fatto presone, et se voleva rescattar per ducati
4000. Ancora el capetanio fe' comandamento, che, in pena di la forca,
tutte le cosse ecclesiastice fusseno rendute; et cussì fo fatto; et
_etiam _quelli haveano donne le dovesse restituir, et li cavalli da
masenar le olive et li boi et utilità dil populo. Et ancora poi fece
vender la roba qui in la terra a loro medemi, et el terzo manco de
quello la valeva; però che fo fatto grandissimi butini, per valor a
presso de ducati 20000 de ogli et altro; sì che li galioti si feceno
richi. El qual butino fo venduto a quelli cittadini per ducati 1300,
et che valeva ducati 4000; et _etiam_ el capetanio donò vin al populo
per farselo quello benivolo; et fece exempti per anni X; i quali tutti
si rallegrarono, come dirò de sotto. In la scaramuza et la battaia è
da saper fo morto Alvise Tinto veneto, era lì mercadante, e toltoli
da galiotti ducati 130. Or li puti veniva con vino et acqua fresca
porgendo a nostri, cridando: Marco! Marco! Et al primo dil mexe la
matina da poi, honorato le exequie di Piero Bembo sopracomito, che fo
messo in deposito al Domo, di lo qual tutta l'armata si dolse di la
sua morte; poi el capetanio zeneral andò sotto la loza di la terra, et
congregati tutti li cittadini, aldito prima messa dil Spirito Santo,
et il populo cridando: Marco! Marco! fo levato el stendardo de S.
Marco, et spegazato l'arme dil Re de Franza, et a hora li fece exempti
di ogni angaria per anni X, salvo dovesseno dar una piadena de frutti
etc. Questa terra de Monopoli è bellissima, tutta murada dentro et fora
a quadri de pietra tufo; non ha castello; giardini bellissimi et aque
vive; abondante de ogli più de terra di la Puia, et di le doane egli si
traze ducati 20 milia a l'anno. Li cittadini molti erano anzuini, et si
scusavano non si habia voluto render, perchè dubitava non ritornasse
sotto caxa di Aragona: la qual cossa non vosene redir parola; et però
feceno tanta difension, oltra le bombarde et sassi, pignate de calcina,
ogio bogente, pezzi de travi etc. Et la bandiera dil Re de Franza
el capetanio la tolse per tenir a eterna memoria, et fece governador
de ditta città Thomà Duodo capetanio di le nave, fino la Signoria vi
mandasse altro provedador.
Et a dì 2 Luio quei de Pulignan, mia 8 de lì, mandò soi messi al
capetanio a renderse a San Marco, et fonno _benigne_ accettati. Et la
sera venne el suo episcopo con presenti de polli et persuti, dimandando
aiuto da nostri, perchè quelli de Conversano, dove erano reduti
Franzesi in uno, li molestavano. Et per suo conforto li fo mandati
alcuni Stratioti, et Nicolò Corner soracomito per loro governador. Et
è da saper che in armada eran 45 Stratioti, et el zumo di la battaia
zonse Zorzi Malacassa con altri 45 da Traù, et a dì 4 ne zonse altri
45 da Sibenico, li quali tutti numero 135 fonno mandati a Pulignano,
et a dì 4 ditto fonno a le man con quei de Conversano, erano 150
cavalli lezieri franzesi et 200 pedoni, et di le persone 3000 ivi
redute paesane, et feceno una scaramuza per meza hora. Fo morti de li
nemici numero 17, computà el conte de Gavina; et de li nostri, morti
3 et feriti 5. Et si separavano Stratioti havendo questo, e ritornò
in la terra, mandando al capetanio a dimandar più zente, perchè loro
non erano bastante al gran numero de li nemici. _Unde_ el capetanio
li mandò tre galie; le qual zonte, feceno grande alegreza, et levono
do stendardi de San Marco con gran solennità; _etiam_ mandò Alvise di
Albori, homo valentissimo, con X compagni nel castello, et il zorno
driedo mandò altre XV page in ditto castello, con cui XXV; et per uno
al mexe li dette una paga et meza. Ancora Mola si levò San Marco, ma
la roca no. Ma a dì 5 ditto, Franzesi la reacquistò per forza, però
che nostri non li havea mandà alcun pressidio; pur poi fo recuperata.
Et a dì 3, quelli Franzesi di Conversano scrisseno una lettera a
quelli di Monopoli, confortandoli volesseno ritornar sotto el Re suo,
dicendo haver cinque squadre di homeni d'arme et molte fantarie,
et si manezava de far a loro come fo fatto a Gaetani. Zonse a dì 3
Bocari da Sibinico con cavalli 50 de Stratioti, et el capetanio mandò
tre galie a Brandizo, a tuor li Stratioti ivi erano; et scrisse a la
Signoria come voleva lassar 4 galie a Monopoli per custodia, et lui
se voleva partir con el resto di l'armada, et andar a Manfredonia
et Molfeta et altre terre si tenivano ancora per el Re de Franza; et
che havia fatto discargar li orzi erano su la nave de Anteo Amai, per
rispetto di cavalli di Stratioti, che de lì non se ne trovava; et come
lì a Monopoli si potrà far un molo più bello di quello de Modon, et
pregava la Signoria li dovesse mandar quello era bisogno in augumento
sì di l'armada, _quam_ di zente, a ciò potesse acquistar et danizar
quelle terre in la Puia, si teniva per el Re de Franza. Fo dato a esso
capetanio a Monopoli una armadura fo di re Ferando, la qual era in le
man di quel Prudentio franzese, el qual solo fo causa di la ruina di
quelli poveri cittadini.
Ancora per lettere da Corfù, drizate a esso capetanio, et di
Constantinopoli, se intese Camallì corsaro havea preso a li Dardanelli
una caravella de Candia con 150 botte de vin, et havea amazato homeni
18, et el sig. Turco havea comesso el sanzaco de Garipoli lo seguitasse
con tutte le fuste poteva, per prender ditto corsaro, et cussì esso
sanzaco lo seguitava. Di l'armata turchesca nulla seguiva; pur andava
fenzando de lavorar ditta armata, et ogni giorno provava bombarde. Le
lettere era di X, et 13 di Constantinopoli; et questo basta quanto a le
cosse de mar.
Da Milan venne lettere al suo ambassador, dovesse andar in Collegio et
pregar la Signoria seguitasse l'impresa, laudando la virtù dil nostro
exercito, et che era ubligatissimo a questa Signoria, promettendo mai
ni lui ni soi discendenti partirsi da li precepti di quella. Et anche
per lettere di X Luio, di Hieronymo Lion kav. orator nostro, se intese
esso Duca haverli usato gran parole in laude di la Signoria; el qual
era amalato, nè usciva di camera, et che havea mandato el sig. Fracasso
con 100 cavalli lezieri et pedoni alemani 200, a la volta di Tortona,
per veder de devedar el passo al Re, et Franzesi non passasseno,
benchè pareva cossa difficile a essa Duca; _et ita fuit_, come dirò di
sotto, _imo_ fece careze a esso Re. El qual sig. Fracasso volse con
lui 50 Stratioti, i quali non volseno andar, per non dividerse da la
compagnia; ma ben volevano andar tutti. Et cussì Bernardo Contarini
dimandò al capetanio sig. Galeazo di San Severino, el qual mai volse
se partisseno de lì, et cussì restono in campo a Novara, pur ancora in
la villa di Perna, ni erano mossi, come voleva, esso campo per caxon di
le pioze, che havea ingrossato li passi. _Item_ che quelli Franzesi de
Novara steva dentro, et che haveano habuto per spie el Duca de Orliens
haversi molto doluto di la rotta dil Re, et stava assà sospeso, et si
voleva partir et ritornar in Aste, ma li soi non lo lassaveno; _unde_
nostri stavano vigilanti, a ciò non scampasse via. Et per lettere de
Bernardo Contarini a la Signoria, di 9 ditto, se intese, come, havendo
preso mons. Alvise di Sansonagio, come ho ditto, et lo teniva con lui
nel suo alozamento, lo volse examinar, fatoli gran demostration che,
si non diceva la verità, Stratioti li voleva taiar la testa; et havia
fatto venir Stratioti dentro a dimandarli, per modo che 'l tremava,
et si butò con li zenochi in terra. Or, interogato di più cosse,
rispose. Et prima dil governo dil Duca d'Orliens, che 'l stava con
grandissima reputatione; qualche volta sta serato tre zorni in caxa,
che non si lassa veder, ma l'ordinario si è de dar audientia do volte
a la settimana, et ha per suoi conseieri l'infrascripti, _videlicet_:
mons. de Roan vescovo di Ambues, mons. Zuan de Loan governador de
Orliens e governador di la terra de Novara, mons. di Corde (el nome
non lo sapeva dir), mons. de Magli zamberlan: et questi sono quelli
che hanno el Governo de ogni cossa. Dimandato che opinion è dil Duca
di lassar Novara, come l'ha fatto li altri luogi, rispose che chi
havesse vardato a la fuga dil Duca, el secondo zorno saria andato
con Dio; ma li soi conseieri l'ha fatto soprastar, e chiamato el so
consejo, nel qual entra questi cinque capetanij de zente d'arme (a
nostro modo sariano condutieri), mons. de Sara, capetanio di le zente
d'arme dil Dolfinà, mons. di Giudallum luogotenente del marascalco de
Giae, mons. Menori capetanio di le zente d'ordenanza, mons. Jalatiel
capetanio di le zente d'arme d'ordenanza (zoè ordenanza vol dir le
zente di la corte), el luogotenente di le zente d'arme di Joam Perom,
el nome nol sa; i quali, congregati insieme, fo deliberato di non si
levar per honor et beneficio dil suo Roy, et assignata la raxon che
li bastava a loro per el suo dimorar a Novara, tenir tanto exercito
a sua posta, et non habbi caxon de adunarse insieme con el campo de
Parmesana contra el suo Roy. Dimandato zerca a vittuarie, rispose a
trovarsi dentro de Novara vittuarie per uno mexe, et non più. Dimandato
s'è alcuna parcialità tra loro, per esser zente de varii paesi,
rispose che tra le zente d'arme de Franza e quelle dil Dolfinà sono
molte discordie, perchè li Franzesi tieneno per zente vil quelli dil
Dolfinà; et se quelli dil Dolfinà havesseno el poter, cussì come non
hanno, za li haveriano taiati a pezi; ma stanno bassi per non haver
possanza. Dimandato la qualità di le zente d'arme, disse a trovarse in
Novara lanze 500 a cavalli 4 et 3 per lanza, ma la mazor parte 4; et
che cadauno homo d'arme ha do arzieri a cavallo, et che son 1000 altri
arzieri dil Re; che son arzieri 2000, et 5000 alemani a piedi, la mazor
parte balestrieri. Dimandato l'ordene dil suo pagamento, disse che
homeni d'arme, e tutto il resto, se pagano da tre mexi in tre mexi, li
homeni d'arme a raxon de scudi X al mexe, et li arzieri scudi 6, et li
pedoni scudi 3. Dimandato quanto indriedo haverle pagade, rispose che
a dì 20 dil presente vorano page per 3 mexi. Dimandato se i aspettano
soccorso de Franza, o ver di Aste, rispose che l'è vero che 'l Duca ha
scritto in Aste per soccorso di 200 homeni d'arme, et per danari per
la paga di tre mexi; ma non sa certo si 'l soccorso venirà etc. _Item_
che havia fatto experientia con uno altro preson arzier, e fatoge
dar molte torture; la examination dil qual non è stata diferente a la
prima, salvo nel soccorso, el qual afferma che per tutto el paese de
Franza, el qual eran hozi 29 zorni che mancava di Guascogna, è venuto
insieme con 100 arzieri a cavallo, come è sta fatto una cria per tutta
Franza, che tutti li baroni, cavalieri et zentilhomeni subditi al
Roy, monteno a cavallo et vegnino a soccorso dil Re. Et per le terre
dove l'ha passato per venir in Aste, havia visto far mostre di zente,
le qual se mettevano in ordene. Et ancora advisò come in quel campo
duchesco, capetanio el sig. Galeazo, questi erano li consultori: el
sig. Fracasso, el sig. Antonio Maria, el sig. Nicolò da Corezo, et el
conte Hugo di San Severino; et anche lui entrava, ma non fevano niuna
cossa senza el consejo dil Duca, et che haveano ardentissimo animo
de apizarse con li nemici, _licet_ quelle zente siano mal pagate; et
che erano di tre generation, Italiani, Elemani, Albanesi o ver Greci;
_tamen_ tutti erano di uno voler contra Franzesi. _Item_ rechiedeva
danari per la paga di Stratioti, li quali a dì 26 Zugno l'haveano
livrata, _licet_ havesse hauto 6 page. Et è da saper, che a dì 26
Marzo comenzò la prestanza, et però pregò la Signoria li fusse mandati
danari.
A Venetia, a dì 12 Luio di Domenega fo fatto in piaza di San Marco una
solenne processione de tutti li frati, preti et batudi di questa terra,
portando cadauno qualche reliquia de Santi o vero cosse de arzento:
era bellissimi aparamenti. _Conclusive_, fo degna processione; et fo
messo a torno la piaza li panni, per schivar el sol, sì come se suol
far el zorno dil corpo di Christo. Non vi potè esser el Prencipe, per
non esser ancora molto gaiardo; era vicedoxe Andrea Querini conseier
più vechio. El Patriarca aparato, et questi oratori: dil Pontifice,
do dil Re di Romani, de Spagna, de Napoli, de Milan et de Ferrara, con
molti senatori per numero 120, vestidi de seda et scarlato, et alcuni
cavalieri vestiti d'oro, i quali qui saranno nominati: Polo Pixani
era Avogador di Comun, Polo Trivixan era Cao dil Consejo di X, Piero
Balbi, Zorzi Pixani dottor, Zorzi Corner et Marco Dandolo dottor. Et
li altri cavalieri haveano o.... d'oro, o ver qualche altra insegna.
Et fo sonado campanon per quel zorno, ma non fo fatto fuogi la sera, nè
messo lumiere per li campanieli, perchè ancora non sapevano la vittoria
quanto era stata, et non havendo fatto nel principio, ni _etiam_ in
questo zorno volseno far altro.
_Dil ritorno di re Ferando di Aragona in Napoli, et fu accettato di
cittadini._
Domente queste cosse intervengono, di la battaia fatta per l'exercito
veneto con el Re de Franza, a dì 13 Luio zonse lettere di Roma di 9,
per le qual se intese haver di Napoli di 7, come a dì 6 de l'instante,
fo el zorno el Re de Franza ebbe la rotta, re don Ferando de Aragona re
de Napoli con galie 9 et zerca 31 caravelle de Spagna, si apresentò a
la città de Napoli, volendo ritornar nel Regno. Ma pur molti napolitani
soi nemici con Franzesi si messeno in arme, et da li castelli ditta
armada era salutata di molte bombarde, et el populo cridava: Franza!
Franza! benchè per lettere di Lunardo di Anselmi vice consolo nostro
fusseno certificati... Qualche uno pienamente cridava: Marco! Marco!
dimostrando sarebbeno stati contenti dil dominio veneto, e non star
sotto Franzesi nè ritornar sotto caxa di Aragona. Et per quel zorno
ditta armada se tirò alquanto lontana, a ciò le artilarie non li
offendesse; et poi el zorno seguente, fo a dì 7, esso Re dismontò
a le Madalene, et con molti cittadini li era venuto contra, intrò
in Napoli per la porta de Formelo vicina a Castel de Capuana. Et
come si apresentò a la terra, el populo armato cridò: Ferro! Ferro!
_Videlicet_: Viva Ferando! Et cussì col nome di Christo andò Sua
Majestà ad alozar in Castel de Capuana, el qual era senza guardo et
non custodito da Franzesi. Adoncha, _pacifice_, col favor dil populo
et cittadini, benchè li fusse contrarii, Ferandino è intrato in
Napoli. Et el populo con li soi messeno a sacco la caxa dil Prencipe
de Salerno et dil Prencipe de Bisignano et dil conte de Conza, erano
stati soi rebelli. Ma mons. de Mompensier vicerè franzese erano tirati
col Prencipe de Salerno et altri Franzesi in Castel nuovo, fornito
di munitione et artilarie; et cussì in Castel dil Uovo, torre San
Vincenzo, Pizza Falcon et uno Monasterio di Santa Crose, a modo di
forteza et Castel Santo Elmo erano Franzesi a custodia, sguizari et
altre generatione. Et questi castelli si teneno per el Re de Franza. Et
el consolo nostro, intrato che fu el Re dentro, andò subito a la soa
presentia, alegrandose da parte di la Signoria nostra dil suo felice
ingresso; el qual Re li usò dolcissime parole, digando che 'l conosceva
esser ritornato in Napoli per le operationi di essa illustrissima
Signoria, a la qual in perpetuo voleva esser ubidientissimo fiul.
_Item_ che mandò tre galie per don Fedrigo prencipe de Altemura suo
barba era in la Calavria, el qual pur da mons. di Obignì vicerè havea
habuto qualche danno, et li havia el Re mandato a dir venisse a Napoli.
Et a ciò che el tutto se intenda, vi sarà scritto una lettera, scritta
al Duca de Milano da Roma per suo fratello mons. Ascanio cardinal.
Narra ad plenum questa intrata.
_Exemplum litterarum Rev.mi D. Vice cancellarij S. R. E. Cardinalis
Ascanii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani._
Illustrissimo Principe et Exc.mo D. _frater et pater honorandissimus_.
In questa hora, che sono circa 24, ho hauto aviso di Capua de lettere
delo incluso exemplo. L'homo è venuto con esse lettere è fameio di
missier Jacomo, quale li scrive et riferisce lunidì a dì 6 era in
Napoli, mandato dal patrone, che l'armata dil re Ferandino, quale era
gionto a Yschia il dì avanti, se mosse a li 6, et venne verso Napoli,
et fece scala a la Maddalena, dove concorse molto numero di cittadini
napolitani, et deliberorono che la notte seguente più segretamente
potesse, bona parte di la zente, qual la Majestà Soa havea conduta con
sè, et cussì stete. El dì seguente, che fo Marti a dì 7, a hore 13,
tutta la città comenzò a cridare: Ferro! Ferro! Et la Majestà Soa,
acompagnata da uno gran numero di cittadini napolitani, intrò ne la
città per la porta di Formelo a lato dil Castello de Capuana, quale
era stata abandonata; et cavalcava Soa Majestà uno cavallo liardo
grosso, con el stendardo a fiame, et tutti li segi erano alzate le
bandiere de la Majestà Soa. La quale fo accettata con universal et
incredibil letitia, accorrendo tutto el populo a basarli li piedi.
Parte de Franzesi, quali si trovono in Napoli, a li primi cridi dil
populo erano malmenati, parte si salvavano in diverse caxe, ma la mazor
parte era fuzita et salvati in Castel Nuovo. Et in quella hora lo homo
à portata la presente me dice che partì et venne con celerità a Capua
per anonziar al patrone el successo di Napoli, e passando per Aversa
dice che la ditta città medesimamente havea la sera avanti levate
le bandiere dil serenissimo re Ferandino, et gionto a Capua, dove la
sera avanti erano sta mandati 300 fanti de la Majestà Soa, trovò el
medesimo; et dice che 'l populo havea preso il locotenente de Capua
per havere la rocca, quale hebbe in mano soa, referisce anche come la
rocca del Monte de Ragone, la quale teneva li Caraffeschi, havea alzato
le bandiere di la preditta Majestà. Significa anche come trovandose
in Napoli el Principe de Salerno, et volendo fuzire in Castel Nuovo,
el populo el confortò a stare et lo assegurò; et nondimeno parve non
volesse assegurarse. Referisce anche come Castel Nuovo, da poi la
intrata dil Re, non trahe più come l'havea fatto prima; et anche la
Majestà Soa havea mandato a dire a mons. de Mompensier che trahendo
la Majestà Soa retraria in le bombarde li corpi de li Franzesi et
_maxime_ mons. di la Spara suo parente, el quale havea con la Majestà
Soa. Aviserò con ogni diligentia el successo. Questi principii ò
inviato, volendo con la celerità di la tascha pagata.... L'armata dil
Re, per quello se intende, è di 80 vele et di 6 in 8 milia persone.
La narratione che Franzesi haveano fatto, di haver data la rotta in
Calavria al prefato Serenissimo Re, è stata falsissima, et niente. A la
Excellentia Vostra me racomando. _Rome, die_ 9 _Julii_ 1495.
_Exemplum litterarum D. Jacobi de Capua ad Ill.um et Rev.um Dominum
Vicecancellarium._
Alla gratia bona de Vostra Ill.ma S. me ricomando. Aviso quello ch'è
in questa hora 17. Questa città de Capua ha alzate le bandiere di la
Majestà dil sig. re don Ferando el quale con grande alegrezza......
et saria impossibile a scriver con quanta alegrezza tutto è fatto per
questa università, m'è parso dar aviso a Vostra Illustrissima Signoria,
tenendomi certo che la ne piglierà piacere, per lo amore grande che
quella porta a ditta Majestà dil Re suo nepote. Et ancora il simele ha
fatto Napoli et Aversa. Baso le man a Vostra Illustrissima Signoria,
et in bona gratia di quella de continuo mi racomando. _In Capua,_ 7 _de
Luio_ 1495.
Et zonto che fo questa nuova a Venetia, Zuan Battista Spinello
dottor et cavalier, orator di esso re Ferandino, andò con grande
alegrezza in Collegio, et la sera havia sul campo di San Polo fatto
far grandissimi fuogi in segno di leticia, però che la notte lui
have lettere di questo. Et cussì questa mattina, a dì 13 Luio, si
congratulò con el Principe era andato in Collegio quella mattina, et
con la Serenissima Signoria, di esser tornato el suo Re in caxa soa,
pregando fusse ajutato; et _etiam_ esso orator et quello di Spagna
domandò fusse fatto sonar campanon in segno di gaudio per la terra. Et
cussì per la Signoria fu ordinato che per quel zorno tutte le contrade
et a San Marco sonasseno campane, ma non fo fatto lumiere ni fuogi.
_Et quam primum_ fo udito ste campane sonar, tutta la terra credeva
nostri, seguiva el Re de Franza, havesse habuto qualche vittoria,
ma poi inteseno la verità, et la cagione perchè si sonava. _Unde_
molti si dolseno che per tanta nostra vittoria non se havesse fatto
dimostratione alcuna de alegrezza, altro che la processione fo fatta.
Et da poi disnar, chiamato el Consejo de Pregadi, consultono quello
havesse a far, et si dovesse seguir l'impresa di Puia, et fu decreto et
scritto al capetanio zeneral dovesse seguitar in acquistar terre teniva
el Re de Franza nostro nemico, ma che vardasse di haverle _pacifice_,
et far ogni acordo prima che darli battaia, a ciò non segui la morte
de nostri, et la crudeltà seguì a Monopoli; benchè nostri judicava fino
quell'hora esso capetanio havesse acquistato altro, ma nulla fece, come
dirò di sotto. Et ancora li fo mandato ducati 3000, et do gripi cargi
de munitione et artilarie tolte da l'arsenal nostro.
In questo tempo a Cesena, terra di la Chiesia, seguite alcune novità,
come per lettere di Andrea Zanchani podestà et capetanio di Ravena se
intese: zoè a dì 12 Luio di Domenega, celebrandose uno solenne vespero
ne la chiesia di San Francesco, ne la qual se ritrovava molta zente,
venne Achylle Tiberti con 13 compagni con certi pugnali et spade sotto
li mantelli, et andorono 4 volte su e zo per ditta chiesia, et quando
li frati comenzono a cantar questo salmo: _Laudate pueri Dominum_,
messeno man a ditte arme, tutti a uno tratto et comenzono a menar le
mano in tal forma, che _immediate_ in ditta chiesia subito fonno morti
7 et certi altri si messeno in fuga, et li preditti seguitandoli, per
modo che ne morì zerca 25, li quali saranno notadi qui da st'altro
ladi, et questi fo de li Martinelli et altri, loro parte contraria;
et sachizò et spianò le caxe, gridando: Giesia et Libertà! Et poi
andorono a la rocca, et feceno intender al castelano non tragesse per
la terra, perchè loro la tenivano per Santa Chiesia, ma che haveano
estirpati li traditori; et si fortificano in la murata. Et el Luni
seguente da matina haveano ordinato di far li Martinelli assà più
male, zoè che si dovevano adunar in piaza le zente dil Duca de Gandia
et, adunate, seriano corso el volgo per vederle, et li soldati, qualli
erano deputati, doveano cinque o sei per parte pigliare le boche di la
piaza, et certi altri qualli erano ascosi in caxa di li Martinelli,
et doveano a uno segno de spingarda correr al palazo di li Signori,
et quello pigliar et amazarli; et il simel dovevano far quelli di la
piaza, et poi andar per la terra amazando quanti ne trovavano de li soi
nemici Tiberti. Ma prima, a loro Martinelli el zorno avanti intervene
che fonno amazati, sì che credendo amazar, loro furon li morti. Ma
per questo successe la Domenega, non seguite altro se non la morte
di questi 25 di Martinelli. Et da poi in Cesena feceno uno zeneral
consejo, et volseno che ogni sorte di zente, et di contado et di la
cittade, intervenisse, et proposeno, come era di novo designato dal
Pontifice loro governadore el Vescovo di Arles, per el qual segue tutti
questi inconvenienti, come dirò di sotto; et cussì volseno cadauno
dicesse la sua opinione. _Tandem_ fo concluso, _nemine discrepante_,
di non lo voler acceptar; et cussì feceno intender a do soi, che esso
Episcopo havea mandato a la comunità per intender etc. Poi formono
una suplication al Pontifice, _de communi omnium consensu_, suplicando
vogli mandarli uno altro governador, perchè niuno non vogliono aceptar
el vescovo di Arles; el qual, come fo divulgato, voleva intrar per
forza, con lo ajuto dil sig. di Pesaro, et che havia fatto comandamento
per tutto el vicariato de Fano vengi zente; et el castellano di Cesena
era suo parente. Quello seguirà l'intenderete da poi. Ma per saper
la causa de questi homicidii et novità de Tiberti et Martinelli,
la qual inimicitia prese origine zerca anni 7, però che essendo in
Cesena governador el Vescovo di Rimano, contraxe parentella con questi
Martinelli, et _successive_ comenzò a favorirli et honorarli più che
non faceva di Tyberti; per la qual cosa l'odio, stato za molti anni
tra queste parte, et era quasi extinto et viveveno _pacifice_, comenzò
a rinovarsi, et Martinelli vedendo haver parentado con el governador
et esser exaltati, _etiam_ suscitò novi odij con li Tyberti, _unde_,
partito ditto governador di Cesena et _functo officio_, fo spegazate
le sue arme per Cesena, et prohibiteno non se portasse calze a la
sua divisa, et altre inzurie feceno questi Tyberti per dispetto di la
parte contraria. Da poi sucesse uno governador el qual fu neutrale et
si faceva temere; _demun_ successe questo ultimo governador Vescovo
di Arles, el qual fo partesano sviscerato de Martinelli et persecutore
acerrimo di Tyberti; et nel tempo suo sempre exaltono li Martinelli, et
Tyberti scaciati et messi in exilij per rebelli. Et essendo pur ditto
Arles governador, fo remesso a contemplation dil Re di Franza uno altro
per governador pur per la Chiesia, zenoese di caxa de Fieschi, et come
zeneral comissario dil Re stette alcuni zorni. In questo mezo, conclusa
la liga, el Papa remesse costui dil governo, et fino questo zorno
Cesena stete senza governador. Or parse al Pontifice de nuovo designar
questo Episcopo de Arles, fautore de Martinelli; et pretendendo lui
de vegnir al suo governo designato, questi Tyberti, cognoscendo a
loro inimicissimo, per questo feceno ste novità seguite, de amazar li
Martinelli e soi principali seguazi, a ciò non havesseno più contrasto,
et li nomi de quelli fonno amazati quivi è notadi, zoè: Malatesta
Martinello et sachizata la sua caxa, Ruberto Martinello sachizata et
spianata la caxa, Francesco Martinello, D. Matheo et Francesco dottori
fradelli, fiuli del dicto Gasparo Martinello con 3 soi famegli, Maestro
Piero orefice, parente del Vescovo di Rimano, D. Bartholomio Benintendi
dottor, Orlando Benintendi suo fradello, et sachizata la caxa, Jacomo
Zamarino, capo di squadra dil duca de Gandia, et sachizata et spianata
la caxa, Francesco Lanzeto, Alberto de Thomio banchier con un fameglio,
Baldissera so fiul, Marco cameriere, Jacomo da Montiano, parente di
Martinelli, Don Matiolo, alievo di caxa di Martinelli, Anibal di Lapi,
Francesco Paxolino, Gaudiano da Montiano e Basso suo fradello, Jacomazo
da Cremona, Zuan Francesco di Martinelli, Bernardino da Modiana. Item
reteneno 13 altri seguazi de Martinelli. Et è fuzito Paulo di Ettor,
sachizato la caxa, Anselmo di Dandini, Thomaso Martinello et Baldissera
da Palazo.
_Seguito dil Re de Franza._
In questo mezo el Re de Franza seguiva el suo camino. Et stato a Borgo
San Donnin, andò di longo a Firenzuola, poi passò Pontemuro et alozò
di fuora di Piasenza, poi a Castel San Zuane, et passò vicin a le mure
di Tortona, et andò in Aste senza danno alcuno, come dirò di sotto
tutto el suo successo. Et tuttavia l'exercito nostro lo seguitava.
Et come per lettere di XI se intese de li Provedadori, date a hore
9 in Piasenza, che ditte nostre zente in do zorni haviano fatto mia
43 perseguitando essi Franzesi, et che il campo andava come havesse
a far fatto d'arme, et in ogni loco li era portate vittuarie. Et per
saper quella strada, dal Taro a Borgo San Donnin è mia 6, da Borgo San
Donnin a Firenzuola mia 8, da Firenzuola a Pontemuro mia 5, et de lì a
Piasenza mia 13. Et che continuamente nostri trovava qualche Franzese
morto per strada et altre cose de cariazi; et che li villani li haveano
ditto che li devano vittuarie et tutte le pagaveno; et che in camino
morite uno de soi baroni, el qual veniva portato driedo cussì morto, et
altri feriti erano portati su le sbarre. Et questo non voglio restar de
scriver, che per le hosterie in questa fuga Franzesi andava scrivando
con carbon: Havem più perdù che guadagnà, et la fin farà li conti.
Et a dì 14 Luio venne lettere in questa terra di 12, a hore 13, di
campo, date in castel San Zuane, mia 24 di là de Firenzuola, come
l'exercito Franzese andava con veloce camino, et intendevano esser
lontano dal nostro campo mia 22, et che za si poteva dir esser in loco
securo; _tamen_ nostri frequentavano di andarli driedo, et che lo Conte
di Caiazo lo havia zonto, et per bona via erano certificati andava
parlando con quelli Signori per strata, et che quando andò driedo, andò
più presto per confortar quei populi di Piasenza et Piasentina che per
offender Franzesi, perchè _etiam_ non harebbe potuto farli nulla; et
che Franzesi haviano vittuarie di ogni banda, et che sì da la banda di
sora havesseno voluto Milanesi far el so dover, zoè di taiar strade
presto con guastadori, et altre provisione in ostarli, non passeno
si presto, nostri li harebbono azonto, et che il sig. Fracasso con
li cavalli lezieri et elemani erano in Tortona, et che intendevano
el Vescovo di Tortona havia reduti molti paesani per mandarli a certi
passi; _tamen_ li mandò più presto per deffension dil Tortonese che per
offender Franzesi; et che i nemici facevano il camin da corieri, non
fazando dispiacer ad alcuno, e andavano a la soa via.
In questo _interim_, ritornando el Re in Aste, vedendo non haver più
el conte de Petigliano, et che il sig. gentil Virgilio Orsini andava
con lui di malavoia, _unde_ li dette licentia et cussì ditto signor
con zerca... cavalli andò in un castello dil Duca de Milan. Et inteso
questo per la Signoria, fo scritto a li Provedadori di campo dovesseno
mandar per lui, et farlo venir in campo, et far inquisitione diligente
di la condition dil Re et de Franzesi, et cussì ancora dal Conte di
Petigliano, el qual havia habuto ducati 1000 in dono et cavalcava con
l'exercito, operandose in ogni cossa come havesse habuto nostro soldo,
qual l'have dapoi, come scriverò più avanti. Et per lettere di campo
poi se intese, date a Vogara a dì 13 Luio, che ditto campo franzese
era reduto in loco securo di là di Tortona mia cinque, et prendeva el
camino per Piamonte, per lettere di la Marchexana di Monferà, et che
più non speravano di zonzerlo. _Item_ che, passando el Re di fuora via
di Tortona, mandò uno araldo al sig. Fracasso di San Severino, era lì
in Tortona, li mandasse vittuarie et renfrescamenti, et che Fracasso
li andò a parlar, et li fece portar vittuarie et quello rechieseno, et
che li havia ditto a Soa Majestà la caxon di questa guerra; et che lui
era col Duca di Orliens, li tenisse la soa terra di Novara, et che 'l
Re li rispose voleva esser bon amico di esso Duca, benchè fusse seguito
quello era seguito, et havesse fatto liga, et che di le cosse di Novara
lui voleva esser zudexe di le differentie tra il Duca di Orliens et
esso Duca de Milan, che ditto Fracasso rispose: Sacra Majestà, bisogna
li sia reso una volta Novara et Pontremolo li e sta brusato. Et el
Re disse: Di Novara spero conzerò tutto, et li donò uno cavallo. Poi
seguite el suo camino verso Aste. Queste parole Fracasso scrisse a
Milan seguite, ma la verità _Deus novit_. Sì che in 7 zorni el Re de
Franza fece 80 mia, et cussì si redusse in loco securo. Ma voglio pur
scriver come a dì 15 Luio da matina, uno savogim mercadante, venuto in
questa terra, disse a la Signoria come per camino si havea scontrà nel
campo dil Re, dove si mormorava di Soa Majestà, et che molti credevano
fusse morto in battaia; et nostri pur stevano con qualche sospetto;
ma zonto poi la nova che 'l sig. Fracasso li havia parlato, tutti
fonno chiari esso Re esser vivo, _licet_ nel principio quelli havea
inzegno et pratica di le cosse sempre cussì judicò, et io sempre fui de
opinione el Re fusse vivo come era.
_Cosse seguite nel Campo di Novara._