si levò di la villa di Perna dove era alozato, et venne ad alozar
mia do de qua de Novara in una villa chiamata Minona verso Verzei,
dove arivono a hore 23; et questo per haver convenuto far una volta
longa, per causa di le strade era rotte per le gran pioze erano state.
Et in ditto loco el campo se puose, et tolse la via di le vittuarie
venivano di Aste et Verzei. Adoncha comenzono a sediar Novara, la qual
è terra situada in campagna, distante da la montagna mia X, ha quattro
bellissime strade: la prima va verso Milan, passa el fiume Tesino;
l'altra va verso Vegevane; la terza va verso Aste, convien passar Po
a Verzei terra dil Duca de Savoia; la quarta verso il monte, dove si
va a la volta di Elemagna; et ditta terra è circondata di campagne
bellissime et acque in abondantia; et questo basti, per haver di
questa assà scritto di sopra. Et a dì 13 da poi una Bernardo Contarini
montò a cavallo con 70 Stratioti, andando a piacer verso Franzesi, et
trovono 6 cavalli di loro, et quelli prese; et come scrisse in questa
terra, li cavalli et panni non valeva 4 ducati per uno; _unde_ fonno
spogliati, tolti li cavalli, e lassati andar. Et a dì 15 cavalcò esso
Provedador con 300 cavalli de Stratioti, et la mazor parte andono fino
ne li borgi di la terra, e snudò certe case, tolto li letti, et niuno
Franzese venne fuora a la difesa. Et in questo zorno a hore 16 ivi
arivò 14 Stratioti, et quelli sotto Piero Duodo, i quali non sapevano
dove si andasse, et stete con li altri. Et è da saper che el nostro
campo che seguiva el Re, visto non poter far nulla, a compiacenza dil
Duca de Milan passò Po et venne a conzonzersi con questi a l'impresa
preditta, come scriverò il tutto al luoco suo. Et adoncha, aproximatosi
ditto campo mia 14, però che a dì... Luio zonze, a dì 16 ditto da
mattina venne el conte de Petigliano avanti nel campo duchesco, et
insieme con el sig. Galeazo, capetanio Bernardo Contarini, et altri
conduttieri andono a veder uno alozamento distante mia uno, dove era el
campo preditto duchesco, et questo per alozar el nostro exercito, era
atraverso le montagne sopra la strada andava a Novara comodo assà de
acque, pradi et strami; et visto diligentemente esso Conte ogni cossa,
tornono a disnar; et poi le scolte fece intender come i nemici erano
ussiti fuora, 100 homeni d'arme, 600 arzieri a cavallo et 200 elemani a
piedi. _Unde_ el capetanio sig. Galeazo subito mandò tanta zente contra
de ditti inimici, et ancora Bernardo Contarini armato montò a cavallo
con tutti li Stratioti, et fece 3 squadre di Stratioti, in modo di
una ala, et fece tutti zurasse voler morir per honor di la Signoria,
lui era ne le squadre di mezo; ed andavano cridando: Marco! Marco!
San Zorzi! San Zorzi! Et esso Provedador vedendo li nemici in ordine
de battaia, non obstante questo fo el capetanio, comenzò a dimostrar
de investir: et cussì tutte tre le squadre de Stratioti deteno dentro
in uno istante, et nemici si messeno in fuga; li pedoni se tirò a le
sbarre per esser vicini al borgo, fo discavalcati 26 homeni d'arme,
morti de questi 10, et 12 fonno recuperati per li loro pedoni, ma ben
morti li cavalli, et fo fatto presoni 4, _tamen_ feriti a morte, et di
pedoni et arzieri molti ne fonno feriti. Et questa vittoria fo senza
aiuto de zente d'arme nè de cavalli lezieri nè balestrieri, però che
_nunquam_ niun homo d'arme fin qui a Novara havia visto Franzese per
la ciera in campagna, se non li presoni erano menati in campo. Adoncha
tutto l'honor era de Stratioti, i quali venivano adorati in ditto
campo. Et in ditto campo et in questa baruffa fo ferito do Stratioti
et uno cavallo; et per questo Bernardo Contarini comenzò a venir,
_et merito_, in gran fama _apud Venetos_, et la Signoria li scriveva
lettere laudandolo summamente. Et a ciò il tutto se intenda, qui sotto
sarà scritto uno summario di quello fece Stratioti lì in campo, dal
tempo zonseno fino che venne il nostro exercito lì a Novara, et prima.
_Summario de Franzesi presi da Stratioti nel campo di Novara in questi
tempi._
A dì 24 Zugno si andò col campo a Vegevene, per uno Stratioto fo preso
do homeni d'arme con i so cavalli et arme.
A dì 25 ditto a Vegevene, morti 9, presi 9, feriti 26 Franzesi, tra
arzieri et homeni d'arme; cavalli, tra morti et feriti, 12.
A dì 2 Luio in Perna morti 12 Franzesi, portà 3 teste su le lanze in
campo.
A dì 4 ditto, presi 12 villani di Novara, 8 Sacomani con i loro cavalli
et muli.
A dì 7 ditto, cavalli 12, presi 6,..... cavalli et amazono 9 arcieri.
A dì.... ditto la sera, presi a la scaramuza 4 homeni d'arme, tra i
qual mons. Loys di Sansonaia, morti 25, di quali li nemici ne fece
sepelir 15; el resto fece sepelir nostri; _item_ cavalli 31, pedoni
15, et un altro homo d'arme, el qual tolseno li Elemani, oltra cavalli
assaissimi morti.
A dì 16 ditto in Megnone fo discavalcati homeni d'arme 26, de li qual
X morti et 4 presoni con ferite; cavalli 12 morti, et fra arzieri et
pedoni morti e feriti assaissimi.
A dì 17 Luio da matina, per lettere di 13 di Zenoa dil Secretario
nostro, se intese come l'armada franzese de legni n. 12, tra galie et
galioni et barze, era stata presa; sopra la qual havea trovato oltra li
butini, che fonno assà, boche 300 di artilarie, 400 botte di polvere,
le porte enee di Castelnuovo di Napoli, le qual costono ducati 20
milia, _ut dicitur_; _etiam_ 200 donne, tra donzelle et altre giovane,
_licet_ da franzesi fusseno state assà tastate: le qual fo quelle
tolseno a Gaeta, come ho scritto di sopra; et ancora 20 moniche, le
qual essi Franzesi menava in Franza, et il modo le preseno, sì come
per do lettere mandate al Duca de Milan, le qual saranno qui sotto
scritte, se intenderà. Et essendo andato a ditta impresa Zuan Adorno
capetanio di le fantarie fratello dil Governador, et Zuan Alvise Dal
Fiesco fratello di Domino Obieto, _tamen_ teniva col Duca de Milan,
con molta zente verso Rapallo a dì 13 ditto a hora di terza l'armata
zenoese assaltò ditta franzese et quella prese con tutti li homeni,
che non potè fugir niuno. Et fo preso il capetanio mons. de Miolans,
el qual era amalato; et esso medemo disse a Baptista Spinola, che fo
quello lo prese, come dil suo proprio era su ditte Galie per ducati
10 milia, sì che zenoesi vadagnò per questa impresa più de ducati 100
milia, oltra li legni et le artilarie; et cussì ditta armada fo menata
in Zenoa con grandissima consolatione. Et uno di quelli fantacini
prese mons. Peron de Basser assà nominato di sopra, et quasi la prima
causa di far venir el Re de Franza in Italia, et con inzegno si seppe
liberar, perchè non era conosuto, et li dete ducati 125 a quello lo
havia presone, et fo lassato; el qual andò a trovar li altri, zoè mons.
di Bressa et il Cardinal San Piero in Vincula et quello di Zenoa, i
quali si ritrovavano a Besegna su quella Riviera. Et Zenoesi con questa
vigoria volevano mandar zente contra de questi. Ma Filippo mons. di
Bressa preditto have comandamento dil Re dovesse venir con tutte le
zente in Aste da Soa Majestà, _unde_ subito si miseno in camino con
li ditti do Cardinali, et venivano per certe vie per scontrar el Re,
da poi inteseno el successo de Fornovo. Ma el Marchexe de Mantoa et
Provvedadori nostri di campo, intendendo el venir de queste zente,
mandò Piero Duodo provedador con li Stratioti zercha 200 et Cozanderle
Todesco con 500 Elemani per obviarli la via, et si quelli fusseno
venuti sarebbeno stati presi; ma loro, inteso questo contrasto, feceno
un'altra via assà arida et cativa per alcuni monti, et _tandem_ non
senza pericolo zonseno in Aste, dove era zonto el Re, et San Piero
in Vincula fo sempre al so consejo, ma quelli nostri fanti andono in
Alexandria di la Paia per custodia di quella città.
_Questa è una oratione devotissima scritta in franzese sul
officiolo del re de Franza Carlo ottavo, la qual dicono fo di re
Carlo Magno, transcripta et traduta in italian ydioma_, ut infra,
ad literam[139].
_Come l'exercito di la Signoria andò poi a campo a Novara in aiuto dil
Duca de Milan._
Essendo apropinquato l'exercito di la Signoria a Vegevene, per andar
ad acamparsi a Novara, a dì 17 Luio, Piero Duodo provedador con li
Stratioti volse prima venir a conzonzerse con li altri era sotto
Bernardo Contarini, et li andò contra esso ditto Bernardo Contarini,
usandoli savie et acomodate parole, volendolo ricever come suo cavo
(_capo_), perchè quello fo electo per el consejo di Pregadi. Et zonto
Piero Duodo scrisse a la Signoria, come per non metter division fra
Stratioti era con lui con questi altri, non stava ben dui capi ivi; et
zonse ditta lettera a dì 20 ditto. Et considerando el Principe con li
padri de Collegio come _optime_ se portava el Contarini, et senza alcun
salario, prima li scrisse una lettera laudandolo summamente, exortando
el perseverar di ben in meglio, et fo decreto che lui con li 50
Stratioti dovesse star separati di quelli era con el soprascritto Piero
Duodo provedador, et fo mandato danari per dar paga a li Stratioti,
et _etiam_ a lui per farse le spexe, trombeta et stendardo, fo dato
licentia potesse operar, _licet_ ancora non havia titolo di Provedador,
ma _solum_ Governador o vero diretor de ditti Stratioti. _Conclusive_,
le sue opere fo dimostrate esser accette a la Signoria. Et poi il campo
preditto nostro, a dì 19 ditto, zonse a Castel Chiasuol mia uno et
mezo di Novara et zerca uno dil campo duchesco, li venne contra el sig.
Galeazzo capetanio zeneral dil Duca de Milan con tutto el so campo; et
con gran vigoria nostri se alozono. El qual castello, è da saper, la
notte avanti fo preso a patti, salvo l'haver et le persone; nel qual
erano franzesi 30, dei qual molti fonno feriti. Et questi intendendo
venia l'exercito di Venitiani, se volseno render; et fo trovato era
assà biave et più de fuora in alcune caxe, le qual franzesi, intendendo
ivi andava el campo duchesco, le brusono con le caxe, zudegando
poterse loro tenir nel castello. Ma come li fo trato 4 passavolanti,
subito se reseno al sig. Galeazzo capetanio con li so Elemani; pur fo
trovato fermenti et vin poco et altre robe; le qual volendole partir
tra Elemani et fanti ducheschi, tra loro veneno a remor, et ne fo
morti alcuni. Et sopra venuto el nostro exercito, fo sedato el tutto.
Et, subito zonto, scrisse li Provedadori in questa terra, come lì in
campo era do openion. Una dil sig. Governador et altri condutieri
fo de andarse alozar ne li borgi, et per assedio veder de rehaver
Novara, facendo el tutto non vi entrasse vittoarie nè soccorso, _unde_
convegnisse prender partito; et cussì voleva custodir tutti li passi.
Quella dil Conte de Caiazo et ducheschi era di piantarli le bombarde
per forza, non si volendo render, con battaia veder di haverla; et
questa sarebbe stata la miglior via et manco spesa. Item che era
venuto uno trombeta di Aste in campo, da parte di mons. di Arzenton
che fo qui ambassador, dimandando salvo condutto de poter venir con 40
cavalli in campo a veder di conzar le cosse, et che loro Provedadori
non l'haveano voluto far, benchè el Governador dimostrasse fosse ben
fatto a farlo, per intender el voler suo. Et zonte quelle lettere a dì
22 da matina in questa terra, et el corier de le poste disse _publice_
el nostro campo esser sta rotto et messo di mezo; _unde_, parse molto
di novo a quelli l'uditeno, et stavano assà sospesi et di malavoia,
non sapendo la verità. Et poi, lette le lettere, et visto la cossa come
era, de baruffa de Elemani solamente, fo ordinato subito ditto corrier
fusse retenuto a ciò havesse nunciatura di tal nuova. Et per li cai
dil Consejo di X (era questo mese Marin Contarini, Francesco Mocenigo
et Polo Trivizan kav. da la Dreza) li fo dato cinque strapà de corda,
per voler intender dove havia inteso questo; et poi fo lassato con
admonitione più non dovesse dir quello non sapeva, ma portasse _solum_
le lettere. Et da poi disnar fo chiamato Pregadi, et scritto in campo
che per niente fusse dato audientia a esso Arzenton, _maxime_ havendo
visto quello sempre ha operato, sì in la giara dil Taro, _quam_ quando
era qui orator; et che dovesseno piantar le bombarde, et al tutto veder
de acelerar l'impresa et rehaver la terra, tuttavia havendo a mente et
caro la vita di soldati nostri, la qual la Signoria molto amava. Et el
zorno seguente venne lettere di 21 de Milan, come il campo havia cinto
di ogni parte l'assedio a Novara, et non havia lassato aperta se non la
via di monti; et questo fece a ciò venisse Franzesi per darli soccorso,
li qual da nostri sarebbe stati presi, perchè non potevano venir senza
esser visti da nostri; et che 'l Duca voleva mandar bombarde in campo;
et che la Domenega venendo el Luni de notte, fo di 19, in Novara
era sta visto gran fuogi, judicavano dimandasse soccorso; et che pur
volendo mons. di Arzenton, zoè il suo messo, risposta da li Provedadori
dil salvo condutto, _etiam_ da ditti Provedadori questo istesso se
intese; li quali, non havendo ancora habuto el decreto di la Signoria,
ma tolseno rispetto uno zorno. Et poi a dì 20 la sera, consultato con
el Governador, li detteno ditto salvo condutto, et che si ben per loro
non l'havesseno fatto, el capetanio dil campo duchescho za lo havia
fatto. Quello di lui seguite, et si venne o non venne, sarà scritto
di sotto. _Item_, notificava come, per presoni presi di Novara, erano
certificati esser assà numero de zente, el Duca d'Orliens et el Gran
Bastardo de Borbon et altri signori assà, et che haveano vittuarie
per pochi zorni, et non potendo venirvi per niuna via, necessario li
sarà prender partito: la qual cossa feva per nui. Et a ciò el tutto se
intenda, qui sarà notado quello fece _summarie_ el nostro exercito, dal
zorno che zonze fino a dì 28 Luio, come per una lettera venuta di campo
vidi. Et prima, alozato che fu el campo, el sig. Marchexe de Mantoa,
governador, con alcuni pochi da poi disnar essendo ussite di la terra
zerca cavalli 200 per far la sguaita (_la spia_) a nostri sacomani
andavano disproveduti, et per le guarde discoperti, ditto Marchexe
andato, fonno a le man con nostri sti Franzesi, dei qual fo morti 4,
feriti X, et de nostri fo feriti zerca 6, morti do, et do cavalli: et
Franzesi fuziteno in la terra, et si disfidono per el zorno seguente,
fo el Marti a dì 20. _Unde_, el campo se messe in arme et cavalcò,
zerca persone 4000 tra le fanterie el homeni d'arme, verso la terra, et
ne ussite Franzesi 2000, el forzo era però Sguizari, et fono a le man
le fanterie, et de ditti fo morti 4, feriti da 30 in 40; de li nostri,
do morti et zerca X feriti; et scaramuzono un hora. Et el sig. Marchexe
non intrò in la scaramuxa, ma stette sempre a veder. Et Franzesi fono
reculati ne li borgi. Et a dì 22, a uno castello mia 8 lontan dil
campo, dove era zerca 40 cavalli di sacomani franzesi che andava lì
intorno, da quelli dil castello fono presi e fatto presoni. Et a dì 24
de matina fo messo a sacco uno castello, chiamato Castellazo, che si
teniva per franzesi, et dentro ne era da 30 persone, fonno tutte prese.
Et la sera poi, volendo andar carra 10 in 12 di vittuarie in Novara,
le qual venia condute per una strada di sopra verso la montagna, et
havia una grossa scorta de Franzesi, i quali si haviano imboscato, et
le zente de Paris da Lodron era sta messe do trati di balestra lontan
di la terra con la sua compagnia, esso Paris di zerca provisionati 800,
et vedendo ditte vittuarie le preseno et menavale per via per modo
che ussite fuora la varda de Franzesi, e fono a le man con nostri,
et recuperò li suoi carri, et menolli pur in la terra; et mandando
in campo a dimandar soccorso et cri: Armedar! Arme! subito quello si
messe in arme, ma non fono a hora. Et questo è quanto successe in sti
zorni. Et a dì 25 ditto zonse in campo el sig. Pandolfo Malatesta de
Arimano con squadre 12, era a soldo nostro; _etiam_ zonse Zuan Paulo
di Manfron, el fratello del sig. di Pesaro, et le zente dil Duca di
Gandia, come dirò di sotto. In Novara era pur carestia; el pan picolo
se vendeva uno soldo l'uno; vin poco et cussì strami da cavallo, come
per uno fo preso questi zorni intesene nostri. Et si questi 12 carri
non intravano, stavano molto mal. Atendevano a fortificar la terra,
far fossi, repari dentro le mure; et in rocca era assà vittuarie et
artilarie, et ogni zorno aspettava soccorso di Aste. Et è da saper
che mons. di Arzenton, _licet_ havesse el salvo condutto, non venne in
campo, ma fo divulgato andò verso la Franza, o vero per far venir la
zente o tuor danari, come di sotto più diffusamente scriverò. _Verum
est,_ che in campo era spetato, et lui non venne, et la cagion non se
intendeva.
_Questo è l'ordene per lo levarsi da Vespola e andar a conjungersi con
l'altro campo verso Novara, fato a dì 18 Luio 1495._
Primo li guastadori.
Dom. Piero Duodo, provedador, con li stratioti di Levante.
Tutti li altri cavalli lezieri italiani.
La persona de lo Illustrissimo sig. conte de Caiazo.
El squadron de li alozamenti.
Le fanterie con tutti colonelli, nel modo parerà a misier Jacomazo,
de' quali è antiguardo missier Nicolò da Savorgnano, oltra li Todeschi,
quali andaranno inanzi.
_Zente d'arme._
El colonello del sig. Antonio da Montefeltro, et conte Zuan Francesco
de Gambara.
El colonello dil conte Bernardin Fortebrazo, et di Domino Marco da
Martinengo.
El colonello de Domino Thadeo di la Motella, et domino Alexandro
Coglione.
El colonello dil conte Carlo di Pian de Meleto, et domino Talian da
Carpi.
El colonello dil sig. conte di Caiazo, et di domino Hanibal Bentivojo.
El colonello de lo illustre sig. Marchexe, al qual tocca el retroguardo
de ditte squadre per le artilarie con 200 fanti dil prefato Marchexe.
Li cavalli a man manca caminando con la zente d'arme ch'è li capi de li
colonelli, elezeno uno condutiero per cadauno, et lo mandino per tempo
con el sig. conte di Petigliano et sig. conte de Caiazo, per partire lo
alozamento. _Item_, che ogni uno facia che li sacomani vadino nel suo
colonello, et si sarà trovati fuora alcuno, sarà apicato etc.
_Ordine de le factione hanno a fare partitamente li marascalchi dil
campo._
Primo che missier Marco da Martinengo et el conte Johanne Francesco de
Gambara habino cura di mettere et ordinare le guarde, vedete, scolte
et scorte, con tutte le altre factione dil campo secondo acaderà a la
giornata, havendo intelligentia con la....
Che missier Febus et el conte Alvise Avogaro e missier Carlo de li
Tagiati pigliano cura di le vittuarie, e provedano che non siano
impedite, anzi prestino favore et aiuto a chi ne condurà, a ciò che 'l
campo resti abondante.
Che missier Tuzo et Aloisio de San Nazaro stiano a la cura de cariazi,
et per camino provedino che si vadi con l'hordine statuito, drizando
simelmente le artilarie al loco suo.
Che Zuliano de Cotignola habi cura continuata de li guastadori, et de
far far le spianate, tante nel cavalcar come ne li alozamenti et dove
bisognasse.
_Item_, che ancora che li ditti marascalchi siano deputati a la
factione partitamente, come di sopra, si debbano però in tutte le
altre cosse varie et operare et atendere insieme, et ad ogni volta che
chiunque di loro si trovano uniti possano dar sententia et determinare
ogni cossa di qual sorta si voglia, pertinente a l'oficio suo.
_Exemplum cuiusdam literae Alexandri Benedicti Veronensis, physici in
castris._
In castrorum tumultu sumus, tumultuarias accipies literas meas,
passus.... prope Novariam sumus, geminaque castra locata sunt, in
quibus XL.ta milia hominum firmata sunt. Novarienses auxilia a rege
expectant; ille Aste fixit castra; tormenta maxima huc mittuntur
pro.... oppugnatione, circa Urbem.... non constituunt: in dies res
protrahitur, magna Venetorum impensa. At Ludovicus Mediolani Dux
consulto id facit; qui capta urbe, Venetos domum reverti dubitat,
Gallorumque regem redditurum. De Venetis militibus hic pauca subjungam.
Petrus Duodus, militum levis armaturae Dux, magna potitus est.... V.m
aureorum, nequiter inter stratiotas divisa. Aloysius Valaressus acriter
pugnavit, ab omnibus laudatur, sine praeda est totus miles... Grittius
in agmine erat juxta castra, cui pugnare non contigit. In commentariis
historiam redegimus, quam expectabis. Vale. Ex castris venetis et
sociorum, die 22 Julii 1495.
Non voglio restar da scriver come fo divulgato, che 'l Re de Franza,
essendo za securatosi et fugito, _ut ita dicam_, de Italia, a quelli
soi che nel fatto d'arme ben se portò a Gierola da poi a chi donò 1000
scudi, a chi 500, a chi possessione, a chi gratie. Et come fo ditto,
el fiol dil Duca de Ferrara, don Ferante era con lui, li concesse
privilegio de Duca de Melfi. Et è da saper che ditto Duca de Ferrara
advisò esso Re, essendo per discender li monti al Taro, de 3 cosse, le
qual fo causa che ditto Re si apizasse con le zente nostre et venisse
di longo a passar: primo che la Signoria nostra non havia tante zente
come era la fama, et, si ben fusse, non sariano preste; secondo, che
Italiani haveano poco animo, et non poriano resister a le forze de
Franzesi; tertio, che nostri in campo non haviano libertà de investir
nè apizarse, et che questa era l'opinione di la Signoria; di le qual
cosse tutte andò fallite.
Ancora voglio scriver, come partito el nostro exercito da Gierola, in
campo fo amazà Lorenzo Avogaro, zentihomo nostro et cittadino di Brexa,
era lì in campo franzese, et venuto nel nostro per adatar el conte
de Petigliano, et fo incolpò di.... et vero. Lo amazò do fratelli,
_videlicet_ Hannibal et Zuan Antonio Del Denedo.
A dì 19 Luio zonse lettere di Roma, a dì 16, come el Pontifice era
molto alegro di la gran vittoria havia inteso esser stata, benchè
molti scrivesse in Corte al contrario, _maxime_ Fiorentini, come
ho ditto; et che di le cosse successe a Napoli, esso orator nostro
non havia alcuna cossa, ma ben havia mandà tre messi, parte per mar
et parte per terra a Napoli, con lettere a Lunardo di Anselmi et ad
altri, per inquerir alcuna nuova; _tamen_ ancor non erano tornati.
Et che 'l cardinal Orsini li havia mostrato lettere, et _etiam_ a la
Santità del Pontifice, come mons. di Belcher era intrato con li altri
in Castelnuovo, sì che non fu vero che Ferandino l'havesse ne le mano,
come fo ditto; et che sperava di brieve Ferandino haria li castelli.
_Item_, che 'l signor Prospero Colonna era andato a Napoli per veder
de assestar le cosse, et voleva esser in amicitia con Ferandino
preditto, el qual se ritrovava in Napoli in Castel de Capuana, et che
se divulgava voleva mandar tre ambassadori, uno al Pontifice, l'altro
a questa Signoria, et el terzo a Milan; et che molti lochi dil Reame
_voluntarie_ erano venuti sotto soa Majestà et caxa di Ragona, non
però le terre grosse. Et quei de San Zermano, volendo per suo Re esso
Ferando et non più el Re de Franza, li habitanti si erano levati in
arme et pigliato el capetanio era lì a quel passo, franzese, et quello
fece squartar in obrobrio de Franzesi et exaltation di Aragonesi; et
che fino do zorni a la più longa ritorneria li messi mandati a Napoli,
per li qual _copiose_ l'ambassador nostro preditto sarà advisato dil
tutto. _Item_, che 'l reverendissimo Cardinal de Medici era tornato
in Roma, et dimostrava non voler cussì questa rotta, _tamen_ Romani la
credevano. Et poi a dì 24 ditto zonse altre lettere pur di Roma, date
a dì 20, per le qual la Signoria fo advisata di molte cosse di Napoli;
_tamen_ che ancora non havia hauto risposta di sue lettere. Ritornati
li tre messi mandati qui, _vehementer_ se meravigliava, ma che havia
hauto una lettera di 14 dil Ferandino, data in Castel de Capuana,
drizata a esso Hyeronimo Zorzi, orator nostro, per la qual li advisava
Soa Majestà come havia reabuto _pacifice_ quasi tutta la Puia, tranne
Barletta et Manferdonia, nominando fra le altre città. _Item_, Terra
di Lavoro, Salerno et S. Severino in la Calavria, et altri luogi; et
che ogni zorno veniva syndici de diverse terre a darse et ritornar
sotto di lui, zurandoli di novo homazo, et che sperava di brieve haver
el Castelnuovo, nel qual era mons. di Mompensier et el Principe di
Salerno con altri, et che ditto castello bombardava la terra, facendo
molti danni. Si ralegrava di la vittoria habuta la nostra Signoria
contra el Re de Franza. Et come da poi per altre lettere se intese, in
Napoli fece gran feste de fuoghi per la terra per tutte le strade, li
qual durava tutta la notte, _tamen_ quelli de li Castelli non sapevano
la causa di questi fuogi, et credeva facesseno per esser ritornato il
loro primo Re. Et tal rota a Napoli se intese a dì 2; ergo in cinque
zorni l'ebbeno, che fo molto veloce et prestissimo; et la copia di
ditta lettera mandò a la Signoria. Et ancora el so ambassador andò a la
Signoria con grande alegrezza, et a molti patricii mostrava una poliza,
diceva haver habuta dal suo Re don Ferando, de li lochi et terre
reaquistate; la qual sarà qui sotto notada. Et esso Re medemo scrisse
una lettera in questa terra, data in Castel di Capuana, a dì.... de
l'istante, dagando al Principe dil Padre colentissimo, ringratiando
molto la Ill.ma Signoria, però che, mediante quella, era ritornato
nel Stato, et sperava haver li castelli, et recuperar tutto el Regno
perso; et notificò el modo era intrato. La qual lettera era in carta
pergamina, bollata _tamen_ di cera; et il suo orator la presentò: la
qual qui sarà notada, et fo letta in consejo de Pregadi a dì 25 Luio
con grande piacer de tutti.
_Lista de le terre rendute a la Majestà dil re don Ferando di Aragona,
da poi esser intrato in Napoli._
Lo Ducato de Melfi, Capua, Aversa, Calbi, Carinolla, Sexa, La torre
di Monte dragon, Castel a mar de Vulturno, La torre de Franco luxe,
Teramo, S. Zermano con tutte le terre di la Badia, Murgliano, Nolla,
La Sora, La Tripolda, Avellino et altri castelli vicini, Sarno, La
torre del Greco, Carigiano, Castelamar de Stabia, Rico, Sorento, Masa,
Salerno, Nocera dil Pagano, La cava, Montoro, tutto lo contà de Conza,
Troya, Fogia, Nocera di Puia. In Puia, Manferdonia, Barleta, Trani,
Bisignan, Molfetta, Juvenazo, Barri, Molla, Pulignan (non era vero),
Leze, el contà de Venoxa, el contà de C...., el contà de P...., el
contà de Spoleti, el contà de Matalon, Puozuoli, Carpi.
Et inteso questo prosperar de nostri, per varie opinione erano nel
Senato, _tandem_ a dì soprascritto preseno di far uno orator a Napoli
a ditto re Ferandino, per dimostrar cussì come erano contenti di
ogni sua allegreza et recuperation dil Reame; cussì ancora farli noto
quello Venetiani havia operato in ogni tempo con el Re de Franza, et
zerchato sempre de conzar le cosse in Italia. Et el zorno driedo, fo
25 Luio, venne pur lettere di Roma di 21, però che l'orator nostro
era vigilantissimo in scriver et advisar il tutto, _adeo_ tutti lo
laudava summamente. Et si have lettere di Lunardo Anselmi, consolo a
Napoli nostro, di 12 et 13, la continentia di le qual, per scriver la
verità di ogni cossa, havendo quella, _autentice_ qui sarà scritto,
et _maxime_ di quelle di 17, per le qual esso consolo narra el tutto
assà copioso. Et prima, come per lettere di 12 di Roma, di l'ambassador
nostro, havia inteso la rotta seguita a Fornovo, et felice successo
de nostri a Novara, et che a dì 15 ricevette ditte lettere. Le qual
habute, subito andò in Castel di Capuana a trovar el Re, el qual havia
per lettere dil cardinal Ascanio inteso quasi questo, et era li soi dil
Consejo reduti, zoè el Conte de Brienze, el Conte de Matalone, el Conte
de maridiano, el Marchese de Pescara, el Conte de Muro, domino Marino
Branchatio, domino Andrea de Genaro et Theodoro Tranlci et altri, et li
lexe ditte lettere, le qual molto a Soa Majestà piaque, atribuendo gran
laude a questa Signoria liberatrice de Italia. Et disputato qual camino
potesse far el Re de Franza per liberarse, et concluseno deliberavano
intender el successo. Et richiese ditte copie di le lettere di campo
per farle exemplar, et mandar a la Serenissima Regina in Cicilia, et
allo Illustrissimo Prencipe de Altemura, et cussì gele dette. Et el
zorno avanti, havendo habuto queste bone nuove, esso Re a mezo zorno
cavalcò a la Nonciata a referir gratie a l'altissimo Dio, et fece far
fuogi per tutta la terra, che a pena se poteva passar per le strade
mentre duravano. Et poi la mattina a dì 17 fo a San Domenego a messa
al Crucefixo molto divotamente. _Item_, che a dì 16 de matina fo certa
scaramuza a li repari, che alcuni Franzesi erano venuti fuora et altri
erano descesi sul molo di alcune galie, per pigliar una torre; quali
con le artilarie di la terra furono scaziati, con morte di 16 di loro
a li repari; pur fo qualche danno, et più fu una ferita ebbe el Conte
de Monte Odorisso nel zenochio, loco assà pericoloso: era persona
notabile, et _maxime_ nel exercitio militare. _Item_, come in quel
zorno aspettavano dovesse zonzer el sig. Prospero Colonna, et el Re
li fece preparar stancie in Castel de Capuana a presso a lui, et che
si divulgava saria dacordo _etiam_ el Prencipe de Bisignano, mediante
ditto Colonna ch'è suo parente. _Item_, tutte le terre di la Puja se
erano rendute al re Ferando, et che Soa Majestà usa ogni liberalità et
munificentia, et quelli li erano rebelli et contrarij sono deventati
devoti et fedeli, et che 'l conte da Liano et Joanne Paulo da la Maura,
fugiano a Benivento, et fonno presi et menati da Soa Majestà, et liberò
et perdonoli. _Item_, che 'l sig. Zuan Francesco di Gonzaga con la
moglie et figlioli, che come ho scritto, andò a Napoli a trovar el
Re de Franza, el zorno quando zonse l'armada de Ferandino di Napoli,
fugite a la sera; et esso Re li mandò a dir liberamente venisse, et
venne, et quello molto acarezò; el qual die ritornar a Mantoa, andando
in Puja, poi per mar in questa terra. Et che nel castello se ritrovava
el Conte de Conza, per causa dil Prencipe di Salerno, et el Re li havia
perdonato; niente di meno volse suo fiul governasse el Stado; et per
questo voleva ditto Conte ussir di castello, ma non fo lassato. Et come
dice un'altra lettera di Hyeronimo Rengandori fiorentin, data a dì 18
Luio pur in Napoli, dirizata al nostro orator a Roma, che per lettere
di 15 de lì, de Piero de Medici, haviano inteso la verità di la rota,
la qual sarà causa di redure a devotion di quel Re el resto dil Reame,
come el prencipio processe da la pigliata de Monopoli per la nostra
armata; la qual cossa inanimò ciascun a convocar Ferandino senza paura;
et cussì ritornò in Napoli. Et che quello Regno e tutta Italia, con la
sapientia, prodentia et gajardi provedimenti di questa Signoria è stata
redempta, et trata di mano di barbari, zente superba et insolente.
_Item_, che in Terra di Lavoro manca solo a reacquistar lo castello de
Salerno; el qual era forte et fornito per alcun mexe. Tutta la Puja
si havia dato, se non il Monte di Santo Anzolo et Taranto. In Abruzo
si teniva Ortona, Civita di Chieti, Sermona et l'Aquila. In Calavria
era mons. di Obegnì, Vicerè, con 1000 sguizari et 200 homeni d'arme
amalato. El Prencipe di Bisignano, el conte de Meleto, et de Capazo si
sperava di redur con Ferandino, et che 'l Conte de Capazo havia mandà
a dir al Re, quello si farà per li altri di caxa Severina lui _etiam_
seguirà. Et el Re preditto ha mandato el conte de Matalon con 100
homeni d'arme, et dize sarà n. 2000 fanti in Calavria.
_Item_, che li castelli assiduamente salutavano con le artilarie
Napolitani, senza _tamen_ far danno fin qui; et hanno assà vittuarie de
megli, et risi _maxime_; et l'armata franzese di barze do, galiaze do,
et altri legni fino a la summa di 16, stava tra li do castelli distesa,
mia..., con vento a proposito, facilmente se bruserebbe; et che fra
tre zorni si dovea combatter et che l'armada dil re Ferandino nominata
di sopra era lì dintorno et che quella notte era intrati do bragantini
franzesi venivano di Hostia in ditta armata. Et che nostri, zoè el
Re, pativa assà per non haver bombarde grosse, et quelle havea era
poche; et el Re fece intender ne li castelli la rota e la fuga dil Re,
offerendose de far passar do o tre di loro fino a Pisa ad accertarsi
di questo. Ma loro mostrano poco stimarlo, et che Capua, Aversa et
Nola li haviano portato a Ferandino danari, et menate zente d'arme
et fanterie; el simel li baroni, et lo Duca de Traieto, le università
convecine, et molti mercadanti et cittadini con danari; et el populo
donò al Re ducati X milia. _Item_, quelli che non haviano consignato al
Re de Franza el rescosso, consignò al presente a questo Re; in somma
havia habuto zerca ducati 50 milia; molti monasterij li havea portati
arzenti, perchè se ne servisse, et non li volse pigliare; et che 'l
Re usa ogni umanità, piacevolezza, liberalità et gratiosità con ogni
uno; parlando a tutti, nè niuno si partiva di Soa Majestà scontento; nè
volse intender alcuna offesa, nè che li fusse parlato di vendetta, per
bonazarse li populi. Et che, come ho scritto, el Conte da Liano, Jo.
Paulo da la Maura et Troiano Gentil a Soa Majestà ribelli, confiscato
el suo et condenati a morte, fogendo, fono presi a Forsolana, et
Soa Majestà li fece liberar, et perdonò, et li confirmò ne li Stadi
loro: cossa assà notabile, et che non se havia provisto ancora a la
ordination di la justitia, nè ordination dil Regno, aspettando il
Principe di Altemura, o vero non li paresse ancor tempo; et che in quel
zorno era zonto el Sig. Prospero Colonna, ricevuto con molta festa dal
Re. Et questo basti, quanto a ditte lettere. Et a dì 17 ditto, esso re
Ferandino succedeva prosperamente, sì come ho qui scritto.
Et inteso tutte queste nuove per nostri, consultando _quid faciendum_,
scrisseno al Pontifice erano di opinione che Soa Santità come capo di
la Christianità, et havia quel Regno per suo et li dava censo, dovesse
mandarli zente, zoè li 400 homeni d'arme Soa Santità dicea haver, a
ciò esso Ferandino fusse soccorso mediante la lega; et che poi che 'l
sig. di Pesaro non poteva venir in campo a Novara, et voleva mandar
suo fratello, saria el meglio la sua persona a Napoli vi andasse con
queste zente. Et haveano za a dì 25 eletto nostri ambassador a Napoli
Nicolò Michiel, dottor et kav., era venuto capetaneo de Brexa el qual
del 1493 fu orator a Napoli a re Ferdinando vechio, et da lui nel so
partir ricevette la militia; ma per la età, et esservi stato in tal
legation si excusò, et fu acceptata la soa scusa. Et a dì 27 ditto
fo eletto uno altro, Polo Capello kav., era stato ambassador l'anno
passato in Ungaria ad allegrarsi dil regno a re Ladislao di Boemia,
insieme con Marco Lando, dottor et kav., da el qual Re fonno decorati
di la cavalaria et _libentissime_ accettò. _Tamen_ non andò, mentre fo
compito quasi questa impresa, zoè l'opera mia, come dirò da poi.
A dì 26 Luio venne lettere di Trane di 15, non però drizate a la
Signoria, narava come el nostro capetanio zeneral con l'armata era
ancora a Monopoli, et havia mandato Francesco Valier, soracomito, con
una altra galia per quelle terre di la Puia a marina, a dir dovesseno
render, non aspettando l'armata, zoè a quelle si teniva per Franza;
et che a dì 7 venuto lì a Trane, quelli cittadini essendo di varie
oppinione, però che 'l populo si harebbe dato, visto le gran promesse
li era fatte et la bona compagnia si faceva a Monopolitani, ma li
zentilhemeni non volevano, fino non intendeva il successo di caxa
Aragona. Et è da saper che in questa terra, sì come ho scritto nel
secondo libro, Venetiani hanno certe jurisditioni, ottenute da re
Lanzilao, et cussì si observa di levar el stendardo di San Marco ogni
festa, per mezo la chiesia di San Marco et dil palazzo dil capitano
et altre. Hor _conclusive_, questi di Trane risposeno al preditto
sopracomito andasse a Manferdonia, poi ritornasse, che li saria dato
risposta. Et in questo _interim_ venne la nova in Puia come Ferando
era intrato in Napoli, et amazato assà Franzesi, sì che Barletta fo
la prima levasse le insegne aragonese. Et a dì 9 _etiam_ Trane levò,
fazando feste etc., et mandono a Napoli a zurar fedeltà et omazo; et
ancora Molfetta, Manferdonia, Bestize, con tutte altre terre di marina
fece questo medemo, da Monopoli et Poligniano in fuora, che si tene per
San Marco. _Tamen_ che alcune rocche come quella di Bari et di altri
luogi, non si havea voluto dar, et si teniva per il Re di Franza, ne le
qual era Franzesi, ma che volevano aspettar uno di caxa di Aragona, che
venisse et li presenterebbe le chiave. Et è da saper, si la Signoria
nostra havesse voluto usar più celerità, et fusse stada cupida di
acquistar Stado, senza dubbio acquistono tutta la Puia, perchè tutti
bramavano Venitiani, et non volevano star più sotto Franzesi, et
aspettaveno de zorno in zorno l'armada nostra, la qual steva a Brandizo
senza far nulla; sì che si puol veder la bona volontà de Venetiani in
voler spender per liberation de Italia, et non se curar de tuor altro
Stado di altri, ma ben conservar il suo, che è assà et bellissimo sì da
mar come da terra. Dil capetanio nostro Antonio Grimani, da 8 dil mexe
in qua, non si have alcuna lettera fin questo zorno; et se intendeva
havea mandà per Bortholomio Zorzi, provedador di l'armada, era con
galie 6 a custodia di l'Arzipielago, dir venisse da lui, non essendo
più paura per questo anno di l'armada turchescha. _Item_, mandò a Corfù
a tuor zente per augumento di l'armada.
Adoncha, concludendo, re Ferando prosperava et reaquistava el suo
regno; et a tutti perdonava, dicendo: Io son Ferando; et si havete
sig. Baroni fatto alcuna inzuria o rebellion al Re mio padre o mio
avo, non l'havete fatta a me, et vi perdono. Et volendo perdonar al
Principe di Salerno, era in Castello con Franzesi a Napoli, in questi
zorni li mandò a dir venisse a lui, che li perdonava ogni offesa. El
qual rispose era Anzuino et volea morir al servizio dil Re di Franza.
Et vedendo nostri el so felice successo, risposeno a la lettere di Soa
Maestà _sapientissime_, con parole di gran conforto, congratulandose
del so felice ingresso, sperando di rallegrarsi di l'aquisto di tutto
el regno, et come per soa exaltazione li aveano eletto Paulo Capello
kav. ambassador a Soa Majestà, el qual presto lo manderebbe, et
conferirà con Soa Majestà el tutto.
_Remuneratione fatte a molti benemeriti di la Signoria per le
operationi fatte al Taro._
Parendo a li Savij di Collegio et a quelli che governano la Republica
Veneta, non esser cosa più degna et laudabele in uno Stato quanto
premiar quelli che nelle cose opportune si adopera, _non solum_
dimostrando bon voler et vera fede, ma ancora meteno la propria vita
per la salute dil Stato di quelli da li qual hanno stipendio; et
conciosiachè in questa battaglia fatta a Fornovo su la giara dil Taro
contra il Re di Franza, molti si portò valentissimamente, mediante
de li quali seguite la fuga de Franzesi, non havendo stimato la vita
per questa Signoria; et havendo inteso li principal nostri morti, et
_etiam_ quelhoro vivi fedelissimi, deliberono remeritarli con queste
provisioni saranno notade qui sotto. Et cussì, a dì 24 Luio, nel
Consejo di Pregadi fecero tutti questi decreti, et prima:
Conoscendo la fede de lo ill.mo sier Francesco de Gonzaga, marchese
de Mantoa, Governador dil nostro exercito, et non havia ancora habuto
el baston et stendardo, et _strenue_ si havea portato in questa
impresa, et per remunerarlo, _licet_ fusse d'anni 28 et non più in
altra battaglia experimentado, fo eletto Capetanio zeneral nostro da
terra di tutte le zente sì da piè come da cavallo, et mandarli con
grandissimo triumpho infino in campo el baston et stendardo: et per
Piero Marcello et Zorzi Emo, eletti a questo oratori, fonno mandati,
come dirò di sotto. _Item_, che l'habia tutta la conduta l'ha, et più
quella di suo barba sig. Redolfo morto..... _Item_, ogni anno, per el
suo fratello, li sia dato ducati 2000, et per il fratello di madona
Ixabella soa mujer ducati 1000 ogni anno; et che di presente li sia
dato ducati X milia d'oro de contanti, mandati fino in campo. Questo
fo assà presente, et da esser stimato. Era in questa terra do soi
oratori, venuti a inchinarsi a la Signoria, zoè dom. Phebus di Gonzaga
suo cusino, et l'altro Zorzi Brognolo, era venuto per star fermo de
qui; ancora uno Zuam Carlo, suo secretario: et in questa sera feceno
assà fuogi et feste a la soa caxa; et la mattina andono in Collegio a
referir gratie, et in questa sera medema li fo scritto.
Ancora, havendo ne li zorni superiori la Signoria ricevuto una lettera
sapientissima di madona Catharina relitta dil sig. Redolfo di Gonzaga
morto da Franzesi, et letta in Pregadi, la qual fece quasi tutti
lacrimar, et era di questo tenor: Serenissimo Principe et Excelsa
Signoria. Heri mi fo portato el corpo del sig. Redolpho mio dolcissimo
consorte, la morte dil qual mi fo di amarissimo dolor, el qual m'ha
lassà cinque figlioli, 3 femene e do maschij, li qual haveria mandati a
far uno presente a la Vostra Serenità come servi, ma per esser quelli
in tenera età gli nutrirò a nome di quella come suo schiavij, et come
i serà in età perfetta, i manderò a donar a la Signoria Vostra, a la
qual i racomando insieme con la povera madre, e prego V. S. si degni
dar risposta a l'aflitta madre. In modo che, come ho ditto tutto el
Pregadi si commosse, et preseno, sì come la richiese, prima di tuor li
soi castelli in protetione et dar a lei con li figlioli di provisione
a l'anno in vita ducati 1000 d'oro, et mandar tre sue fiole a spexe di
la Signoria nostra, quando saranno a età legiptima, condecentemente.
_Item_, a li do filioli promettono di dar a tempo saranno _etiam_
in etade, la conduta havea il padre; la qual al presente ha el sig.
Marchexe di Mantova loro cusino.
Et essendo morto quel strenuissimo sig. Ranuzo dil Farnese, preseno
di dar la sua condutta di cavalli 600, zoè a uno suo fiul ha anni
14, cavalli 200, et ad uno altro di manco età altri cavalli 200,
come havia il padre; _licet_ in questa guerra havesse 200 in più: la
qual condutta, fino saranno atti a governarla et ad età perfetta, sia
governata per uno che parerà a la Signoria nostra. Item, che habbino
de provisione a l'anno con le sorelle ducati 400; et le ditte _etiam_
siano maridate _juxta_ el so grado de li danar di la Signoria, quando
saranno a la etade. Et el conte Bernardino Fortebrazo, condutier
nostro, el qual era ancora a Parma in caxa di Don Andrea Baiardo, uno
dei primi di quella città et si miedegava, et oltra li altri medici
andò a la sua cura, per la Signoria nostra li fo mandato maistro
Andrea Morandino cyroycho excellentissimo sta a Padoa, et _etiam_
di qui uno maistro Zuam de Tristan da Verona, pur cyroycho; el qual
lui lo richiese. Et per saper el tutto, come per una lettera soa
scritta da poi megliorato assà. A dì 20 Luio in questa terra a Piero
Marcello, fo di Jacomo Antonio kav. fiul, la qual ho _etiam_ letta,
come successe esso Conte in la battaglia, et la substantia sarà qui
posta. Primo come lui non era di openione de apizar el fatto d'arme,
ma voleva lassarli muover et loro stessi se rompevano; ma deliberato
el sig. Marchexe di dar dentro primo, a lui tocò el secondo colonello,
et el tertio al conte di Chaiazo; et assaltato ogni uno li nemici al
luoco suo, procedevano a l'impresa. Et esso Conte armato, sopra el
so cavallo combattendo, molti messe al basso. Et poi lo assaltò uno
kavalier con sopravesta su le arme de veludo negro e d'oro a falde,
et steteno un pezo a le man; _tamen_, ferito, si rese a lui et detoli
el stocho suo, el qual messe a la cadenella de l'arzone; et _demum_ ne
prese uno altro, et _successive_ in un momento 4, computà do kavalieri
boni baroni, con catene al collo, et havia 4 stochi di nemici a un
tratto a l'arzone. Et tuttavia andava combattendo verso el stendardo,
con openion, si era seguitato, di haverlo o tutto o parte. Et zonto
lì, lo afrontò uno gran maestro, et fonno a le man; et al suo cridar
era saltato ditto conte da altri 4 kavalieri, et li presoni havia
si mosse contra di lui, salvo uno; _tandem_ combattè contra 8, et in
fine have una bota di aceta in la tempia, un'altra in su la copa pur
d'aceta et lo stornite; poi una lanza restata in la schiena, et cussì
tramortito fo gittato da cavallo a terra, et li deteno 12 ferite,
7 su la testa, 3 in la gola, et do in le spalle; et si non havea el
gorzerino doppio sotto l'elmo, le ferite in la gola l'harebbe morto;
ma non lo penetrono: _tamen_ li dette passion, _adeo_ non poteva
ingiotir l'aqua. Et cussì, habuto 12 ferite, Franzesi lo lassono per
morto, abbandonato da tutti, dil so colonello, et fo conculcato da
cavalli. Ma uno suo regazo lo strassinò in uno fosso, et il suo ragazo
za era sta morto, che lo serviva a combatter, et tuttavia pioveva.
Cessato il fatto d'arme fo per uno de li soi portato in campo a lo
alozamento, et visitato da li Provedadori, et per essere in extremità
li fo ricomandato l'anima; poi fo portato a Parma, et li medici de
lì non se curavano medicar tal ferite, dicendo non era speranza. Et
Alexandro, so cancellier, mandò a Bologna per medici, et li fo levato
tre pezzi d'osso di la testa, in modo restò scoperto tanto cervello
come uno fondi di bona tazza, per haver fatto di tre feride una sola;
poi zonse la soa donna et lettere di la Signoria che molto lo rallegrò,
et _etiam_ maistro Andrea Morandin; _adeo_ comenzò a star meglio, et
in pochi zorni varite. Et el sig. Galeoto di la Mirandula, comissario
de lì dil Duca, do volte lo andò a visitar, offerendoli per nome dil
Duca etc. Et cussì la Signoria mandò per lui, et zonse in questa terra
a dì primo Avosto, non però al tutto compito da varir; et fo medicato,
mandatoli danari per la Signoria; et alcuni Savij di Collegio, _nomine
Dominij_, lo andò a visitar, confortandolo etc., _adeo_ in brevissimo
tempo varite, et andò molto alegramente in Collegio, et tutta la terra
have piacer di la sua salute per la sua fideltà. Adoncha, a questo
conte Bernardin el qual havia 460 cavalli, li fo cressuto di condutta
fino a summa di mille, et dato di provvisione a l'anno ducati 500 per
la sua persona. Et a uno fiul fo di Vincenzo Corso morto _ut supra_,
li fo dato el resto di la condotta che erano rimasti vivi degli homeni
d'arme dil padre; el qual havia 200 cavalli, et mandar le so fie, et
dar ducati 400 per dota; le qual non havendo madre, siano messe ad
habitar in uno monasterio qual parerà, et habi ducati 40 per farsi le
spexe.
Ancora Alexandro Beraldo patavino virilissimamente morto, fo conferito
la sua condotta di cavalli 100 a uno suo fradello chiamato Francesco,
et _etiam_ confirmatoli la provision havia _annuatim_ a la camera de
Padoa, de ducati 8 al mexe, per haverse _alias_ questo Alexandro in
Roverè a la guerra di Thodeschi ben portato. _Unde_ li fo dato ditta
provisione.
A Ruberto di Strozi fiorentino foraussito, fo dato la sua condutta a
uno suo fradello si ritrovava _etiam_ ferito da franzesi a Ferrara;
el qual scrisse a la signoria una lettera dicendo voleva morir come
el fradello per quella. Et per questo, a ciò si restaurasse per Zuam
Francesco Pasqualigo dottor, kav., vicedomino a Ferrara, li fo fatto
dar ducati 100 d'oro.
A la muger de uno Zuan Bianco era contestabele, morto _ut supra, tamen_
era saracino valentissimo, li fo dato una caxa in la cittadella di
Verona, dove potesse habitar, et ducati 6 mese in vita suo.
A Nicolò da Nona fidelissimo nostro, havendosi operato _strenue_ et
non ateso tuor cariazi come li Stratioti, questo havia ducati 20 di
provisione al mexe a la camara di Zara, che _de coetero_ habi ducati 25
al mexe et 30 in tempo di guerra, et cavalli 100, et in tempo de pace
tegnir cavalli 25.
Et oltra di questo fo scritto a li Provedadori in campo, et mandato
queste provisione date, et che proclamano, che per questo la Signoria
non si dimentica de li vivi restati che si hanno ben portato contra
Franzesi; et che la volontà di la Signoria è di remeritar tutti ai
benemeriti, et che hanno fatto questo quanto per la informatione
habuta, et a li morti tanto; et che tutti debbino vigilar in portarsi
bene etc. Et scrisseno al sig. Marchexe capetanio zeneral, et il titolo
di la mansione e qui posto: _Illustri et Potenti Domino Francisco
Gonzaga Marchioni Mantuae et omnium nostrorum gentium armigerarum
Capitaneo Generali filio nostro carissimo._
Ancora in ditto zorno fo premiato li heredi et muger di Piero Bembo
patricio nostro, morto Soracomito da le artilarie de i nemici a la
battaglia de Monopoli in Puia: fo preso che uno suo fiul habi a l'anno
in vita soa ducati 120 da l'ofitio dil Sal per spexe de viver. Item,
maridar do so fie quando saranno in età perfetta, et darli de li danari
di la Signoria ducati 2000 per una; et do altre fie voleno andar
munege, ducati 200 per una al suo munegar; et un'altra vestita nel
monasterio di Santa Maria de le Vergene li sia dato a tempo di la soa
sagra, per la festa ducati 50, et cussì fonno date queste provisione.
_Seguito ne li campi di Novara fino a dì primo Avosto 1495._
El nostro campo in questo mezo alozato a Castel Tigliano, dove stava
li Provedadori, el resto a la campagna; et erano vicini mia... a
Novara, et stavano su pratiche de moversi, per non esser in loco sicuro
alozato. Et li ducheschi zerchava molto di tuor le fanterie dil ditto,
et non bastava. Zonto che fo lì ditto nostro campo, volseno 500 fanti
per mandar in Alexandria di la Paia, poi fanti per mandar a Tortona,
poi altri 500 per custodia di uno castello di la Duchessa di Savoia
haveano preso, chiamato Castellazzo, come ho scritto avanti; et a dì
26 Luio dimandono fanti 1000 et cavalli 300 per mandar a custodia di
uno passo, et li fono dati. Et Marchiò Trivixan, provedador, volea
poner fine a l'impresa et dar el guasto a Novara; ma loro non volseno.
La causa non se intendeva; imo intendendo nostri che in molti lochi
vicini erano robe de inimici in salvo, non volseno consentir che le se
tolesse, et dicevano voleva haverla più presto fatta che disfatta la
terra; però non erano di opinione di piantarli le bombarde, le qual
non erano però lì, ma dicevano di ozi in domane die zonzer, nè il
guasto consentì fusse dato per non disfar el paese, ma haveano piacer
di tenir el nostro campo ivi. Et a dì 26 ditto fo mandato Francesco
Grosso, capetanio di la cittadella de Verona, nominato di sopra, con
molti cavalli et fanti per expugnar uno loco chiamato Brionza, lontan
dal campo mia 6, di la Duchessa di Savoia; et zonti haveno la terra,
ma la rocca si tenne, et voleva pati. Mons. di Arzenton have el salvo
conduto, et non venne in campo; et fo divulgato era andato in Franza.
Et a dì 27 da matina li nostri Provedadori, ricevuto lettere di la
Signoria dil crear dil capetanio zeneral el sig. Marchexe se andono
a congratularsi con Soa Signoria el qual era molto di bonavoja e
contento. Poi feceno lezer le lettere _publice_ di le provision date,
et come la Signoria era per premiar quelli che _viriliter_ et con fede
si havia portato nel fatto d'arme, _adeo_ tutto el campo benedizea el
Senato, digando, se uno moriva, lassavano a' sui figlioli et padre et
madre. In questa sera mandono zerte zente d'arme et fanterie al loco
di Brionza, a ciò non li vegni soccorso, perchè la rocca tolse termene
fino a dì 28 a le 20 ore a renderse se non li venendo soccorso. Et
per una lettera venuta a la Signoria dil Marchese di Mantova, _tunc_
governador, fo decreto a dì 24 Luio per il Senato, et scritto in campo
a li Provedadori dovesseno far comandamento a Piero Duodo, era sopra
i Stratioti, dovesse subito venir a Venetia non passando per Crema.
Et cussì a dì 28 da mattina li fo fatto tal comandamento; el qual
subito montò a cavallo et venne verso Venetia, et zonse a dì 4 Avosto;
et _tamen_ non fo trovato in lui oppositione alcuna, pur non fo più
rimandato in campo, ma el governo de li Stratioti tutti fo dato per li
Provedadori a Bernardo Contarini, et poi confirmato per la Signoria,
_demum_ a dì... Avosto preso nel Consejo di Pregadi per portarse bene
havesse titolo de Provedador de Stratioti, et ducati 100 al mexe, come
havia esso Piero Duodo et ogni altra cossa. Et per spie tornate in
campo a dì 28 Luio, li Provedadori inteseno fra Turin e Aste si feva
aparati per alozar assà numero de persone, le qual di breve dovevano
zonzer; et che 'l Re havia fatto tre consegli in Aste, et volea
venir in persona a socorrer Novara. Ma poi haviano terminato non si
mover ma mandarvi zente, et esser a le mano con nostri; et per questo
li Provedadori erano in qualche consideration, et per non star col
campo in loco securo, perchè, dove erano, da tre bande potevano esser
assaltati: primo da li nemici da Verzei; secondo da le zente de Novara,
dove eran zercha persone 3000 da fatti; tertio di le zente di Aste. Et
convenendo combatter da tre bande, impossibil saria stato a resister;
et li Ducheschi volevano nostri se tirasse mia 3 lontan, in loco manco
securo; et nostri volevano redursi a Vegevene, et sarebbeno stati
securissimi; et cussì stavano _quotidie_ in disputation, scrivendo a la
Signoria quello li pareva dovesseno far. Et in questo zorno la roca di
Brionza se rese a patti.
In Aste per una spia inteseno se facea con gran pressa uno revelino
a la porta. El conte Carlo de Pian de Meleto era con le sue zente
in guarda de Tortona; li Ducheschi el mandò a Zenoa, et _etiam_ Zuam
Griego con balestrieri, la qual cossa non piaque a' nostri, de haver
mandato senza licentia. Et a dì 29 Luio da mattina fo fatto consejo
da li Provedadori, dove se redusse el capetanio zeneral nostro, et
el conte de Chaiazo so fradello, et el conte de Petigliano, et altri
conduttieri, et Jacomazo capetanio di le fanterie, et parlato per
tutti _quid agendum_; ultimo volse esser Marchiò Trivixan, provedador,
dicendo al tutto et mostrando con rason evidentissime, che meglio
era andar alozarse in loco che si havesse el stado de Milan da drio
le spalle, perchè non haveriano briga de custodir se non davanti per
niente, perchè davanti saria el campo dil Re, dai ladi (_lati_) le
zente di Novara, da l'altro lai (_lato_) quelli di Verzei. Et disse
molte rasone, le qual non voglio qui scriver. Et tutti quasi si risolse
ne la soa opinione, _excepto_ li Ruberteschi o vero Sanseverini, li
quali volevano sbaraiarsi et star in campagna; _tamen_ non deliberono
cossa alcuna. Era anco in questo conseio Bernardo Contarini, al qual in
questo zorno li fo dato el governo de li Stratioti; et a hore 19 andò
dove alozaveno li Stratioti dil Duodo, col canzelier de li Provedadori;
el qual li comesse dovesseno tutti obedir questo come so Provedador,
et tutti li basò le man, et fonno molto contenti, perchè havia _etiam_
lui la lengua loro, et li acceptò _benigne_. Habuto nostri la rocca
Brionza, el conte de Chaiazo mosse le so zente a custodia, et el sig.
Talian da Carpi con la so compagnia fece ussir, et fo mandato a guarda
di un'altra forteza chiamata Torqua. Le fanterie nostre per zornata
andavano fuzendo, et non potevano nostri far tante provision che
restasseno, secondo el costume de fanti, ma per la paga tutti erano.
El Duca de Milan intendendo questo de li campi, deliberò de venir lui
medemo in campo, per veder con l'ochio meglio li alozamenti, et udir
tutte le opinion; et scrisse volea venir. _Item_, mandò più volte et in
questi zorni a dir a la Duchessa de Savoia, che restasse di dar adito
et alozamenti a' Franzesi; ma lei si scusava dicendo non poter far
altro, ma che per sui subditi non sarà dato alcuna molestia a' nostri;
et per queste parole el Duca non voleva, li Stratioti corseno a dar
el vasto fino a presso Verzei. Et questo basti dil seguito fin primo
Avosto. Quello succederà vederete.
_Quello seguite a Napoli et in Reame fin a dì primo Avosto._
In questo mezo a Napoli el re Ferandino continuamente andava a li
repari sopravedendo, et andava armato con una curazina et falda di maia
et una partesana in man, insieme con el sig. Prospero Colonna, el qual
zonse lì a dì 18 Luio, come ho scritto; et el consolo nostro spesso
andava a parlarli, dimostrandoli nove de qui de li campi. Et essendo
insieme a dì 21 a una fenestra, esso Re disse: Io ho causa de star de
bona voia, conoscendo con quanto amor quella Illustrissima Signoria
s'è mossa ad aiutarme, _unde_, avegna che io habbi portato sempre
ogni paterna reverentia per la bona amicitia è stata fra quella et la
Majestà dil sig. Re passato, tanto più al presente la ho in honore
et reputomeli ubligato, quanto che ha fatto più per me che per niun
de quelli. Et però sempre li sarò buon et optimo figliolo, et spero
lo cognoscerà _in dies_; et cussì in tutte cosse occorrano sempre per
servitio di quella, et per ciascun de quella terra, me troverà prompto
et ben disposto _etc_. Et è da saper che andò contra el sig. Prospero
Colonna, per honorarlo, Don Alphonso fratello dil Re et Don Carlo
fratello dil Cardinal di Aragona, ambi naturali; et molto signori aozò
in Capuana in Castello, et cenò la sera con il Re, et de amico dil Re
de Franza si fece di questo re Ferandino. Ma so fradello sig. Fabricio
era pur soldato ancora, et sviscerato, dil Re de Franza lì in Reame.
A Napoli li repari se lavorava continuamente, et era assistente el
Marchexe de Peschara, fidelissimo al Re nuovo. Di continuo tirava
a la terra artiglierie, et faceva pur qualche danno. Et a dì 18 di
notte feno assà luminarie, et treteno più del solito; la causa non se
intendeva. Et a dì 21 da matina, a hora di messa, quelli dil castello
trete una bombarda, la qual dette nel tetto di la chiesia di San
Domenico, dove era assà persone; _inter caetera_, el consolo Lunardo
di Anselmi nostro, et fece uno buso, spavì (_spaurì_) ogni uno, et
passò oltra di fuori. _Item_, a Napoli haveno a dì 20 lettere di 16
de Trani, come le rocche di Bari, Trani, Barletta et Manferdonia ancor
se tenivano per Franzesi, ma speravano di breve haverle. _Item_, a dì
23 si aspettavano lo duca de Melfi a Napoli, et il simile lo duca di
Gravina. Era divulgato esser morti in Calabria mons. di Obegnì, _tamen_
non sapevano certo; ma ben stava malissimo. Et a dì 23 el molo grande
con una torre si rese al re Ferandino; la qual torre subito il Re la
fece ruinar, et fatto repari per ponervi le artiglierie, con le qual
potrano far danno al castello da la banda dil mar, et l'armata; et li
repari _quotidie_ se lavoravano, et el Re andava ogni dì a soraveder.
Et in castello si diceva mons. di Mompensier esser amalato, et steteno
3 zorni che non frequentono cussì el trazer, come soleano. _Item_ a
dì 24 inteseno le rocche preditte di la Puia erano rese; et che Leze
havia alzato le bandiere di Ferandino, et preso el Duca con uno altro
si chiamava el re de Pitot. A Taranto erano reducti molti Franzesi. El
Prencipe de Altamura era a Brandizo; et per intender el tutto, qui sarà
scritto una lettera dil re Ferandino, scritta a soi secretarii a Roma.
_Exemplum literarum Ferdinandi regis._
_Rex Siciliae_ al Ripol et Berardino.
Questa sera havemo hauto aviso da missier Piero Carazolo, quale mandamo
in questi dì al Ducha de Melfe et al Duca de Gravina, come ditti Duchi
hanno già alzate le nostre bandiere et si sono reduti a la nostra
fideltà, et che erano in camino per venir ad trovarse con le zente
loro. _Similiter_ questa sera è venuto da noi lo canzelario del conte
di Capaze, el qual ne ha affirmato, per parte de ditto conte, come sarà
lo simile incontenente; et che manderia subito da noi lo figlio con
le zente soe. Da Amanthea è venuto uno nostro fidato, et qual partì
Domenica di quella città: dice che passando dui dì avanti per Cosenza,
intese che mons. di Obegnì stava malissimo, te che da poi essendo
in l'Amanthea, venne nova che era morto. Come sarà la nova certa, ve
ne daremo aviso; fra tanto del preditto darete noticia a la Santità
dil Nostro Signor, et a lo Ill.mo et Rev.mo Vicecancellier nostro
patre, et al magnifico don Gracilasso, ambassador de Castiglia, perchè
semo certi ne haveran piacer. Le zente franzese che sono in Calabria
erano divertite ad Tropeya, et stavano de lì intorno, et ogni dì se
presentano a la terra la qual sta fortissima. Et lo Rev.mo Cardinal
scrive che di quelle cosse stieno di bon animo, et che ne lassemo lo
pensier a lui.
Date in Castel nostro Capuano, _Neapolis, 22 Julii_ 1495.