Sono squadre 109

De le quali ne restano do squadre per antiguarda di le artiglierie et

cariazi.

_Da poi sono zonte le infrascripte zente._

La zente di d. Alphonso fiul dil Duca di Ferrara, homeni

d'arme 160, cavalli lezieri num. 100

Balestrieri dil Marchexe de Mantoa » 100

Stratioti del ditto, cavalli » 100

D. Nicolò da Savorgnan, con fanti » 100

Zenoa fanti » 300

Zuan Bernardo Pellegrin fanti » 100

_Questi se aspetta in campo_

El signor Pandolpho de Rimano con cavalli 400

El signor de Pesaro o ver el fradello con » 400

D. Paris da Lodron con provisionati num. 1000

Lionello dal Nievo fanti » 500

Cozanderle todesco, elemani el resto » 700

Fanti fatti a Bologna per el secretario » 200

_Item_ le zente dil Duca de Gandia cavalli » ....

Et poi che fo el campo reduto a Gierola, et zonte parte di le ditte

zente in campo, feceno di nuovo li colonnelli, li quali saranno di

sotto al loco suo descritti.

_Qui comenzano baruffe seguite in campo con Franzesi venivano zoso di

monti._

Et sì come ho scritto di sopra che el campo nostro venne ad alozar

a dì primo Luio a Gierola, et in quel zorno intendendo per una spia

come zerca 2000 Franzesi, zoè 500 cavalli lezieri et resto pedoni,

se doveano calar zoso di monti per piar (_pigliare_) el lozamento de

Fornovo, ch'è a la fin di la montagna, a ciò el nostro campo non vi

andasse ad alozar ivi, et Stratioti andati contra costoro trovono uno

squadron di zerca 1600 che venevano zo del monte, _unde_ Stratioti

deteno dentro a pe' dil monte, et fonno a le man, et quelli rupe et

fracassò metendoli in fuga, che ebbeno de gratia de ritornar indriedo,

et ne amazò quelli Stratioti zerca 30, et prese 12 vivi, et le teste

portono in zima le lanze a li Provedadori, et li presoni menono in

campo; tra i qual era uno gran maistro sguizaro con 5 ferite, et

franzese uno homo da conto, el qual volevano pagar assà danari et

fusse lassato, et havia una ferita arente la bocca da la banda dreta,

et un'altra sopra la gamba, et judicaveno li Provedadori havesse a

morir. El capo sguizaro menato in campo fo assà honorato da li Sguizari

nostri, dicendo era homo di farne extimation, et quello andavano

a visitar. Adoncha Stratioti cazò Franzesi fin a la montagna, dove

erano certi passavolanti soi, et loro diseno uno, el qual azonse a uno

Stratioto da Coron et quello amazò; et in quella fiata Stratioti feceno

carne et non volse più presoni; et _etiam_ uno Stratioto fo ferito da

una lanza et do cavalli feriti. Et Stratioti feceno assà bene di questa

prima baruffa, però che questi Franzesi presi et quelli fonno amazati

haveano assà danari, et tal dà ducati 200 in suso et anelli molto

grossi da ducati 25 l'uno d'oro, i quali haveano in dedo; et presentò

le teste a li Provedadori, basandoli la man a la greca, ai qual fo dato

uno ducato per testa, secondo el consueto, et li anelli recolti ne le

sue bezasse (_bisacce_) presentono _etiam_ a li Provedadori, et al so

Piero Duodo; i quali fonno pesati, era di oro ducati 1500 et più.

Ancora uno balestrier bolognese prese uno Franzese solo di 400

balestrieri che erano, et Stratioti fece quello è di sopra scritto,

et li soldati tocavano la man a Stratioti, cridando: Marco! Marco! Et

è da saper che 'l primo Stratioto apresentò una testa de Franzese al

Marchexe, li donò ducati X, et basolo per mezo la bocca; la qual cossa

Stratioti molto stimano di esser carezati. Oltra di questo, Stratioti

prese tre mercadanti fiorentini vestiti a la franzese, havea uno

fameio et uno corier in loro compagnia per guida, venivano de Franza et

andavano a Fiorenza; et fonno menati da li Provedadori, et examinati,

visto non erano homeni de mal afar, fonno lassati andar via.

Questi Franzesi venivano zoso di monti erano l'antiguarda dil Re:

cavalli 2000, 1600 Sguizari et 400 cavalli lizieri. Et nostri che li

andono contra fonno 1200 cavalli lezieri et non più, tra i quali 600

Stratioti con Piero Duodo loro Provedador; et questi messeno Franzesi

in fuga a ritornar indriedo. Ancora Stratioti preseno cavalli X de

Franzesi. Et si Stratioti li havesseno lassati venir di longo et

non fusseno stati cussì presti a investir, _sine dubio_ tutti erano

presi o tajati a pezi; ma fo tanta la fogosità per la morte dil suo

Stratioto, che non volseno star a indusiar; et questo seguite a hore

16. El Franzese se tolse de taja lui medemo ducati 1000, et el Sguizaro

havea ducati 500 adosso, et 4 anelli in dedo (_dito_) de ducati 25

l'uno d'oro; et se tolse de taja ducati 500. Et Stratioti referitono in

campo, Franzesi esser valenthomeni; _tamen_ che de ditti non temeno, et

speravano diman, venendo zoso, haver altra vitoria che questa. El campo

nostro, el qual era za di le nostre squadre 100 et 20 de Milan, cavalli

lizieri et Stratioti zerca 2000, et fantarie assà numero, alozato

pur a Gierola, stevano preparati facendo far bone guardie a li passi,

a ciò Franzesi non venisseno zoso di monti a trovarli disproveduti.

Et messeno custodia a Fornovo, et ordinò li colonnelli, li quali più

avanti saranno descritti, et quelli prima avesseno a investir i nemici,

venendo a la campagna; sì che li Provedadori scrisseno che soldati

erano de bon animo, et desideravano Franzesi venisse, et che si dovesse

star aliegri, perchè erano certi de haver victoria. Et per paura

de Parma, perchè Zuan Jacomo di Traulzi con la parte gelfa tramava

pur novità, fo mandato ivi 400 provisionati, et Francesco Bernardin

Visconte comissario dil Duca de Milan. Et è da saper che nostri

tramavano pratiche secrete con ditto Zuan Jacomo di Traulzi, venisse

da la banda di qua; et andava messi su et zo de questo; _tamen_ promise

de venir et non venne. Franzesi veramente si tirono a li monti; quello

facesse non se intendeva, o volesse el Re venir di longo, o pigliar

altra via; et necessario era de prender partito per la grandissima

carestia haveano su quei monti sì de vittuarie _quam_ de strami. Et

qui è da considerar el Re facesse molti consigli con li soi, qual via

havesse a tenir, ma pur fo advisato (non voglio scriver da chi, ma

da chi era nemico de questa Signoria) che nostri per niun modo non

volevano el campo fusse a le man con loro, ma li lassasseno andar; et

però volse venir di longo.

Questa nova zonse in questa terra a dì 2 Luio, el zorno de San

Marcilian, a hore 3 de notte, nel qual zorno da nostri è celebrato per

haver habuto gran victoria per i tempi passati; et le lettere fo fatte

a dì primo a hore 21. _Ergo_ in 28 hore venne le lettere. Et inteso tal

nova in quella sera medema, fo mandato a notificar questo a li Savij de

Collegio, a caxa, per Zacharia Davit uno di Secretarii de Collegio, et

la matina non sapendo far altro, se non ordinò el continuar le oration

a implorar el divino auxilio, et da poi disnar per Pregadi fo scritto

in campo, laudando la fede dil Governador et bona voluntà di l'exercito

et portamenti de Stratioti. Et cussì tutti stevano in expectatione

de haver lettere, che Franzesi siano venuti, et che se havesse fatto

d'arme.

Ma molti, come ho scritto, questo apizarse non gli piaceva, per il

pericolo et danno potea seguir: volendo più presto el Re prendesse

altra via o vero dimorasse a venir, tanto che le zente mancavano a

venir in campo fusseno zonte, zoè signor de Rimano et de Pesaro, et

conduta dil Duca de Gandia, Paris di Lodron, Cozandorle todesco, Nicolò

Savorgnan, _licet_ di sopra habbi scritto fusse zonte, ma zonse parte,

et lui era poco lontan; sì che, fatta la descriptione, mancava siemile

persone, le qual per zornata zonzevano, et _etiam_ Zenoa el qual era

propinquo, con 300 fanti; et pur nostri stava con desiderio de haver

lettere de campo, et a li Provedadori comesseno dovesse scriver do

lettere al zorno almanco, una la mattina et l'altra la sera, et le

poste erano redopiate per haver avisi presti; ma per tutto questo

zorno, nè _etiam_ el 3 Luio fino a la notte non venne lettere. Et poi

venne lettere di 2 del mese a hore 24, narava come el campo era stato

tutto quel zorno in arme, aspettando el venir de Franzesi, ma che

fino quell'hora non veniva nè era parso niuno; et che non trovavano

spie de poter mandar a veder quello faceva Franzesi su quei monti;

et che in quell'hora era venuto do homeni d'arme di la compagnia dil

Traulzi per haver soldo di qua, fuziti dal Re, i quali portò uno pan

di quelli se vendeva in campo di nemici, assà picolo et negro; et che

non haveano più vittuarie, et era 4 zorni l'exercito non havia vino;

et che erano Franzesi per el rebatter de Stratioti molto confusi,

et stavano sopra de sè, havendoli rotto li soi disegni: et el Re era

ancora a Pontremolo, et parte di le soe zente a Terenzo et a Bordan,

el qual Bordan è assà forte, fo castello di Rossi, dove molti judicava

qui havesse a lassar le loro some et cariazi in ditta forteza, la

qual bisogna bombardarla volendola haver, per poter venir più lezieri

a la battaglia; et che parte de ditta zente erano andate a la via

de Borgo per tuor strame et sopra veder quelle vie assà estive da

condur exercito, et è la via fece el signor Ludovico et signor Ruberto

Severino, come ho scritto de sopra, va a Tortona. Et è da saper che

in questi castelli, dove sono Franzesi al presente, hanno 4 vie: o

vero tornar in driedo a Pontremolo; o andar in Tortona per monti assà

aspri, ma non puol menar cariazi; o venir di longo contra el nostro

exercito; o vero andar per quelli monti in Rezana (_Reggiano_) passando

questi fiumi o vero torenti, zoè Baganzan, Parma, Lenza et Crostolo,

et discender a Montechio o vero Torrechiara, et andar a Rezo, havendo

però el passo dil Duca de Ferrara, el qual nostri molto sospettava non

lo havesse; questo per esser andato esso Duca lì in Rezana, come ho

scritto de sopra. _Tamen_ molti era de opinion dovesse venir di longo,

et esser a le man con el nostro campo; et el tardar faceva, era perchè

havia mandà Felippo mons. con alcuni cavalli et 1500 Sguizari verso

la Speza et quella Riviera de Zenoa, et che aspettava ritornasseno nel

suo campo, perchè havia mandato per lui. Et ancora scrisse al Prefetto

signor de Sinegaia et Colonnesi, dovesse venir con zente in augumento

dil suo exercito, non restando de mandar zente a Fiorentini, come dirò

di sotto; pur pativa assà sinistri su quei monti, con poche vittuarie.

Et a dì 3 Luio, come se intese a dì 5 da matina per lettere di

Provedadori date a Gierola a dì 3 hore 22, in questo zorno zonse assà

numero de persone in campo; la compagnia de d. Alphonso fiul dil Duca

de Ferrara, cavalli 600, era soldato de Milan, et la soa persona non

venne, ma rimase col cognato in castello a Milan. _Item_ venne Gilberto

da Carpi con cavalli 200, pur per el Duca preditto. Ancora era zonto

cavalli lizieri dil Marchexe de Mantoa Governador zeneral nostro, et

mancava venir 200. Zonse lanze spezade rubertesche cavalli 340, et de

ditta compagnia non mancava se non do homeni d'arme a zonzer. _Etiam_

de altri condutieri che mancava compir le sue condute, a hora tutti

erano zonti. Et come vidi per una lettera, in questo zorno zonse 8

squadre de cavalli armati senza cavalli lezieri, et _etiam_ vi zonse

Nicolò Savorgnan con li 1000 schiopetieri et provisionati dil Friul,

benchè scrivesse di sopra era zonto, ma, per esser poco lontano,

quei di campo reputava zonto. Et ancora venne 200 provisionati di la

comunità di Asola benissimo in ordene, pagati a soe spexe per mexi

uno. Mancava zonzer li 600 provisionati, che 'l signor Governador

havea scritto a Mantoa a la Duchessa soa moglie et soi comissarii

fosseno fatti di Mantoana, i quali di brieve doveano zonzer; et cussì

Cozanderle, Zenoa et d. Paris de Lodron, al qual era Francesco de

la Zueca nostro secretario et molto sollicitava; et questi tre de

hora in hora erano aspettati in campo. El signor de Rimano era in

camino, _tamen_ molto longo, et non zonse a tempo. Soldati erano molto

desiderosi, per el gran numero de zente a hora de squadre 130 et X

milia fanti, de esser a le man con Franzesi, et haveano mandà molti de

soi cariazi, chi a Parma et chi a Cremona, per remagnir più lezieri in

far fatti d'arme. Abondantia grandissima era nel campo nostro, et in

loco securo per li repari haveano fatti, et non si volseno muover de

lì per molti respecti, _maxime_ per li strami per li cavalli; et erano

lontani di Fornovo mia cinque, dove era posto bona custodia, et cussì a

Garona, ch'è sul monte una rocca, et Fornovo è il suo borgo a basso. Et

el zorno avanti el conte Alvixe Avogaro con altri condutieri et cavalli

lezieri et fanti andò alquanto su la montagna per intender de Franzesi;

_tamen_ niuno non parseno. Et a dì 3 inteseno per una spia tornata di

campo nemico, come el Re in persona era partito de Pontremolo et venuto

mia 12 più in qua a Barze, dove era una parte dil so exercito, et el

resto a Tarenza e Bardon mia X da Barze et 6 da Fornovo.

Adoncha Franzesi era mia 15 lontan dil nostro campo, zoè di Barze a

Gierola, et li villani tutti de quelli monti si messeno su le arme

per poder menar le man bisognando, _maxime_ si Franzesi fusseno rotti,

per haver _etiam_ loro, di questo gran butino menavano, qualche parte.

Et fo advisato la Signoria che Franzesi venendo zoso de monti voleva

mandar li soi cariazi avanti, a ciò soldati et Stratioti atendesseno

a robar, et loro in questo mezo o andar su la strada romea, o vegnir

a combatter, et esser vincitori, volendo prima metter la roba che la

persona a pericolo. La qual cossa fo mandato advisar a li Provedadori

dovesseno questa stratagema notificar in campo; onde fo fatto bone

provisione per el Governador zerca questo.

Et in ditto zorno di 3 Luio venne in campo nostro do trombeti dil

Re de Franza, uno da matina, l'altro da poi manzar. El primo, andato

davanti el Governador et Provedadori, domandò do cosse: prima de voler

parlar al Conte de Caiazo, et essendo ivi ditto Conte, dimandò quello

el voleva. Li disse che la Majestà dil Roy mandava per lui, che li

dovesse venir a parlar. Al qual rispose el Conte non poteva venir,

per esser homo di la liga et nel campo di la Illustrissima Signoria

de Venetia. Et pur ditto trombetta o vero araldo replicò dovesse

venir. La seconda fo che dimandava li presoni pigliati el zorno primo

de Luio, et _maxime_ uno zentilhomo di Bertagna, per el qual faceva

grande instantia, offerendo assà danari; et pregava, non lo volendo

dar, li fosse fatto bona compagnia. El qual preson era de Stratioti,

et li haveano dato taia. Dimandato a questo trombeta per el Governador,

quello feva el Roy; rispose che al tutto voleva venir zoso di monti di

brieve, et benissimo in ordene de zente. Hor fu licentiato; et poi la

sera ne venne uno altro con quelle medeme parole, de voler el Conte de

Caiazo vengi a parlar al Roy, et che Soa Majestà mandava a notificar al

Marchexe de Mantoa, come le so zente in Calavria havea amazà re Ferando

et che re Alphonso era morto; sì che dil Reame non restava più altro

contrasto. Et che el Duca de Milan non haverà più paura, essendo morto

questi do soi nemici, et che al tutto el Roy voleva venir a provar le

soe spade, et che l'era propinquo al nostro campo. Et Marchiò Trivixan

provedador li disse: prima che 'l conte de Caiazo essendo in campo di

la Illustrissima Signoria, non volevano lui andasse dal Re; et che se

maravegliavano di uno Re cussì fatto, che ha fama di Christianissimo,

de mandar a dir busie; et che non era el vero quello diceva, però che

haveano novelle più fresche di loro, che re Ferando prosperava in la

Calavria, et za tutta era recuperata mediante l'armada di serenissimi

Re et Raina de Castiglia, et che di brieve intenderanno l'haverà

recuperato Napoli, come fin quell'hora nostri erano certi l'avesse

recuperato; et che nostri steva con bon animo, volonterosi de apizarse;

et che 'l Re vostro vegna pur presto, che li mostreremo gaiardamente

el volto et da valenthomeni, et proverà si le arme de Italiani et di la

Excelentia dil signor Marchexe et altri condutieri di la Illustrissima

Signoria sono bone de difender et offender, et che erano gaiardi in

expectarlo. Et poi li feceno admonitione non dovesse più vegnir alcun

Franzese in campo, et dovesse dir al Roy non mandasse; perchè, venendo,

ordinaria a le antiguarde fusseno taiati a pezi. Et con tal risposta,

et alcune savie et fidelissime parole mandò a dir el Governador al Roy,

di simel sustantia, ditto trombeta ritornò a Berze, et poco mancò che

nel ritorno fusse amazato da Stratioti; ma pur fo acompagnato via senza

alcun danno.

Et in questa terra a dì 5 la sera pur zonse lettere, (scritte) a dì 4

dil mexe a hore ij, et qui zonse a hore 22, le qual conteniva come in

quella matina essendo li Provedadori in chiesia per udir messa, et a

pena cominciata la messa, che zonse lì uno trombeta dil Re, vestito di

veluto negro, con una tromba mazor di quelle va davanti al Prencipe,

et una bandiera atacà a la tromba di 4 braza per longeza et uno e

mezo per largeza. Et quando zonse lì, Marchiò Trivixan provedador li

disse: Che diavolo vienstu a far qui? Lui rispose veniva da parte dil

Roy a portar una lettera a li signori Provedadori. Et li disse ditto

Provedador: Va in malora, che non volemo sue lettere. Et lui si volse

partir; ma Luca Pisani, altro Provedador, disse: Vien qua, lassa veder.

Et el trombeta, che za havea ditto: In bon hora, io mi tornerò in

driedo; per queste parole dette le lettere. La qual era di monsignor

di Arzenton che fo qui ambassador, drizata a Marco Antonio Moroxini

kav. et Marchiò Trivixan, credendo el Moroxini fusse in campo, come

fo eletto Provedador. Et conteniva che el suo Roy havia bona lianza,

liga et amicitia con la Signoria nostra, et mai havia voluto romperla;

et cussì era certo che Venetiani non voleva altro che conservarla; et

però se maravegliava de questo exercito sì grande ivi posto, a ciò

la Majestà dil Roy non passasse. El qual Roy prometteva de ritornar

in Franza senza far alcun danno, con altre parole simele. Et subito

li Provedadori spazò uno corrier con questa lettera a la Signoria; la

qual lettera, come se diceva, fu drezata al Consejo di X. Et dato la

risposta a ditto trombeta per li Provedadori, dimandato dil Re, disse

che bisogneria menar le man, et non parole; et che el Re facia in

persona fatti d'arme, el qual era sempre circondato da 50 zentilhomeni

franzesi, et che se nuj l'aspetemo, Soa Majestà non fuzirà. Et cussì

ritornò dal Re preditto. El campo nostro era benissimo in ordene, et

assà incrudeliti contra Franzesi; et questo li Provedadori conoscete,

per più fiate fo cridato: Arme! Arme! che in uno ottavo de hora tutto

lo exercito fo armato a cavallo, aviandose verso el monte. Et fra a dì

3 da sera, la note, et a dì 4 el zorno, se armò cinque fiate tutte le

zente, perchè le guarde vedeva qualche Franzese venir a soraveder, et

cridava: Arme! Arme! in campo, et tamen era 0.

In questa matina di 5 Luio venne lettere de Milan, narra le cosse

seguite per Stratioti, sì come ho scritto più avanti, et notificò

quello haveva el Duca habuto di Zenoa, di l'armata de Franza, mandando

la copia di le lettere a la Signoria, le qual qui sotto saranno poste.

Et oltra di questo, per lettere di Zorzi Negro nostro secretario a

Zenoa di do de l'instante, se intese prima come era arivato, et li

grandi onori li era sta fatto et li fanno Zenoesi, qual _etiam_ per

altre havia scritto; et che Zenoesi se volevano mantenir in la fede

data al Duca de Milan, et per conseguente a la Signoria nostra; et el

grandissimo dispiacer ricevuto havea quelli Signori dil scorno hanno

fatto quelli di la Riviera, de darse al Re de Franza. Et che a la Speza

volendo metter Franzesi a sacco alcune caxe di Zenoesi; quelli, al

meglio poteno, mandono loro robe in caxa dove alozava el Cardinal de

Zenoa, a ciò fusse difese da lui, essendo da la parte franzese et con

Franzesi ivi intrato. Ma per questo Franzesi insolenti non steteno, che

volseno intrar in ditta caxa, non obstante che 'l Cardinal se li fece

in contra su la porta, non volendo intrasseno: et loro non riguardando

a la dignità ecclesiastica, _imo_ con furia quello ferino, et poco

mancò non fusse morto; et messeno la roba a sacco, secondo el consueto

de far danno a tutti.

_Item_ come l'armada di esso Re (galie 7, fuste 2, galioni 2 et uno

bragantino), havendo l'armada de Zenoa galie 9 et 4 nave grosse,

capetanio Bricio Justiniano, la qual era vicina a la Speza, lì al Porto

Venere, et habuto vista di ditta armada la qual tornava di Napoli, et

fo quella era sta a combattere Yschia, li deteno l'incalzo; la qual

se tirò in uno porto chiamato Sestri, vicino al colfo di Rapalli;

et questa armada zenoese li andò drieto, et in quel ponto, uno trar

di balestra luntano, si messe et subito spazò a Zenoa a notificar de

questo. Et cussì Coradolo Stanga prothonotario comissario dil Duca de

Milan expedite lettere al Duca; et questa mattina de 5 Luio, Domenega,

Tadio de Vicomercà kav. orator de Milan andò in Collegio con grande

alegreza a presentar la copia de ditta lettera, la qual è qui sotto

scritta. Et in campo, el conte de Caiazo have questa nova a dì 4 ditto

la matina, et notificò a li Provedadori.

_Exemplum literarum d. Coradoli Stangae prothonotarii ad Illustrissimum

Dominum Ducem Mediolani._

Illustrissimo signor mio. In questa ora è gionto uno messo di l'armada

nostra venuto a posta, quale dice come l'armada inimica s'era retrata

in terra, e che la nostra li era sotto uno tirar di balestra, in modo

che tenimo per certo de haver almanco tutti li legni, et quello li

era dentro; quale sono galeaze 7, due fuste, uno brigantino, et due

galioni; et la Excelentia Vostra tenga la presa fatta per certa. Se

pensa hora de mandar per terra per pigliar tutti li homeni desesi;

la qual nova me ha parso dar volando a quella per consolation, con la

qual el bono animo vedo in questi magnifici, et spero ancora consolarla

presto dil resto, perchè comprendo in loro tanto dispiacere dil scorno

ricevuto de la preda de li lochi de Riviera, che non pensano in altro

che recuperar la gloria amissa. Li nemici sono stati a Portofino,

e quello castellano si fece forte incredibilmente, in modo che

perseverando merita da la Excellentia Vostra laude e merito. In bona

gratia soa humilmente me racomando.

_Genuae, die secundo Julii 1495._

_Coradolus Stanga prothonotarius

et comissarius._

Et havendo el Duca de Milan bisogno de danari, mandò a dimandar per

el so Ambassador danari in prestedo, et non essendo honesto se fasse

senza qualche cautione, perchè bastava di la grandissima spesa faceva

nostri, tutto per aiuto di esso Duca, che 'l Re de Franza et Duca de

Orliens voleva privarlo dil Stado; et però mandò alcune zoie et perle,

et cussì in questo zorno, a dì 5, per deliberation dil Consejo di X fo

trato dil santuario ducati 50 milia, et prestati a ditto Duca Ludovico;

et poi ancora fo prestati di altri, come al loco suo tutto, _Domino

concedente_, sarà scritto.

In questo zorno di 5 Luio, essendo Gran Consejo reduto, fo chiamati

zerca 50 patricii, tra cavalieri, dottori et altri, et fonno mandati

contra el Vescovo de Brexanon veniva in questa terra Ambassador dil

Re de Romani, et era zonto a Mestre con 30 cavalli. Et cussì questi,

venuti zo di Consejo, et non poteno esser a hora a Margera, et trovato

che za ditto orator veniva, dismontono li patricii a San Segondo, et

per Nicolò Michiel dottor più zovene, secondo el consueto, li fo fatto

una oratione latina assà breve et _ex tempore,_ excusando la Signoria

non havea saputo avanti. Et cussì lo acompagnò a San Zorzi Mazor, dove

habitava l'ambassador dil Re de Franza, et _honorifice_, a spexe de San

Marco, stete qui alcuni zorni, et a dì 7, el Marti, fo a l'audientia

et referite la soa legatione, zoè che la Majestà dil suo Re dimandava

ducati 100 milia da questa Signoria per dover venir in Italia, et

per el primo Ambassador suo, el qual era _etiam_ qui et stete fermo,

et questo Episcopo ritornò, insieme con ditto orator dimandò questo

medemo. Ma per el Vicedoxe li fo risposto se faria li consegi per darli

risposta; in questo mezo dovesse veder la terra. Et in questa matina

medema, per lettere de Roverè se intese esser zonto a Trento quel

capetanio di ditto Re de Romani, con zente, chiamato domino Sigismondo

Belsperger sopra nominato, che veniva in campo a Novara de Milan, et

ancora che in Trento se faceva preparamenti per 800 cavalli, che el

zorno drio dovea lì zonzer, come _etiam_ de questa venuta de ditti

cavalli per lettere di oratori a esso Re se intese.

A di 6 Luio da matina zonse lettere di campo di 4, hore 24, per le

qual, oltra quello advisò la Signoria _secrete_, se intese come era in

quel zorno zonto Zenoa con li 300 fanti, et havia fatto la mostra. Et

è da saper che ditto Zenoa menò con lui alcuni valenthomeni bandizati

di le terre nostre, et per Quarantia Criminal li fo fatto salvo

condutto. _Item_ che era zonto fanti de li campi ultimamente fatti, et

do fradelli fioli che fo dil conte Iulio da San Bonifacio da Verona,

erano venuti con 200 provisionati a soe spexe per do mexi, pagati in

campo; et che l'exercito era benissimo in ordene, non dubitando de

Franzesi, i quali non parevano, et judicavano fusse assà confusi; et

che haviano inteso quanto la Signoria nostra li haveano advisati, de

haver cura et andar saldi etc.; et che la causa non erano andati ad

alozar col campo a Fornovo era per boni respecti, et che di questo

nè di altro la Signoria non se dovesse dar alcun fastidio, che non

facevano niente senza el consejo, oltra di lo Illustre Governador et

signor Rodolfo, _etiam_ dil Conte de Caiazo, conte Ranuzo, conte Carlo

de Pian de Meleto, conte Bernardin et altri strenui condutieri, et che

'l meglio era terminato tra loro, et però haviano deliberato de star lì

a Gierola per comodità de cavalli; et venendo zoso Franzesi, sariano

più a la larga a far fatto d'arme; et haveano fatto li colonnelli, di

esser a la battaglia, bisognando, li qual saranno notadi qui sotto:

_tamen_ che a Fornovo haveano messo bona custodia de fantarie. Ancora

che in quel zorno, parendo pur certi Franzesi su quelle colline armati,

parse a Nicolò di Nona, fo quello venne in campo con Piero Duodo con

22 cavalli, ha ducati 20 al mexe de provision, et sta a Zara, homo

valentissimo, havendo grandissima voluntà de operarse et dimostrar la

fede havia a questa Signoria, non però con licentia de Provedadori,

ma da lui, andò con X cavalli di soi a sopraveder, et trovato questi

Franzesi armati per numero 40 a cavallo, dette dentro con li soi

cavalli lezieri, a modo de Stratioti; et Franzesi non si sepe tanto

difender, che ne amazò 4 di loro, et portò tre teste in campo, et uno

Franzese vivo; el qual havendo una gran ferita di lanza, zonto in campo

morite: pareva homo de conditione et assà disposto. Et che quel zorno

fo cridato: Arme! Arme! et tutti se messeno in ordene, come havesseno a

combatter, che fo bel veder.

_Ordene de li colonnelli come haverano andar contra li nemici, fatto a

dì 3 Luio 1495 in campo a Gierola[137]._

Da Milan se have lettere di 4, come in campo era stà preso uno portava

lettere del Duca de Orliens al Re de Franza, date a dì ultimo Zugno

et primo Luio, et par siano responsive ad alcune ricevute di esso Re,

dicendo: Christianissimo Roy, ho inteso che volete io vegni con le

mie zente a dì 13 di questo mexe verso Piasenza, per ritrovarse tutti

do li exerciti in uno, et che Vostra Majestà sarà lì a quel tempo.

Ve notifico come in campo dil Duca de Milan, come vi ho scritto, se

ritrova certa zente chiamata da loro Stratioti, che non so si sia

Turchi o diavoli, che danno tanta molestia a nostri, che non osano

ussir fuora di la terra de Novara, perchè li amazano, e porta le teste

su le lanze, et coreno ogni zorno fino su queste porte, cussì come per

avanti nuj corevamo fino a Vegevene, sì che non è possibil de venir,

perchè le zente hanno paura, et non voleno venir; et si venisseno

sariamo rotti, et tutti amazati. Con altre parole, ma questa è la

conclusione di ditta lettera.

Da Bologna, come, a dì 4, mille fanti benissimo in ordene, fatti per

el nostro secretario, erano de lì partiti, venendo a la volta dil

campo, et che fin do zorni spazerebbe li altri 1000, et manderia subito

via, cognoscendo la celerità bisognava; et che 'l magnifico Iohanne

Bentivoi, et li signori Bolognesi erano fermi et in grande amicitia con

la Signoria, et erano certi se havesse a far fatto d'arme, perchè el Re

era su quei monti poco lontan dil nostro campo.

Da Ferrara, el Duca esser zonto a Rezo, et per Ferrara se divulgava

come _etiam_ esso signor disse al suo partir al Vicedomino, che

l'andava a compiacentia de so zenero Duca de Milan, et che di la soa

andata non se dovesse haver paura, et che voleva esser bon fiol de

questa Signoria, non però voleva esser nimico dil Re de Franza. Ma

Venetiani sospettava assà, per la via de Rezana non mandasse vittuarie

al Re, et però li haveano mal animo. Et in piaza de San Marco tutti,

quando era Pregadi suso, mormorava se dovesse far capetanio in Po,

et mandar gripi, fusti et barche con alcuni rediguarda erano sta

reconzati in l'arsenal. Et a dì 2 Luio, a ciò io noti molte cosse,

zonse a Ferrara Sigismondo Cantelmo fo fio dil Duca de Sora, veniva

di Ortona, el qual era sta con el Re de Franza in Reame per veder si

poteva rehaver el stato dil padre, ma non havendo potuto rehaverlo, era

ritornato a Ferrara assà mal contento. Ancora Antonio di Contestabele

kav., che fo quello andò per el Duca de Ferrara ambassador a esso Re

a Siena, et con Soa Majestà venne fino a Pontremolo, et de lì se partì

et ritornò a Ferrara, nel qual zorno el Duca se partì et andò a Rezo,

lassando governador in Ferrara so fradello sig. Sigismondo di Este.

A Ravena, per lettere de Andrea Zanchani podestà et capetanio, se

intese ivi esser zonto Zuan Paulo de Manfron, che fo quello era a

Napoli con re Alphonso, et per nostri conduto con 200 cavalli, et che

se aviava alla volta dil campo, et che a dì... ditto passò de lì el

sig. Pandolfo de Rimano con la sua compagnia venivano in campo, ma

questi do non veneno a tempo.

Da Roma, per lettere di 3 dil mexe, come Hieronymo Zorzi orator nostro

havea visto una lettera drizzata al cardinal Curcense, scritta in

Napoli a dì 22 Zugno per mons. di Mompensier vicerè, come a dì 21 mons.

di Obegnì vicerè in Calavria, el qual era con 100 homeni d'arme et 1200

Sguizari, havia rotto re Ferando, a uno loco ditto Semenara, el qual

havia 1000 cavalli et 4000 pedoni, de li quali era sta amazati più di

3000, el resto rotti e fracassati; et che ditto re Ferando era fuzito

con 4 cavalli in Rezo. Questa tal nuova, come scrisse ditto orator,

non era credibile, per non haverla per niuna altra via. _Tamen_ che

dil tutto havea voluto advisar la Signoria: _tamen_, si questo fusse,

vegniria a verificar quello mandò a dir el Re a li nostri in campo.

_Item_ che in Roma si faceva ogni giorno comedie et feste, et qualche

oratione si recitava al Pontifice per alegrezza di la sua tornata;

et come in quella notte di 3 Luio ivi era morto Benedetto Soranzo

patricio nostro, Arciepiscopo di Nicosia su l'isola de Cypri; el qual

el zorno avanti havia disnato di bona voia, et tre ore da poi li vene

uno accidente, et butato al letto perse la favela et ogni sentimento,

zoè cadete apopletico, _ut mos est praelatorum_, et morite la note.

Questo havia beneficij per ducati 1500 de intrada a l'anno; et el

Pontefice subito mandò a bollar tutto quello havia, et sequestrar li

danari in banchi 14 milia, et conferite l'arcivescovado de Nichosia

al Rev.mo cardinal Grimani, et una abatia a Campo S. Piero fu data a

Francesco Querini episcopo di Sebenico, et un'altra di Ravena fu data a

requisition dil Cardinal nostro patricio di cha Gritti, _adhuc_ puto.

_Item_ che 'l cardinal Grimani havia dato el suo vescovado de Baffo,

havia, a Jacomo da cha da Pexaro pur nostro patricio, era suo maestro

di caxa, et cussì fonno dispensati ditti beneficij. Et subito in questa

terra per el consejo de Pregadi fonno confirmati, et datoli le lettere

dil possesso, havendo le bolle di Roma. Ma el cardinal Grimani, volendo

el Pontifice l'arciepiscopo de Nichosia andasse a ressidentia nel so

arciepiscopato, contracambiò con Sebastian di Priuli prothonotario

apostolico, che li dette una abatia havea a Zara, et certa pensione;

et cussì ditto prothonotario fu fatto arciepiscopo; et cussì fonno

adattate quelle cosse. _Sed ad rem revertamur_.

In questo medemo zorno, a hore 24, zonse lettere de li oratori al Re di

Romani, date a dì 28 Zugno, che la dieta pur si faceva, et el Re non

poteva venir in Italia per questo anno, _et similia verba_: dil qual

ozimai non è più bisogno.

Da Zenoa, lettere di 3 dil secretario nostro, come l'armada franzese

essendo a Sestri combatete quel castello, et l'armada zenoese li era

vicina, _unde_ li custodi se difeseno vigorosamente; _unde_ ditta

armada ussite, per andar via, ma l'armada zenoese la seguitò: per la

qual cossa la franzese vedendo non poter fuzir, intrò nel porto di

Rapalli et Zenoesi si messe a la boca di ditto porto, sperando al tutto

di haverla, o vero brusarli li navilii; et che da Zenoa era partito

Zuan Adorno, fradello dil governador, con 300 fanti per andar per la

via di terra contra li homeni de ditta armada; et che in quel zorno el

governador havia mandato alcuni fanti et zente per augumentar ditto suo

fradello. Questo, perchè intendevano mons. di Brexa o ver Filippo mons.

et Obieto del Fiesco veniva con alcune zente a Rapalli, in aiuto di la

sua armada. Quello seguirà, sarà scritto di sotto.

Da Ferrara, lettere del Vicedomino, come in quella terra non si cridava

altro che Franza! Franza! Et che Ferraresi dimostravano mal voler

contra nostri, et che 'l Duca era zonto a Rezo, et li havia scritto

una lettera, la qual mandò a la Signoria, come l'haveva inteso el campo

nostro esser fortissimo et ben in ordene: et advisava el seguito di le

cosse de Zenoa.

A Fiorenza, per lettere di merchadanti se intese come haveano a dì

28 Zugno fatto la nova Signoria, et intrata in palazo al primo de

Luio per novo modo et forma di eletione: li quali saranno qui sotto

scritti. Et compito de far el novo governo, messeno ogni loro inzegno

in rehaver Pisa. Et che el conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj,

le zente di d. Francesco Secho et el Duca de Urbino al principio de

Luio ritrovandose in campo a Pandera, castello di essi Fiorentini, et

el campo de Pisani a Cassina, dove era Lucio Malvezo loro capetanio,

or fonno a le man, et fo presi di le zente di Pisani zerca 60 tra i

qual alcuni nepoti di ditto Lucio Malvezo; et poco mancò lui non fusse

preso, et preso uno fiul dil sig. Ruberto di San Severino, natural

cugnato di esso Lucio; et fatta questa scaramuza, li campi ritornono

a li alozamenti, non però che non fusse morti alcuni di una et l'altra

parte. _Item_ che 'l Re essendo a Lucca, partiti li tre Ambassadori de

Fiorentini da Soa Majestà nominati di sopra, e ritornati a Fiorenza.

Et el Re seguendo el suo camino verso Pontremolo, non volse pur render

Pisa, et però Pisani se difendevano in libertà, et el Re mandò uno

messo a Fiorenza, o vero araldo, con lettere, dimandando tre cosse:

prima, che dovesseno far trieva con Pisani per do mexi, nominando

li signori Pisani, perchè lui saria quello voleva adatar le cosse;

secondo, che li prestasse ducati 20 milia, per haverne bisogno per

pagar lo suo exercito, _maxime_ a hora, havendo el campo de Veneciani

a l'incontro, per tuorli il passo; tertio, che li dovesseno mandar le

zente di Francesco Secho, el qual Fiorentini per avanti concesse al

Re la soa persona ma non la soa conduta, et per questo venne a trovar

el Re con alcuni cavalli lizieri. Hor al presente el Re voleva le sue

zente, per augumentar l'exercito.

Ma Fiorentini, fatto loro consegli, rescrisseno al Re che farebbeno do

ambassadori a Sua Majestà, et che, di la trieva con Pisani se doleva

molto el Re li chiamasseno signori, et che non li pareva honesto di

far trieva con soi vassalli, et che, venendo a loro misericordia, li

fariano cossa li sarebbe in piacere.

_Item_ de li ducati 20 milia erano contenti, per l'amor portavano a

Soa Majestà, servirlo de ducati 15 milia quando sarà zonto in Aste, et

che li altri cinque el Cardinal mons. Samallo, quando fo a Fiorenza,

promesse a quella Signoria di prestarli ducati 5000 in ogni loro

bisogno, et che al presente erano nel bisogno, et però fariano ditto

Cardinal desse questi danari a Soa Majestà.

Tertio, che di le zente dil Secho le ge bisognava per reaquistar molte

terre li erano rebellate, et _maxime_ Pisa, et per defendere el loro

stato, et cussì expediteno ditto messo. Non restava continuamente Zuan

Battista Redolfi, loro orator a Milano, de dir al Duca che volentiera

se aderirebbono a la liga, ma pur che 'l Re li era assà propinquo:

_conclusive_, temevano. Et uno suo contestabele era in Modenese a far

400 fanti, venuti ditti fiorentini, in questi zorni li scrisse non

dovesse farli, et non haviano bisogno.

_Questi sono li primi eletti di la Signoria di Fiorenza per novo modo_:

san Spirito:

Bernardo de Stefano Segni

Batholomeo Ubertini

santa †:

Lorenzo de Matheo Morelli

Andrea de Lorenzo Cieffi

santa Maria Novella:

Lorenzo Lenzi confalonier di justitia

Francesco di Pagolo Pasquini

Neretto di Francesco Neretti

san Giovanni:

Bertho de Felichara

Nicolò di Giovanni d'Americho Benci.

In questa mattina, a dì 7 Luio, alcuni castellani erano in questa

terra andò in Collegio, notificando a la Signoria nostra come li

castellani di la Patria preditta di Friul, vedendo el bisogno havea la

Signoria di zente, come veri subditi et fidelissimi, tra loro volevano

mandar in campo 300 fra cavalli lizieri et provisionati, zoè la mità

cavalli lizieri et l'altra mità provisionati pagati a loro spexe per

do mexi, et che li capi era Alvixe da la Torre di 100 cavalli et 50

provisionati; Elia da Cusan capo de 50 cavalli et 50 provisionati; et

uno altro. Et dimandono una lettera di passo, a ciò potesseno andar in

campo; la qual fo subito fatta, et molto ringratiati di la bona voluntà

haveano.

Di campo _etiam_ zonse in ditta mattina lettere di 5 del mexe, di sera,

come el Governador con li Provedadori, essendo in quella mattina a

l'hora di la marangona cavalcati a veder certi repari, fo per le guarde

discoperto uno grosso squadron de Franzesi, che volevano discender el

monte et calarse ne la valle dil fiume dil Taro. _Unde_ lo illustre

Governador, con el sig. Redolfo, fece metter lo exercito tutto in arme,

senza son di tromba nè di tamburo et ogni altro instrumento, nè cridar:

arme! che fo cossa bellissima a veder, l'ubidientia de tutti, l'hordine

et la inumerabel zente, et andar tutti li squadroni con li soi ordini

a le poste senza strepito alcuno. Et alongato zerca uno mio et mezo

fora de li alozamenti, li squadroni preditti feceno alto, et fermati

sopra la campagna, la qual era ampla et apta a tal cossa, aspettono li

nemici, credendo vi dovesse venir per combatter; perchè ancora Franzesi

venivano _etiam_ loro, passo passo, con le artiglierie avanti, sopra la

giara, et assà stretti. Et venuti uno mio vicin a nostri, i quali erano

fatti in 5 squadroni, si fermò. Et erano avanti nostri zerca 1000 tra

cavalli lezieri et balestrieri a cavallo, i quali se tiravano indriedo

quanto li nemici venivano avanti; ma fatto alto, Franzesi scaricò assà

artiglierie, et comenzono a tender li pavioni (_padiglioni_) et tende,

et ogni altra cossa per accamparse ivi. Qui era el Re con tutte sue

zente. In questo _interim_ li Stratioti, li quali erano ascesi el monte

per veder qual via tenesseno li nimici, visto lo fermar suo, disceseno

el monte, et li andono a trovar da banda manca, a ciò le artiglierie

non li potesseno nuocer, et lì se ataccono con loro, per modo che

portono gran quantità di teste, cavalli et barde et arme, zoè balestre,

spade et armadure di dosso assà: in conclusion, non feceno preson

alcuno, ma più de 40 Franzesi amazono, et veneno con questa vittoria in

campo nostro. Et visto el Governador che Franzesi non volevano venir

a la battaglia, li quali con grandissimo animo desideravano nostri

che li venisse, ordinò si tornasse a li alozamenti; restò _solum_ el

sig. Redolfo, barba dil Marchexe preditto, con 20 squadre a la veduta,

et poi _etiam_ lui si venne a disarmar. Et Stratioti, in quel numero

de morti, ne amazò uno capo di squadra, de condition, per quello fo

judicato, et portato la testa a li Provedadori per haver el ducato

insieme con le altre, questa havea una botta di simitarra sul fronte.

Ancora menono alcuni cani brachi bellissimi, tolti ai nemici; i quali

rimaseno molto confusi, pur se alozono a pe' dil monte. Et da poi

in ditto zorno, Stratioti, cavalli zanetti, Soncin Benzon con li soi

cavalli lizieri, ancora dil Marchexe, fonno a le man in diverse hore

con i nemici, scaramuzando, e tal fiata ne hanno amazati 15 et 20

senza danno di nostri. Questi Franzesi veneno come disperati, perchè in

quella valle non haveano da manzar ni da bever, et in queste baruffe

uno solo Stratioto fo ferito, et amazato uno cavallo; et questo è il

danno nostri ha habuto ozi da i nemici; et Franzesi stavano con gran

guardie, et simel nostri. Era lontan un campo di l'altro solum mia

4, et cussì li Provedadori advisò a la Signoria, come, ad ogni modo,

el zorno driedo non potevano fuzire di non esser a le man con nostri,

et che si dovesse far pregar Dio ne donasse vittoria, et che tutto el

campo erano molto vigorosi et di bon animo, sperando senza dubio haver

vittoria; et che dubitaveno non andasse per certe vallade et alcuni

monteselli in Piasentina, et che, andando, el Governador con tutto el

campo erano disposti de seguitarli ad ogni modo; e che in quel zorno,

da poi manzar, zonto era in campo Paris da Lodron con 300 fanti et

Jacomo dal Sabion con 100 fanti benissimo in ordene et bella zente; et

a hore una de notte _etiam_ zonse altri 250 fanti di quelli di Paris da

Lodron. Et, come per una lettera de Daniel Vendramin pagador vidi, che

fo presentado a li Provedadori 37 teste, et che per una spia havevano

inteso come era morti 20 cavalli dei nemici, per manzar formento;

sì che, sforzati, veneno zoso di monti a camparse a Fornovo. Et per

una lettera di Anzolo di Mafei, era con lui, vidi che Stratioti 24

investite 80 Franzesi in quel zorno, et ne amazò X et assà feridi, et

li messeno in fuga. _Item_ che, per quanto intendevano per spie dil

numero di l'exercito, non passava persone X milia da fatti; el resto

zente inutile, et nostri era do volte tanti. _Item_ in quel zorno zonse

68 spingarde sopra careti, et se aspettava el resto fino al numero di

260 da Verona; le qual el zorno driedo doveano zonzer; et come zonseno,

non havendo più bisogno, li Provedadori quelle remandono in driedo.

Et oltra questa lettera di campo, a hore 20 ne zonse un altra di 6

dil mexe a hore 12; et per non esser ni Conseio di X, ni Collegio,

ni Pregadi reduto, fo subito mandato per li Cai dil Conseio di X,

et quella fo letta. La qual conteniva, come in campo era venuto uno

trombetta, da parte di mons. di Arzenton, dicendo voleva in quella hora

venir a parlar a li nostri Provedadori, et veder di conzar le cosse,

et voleva salvo condutto. El qual in quella matina venne per tenir in

parole el nostro exercito, a ciò Franzesi o andasse via o vero venisse

a trovar nostri disproveduti, come di sotto per el successo chiaro si

puol comprender.

Da Milan lettere di 6, come el so campo prosperava mediante Stratioti,

i quali fevano _continue_ corarie et butini di bestiame, et speravano

di breve metter campo a Novara, et piantar le bombarde; et come di 5

da sera, le loro scolte assaltò le scolte inimiche, scorzevano certe

vituarie in la terra, et certe artiglierie, et, essendo a le man,

nostri li tolse 6 para de buoi che conduceva con li carri ditte cosse,

et tagliato li sacchi de formento erano su li muli, a ciò el formento

se spandesse. Ma che li venne socorso, per esser sotto le mura di

Novara, et nostri convenne lassar le artiglierie, era 6 passavolanti,

li qual veniano di Aste, et _libere_ introno in la terra; et che 'l

Duca attendeva a intender el successo de questi campi, dove consisteva

el tutto.

Di Zenoa, come l'armata era assediata dove ho scritto di sopra; et che

'l Duca havia mandato dil suo campo a Zenoa....., le qual a dì 3 se

partì, et che doveano esser zonte. Ma qui a Zenoa a dì 6 acadete certe

novità: li partesani di la terra con quelli de li borghi, nei qual ne

intravene qualche Franzese, et ne fo morti et feriti assà. El cardinal

san Piero _in Vincula_, el cardinal de Zenoa, et d. Obieto dal Fiesco

prothonothario, erano a quelle riviere, et Filippo mons., per el qual

el Re mandò a dir dovesse lassar quella impresa, et redurse col suo

exercito a la volta de Pontremolo, perchè voleva discender i monti.

Et _etiam_ in questo zorno Bernardo Contarini scrisse a la Signoria di

progressi di Stratioti, la qual qui sarà notada.

_Copia de una lettera._

Serenissimo Principe et Sig. mio. Heri, a hora prima di notte,

significai a Vostra Excellentia del prender di XII villani da Novara,

et 8 sacomani con i loro muli et cavalli; hozi, credendo che li

nemici voleseno far le loro vendete, montassemo a cavallo, zerca 250

Stratioti, et andassemo verso Novara. Io mandai avanti 50 cavalli

_solum_, per incitarli et farli venir fuora de Novara; non gli ha

bastato l'animo ussir. I nostri sono corsi fino a le porte, et siamo

stati salutati da passavolanti, spingarde et balestre; tra i qual,

do colpi de ditti passavolanti hanno dato in mezo di la campagna, et

havemo portato le ballotte de piombo de ditti passavolanti in campo,

et sono de pexo lire 10 l'una. Io non so qual sia el rispetto de la

Excellentia de questo Duca, che fino questo zorno non habia provisto di

far che 'l se vadi ad alozar nei borghi de Novara.

Principe ill. et Signor mio, io sono stato molto ripreso dagli miei

parenti, che io non habi sollicitato nel scriver a Vostra Sublimità.

Prometto a Dio et a Vostra Sublimità et per la servitù ho con Vostra

Excellentia, mai è passato uno zorno che non habbia scritto a Vostra

Sublimità de le occorrentie de questo campo, et ho tenuto uno cavalaro

a posta, datomi per quel magnifico Podestà de Crema, et ogni notte l'ho

mandato con lettere directive a Vostra Excellentia fino a Milano, in

mano dil ambassador de Vostra Signoria, pregandolo et supplicandolo

che con celerità ditte lettere siano mandate a Vostra Sublimità, come

per mie lettere di 3 dil instante significai a Vostra Excellentia. Et

a caxon che V. S. intenda el mancamento non procede da mi, supplico

a quella non gli rencresca se con la presente sarò alquanto tedioso,

per justificar parte dil honor mio. Illustrissimo Principe, dico che a

dì 13 _Junij_, a hore 18 scrissi a vostra Excellentia dil zonzer mio

a Vegevane et del honore et accetto mi fu fatto; et a dì 24, a hore

20, scrissi a Vostra Sublimità dil combatter de doi Stratioti contra

17 Franzesi arcieri a cavallo, dei qual 2 ne fonno presi, feriti et

malmenati. A dì 25 ditto, a hore 18, _scripsi_ dei Franzesi presi

numero 26, et morti 9, et amazati 12 di loro cavalli. A dì 26 ditto,

a hore 24, scrissi a Vostra Excellentia del prender de 9 pedoni et do

balestrieri a cavallo. A dì 27 ditto, a hore 2 di notte, significai

a Vostra Sublimità de la cavalcata fatta con i cavai lezieri dil

sig. Duca, et certi homeni d'arme, et per essere stati discoperti la

cavalcata fonno fatta invano. A dì 28, a hore 18, notificai a Vostra

Excellentia che de qui non havevano trovato spelta nè orzo, ma vena

trista e dolorosa, per la qual i nostri cavalli sono smagrati. A dì

29 ditto, a hore 18, Ill.mo Principe, significai a Vostra Excellentia

como erano partiti con il campo da Vegevene, et andati a camparse al

loco de Casolo, distante da Vegevene mia 4, et como madama la Duchessa

venne in campagna a veder l'ordene di le squadre et tutto il campo;

significai _etiam_ di la prexa dil castel de Villanova, et una poliza

di le zente si atrovano in questi dui campi, la qual iterum mando

a Vostra Excellentia,_ deinde_, a dì 29 ditto, a hore 3 di notte,

da Casolo significai a Vostra Excellentia come i Franzesi haveano

abbandonati doi castelli, et degli Stratioti messi in guardia de queli

con certe fantarie. A dì ultimo dito, a hore 2 di notte, notificai a

Vostra Excellentia dil zonzer nostro a Trecano, che fo a hore 21, et

alozati che fossemo feci correr li Stratioti fin su le porte de Novara;

i qualli havia vadagnato bestiami assaissimi et altre robe. A dì primo

Luio, in Trecano, scrissi a Vostra Serenità dil levar dil campo, con

ordene de battaia, et apresentati a uno miglio a presso Novara, et lì

dimorassemo fino a hore XV aspettando dovesseno ussir fuora, et vista

la viltà loro, fessemo discargar 12 passavolanti a la volta di Novara,

et poi ritornassemo al nostro lozamento a Trecano. A dì 3 Luio, a hora

prima di notte, significai a Vostra Excellentia come partissemo da

Trecano et venissemo ad alozar a una villa dimandata Pernà distante

da Novara uno mio et mezo; et alozati che fussemo, atrovandose tutti

a disnar, fo cridato: Arme! Arme! Et subito armati, tutti insieme

andassemo fuora, et fo morto XI de i nemici, et portato in campo tre

teste in cima le lanze. A dì 3 Luio, a hora prima di notte, in Pernà

significai a Vostra Serenità come havevamo prexi 40 dei nemici, et

dil mandar di 60 Stratioti et 40 balestrieri per brusar uno ponte, che

si dicea esser fatto sopra Po, verso Aste; i qual, ritornati, dicono

non haver trovato alcuna cossa. _Etiam_ significai a Vostra Serenità

de 70 homeni d'arme e 100 cavalli lizieri, partiti di questo campo

quella medema mattina, di comandamento dil Duca per andar a Zenoa.

A dì 4 ditto significai a Vostra Sublimità come havevemo prexi 12

villani da Novara, et 8 sacomani con lor cavalli et muli, et fatto

restituir assaissimi animali grossi, robe et danari, che gli Stratioti

haveano guadagnati per compiacer a questo sig. Duca, digando esser so

servitori, ancora che per Franzesi fusseno dominati. Questo poco de

replicar ho voluto far, con humele et debita reverentia a la Vostra

Sublimità, a ciò quella cognosca haver a questa impresa uno solicito

et bon servitor, et Dio perdoni a cui ha retenuto le mie lettere, et

ha voluto farse honor con el pericolo et fatiche mie. Quello seguirà

per zornata, Vostra Sublimità serà advisata. Ai piedi di la qual,

humelmente et devotamente me ricomando.

_Ex fidelibus castris apud Villa Pernate, die 5 Julij_

MºCCCC LXXXXVº _hora_ XX.

BERNARDO CONTARINI _schiavo et servitor_

_di Vostra Signoria._

_Digresso di l'auctore, come stava Italia in questo tempo, et li

potentati._

Ben che fino questo zorno habbi narato tuto el seguito di la venuta di

Carlo re de Franza, al presente esso Re volendo ritornar in Aste, sia

per qual cagion si voglia, et l'esercito di la Serenissima Signoria con

alquante zente de Milan, essendoli opposto contra, _unde_ necessario è

di far fatto d'arme; voglio qui descriver come in questo tempo Italia

si ritrovava, et la conditione de li potentati _succincte_, a ciò se

veda et intenda in quanto pericolo era di esser subietta et dominata

da zente gallica. Alexandro romano pontifice con alcuni cardinali

era in Roma tornato, dove confusione grandissime de Colonnesi et

Orsini, principal parte Romane, vi era, et tra loro se molestavano.

Cinque Cardinali seguiva el Re: _Vincula_, Zenoa et Samallo, et do

altri. Erano pur da la so parte, ma non si partino de li soi castelli,

Savello et Colonna. El Reame de Napoli dilacerato da Franzesi. Napoli,

con molte terre, si teniva per esso Re, et Ferandino danizava in la

Calavria, et l'armata veneta in la Puglia. La Signoria di Venetia era

su grandissima spexa; _licet_ fusse ligata con Papa, Re di Romani,

Re di Spagna et Duca de Milano, lei sola spendeva assà quantità de

danari. Havia exercito instructissimo, et za molti anni non visto tale

in Italia; armata di galie zerca 40, et Antonio Grimani procurator

loro capitano maritimo. Et questa Venetia sola, _ut ita dicam_, fu

quella varentò Italia. El Duca de Milan, molto odiato dal populo, senza

danari, et con exercito a recuperar Novara et _etiam_ in Parmesana

et a difender Zenoa, dubitando dil Re non li tolesse el Stado, et

molto in benivolentia con Venetiani, dicendo: _Quis separabit nos?_

Fiorentini, perso el dominio de Pisa, dato al Re Pietrasanta, Serzana,

Serzanello et Livorno, et ancora non li erano sta restituiti. Et Monte

Pulzano ribellatosi a Senesi, et quello comandava el Re, faceva; quasi

havendo persa la loro libertà et teniva col Re. Senesi in confusion,

et grandissima parte sottoposti a voleri gallici. Zenoa _in magno

periculo_; pur Augustin Adorno teniva con il loro signor Duca de Milan;

et in Riviera, per le parte de Franzesi, seguiva assà novitade. Luchesi

quello ordinava el Re seguiva; et do.... li presentò le chiave, ma

el Re non li fece alcun danno, et era de soi. Bologna et il magnifico

Ioanne, conoscendo el ben suo et de Italia, era con Venetiani et Duca

de Milano federati. Peroso, su le arme, per le parte de Oddi et Bajoni,

Cesena ancora in comotione, per Tiberti et Martinelli, intervenendo

Guido Guerra, che pur teniva dal Re de Franza. El Duca de Ferrara

se dimostrava neutral, ma per esser cupido di nove cosse tramava col

Re _occulte_, et havia mal animo a Venetiani. Duca Guido de Urbino,

soldato de Fiorentini. Marchese di Mantoa nostro Governador zeneral

nel exercito, et il suo stado tutto marchescho. Sig. Iulio di Chamarin

non era operato, stava a le so terre. Sig. Rodolfo Malatesta di Rimano,

con Venitiani soldato. Sig. Zuane Sforza de Pesaro, soldato di la liga.

Madama di Forlì in amicitia con Franza, et con Milano, et nel principio

si operò, ma al presente si stava a li soi Stati, et governava so fiul

Ottaviano. Sig. di Piombino era casso dil soldo havia con Senesi.

Vitelli, et prefato sig. di Senegaia, soldati dil Re; Mirandola,

Corezo et Carpi con la Signoria et Milano. Conte di Petigliano et sig.

Virginio Orsini erano contra so voja menati col Re de Franza. El sig.

Prospero et Fabricio Colonna, rimasti a soi castelli, teniva dal Re. La

Marchesana de Monferà et Duchessa de Savoia mostravano esser neutral

tra il Re et Milano, _tamen_ davano assà aiuti et lozamenti a esso

Re. Sì che a questo modo era partita la povera Italia; la qual, si ben

havesseno tutti considerato il danno harebbe a seguir, si Franzesi vi

ponesse la mano su qualche altro Stato oltra el Reame acquistato, sine

dubio la ragione voleva tutti havesseno seguitato el savio consiglio

de Venetiani; i quali, visto el Re non si contentava di haver hauto

el Reame, che voleva altro in Italia, et non più se parlava de andar

contra infedeli, li puoseno le man davanti, et liberò Italia de tanto

pericolo. _Sed de his hactenus_.

La spedizione di Carlo VIII in Italia · 第 25 / 49 题