per ducati 50 milia de boni danari, a ducati 75 el cento, zoè di
quelli erano debitori di decime, et che fusse li ultimi danari de
ditto Monte Nuovo francati da la Signoria, perchè, compito le guerre,
vanno difalcando ditto Monte Nuovo; et fo confermata a dì 21 nel Mazor
Consejo. Or a dì 22, per Alvixe Loredan era a le Cazude, fo fatto
principio a scuoder ditti danari, et era uno miracolo le persone erano
ivi con sacheti de ducati et monede per depositar. Et el primo zorno
scrisse ducati 32 milia, et restò ducati 18 milia, et in do carte dil
so zornal solamente, et ancora ne avanzava più de 100 milia, tanto
era le persone volevano depositar, sì che è da considerar per questo,
esser in questa terra assà danari, perchè tutti questi erano di vedoe,
scuole, pupilli etc., et non de richi nè mercadanti. Et havendo scosso
di più dil dover ducati 12 milia, _unde_ vedendo questo modo facile
de trovar danari, el Collegio detteno licentia dovesse tuor ancora
fino a la summa de 40 milia ducati, ma non con el dono de tanto per
cento, sì come li primi; et fo sospeso la parte de li arzenti in zecca,
et era termene zorni XV a depositar questi danari; et in do zorni
fonno expediti. La utilità era solum a raxon di ducati 6½ per cento,
sì che fo una bella invention a trovar danari, senza angarizar li
cittadini. Fo ancora provisto, tutti queloro erano tansati a pagar a li
governadori per tutto el mexe, dovesseno pagar senza pena; et questo
feceno per dar comodità a li botteghieri et arte; ma passato el mexe,
pagasseno poi con la pena.
A dì 22 ditto fo retenuto per el Consejo di X uno Joan Martinis,
cathelano di Barzelona, el qual era venuto pochi zorni avanti in
questa terra, partito di Roma avanti el Re v'intrasse, et el Papa
se spartisse. Questo andava vestito assà bizaramente per Rialto, con
gran seguito de Patricii et altri, perchè lui _publice_ rasonava molto
di queste guerre et perturbatione de Italia, dicendo era stato con
XVI Re, 4 Pontifici, 70 Cardinali et con molti Re et Signori havea
grande familiarità, come era il vero, per esser faceto, era di bon
parlar, mostrava haver gran inzegno. Or dubitando i Cai di X non fusse
spion, con bel modo fo mandato per lui dove alozava, a caxa di alcuni
spagnoli, dicendoli venisse a parlar col Prencipe. Et, venuto, fo
retenuto et collegiato, et tocò a questi: Francesco Foscarini da San
Lorenzo conseier, Lorenzo Venier cao dil Consejo di X, Lunardo Grimani
Avogador de Comun, et Polo Trivixan kav. inquisitor dil ditto Consejo.
Et andati in quel'hora in camera, et examinato, et cussì la mattina
cognossendo non esser in dolo, a dì 25 ditto fo lassato, admonendolo
non parlasse più de Stadi. Questo stete alcuni zorni in questa terra,
poi si partite.
In questo zorno venne lettere di Spagna di 29 Mazo da Burgos dove era
el Re, et se intese la nova di la morte dil Re de Portogallo non esser
vera, _imo_ stava benissimo; et che in Spagna se feva preparamenti a la
guerra, et che rompendo nostri di qua loro romperiano di là.
Ancora zonse lettere di Elemagna, de li oratori nostri al Re de Romani,
di 12 di l'instante, narra come la dieta non era ancora compita, et
che era capitoli 120, de li qual mancava 40 a consultar, _tamen_ li più
facili; et di brieve saria expedita. Et compita, el Re faria pensier de
vegnir in Italia, et voleva mandar el Duca de Saxonia con 500 cavalli
et pedoni in Italia in aiuto di la liga, et za erano partiti do soi
capetanei per venir a la volta de Milan; uno chiamato d. Sigismondo
Belsperger, l'altro d. Federico Chapeler, i quali fevano el camin
de Cuora. _Item_ che tutti Sguizari erano venuti a Milan, havendo
stipendio dal Duca et non dal Re de Romani come si judicava, sì che
poco aiuto ebbe la liga da Maximiano. _Item_ come esso Re et quelli
consultori, havendo trovato un modo de haver ducati 800 milia con
picola angaria universal in Elemagna, et ditta quantità haveria questo
anno, sì che, havendoli, porà venir in Italia.
Da Bologna venne lettere come el magnifico Johanne Bentivoi era
fermissimo in far ogni cossa, non atendendo a quello li mandava a
dir el Re de Franza; et suo fiul Hanibal con la sua conduta era in
ordene de partirse a dì 27 et vegnir in Parmesana, et cussì _etiam_
li Stratioti 500 et le zente di Romagna vegneria in Parmesana, et non
havea ivi più bisogno; _tamen_ intendeva in Bolognese dovea vegnir
alcune squadre franzese; le qual venendo, esso magnifico Johanne medemo
voleva andar a investirli; et per tutta Bologna se cridava: Marco!
Marco! Al contrario de quello fevano Ferraresi, i quali usavano stranie
parole contra nostri, come per lettere del Vicedomino se intese. _Item_
è da saper che Stratioti erano lì in Bolognese alozati in una pianura
a presso Castel San Piero sora una acqua chiamata la Scheza mia 12
lontan da Bologna, et ivi steteno 13 zorni. Hor habuto lettere, Piero
Duodo provedador di la Signoria dovesse quelli condurli in Parmesana,
_unde_ subito montò a cavallo, et con li Stratioti numero 800, a dì
21 Zugno intrò in Bologna, et fo _honorifice_ ricevuto con grande
alegreza di la terra. Et in questo medemo zorno li altri Stratioti con
Bernardo Contarini intrò in Milan, come dirò di sotto. Et _est mirum_
che in le terre cussì fatte, como Milan et Bologna, _uno die_, varietà
de Stratioti intrasse in le ditte città, e tutto el populo de Bologna
corse a vederli, et, fato la mostra, ricevuto le paghe, veneno verso
Parmesana el zorno da poi, non havendo fatto alcun dispiacer dove erano
stati; et Bolognesi se laudavano.
Adoncha a Milan, a dì 21 ditto, zonse Bernardo Contarini con Stratioti
numero 635, et con gran fatica li condusse, et se partì de Crema,
però che volevano dui ducati de più per uno; et el Duca li mandò a
prometter ducati uno de più, sì come scrissi di sopra; ma Stratioti
non volseno promesse ma danari; et fo necessario a Bernardo Contarini
loro ductore impegnar li soi arzenti per darli quel ducato de più
per uno, et haveno la paga a Crema, et se partino insieme con quattro
siniscalchi dil Duca erano venuti a solicitar la soa venuta, et partì
da Crema a dì 21 ditto, veneno mia X ad alozar a Lodi, et _benigne_
dal commissario de Lodi fo ricevuto, offerendose da parte dil Duca;
poi, disnato, se partino a hore 18, et a le 22 hore introno in Milan,
che era mia 20, et zonti a presso el borgo, li venne contra quatro de
primi dil Duca con do nostri patricii erano andati a veder quel campo,
zoè Piero Bragadin et Homobon Gritti, et in tutto el borgo era pien de
populo venuto a veder Stratioti a loro inusitati et novi a vederli.
El Duca et la Duchessa montono a cavallo con la soa Corte et veneno
su la piaza per veder ditti Stratioti, et fece gran carezze a Bernardo
Contarini; et volendo quello tuor licentia, el Duca li fece dir havia a
caro Stratioti corresse un poco. Et cussì fo fatto correr con le lanze
et maze de ferro con gran piacer dil populo. Poi andò a li alozamenti
nel barco, dove era preparate tavole a torno per dar a manzar a li
Stratioti; et Bernardo Contarini alozò in caxa di l'orator nostro; et
poi el zorno driedo a hore 4 di notte se partì per andar a Vegevene
insieme con li do patricii sopra nominati con grandissima pioza, che
arivò a hore 18; li venne contra el capetanio sig. Galeazo di San
Severino et sig. Fracasso et Antonio Maria di San Severino, el sig.
Nicolò da Corezo, el conte Hugo di San Severino, el conte Scaramuza di
Visconti et altri cortesani, et con gran festa receveteno Stratioti
et acompagnò Bernardo Contarini fino al suo alozamento nel borgo de
Vegevene. Et el campo franzese era za venuto in campagna, alozato tra
questi lochi... nel qual, come se divulgava, era homeni d'arme 350,
arzieri a cavallo 1000, cavalli lezieri 1000, et fanterie zerca 8000,
et scorsizavano prima fino a presso Vegevene. El campo duchesco, come
per lettere dil preditto Bernardo Contarini se intese, era homeni
d'arme 800, fanterie 3000, cavalli lizieri 100 et li nostri Stratioti;
i quali zonti detteno gran reputatione a ditto campo; et Franzesi si
hebbeno paura. Ancora aspettava 3000 Elemani, et a dì 23 ne zonse 400
benissimo in ordene.
In Novara era gran carestia, et el Duca de Orliens volse metter una
angaria dil sal a li populi de Novara; ma Opizin Cazabianco, fo quello
lo havea introdotto dentro, li disse: Signor, non far, per non te
tuor el populo nemico; et cussì non fece altro. _Tamen_ se intendeva
era volonteroso de poner angarie a Novaresi, et el Duca de Milan feva
al presente el contrario; usava umane parole a li cittadini, et fece
uno editto, che tutti quelli che conducevano in termene di 3 zorni
vittuarie in Milan, zoè vini, formenti, et altro, potesseno portarle
senza pagar nè dacio gabella nè intrada. Et questo fece a ciò vittuarie
fusse menate in Milan per quello poteva occorrer, havendo i nemici
propinqui; i quali in questi zorni preseno do lochi dil Duca preditto
vicini a Novara, chiamati Villa nuova et Caxicol, non però molto da
conto, et si reseno a patti. Et benchè non sia a proposito pur qui
voglio scriver, che uno maistro Ambrosio de Rosate, medico et summo
astrologo dil Duca de Milan, dal consiglio dil qual el Duca _nunquam_
se parte, _imo_ tutte le sue cosse fa per hora astrologica data per
ditto maistro Ambrosio; et è _mirum quid_ la fede li presta. Or questo
disse al Duca, come a dì 29 Zugno el Re de Franza harebbe una gran
rotta, la qual cossa poco radegò; che a dì 6 Luio seguite la battaglia,
et fo fugato dal nostro exercito, come scriverò di sotto.
A dì 23 ditto venne lettere di Marchiò Trivixan provedador in campo,
date di là di Oio; et se intese come la Domenega passata, fo 21 dil
mexe, col nome de Christo le zente d'arme havia dato principio a
passar Oio, et alozati sul Cremonese in uno loco ditto Larzira, eran
squadre 55 et fanti 5000; et che 'l provedador Pisani non era ancora
zonto in campo, et el Governador con alcune squadre non era passato
e temporizava de passar, aspettando el resto di le zente, perchè el
campo se ingrossasse più; le qual zente di hora in hora zonzeva, et
_non solum_ li soldati stipendiati, ma _etiam_ molti altri senza alcun
stipendio, per far vadagno et per aquistar fama, a loro spexe andono in
campo, et questo per li gran butini conduceva con lui el Re de Franza.
Adoncha el campo nostro a dì 22 seguite tutto a passar Oio lì a Seniga,
el Governador et Provedador con tutto el resto, et andono a la riva de
Po dove era fatto el ponte per el Duca de Milan de sotto de Cremona
zerca mia 5, et fatto in quel zorno mia 28, zoè perchè la riva de Po
è mia 22 di Oio, et Fontanelle di là di Po, dove andono ad alozar, è
mia 4; et cussì el Governador volse in quel zorno passar _etiam_ Po.
Et mentre passavano l'exercito, el Provedador notificò di questo la
Signoria; et come el conte Ranuzio del Farnesio et el conte Bernardin
Fortebrazzo erano con le loro condute benissimo in ordene andati un
poco avanti di là de Po degli altri, et volevano andar a trovar el
Conte de Caiazo a Pontremolo per essere più presto loro ivi che 'l Re,
et che haveano ditto, si sarebbono avanti el zonzer de Franzesi, _sine
dubio_ prometevano al Governador di haver vittoria. Di la riva di Po
a Pontremolo, era mia 40 et più. Et che tutte le zente andavano molto
vigorosamente per causa di haver li cariazi dil Re, come speravano. Et
poi, a dì 28 per lettere di 25 da matina, nostri fo certificati come
per tutto quel zorno harebbe l'exercito passato, andando più propinquo
a Pontremolo che podesseno, et che erano cavalli 6000 et 6000 fanti,
aspettando con desiderio le zente di Romagna et li Stratioti, et che 'l
Conte de Caiazo havia mandato a dimandar 600 fanti, parte per meterli a
quelli passi di Pontremolo, parte per mandar a Zenoa; el qual li havea
mandati. Et che esso Conte, per quanto intendeva, non havea più di 7
squadre. Adoncha la Signoria nostra bisognava esser et fusse quella che
a tanta impresa et a Franzesi con il suo exercito ostasse.
Et da Milan in questa matina di 23 ditto venne lettere scritte di 20
di Zenoa, che a dì 19, zoè el zorno avanti, acadete a la Speza, ch'è
una forteza su quella riviera, che venendo 500 cavalli et 200 fanti di
quelli erano a Pietrasanta, Serzana et Serzanello, pur de Franzesi et
sequazi dil Re, insieme con Alexandro de Campofregoso, fiul secondo dil
Cardinal di Zenoa, però che 'l mazor, chiamato Fregosino, era preson
in Aste con taia de ducati 8000, come ho scritto di sopra; hor ditta
zente, havendo qualche intelligentia con la soa parte, contraria de
quella al presente domina Zenoa, veneno per tuor ditta fortezza, la
qual era ben custodìa, ma non potè haver effetto loro disegni; _imo_
li custodi fonno a le man con quelli, et li rebatete, morti zerca 40
cavalli. Et questo fo segno di la fede de Zenoesi. La qual Speza è
lontan di Zenoa mia 60, et cussì tornono senza haver operato nulla.
Et ivi, tra la Speza et Porto Venere, era di Zenoesi nove galie et do
nave armate con li danari nostri et de Milan. Et, seguito tal cossa dil
rebater de li nemici a la Speza, el Governador et comissario dil Duca
advisò a Milan, et cussì per lettere di l'ambassador nostro di 21 a
hore 16 se intese, et zonto qui a nona, et che Zuan Alvixe dal Fiesco,
fratello di Obieto prothonotario, era in Zenoa, havia scritto al Duca
voleva esser fidelissimo, et Soa Excelentia non dubitasse per esser
suo fratello col Re de Franza; et se divulgava el Re voleva mandar
mons. di Brexa con alcune zente contra di loro; li qual se difenderiano
gajardamente. Et el Governador dimandò 500 Sguizari et 1000 fanti;
et questo perchè dubitava di certo passo, et però voleva ponerli
custodia. Et el Duca scrisse in campo, vi andasse 500 fanti. Et el
provedador, parendoli haverli dato assà, scrisse a la Signoria che era
mal desminuir le forze di l'exercito. Pur deliberò che Piero Schiavo
contestabele, a dì 27 ditto, de campo se partisse, et andasse a la
Speza, mia 30 lontan de lì: _tamen_, per quello successe poi, non andò.
A Bologna lettere continuamente zonzeva di la vera fede dil magnifico
Joanne Bentivoi et Bolognesi, el che 'l Re havia mandato da Pisa lì uno
messo a dimandar consejo a esso Bentivoi, qual via havesse a tenir; et
che gajardamente li havia risposo che dovesse _pacifice_ amicarsi con
la Illustrissima Signoria et Stado o vero Duca de Milan: _conclusive_,
che Bologna era prontissima a far ogni cossa contra Franzesi, et el
secretario nostro ben visto et molto carezato.
A Ferrara el Duca, vedendo el grande exercito preparava la Signoria,
dubitando che, compito ste cosse de Franza, non fusse quello havesse
a patir danno per li portamenti soi cattivi, in questi zorni scrisse
a suo zenero Duca de Milan, come, vedendo la tyrania dil Re de
Franza usata in Italia, _maxime_ a Siena, et metter di lochi di la
Chiesia a sacco, era disposto di darli ogni aiuto, et li prometteva
mandar in campo, per recuperation de Novara, homeni d'arme 100 dil
suo, et bisognando anderia in persona in campo contra esso Re, et
che non dubitasse non li daria passo nè vittuarie, _tamen_ non era
da fidarse. Et pur el presidio nostri teniva sul Polesene mai volse
cavarlo, dubitando esso Duca non facesse qualche novità; et ben che 'l
promettesse di esser contrario al Re, pur so fiul don Ferante era con
ditto Re. Et quello fece a tempo della battaia, lezendo intenderete
di sotto. Et pur se divulgava li daria passo per la via de Grafignana
vicino a Lucca, dove el Re se trovava. Et intendendo questo, el Duca
mandò per Zuan Francesco Pasqualigo dottor et kav. vicedomino nostro lì
in Ferrara, dicendo come l'intendeva de qui se diceva le tal parole, ma
che la Signoria non dubitasse di alcuna cossa, che mai li daria passo
nè niun aiuto, _imo_, volendo nostri, si armeria, cossa che za havia
deliberato più de non exercitar; et che lui et le sue zente offeriva
a comodi di questa Illustrissima Signoria, di la qual voleva esser bon
fiul.
Per lettere de Fiorenza se intese che li oratori loro erano stati
dal Re de Franza, et tornati, et che 'l Re non era voluto venir in
Fiorenza, ma andò a Pisa, havendo però fatto quelle novità in Siena.
Et che havia privato el Sig. de Piombino, era capetanio de Senesi, dil
suo soldo, et Zuan Savello, el qual havia con Senesi 200 cavalli et 20
balestrieri _etiam_ privò di la conduta, dicendo a Senesi non bisognava
tener zente d'arme nè altra fantaria; et che la spesa facevano in
ditte zente d'arme, che era ducati 20 milia a l'anno, voleva desseno
ditta quantità a suo cuxin, mons. de Lignì, el qual custodirebbe quella
città, et che 'l dominio fosse di loro Senesi come prima.
A dì 25 Zugno, fo el zorno di la apparition de San Marco, Hieronimo
Zenoa capetanio de Rialto, el qual fo fatto capo de 300 fanti, come
scrissi, a hore 12 su la piazza de San Marco fece la mostra di la soa
compagnia benissimo in ordene, tolti tutti di questa terra; et fece uno
fatto d'arme tra loro, che fo bel veder; et era assà zente. Et el zorno
da poi partì et andò a Padoa, poi verso el campo nostro.
Ancora fo mandato Alvixe da la Polvere, maistro di bombardieri, con
zerca 200 in campo, per conzar le artiglierie su li cari era preparati
a Verona et Bressa con passavolanti.
In questo medemo zorno zonse una fusta di Brandizo, di l'armada, la
qual ancora non havia habuto le lettere col mandato de romper, ma ben
se judicava, per esser stato boni tempi, hozi saria zonto ivi. Et
per lettere di 18 dil mexe se intese, come a dì X havia mandato el
capetanio zeneral, _juxta_ i precetti, Bartholomio Zorzi provedador
con do altre galie, zoè Marin Dandolo et Antonio Loredan soracomiti, a
la volta dil Arcipielago, per custodia di quelle ixole, con comissione
potesse retenir tutte galie scontrava, zoè quelle se armava in Candia,
et quelle tre erano in Cypro et veniva verso Brandizo, soracomiti Zorzi
Gabriel et Cabriel Barbarigo; in tutto saria galie 14. Et _etiam_ li
avia dato expresso et amplo mandato, potesse retenir ogni navilio,
come a lui pareva, per ingrossar l'armada, sì che ditto provedador era
partito, et lui rimasto con 20 galie; et a ciò el tutto se intenda,
qui sotto sarà scritto el numero di l'armada nostra, et li soracomiti
rimaseno col zeneral, et quelli fonno col provedador in Arzipielago,
per dubito di l'armada dil Turco. _Item_ come era ritornato Piero
Bembo di Messina, et havia portato lettere di Ulixes Salvador, date
in Messina a dì X de l'instante, la copia di le qual mandava a la
Signoria; la substantia di ditte qui sarà descritta. Primo, come a
dì do di questo era partito de lì el re don Alphonso, per andar ad
habitar a Monreal lontano di la città di Palermo mia 4, nel qual loco
voleva far la soa residentia, fino che a Dio piacerà, et con lacrime
et poca fameglia se partì. _Item_ come era molti mesi che de lì arrivò
el Conte de Trivento, capetanio zeneral dil Re et Raina di Castiglia
con barze et caravelle 22. Poi a dì 26 dil passato ne zonse, barze et
caravelle di le preditte Majestà, numero 39, et con quelle cavalli
zanetti 500, et pedoni 1500; et el zorno sequente ditti cavalli et
pedoni furono discargati a Rezo in la Calavria, et fin qui l'armada
non ha fatto nulla; ma questa notte partirà per Napoli: sarà barze et
caravelle numero 55, et galie sottil de Ferando numero 12. De qui se
divulga, apresentati che saranno nel colfo de Napoli, rehaveranno la
terra. Et a dì 4 de l'instante, el re Ferando con so exercito assaltò
le zente dil Vicerè de Calavria franzese, et durò la battaglia zerca
hore 6; Ragonesi et Casigliani fonno vincitori; presi cavalli zerca
40, pedoni 200 tra morti et presi. È stato per questo illustrissimo
sig. Vicerè comandato a tatti li baroni et feudatarii di questo
Regno, che siano per li XV di questo mese con cavalli et arme che
sono obligati, et saranno zerca 1200, i quali si dice dieno passar
in Calavria a l'acquisto dil Reame et fo fatto el comandamento molto
stretto, con gran pene et perdition di loro baronie. Questi Re et
Raina de Napoli hanno pochi denari, et mandò in questi zorni a Roma
et a Zenoa molte zoje per esser serviti sopra quelle de danari. L'è
venuto de qui Piero Bembo soracomito; tutti se ha maravigliato di la
galia soa era benissimo in ordene, et de qui hanno più speranza in la
Illustrissima Signoria, mediante li Stratioti et l'armata marittima,
di la recuperation dil Reame, che di nulla altra potentia. Et questo è
quanto si conteneva in ditte lettere. Or el capetanio zeneral comesse
et ordinò a Piero Bembo preditto, che dovesse deponer quello havia
visto in Cicilia; et cussì deponete; et quello depose sarà qui sotto
scritto. Scrive _etiam_ el capetanio che Brandizo non era cussì fermo
ne la fede dil suo Re, come doveria; et che don Cesare dubitava non
facesseno qualche novità li cittadini; et che a dì 13 era partito de
lì la Prencipessa mujer de don Fedrigo, montata su do nostre galie, per
andar a Otranto a governo di quella terra; et che l'armada pur stava a
uno scoglio senza far O, et le zurme erano volonterose de far qualche
cossa.
_Relatione de Piero Bembo soracomito al Capetanio zeneral de quello
fece in Cicilia._
De comandamento dil magnifico misser Antonio Grimani provedador
capetanio zeneral dignissimo, depono io Piero Bembo soracomito
tutto el successo de l'andata mia a Messina, de comandamento de Soa
Magnificentia. Et prima dico che 'l partir mio de qui fo a dì 2 Zugno;
et a dì 4 a hore 22 zonse in Garipoli et lì fece licenziar do navilii
cargi de fomento de rason dil magnifico misser Andrea Bragadin; _tamen_
el governador de ditto loco de Garipoli me disse voler tuor certa
quantità de ditto formento per bisogno di la terra, et quello pagar
cortesemente; la notte poi, che partì. Et a dì 9 ditto, a hore 8 di
zorno, zonse a Rezo, nel qual loco trovai el prencipe don Fedrigo
con un'altra galia in conserva et _immediate_ feci calar et sorzer,
et andai in terra a far reverentia; el qual molto mi accarezette, et
intrato in la casa con Soa Signoria mi tenne per spacio di una hora
a rasonar de diverse cosse. Da poi le zeneral offerte et congressi,
domandai a Soa Signoria dove se trovava la Majestà di re Alphonso et
Ferdinando. Me rispose: don Alphonso esser partito de Messina con
3 galie et andato a Palermo, et la Majestà dil re Ferdinando esser
passata da Calavria in una terra chiamata Semenara, lontana da Mexina
mia 12, la qual novamente si havea resa a Soa Majestà, et lì era
passato con cavalli 1000 di zente d'arme benissimo in ordene, fra li
qual ne era mandati di Spagna con l'armada ultimamente venuta, per la
Majestà dil Re et Raina di Castiglia; et ancora haveranno fanti 4000,
fra li qual ne erano 1500 pur mandati de Spagna per la Majestà _ut
supra_; li qual cavalli et fanti, per quanto io ho possuto intender,
erano benissimo in ordene et zente fiorita. Et ancora come el Marchexe
de Pescara, el qual se trovava in campo con Soa Majestà, era sta a le
man con certe zente di la Majestà dil Re de Franza, et ha tra morti et
presi da persone 400, a presso a una città nominata Terranova, lontana
mia 12 dal ditto loco de Seminara fra terra, ne la qual feva residentia
del Vicerè (_del re di Francia_). A presso intesi da Soa Signoria, come
de contento di la Majestà di re Ferando, el Marchexe de Pescara era sta
do volte a parlamento col preditto Vicerè per contratar acordo, ma le
cosse erano redute che 'l volea esser a parlamento con la Majestà dil
Re, dove el sperava che fino a quella hora fosseno rimasi d'accordo,
ciò è che ditto Vicerè se ne andasse a la bona hora; salvo lo haver
et le persone. Domandando poi mi a Soa Signoria di la condition di
l'armada, la qual se trovava in porto de Messina, mi disse esser barze
et caravelle armade numero 60, galie numero 17, computò le tre erano
andate a Palermo, et che era altre 40 fra barze et caravelle disarmate;
di le qual le zente soe erano andate in campo con la Majestà dil Re.
Ancora me disse Soa Signoria come tutta l'armada era preparada per
partir subito, come facea tempo, per andar verso Napoli con la Majestà
di re Ferando, et questo perchè da tutta terra de Napoli era chiamato
Soa Majestà. Et me disse haver habuto tal intelligentia per bona via;
et me disse Soa Signoria se io voleva andar a trovar la Soa Majestà
de ditto Re, che era poco lontano. Li risposi haver comission andar
a trovar el Capetanio di l'armada. Et spazato, Soa Signoria me disse:
ancora tu venirai a Messina, dove troverete la Majestà di la Raina. Et
domandò dove se trovava la Magnificentia dil capetanio et con quanta
armata. Resposi a Soa Signoria: a Brandizo con galie 23 et nave 4, et
come se aspettava la magnificentia dil Provedador di hora in hora con
galie 3, et di Candia et di Corphù et di Cypro di zorno in zorno, et
altre galie, le qual tutte ascenderanno a la somma de 40, benissimo
in ordene, et ancora el capetanio di le nave armade da Venetia,
et, di molte altre bande, nave et fuste armade per modo che Vostra
Magnificentia sarà molto potente; la qual stava di bon et gaiardo
animo, per far tanto quanto li fusse comandato per la Signoria nostra.
Et tolsi licentia da Soa Signoria. La qual _immediate_ cavalcò a la
marina, et montò in la galia, stando con la conserva a Messina. A hore
23 la matina sequente, che fo a dì X, andai a visitation di la Raina,
la qual trovai molto mesta in una camera picola, ornata de pani negri,
et Soa Majestà vestita de uno manto negro con uno velo baretin in
testa. Con Soa Majestà era el prencipe don Fedrigo, et la mojer che fo
di Scandarbeio. Facto reverentia et basciata la man a Soa Majestà, li
presentai alcune lettere diretive a la Majestà dil Re, le qual mi erano
state date qui a Brandizo, et parte di Garipoli. La Majestà Soa molto
mi acarezò; et, ancora che io non volesse, me fece sedere, et da poi
le zeneral offerte fatte per nome di la Majestà dil Re, et _similiter_
Soa Majestà mi offerse tutto el poder suo ad ogni beneplacito di la
Magnificentia Vostra. Tolsi licentia da Soa Majestà, et andai a visitar
el sig. Vicerè. Et da poi le zeneral offerte, Soa Signoria _similiter_
offerendose, la qual molto acarezò et honorome et teneme per spacio di
una hora, narando tutto quello che io havea inteso dal prencipe don
Fedrigo, ma più che la Signoria Soa havea voluto andar con li piè de
piombo, et esser novo in quel Regno, et non have altro comandamento
da la Majestà dil Re et Raina de Castiglia, salvo che si alcun loco se
teniva per nome di la Majestà de re Ferando, darli ogni aiuto et favor;
et che la Majestà di la Raina soa sorella desiderava molto de corer in
pressa; et che Soa Signoria si havia trovato in molti travagli et che
'l sapeva certo che la Majestà dil Re et Raina sua,... esser conforme
con la volontà de la nostra Serenissima Signoria... fosseno più
resguardate che le proprie de Soa Majestà. El qual Signor è magnifico,
liberal et molto benigno et gratioso. Tolsi licentia da Soa Signoria,
et andai alla barza grossa a trovar el signor capetanio di l'armada de
Spagna. Zonto a la barza, Soa Signoria mi venne contra, insieme con
el patron di la ditta barza, et me condusse a la soa camera; al qual
presentai lettere consegnatomi per Vostra Magnificentia. Soa Signoria,
quelle lette, me tirò da una parte et volse farme sentar a presso Soa
Signoria, narrandome tutto quello che per el sig. Prencipe mi era sta
ditto; et disse di le condition di la soa armada, come de l'andar suo
a Napoli non aspettava altro che 'l tempo. Volse intender Soa Signoria
le condition di l'armada nostra; informai Soa Signoria dil tutto, come
feci al signor don Fedrigo. Me disse Soa Signoria el Vicerè, come in
Spagna el signor Prencipe se trovava a li confini de Franza con 30
milia persone, fra le qual ne erano 15000 cavalli, et che 'l teniva per
certo che fin quel'hora l'havesse rotto a la Majestà dil Re de Franza.
Tolsi licentia da Soa Signoria, la qual molto se offerse. Magnifica
zeneral ho inteso tutte le sottoscritte cosse da Isepo de Zovan, patron
de una nave de portada de botte 250, carga de noselle, de raxon dil
magnifico misser Andrea Bragadin, venuta da Napoli in zorni 5, et era
zonta el zorno avanti al mio zonzer a Messina. El qual me disse come
la Majestà dil Re de Franza era partito de Napoli a dì 22 dil passato,
con persone numero 12 milia; et havea lassato in Napoli 2000 persone,
fra le qual el forzo era Sguizari, et non tropo ben in ordene in la
terra et ne li castelli; et come Napolitani chiamavano la Majestà di re
Ferando, et che pochi zorni avanti dil suo partir era zonto galie 8 et
barze 12 franzese molto mal in ordene, armate in Provenza. Et vedendo
venir questa armada, Napolitani si levorono a romor, pensando che fusse
l'armada de Spagna, et comenzono a cridar Ferando! Ferando! Et fonno a
le man con Franzesi et Sguizari, et fonno taiati da zerca 50 a pezi di
l'una et l'altra parte. La qual armada, per quanto el ditto patron me
disse, era venuta per cargar artegliarie et munition de Napoli; el qual
patron havea portà molte lettere et certi homeni da Napoli, li qual in
effetto chiamavano la Majestà di re Ferando. Et ancora come, el zorno
avanti el partir suo da Napoli, era zonto el corrier da Roma, el qual
disea la Majestà dil Re de Franza havea passato Roma con le soe zente
per andar a trovar la Santità dil Papa per esser con lui a parlamento.
Da ser Ulixes Salvador, Magnifico Zeneral, ho inteso le sottoscritte
nove. Et prima tutto quello che me fo ditto per el sig. Prencipe,
Vicerè et capetanio di l'armata, et a presso come tutti i lochi se
haveano habuti per la Majestà di re Ferando, comenzando da Rezo e
tutte le altre terre et lochi erano presi, hanno levato do bandiere,
una de la Majestà dil Re et Raina de Spagna, l'altra di re Ferando.
Et a presso come la Majestà di re Ferando havea fatto un presente a
Messinesi in perpetuo del trato de carra 50 milia de formento ogni
anno senza alcun pagamento, e tutti Messinesi, per tutto el regno
suo fosseno franchi d'ogni gabella, si de intrada come de insida,
et _e converso_ li Messinesi havea ottenuto nel suo consejo de far
fanti 1000 per mexi 4 a soe spexe a servitio di la Majestà dil ditto
Re, in recuperation del suo Stado. Et ancora me disse el ditto ser
Ulixes, che tutti li baroni de l'ixola haveano hauto comandamento dal
Re et Raina de Spagna de andar in campo con la Majestà de re Ferando,
li qual za erano cavalli numero 1500, fior de zente et benissimo in
ponto, i qual, per quanto lui me disse, esser ubligati a servir per
mexi 4 a soe spexe, et come ditta zente passeranno in la Calavria et
anderanno a trovar el Marchexe de Pescara, et li resterà con lui ne la
Calavria; et come la Majestà dil Re, con li cavalli 1000 che lui tien
et fanti 4000, montarà sopra l'armada per andar verso Napoli; li qual
in effetto za do zorni era per partir, restava _solum_ per el tempo,
et per quanto lui intendeva che, senza alcun dubio, zonta che la fusse
a Napoli, _immediate_ haveranno la terra, perchè tutto homo de Napoli
lo chiamano; et come ditta armada desiderava molto de partir presto,
per poter trovar quella di la Majestà dil Re de Franza, per svalizarla
di le artiglierie et altre robe che i cargava de Napoli. Ancora me
disse come la Majestà di re Alphonso, molto disfavorito et mal visto
da tutti, come disperato et mal contento era partito da Messina con 3
galie, et andato a Palermo ad habitar a Monreal. Ancora come do galie
era andate a Zenoa per impegnar zoie di la Majestà dil re Ferando;
concludendo tutti li signori et baroni et ogni altra persona, che
alcuna cossa se haveria fatto nè potuto far in recuperation dil Stado
di la Majestà di re Ferando, senza aiuto et voler de la Illustrissima
Signoria nostra; et questo me fo ditto per el signor don Fedrigo, la
Raina et Vicerè et capetanio di l'armada et molti altri signori et
baroni et cittadini, i qual fonno sopra la galia a visitarme nel zonzer
mio a Messina, per modo che fino a hore 4 de notte ne era brigato;
et poi similmente el zorno da poi disnar fino al partir mio, che fo
la sera, molto fo honorado et visitado et carezado da tutti, per nome
di la Vostra Magnificentia. Me partii la sera. La mattina se messe el
vento a siroco, per modo che io ebbi una bona zornada, che è sta quanto
bon tempo ho hauto in questo viazo; per modo che io tegno certo che
quella matina l'armada se levasse da Messina per andar verso Napoli.
Da poi el navegar mio è stato con bonaza fino al zonzer mio qui a
Brandizo.
De la Magnificentia Vostra, a la qual humilmente mi racomando.
A presso Brandizo, a dì 15 Zugno 1495.
_Questo è il numero di l'armada, capetanio Antonio Grimani, procurator
di San Marco[134]._
A dì 26 Zugno da matina zonse uno gripo da Corphù con lettere di Alvise
Sagudino secretario a Costantinopoli de li 26 Mazo, narra come l'armada
dil Turco non era per uscir questo anno fuora, et che 'l feva lavorar
le galie, ma non con quella sollicitudine el faceva per avanti, et
che molti homeni che erano venuti a la Porta per tuor paga et andar
su ditta armada, i quali el Signor li havea licentiati, et havia
fatto vender le farine et biscoti era sta preparadi per ditta armada;
concludendo _pro nunc_ nostri non dubitasse de armada turchesca. Et
che 'l Signor havia inteso che 'l Marchexe de Mantoa havea dà certa
rotta al Re de Franza. _Demum_ che ditto Re havea preso Ravena, et
danizava la Signoria, di la qual cossa molto se doleva. Et mandò per
ditto secretario, et li disse quello havia inteso, et che li dispiaceva
summamente, et che lui offeriva in aiuto nostro 25 milia cavalli et 50
galie ad ogni richiesta contra questo Re de Franza, et li comesse cussì
scrivesse.
_Come el Re de Franza partito di Siena andò a Pisa et Lucca, et quello
fece._
El Re de Franza in questo mezo partito di Siena, come ho scritto, venne
a Pogibonzi, loco di Fiorentini, et ivi per li soi fo fatto assà danno
a li habitanti. Et a dì 20 Zugno, prima che 'l Re, intrò in Pisa el
cardinal Samallo, ma non....; ancora intrò in Pisa el Cardinal de Zenoa
et monsignor di Brexa con alcune zente; et questi tre veneno per andar
verso Zenoa come dirò di sotto. Et el Re poi, a hore 20 a dì 20 che fo
el Sabo, intrò in Pisa con grandissimo honor de Pisani; et le soe zente
messe a sacco la caxa dove habitava in Pisa Lucio Malvezo capetanio de
Pisani ivi mandato per el Duca de Milan; questo perchè avanti el Re vi
intrasse, ditto Lucio dubitando di quello li saria intervenuto, venne
col suo meglio che potè ad habitar a uno castello sul Pisano chiamato
Cassino et ivi stete fino el Re partì di Pisa; _tamen_ have danno assà
de questo metter a sacco. Adoncha el Re non volea andar a Fiorenza, et
in questi zorni li mandò a richieder a Fiorentini do cosse: la prima
che li mandasseno in suo soccorso, per augumentar el suo exercito,
Francesco Secco era a loro soldo con homeni d'arme 100; secondo
li dovesseno prestar ducati 30 milia. Et mandò uno so ambassador a
dimandarli li danari, che almanco li desseno ducati X milia, et di
questi danari pagar 200 muli da soma per li soi cariazi. Ma Fiorentini,
fatto loro consegli, risposeno: prima, che non haviano zente da
mandarli, ma che volendo Francesco Secco per soldato de Soa Majestà,
ge lo concederiano; et che danari non havea, et la terra era in gran
bisogno, et manco vi era muli; ma ben pregavano Soa Majestà li volesse
render le sue terre, come la razon et li capitoli voleva. Et poi, per
lettere di 22 da Fiorenza dil zeneral camaldulese a la Signoria, se
intese che Fiorentini havia mandato al Re ditto Francesco Secco con 80
homeni d'arme; el qual era andato molto volentiera; et che 'l Re pur
voleva li ducati X milia, ma Fiorentini non li voleva dar, pur havia
_etiam_ mandato alcune some, et che a hora che 'l Re era passato senza
venir in Fiorenza nè darli noia, haveano licentiato le zente di la
terra, zoè quelle dil contado, che ritornasseno a loro habitatione; et
che Fiorentini si adherirebono a la liga, si vedesse quella tutta esser
d'un pezo.
Et el Re, deliberato de starvi poco in Pisa, subito aviò le sue zente
verso Serzana, per vegnir a la volta de Pontremolo; ma in questo mezo
volse prima andar a Lucca, et era openione de molti che a Pisa facesse
cargar li soi cariazi su la soa armata ivi era, et _etiam_ le 8 galie
conzate a Napoli per monsignor di Mompensier vicerè, come per lettere
di Lunardo Anselmi consolo nostro in Napoli date a dì primo Zugno se
intese, et d'indi non si hebbe lettere da lui fin questo zorno, per
esser le vie rote; la qual armada era lì in porto de Pisa. Et per
saper quello è necessario, questo Re, inteso el grande exercito faceva
Venetiani, et passato in Parmesana, el qual saria de persone più de 30
milia, molto celerava el suo camino per esser a Pontremolo avanti tutto
el campo nostro fusse in ordene, ma non potè esser sì presto che nostri
fonno avanti; qual via volesse tenir non se intendeva, per non esser
oratori nè dil Pontifice, nè di la Signoria, nè de Milano; et essendo
a Serzana poteva far tutte queste vie per andar in loco securo verso
Aste. La prima quella de Zenoa, però che tutta questa cossa consisteva
in haver Zenoesi, li qual fonno fidelissimi a la liga; pur dubitaveno
nostri di la Speza molto, ch'è mia 12 da Serzana. L'altra era una
via in Lucchese, a Castelnuovo et Grafignana, dil Duca di Ferara, per
vegnir in Modenese; la qual via non era molto bona da condur exercito
per li monti assà aspri. L'altra via era una fece el signor Ruberto di
San Severino, quando col signor Ludovico, al presente duca de Milan,
ritornono in Milan, i quali erano in Toscana, andono prima in Lunesana,
poi in Valmagra, e dismontono li monti a la Fraschea sul Tortonese, la
qual via si chiama Monte 100 †, et pol _etiam_ referir a le capane;
ma questa è molto saxosa, arida et angusta, nè si poi passar ditti
monti senza gran pericolo, et _maxime_ a uno monte chiamato....., et a
questa via el Duca de Milan mandò alcuni fanti a certi passi, però che
X fanti sono bastanti a tenir ogni gran exercito. L'altra via è quella
de Pontremolo, et questa elexe el re per la miglior, ch'è lontano
Pontremolo da Pisa mia 60, dove era una forteza che si convegniva
passar per mezo, et el Duca li havea messo a custodia 2000 fanti et soi
comissarii, _etiam_ el conte de Caiazo vi dovea esser, come ho scritto
di sopra, et passato Pontremolo el Re conveniva vegnir mia.... per
monti, fino al descender in uno loco ditto Fornovo, per andar poi su la
via Romea va a Piasenza et in Aste: sopra i qual monti era tutti questi
castelli Berce, Belforte, Petra, Mogliana, Caxego, Tarenzo et Fornovo
vicino a Carona _etiam_ borgo in una valle chiamata la Sporzana; ma
pur qual via volesse far el Re non se intendeva per nostri, _tamen_ per
essere questa de Pontremolo la miglior, el nostro exercito ivi si pose,
alozati a la Gierola, come dirò di sotto.
Da Bologna lettere di 24 zonte a dì 26, venute in hore 30 per le poste,
notificava aspettavano le zente de Romagna per mandarle in Parmesana,
et _etiam_ la conduta dil Duca de Gandia, et Signor di Rimano, el qual
era in camino et veniva di longo, et che era venuto lì uno ambassador
de Fiorentini a ringratiar Bolognesi et il magnifico Johanne di la
offerta li haveano fatto di aiutarli bisognando, et che esso nostro
secretario era stato a parlamento con ditto Bentivoj insieme con
l'ambassador de Milan, dove se ritrovò questo de Fiorentini; el qual
disse che Fiorentini sarebbeno con la liga vedendo far qual cossa, et
che 'l magnifico Johanne volse ditto nostro secretario parlasse. El
qual disse come la Signoria nostra havia in campo in Parmesana cavalli
X milia et X milia fanti, et li mostrò la lista, et come le zente
de Romagna veniva per esser in uno, et che haveano 1200 stratioti,
dei qual 600 ne era a l'impresa de Novara, et che nostri facevano el
suo dover et più dil dover, et che di brieve harebbono uno campo che
za molti anni in Italia (_non_) era stato el simile. _Item_ haveano
armada di 40 galie, nave etc., et che col Pontifice se havia zente et
provisionadi; concludendo Venetiani fevano quello sempre hanno fatto,
più di quello imprometevano. Le qual parole fo molto accepte a ditto
ambassador, et cussì ritornò a Fiorenza, dove a dì 18 di questo era in
Fiorenza zonto un ambassador dil Pontifice, chiamato Alberto Magalotto,
per exhortarli a non voler dar favor al Re de Franza, et se dovesse
adherir a la liga. _Item_ se intese come per exploratori mandati da
Bologna a Pisa che 'l Re era ancora in Pisa, et voleva venir a Lucca,
non si sapeva qual via volesse tenir, et che Senesi li havia dato
ducati 20 milia, et ivi rimasto monsignor de Linì con 300 lanze, et che
'l Cardinal S. Pietro _in Vincula_ et el Cardinal de Zenoa con Obieto
dal Fiesco doveano andar con zente verso Zenoa, et che za erano venuti
a Serzana, et tramavano acordo con alcuni Zenoesi; _tamen_ non poteno
far nulla, et Zenoesi fonno fermissimi et constanti.
El campo nostro veramente, passato Po, era alozato in uno loco detto
Fontanelle, dove havevano assà penuria de vittuarie, per la gran
quantità erano, et che sarebbono a li passi avanti el Re venisse a
Pontremolo; et che fin quel zorno di 24 Zugno erano più de X milia
persone, et che 'l Duca non havia fatto proveder de vittuarie, ma
che li havea mandà a dimandar altri 500 fanti per mandar a Zenoa, et
che avanti li havesse dati esso Marchiò Trivixan provedador, volevano
haver dato noticia a la Signoria. Et questa richiesta medema fo fatto
a la Signoria per l'ambassador de Milan, pregando cometesse a li
provedadori, che, bisognandoli zente, li devesse mandar senza altra
dimora. Et cussì a dì 26 ditto per el Consejo de Pregadi li fo scritto
a ditti Provvedadori che, acadendo al duca alcuna cossa, dovesseno
consultar col sig. Governador, sig. Rodolpho, conte Ranuzo, conte
Bernardin et altri principal condutieri insieme col conte di Caiazo, et
senza scriver altro di qui dovesseno far quello deliberavano tra loro,
perchè el bisognava celerità et non metter tempo in queste provisione,
havendo però a mente l'honor et utilità dil stado nostro.
A dì 26 ditto venne lettere di Elemagna de li nostri oratori al Re de
Romani, date a Vormes a dì 15 dil mexe, notificava la dieta non esser
ancora compida, et che el Re restava per non haver danari de venir in
Italia, ma voleva mandar el Duca de Saxonia con cavalli 2500 et 400
pedoni, ma che esso Duca dimandava tre cosse: la prima ducati 70 milia
per la sua persona; et che fosse pagà le zente; _item_ fusse assegurado
de rescuoderlo, _casu quo_ fusse preso in battaglia da Franzesi. La
qual cossa el Re volea pur adatar, et cussì stevano in queste pratiche;
ma altro a nui ce bisognava. Et che ancora erano ivi li oratori dil
Re de Scocia, et era venuto novamente uno orator dil Duca di Borbon
cugnato dil Re de Franza, et che el Re considerando che non senza
suspetto di la liga sarebbe stato, si ditto orator havesse dimorato lì
a Vormes, _unde_, aldito quello el dimandava, li dette licentia dovesse
andar via.
Da Milan di Hieronimo Lion kav. orator nostro continuamente veniva
lettere, come el Duca era di bona voja vedendo li provedimenti faceva
nostri, et che spesso lo veniva a trovar fino a caxa, et di ogni banda
havia bone nove, et era molto aliegro; che 'l nostro campo saria avanti
a Pontremolo cha Franzesi, et che esso ambassador li dete la lista
di le zente sarà in campo; lo qual molto laudò la Signoria, usando
grandissime parole, et con li altri oratori se ritrovava, laudava molto
questa Signoria. Et de campo suo da Vegevene havevano come era zonti
alcuni Elemani o vero Sguizari, i quali prima però passono per Milan,
et che zonti Stratioti lì a Vegevene havea dato gran vigor a le soe
zente, et donde el Duca de Orliens correva tutto el zorno fino vicino a
Vegevene, al presente, ch'è a dì 25, Stratioti se haveano fatto sentir,
che fo el zorno drio zonzesseno a Vegevene, et come per lettere de
Bernardo Contarini se intese che quella mattina montò a cavallo con
li stratioti, et _etiam_ le zente d'arme, per veder se li nemici li
bastava l'animo di vegnir a combatter, et mandato le guarde avanti uno
mio, se scontrono ne li nemici, zoè 40 homeni d'arme, 100 balestrieri,
et tra arzieri et ditta guardia fo a le man con loro, ne preseno
Franzesi tra vivi et feriti numero 26, et morti 9 et 12 cavalli, et
se il resto dil campo li trovava, overo li stratioti, niuno sarebbe
fuziti. Adoncha Franzesi comenzono ad haver contrasto, et ogni zorno
Stratioti feva qual cossa, come dirò di sotto; et con questa vigoria
ditto campo si levò da Vegevene, et venne mia tre più propinquo a li
nemici, in uno loco chiamato Caxuol, a dì 28 di questo, come al suo
loco tutto sarà descritto.
Ancora da Milan si have come el Pontifice havia dato licentia al
Cardinal Ascanio, fratello dil Duca, potesse venir a Milan, ma che el
Duca, non havendo più bisogno de lui, li scrisse Soa Reverendissima
Signoria facesse quello li pareva, et cussì non venne.
A Perosa el Pontifice havendo a dì 19 fatto concistorio et terminato
de ritornar a Roma, nè andar a Foligno et Spoliti, sì come voleva
esso Pontifice, ma per la più curta a Roma; et _statim_ 6 Cardinali se
partino; _tamen_ disseno de aspettar Soa Santità propinquo a Roma, per
intrar insieme et farli compagnia. Et a dì 22 a bon'hora con el resto
de Cardinali et oratori el Papa partì da Perosa et venne a Orvieto,
et per lettere di l'ambassador nostro, zonte a dì 25, date a dì 22 et
23 in Orvieto, questo se intese; et come a dì 24 dovevano partir et
andar a Viterbo, et esser ad ogni modo a dì 27 in Roma. _Item_ che 'l
Pontifice havia habuto lettere del suo ambassador andato a Fiorenza, il
tenor di quella dil camaldulense, et cussì havevano risposo Fiorentini
a esso ambassador come fece a nostri; et che 'l Papa havia voluto
esso ambassador nostro cassasse 200 provisionadi, et era restati
_solum_ 320 a custodia di Soa Beatitudine fino a Roma; et che havendo
notificà a Soa Santità la deliberation de romper al Re de Franza, era
molto contento, et li havia ditto come sarebbe bon de tuor in liga re
Ferdinando per remetterlo nel stado, et che di la excomunica non era
tempo di promuover alcuna cossa, fino non fusse zonto a Roma. Ancora
che de lì intendevano el Re havia hauto da Senesi ducati 20 milia, et
era a Pisa, et voleva andar a Lucca per haver danari per dar paga a le
sue zente che li bisognava.
In questo mezo a Roma seguiva le discordie de Orsini et Colonnesi, et
tra loro se dannizavano; et _accidit_ in questi zorni che Colonnesi
andati a campo a uno castello de Orsini, da li custodi fonno
maltratati, et molti di loro morti, tra i qual uno Julio Porcharo, di
primi di Roma, et uno vicentino valentissimo nel mestier di le arme,
chiamato Mazel Fiochardo, et altri capi per numero X; et cussì confusi
et territi Colonnesi fonno repudiati. I quali non molto da poi tra
loro fenno trieva per alcuni zorni, per adunar le biave di la campagna;
_tamen_ partesani in Roma se occidevano, et li Orsini prosperava assà;
et per questo el Pontifice celerava la soa andata in Roma, per cessar
questa novità.
A Fiorenza è da saper come el Re de Franza, essendo a Pogibonzi a
dì 18 de questo mexe de Zugno, se partì de Fiorenza fra Hieronimo
da Ferrara nominato di sopra, con zerca 50 soi seguazi, però di boni
de Fiorenza, et andò a trovar el Re, non però con comissione alcuna
di la Signoria soa ma _motu proprio, et causa visitandi regis_. Or,
zonto a San Cassano, visto havea gran seguito, volse quelli licentiar,
ritornasseno in Fiorenza; ma loro non volseno tornar, dicendo erano
venuti a farli compagnia, et cussì zonse a Pogibonzi, et andato a la
presentia dil Re, fo da Soa Majestà visto molto volentieri, et volse
venisse con lui fino a Castel fiorentino, dove conferiteno insieme, et
quello confessò et comunicò di soa mano con gran devotione; et el Re,
in segno di esserli grata la soa venuta, a ciò non tornasse a piedi li
donò el suo muleto picolo, el qual a Napoli tanto li era caro; et cussì
questo frate, tolto licentia, a dì 20 ditto ritornò a Fiorenza, essendo
stato col Re tre zorni. Et el Re venne di longo a Pisa, et Fiorentini
havevano Neri Caponi et li tre altri oratori novi pur a presso esso Re,
i quali, come per una lettera venuta di Fiorenza intesi, exposeno che
l'intrar in Fiorenza era a comando et piacer de Soa Majestà, et sarebbe
ricevuto con quel honor come mai; ma ben era vero havevano fatto di
gran provisioni; et questo perchè Piero de Medici loro ribello era con
Soa Majestà, a ciò non intravenisse alcuna novità, perchè pur havea
molti fautori in quella terra, et che si Piero fusse sta licentiato da
Soa Maiestà, sarebbe cessato tutti questi provedimenti, i quali però
non erano fatti, se non a fin de ben. _Item_ pregavano li fusse reso
Pisa, Piera Santa, Serzana, Serzanello et Livorno, secondo la forma
de li capitoli zurati de observar; ma el Re li respondeva bone parole,
_tamen_ però non li rendeva alcuna cossa. Et ancora non pretermeterò de
scriver questo, _licet_ qui non sia il suo loco, seguendo i tempi de
la historia: come monsignor di Arzenton el qual, come scrissi, stete
a Fiorenza alcuni zorni, et partito per andar dal Re era a Siena,
intendendo el Re andava a Pisa, et li soi cariazi da alcuni villani fo
presi et tolti; et inteso questo, Fiorentini li mandono driedo zente,
et quelli ricuperono, et preso quelli haveano comesso tal cossa, et
remandono ditti cariazi a esso monsignor di Arzenton, notificandoli
quello era sta fatto non esser sta di voler loro; et cussì Arzenton
rehebbe li so cariazi. Et a Fiorenza preparavano, a dì 28 de questo,
de far el so consiglio, et elezer nova Signoria, per novo modo nè mai
più usato, nè sapevano quelli dovesse esser, perchè fevano a sorte
electione, poi ballotavano, et li eletti di sotto saranno descripti,
a ciò in ogni tempo se veda li primi. Et a dì 23 dil mexe, fo la
vizilia di San Zuane Baptista protetor de Fiorentini, nel qual zorno in
Fiorenza si suol zostrar et far gran feste; or vedendo loro che Monte
Pulzano se teniva pur per Senesi, et che 'l Re non havia voluto fargela
render, mandono certe zente a recuperarla, zoè Francesco Secco, conte
Ranuzo de Marzano, Hercules Bentivoj con loro condute, et alcuni fanti;
et se messeno a campo. Et in questo zorno andati certi fanti per far
corsa, zoè dar el guasto a le campagne, a ciò se dovesseno render, non
volendo patir el danno; ma in Monte Pulzano era un capetanio di Senesi,
chiamato Zuan Savello romano, el qual havia 200 cavalli di conduta,
et venne fuora di la terra; et quelli fanti fense di recularsi et
fuzir, et loro li veniva seguendo, _unde_ vi sopravenne zente dil campo
preditto de Fiorentini, et fonno a le man con Senesi, et fo preso ditto
Zuan Savello da uno Francesco Gerardi fiorentino de soa man, et menato
in campo, presi et morti assà di una parte et l'altra, et _etiam_
qualche Franzese militavano per Senesi. Hor era comissario in campo de
Fiorentini Gulielmo Pazi, et cussì ditto capetanio con alcuni presoni
fonno mandati a Fiorenza. Et el duca de Urbin dovea venir in campo
per rehaver al tutto quella terra, la qual li habitanti se difendevano
gaiardamente per Senesi, et pur el campo vi stete alcuni zorni, ma non
poteno far nulla; et pigliono l'impresa de recuperar Pisa. Et voglio
qui notar uno capitolo di una lettera scritta in questi giorni a
Venetia per uno Fiorentino. Nui siamo a campo a Monte Pulzano, habiamo
stretto, habiamo preso lo capitano, fin pochi giorni sentirete el
botto; si aderisseno a la liga, ha tropo vicino el lupo; si si scoterà,
si scoprirano li agnelli; ancor non è posto el barzello nè pichiata la
campana; tal si trova in stato, che fin poco haranno carestia di bon
partito.
Fiorentini con el Re _intrinsece_ haveano grande odio, benchè non
mostrasseno perchè non era tempo; et havea gran ragione, perchè
lui havea visto quella Republica bellissima, et tuttavia al Zeneral
camaldulense, _nomine Venetorum_ ivi, deva bone parole; ma meglio
per loro sarebbono stato li fatti. Et el zeneral de Bertagna era lì
in Fiorenza per nome dil Re, in questi zorni si partite, et andò a
trovar el Re, _adeo_ al presente non vi resta più Franzese in Fiorenza,
_tamen_ poi ne venne uno altro chiamato Monsignor...
Piero veramente de Medici rimase a Siena quando el Re partì per Pisa,
et poi fo divolgato tornato a Brazano, et la soa facoltà era venduta
ogni zorno per Fiorentini.
A Bologna el magnifico Johanne faceva molte provisione sì de zente
_quam_ de mandar exploratori a Pisa a inquerir li progressi dil Re, et
so fiul Hannibal benissimo in ordene, fece la mostra a Bologna, dove
vi era Antonio Vincivera secretario nostro, et l'orator de Milan, et
lui sopra uno cao di lanza con le barde con San Marchi etc. cridando
Marco! Marco!, et benchè havesse _etiam_ soldo dil Duca de Milan,
pur non haveva troppo bissoni. Et fece una polita mostra; et a dì 27
se partì, et venne in Modenese, poi in Parmesana, dove era el nostro
campo, et zonze a tempo de operarse ne la bataglia; et parte di le
zente erano a Ravena _etiam_ zonse lì a Bologna, et venne de longo in
campo, menate per Piero Donado _tunc_ camerlengo di Ravena. _Item_ se
intese per lettere dil secretario nostro, come l'ambassador de Milan
havia scritti mille fanti, et li dava tre fiorini per uno al mese,
che son ducati do e mezo nostri, et che li 2000 fanti la Signoria
li havia comesso dovesse far, non havia ancora principiato a farli,
perchè voleva prima Milan fusse fornito, et più lui era certo haver el
fior di la zente, et che ivi ne era gran quantità, et in do zorni li
compirebbe di far. _Item_ che zerca 50 Sguizari, di quelli era cum el
Re a Pisa, havendo nostri modo de desviarli, pur per via de Bologna se
partino dal Re, et veneno in campo nostro a tuor soldo; i quali fonno
_benigne_ ricevuti, et ancora speravano ne vegnirebbe; et che alcuni
esploratori erano tornati referivano come la Domenega, a dì 21 Zugno,
essendo el Re a Pisa a vespero ne la chiesa principal, udite certe voce
che cridava Misericordia! Misericordia! _Unde_ el Re domandò ad alcuni
quello voleva dir questo. Li fo risposto erano Pisani che non volevano
più tornar sotto Fiorentini, ma restar in libertà. Et el Re messe la
man a la testa sul capello, dicendo: Sora la mia corona, state Pisani
di bona voja, che vi prometto et zuro di mantenervi in libertà, et
lasserove qui zente a custodia et difensione vostra. Per le qual parole
tutto quel populo si ralegrò et molto ringratiò Soa Majestà, cridando:
Viva! Viva el Re de Franza! Et tutto quel zorno feceno feste de balli
et soni di campane assà. Et che in quel zorno el Re mandò a dir a
Fiorentini non se pensasseno de haver Pisa.... venir a Lucca, et che
Luchesi lo aspettavano con grande jubilo, benchè si judicava volesse
danari da loro, non li havendo ancora resi li ducati X milia have
quando da prima vi fue; et che le sue zente, parte erano andate verso
la Speza con el cardinal S. Piero _in Vincula_ et Felipo monsignor, zoè
monsignor di Bressa a sopraveder quelle cosse, et tramaveno de redur
Zenoesi con loro, li qual havendo, sarebbe sicuro de poter ritornar in
Franza; et parte _etiam_ di le zente era aviate verso Pontremolo, che
è una forteza dil Duca de Milan fortissima. Et è da saper che 4 forteze
ha il Duca preditto su quatro passi molto forte, zoè Trezo, Picigoton,
Rebecho et Pontremolo. Et questo passo el Re molto desiderava haver,
et però havia celerado molto el suo camin di Roma in qua; ma poi,
intendendo l'exercito nostro era passato Po et redutto a Gierola in
Parmesana, alquanto stete sopra de sè, et tentò de haver el passo da
Zenoesi; non restando _etiam_ de haver questo, come lo hebbe, qual di
sotto sarà scritto.
Da Zenoa lettere di 24 drizate al Duca de Milan, come erano più
constanti che mai, et che era necessario provisione preste et mandar
fanti ad alcuni passi a la Riviera de Levante, dove pur ne era
qualche dubitatione, perchè tutta quella Riviera era partesani di
caxa Fregosa; et che era venuto uno araldo dil Re de Franza a dirli
come el Re era loro amico, et che per l'amicitia havevano, li voleva
far rehaver Serzana et Serzanello, che furon soi, che Soa Majestà se
ritrovava haver ne le mano tolti da Fiorentini, et assà altre parole,
concludendo de haver el passo. Et che el Re mandava in Zenoa tre soi
ambassadori, i quali erano a Serzana za in camino, i quali era certo
sarebono accepti a quella comunità, zoè il reverendissimo Cardinal San
Piero _in Vincula_ el cardinal de Zenoa di caxa Fregosa, et Obieto dal
Fiesco prothonotario, do Zenoesi et uno di Savona, et verebono a tratar
cosse in benefitio di quella communità. Ma Agustin Adorno governador
scrisse al Duca quello voleva li rispondesse; et el Duca subito mandò
a dimandar el voler di la Signoria; et cussì li fo rescritto che per
niente non volesse acettar ditti ambassadori per esser Zenoesi, et che
mandasse a dir al Re, si piaceva a Soa Majestà de mandarli oratori,
vi mandasse Franzesi, et non Zenoesi, i quali sarebono ben visti,
confortando esso Governador et Zenoesi in la fede promessa, et non si
acordar per niun pato con Franzesi. Et è da judicar li fusse promesso
per la liga di farli rehaver li suoi luoghi, si _de jure_ li vegnivano,
compita questa guerra. Et Zorzi Negro nostro secretario era a Milan,
ricevuto el mandato de andar a Zenoa _nomine Dominii_, a dì 24 ditto
se partì de Milan, et andò a Zenoa, dove fu _honorifice_ ricevuto, come
dirò poi.
Domente in queste parte tal cosse seguine, a dì 28 Zugno zonse lettere
di Lunardo di Anselmi consolo nostro a Napoli, di 11, 12, 13 et 14 di
l'instante, narava come in Napoli seguiva ogni zorno assà rumori et
custion (_questioni, baruffe_), et se trovava Franzesi morti per la
terra da Napolitani, cussì a hora era el contrario; et che volendo el
Vicerè armar certe galie lì in Napoli, essendo sul molo Napolitani,
si messeno in arme et amazò alcuni Franzesi, et che non desideravano
altro cha che zonzesse l'armada di re Ferando ivi con la sua persona,
la qual di brieve se dovea partir di Sicilia et venir de lì, et che era
certo Napolitani li receveriano con grande piacer. _Item_ come l'armada
franzese, zoè 8 galie, fuste et brigantini, zerca numero di vele XV, la
qual fo quella zonse per avanti a Pisa, armata in Provenza et venuta a
Napoli, tolto in conserva alcune galie lì a Napoli, era in quelli zorni
partita per andar a tuor Yschia; ma li custodi virilmente se haveano
difeso, et fo necessario la ritornasse a Napoli; et che una barza di
re Ferando era passata in mezo di ditta armada, dimostrando non se
curar; et Franzesi non have animo o vero modi di darli fastidio: ma
che scompagnò una galeaza franzese carga de artiglierie un pezo fuora
de Napoli et de quelli scogli, et la lassò andar al so viazo; ma ditta
armada da poi se partì de Napoli, et venne a Pisa, sì come ho scritto
di sopra.
Da Ferrara ogni zorno veniva lettere dal Vicedomino nostro, non però
molto da conto, _imo_ piene de busie dicevano Ferraresi, et pur el
Duca mostrava de dolerse de portamenti de Franzesi. Don Alphonso era
andato a Milan, et le sue zente in campo nostro in Parmesana, zoè
dal conte de Caiazo, per esser soldato dil Duca, et la soa persona el
Duca non volse vi mandasse, ma lo ritene a presso di lui a Milan in
castello. Et è da saper che esso duca de Milan, havendo cussì abuto da
la Signoria, scrisse al Duca de Ferrara suo suocero, che 'l vardasse
in tanto pericolo de non dar passo a Franzesi nè alcun aiuto, perchè
pur l'intendeva el Re voleva vegnir a la volta de Modenese sotto el so
dominio. Ma el Duca li promesse, _non solum_ de non dar passo, ma esser
sempre _cum_ la liga ubidientissimo, et cussì prometteva de far.
Da Milan lettere a dì 27 che 'l suo campo ancora non era partito de
Vegevene, ma vedendose a hora più potenti de li nemici, essendo zonto
alcuni Elemani et Stratioti 660 con Bernardo Contarini, volevano andar
ad alozar mia 3 propinquo al campo nemico, et di breve esser a le man;
et andati 50 cavalli de homeni d'arme con 50 Stratioti a sopraveder
dove el campo se dovea alozar, et Stratioti desiderava pur de veder
Franzesi et provarli che homeni erano; et che do fradelli de Piero
Busichio capetanio de Stratioti, i quali erano assà ben a cavallo,
andeno più ben verso li nemici, i quali erano montati a cavallo, una
parte, zoè 17 Franzesi, li veneno contra, et erano venuti fora de
li stecadi, et questi do soli Stratioti dete dentro, et quelli 17
investite, _adeo_ che li separano, et a la prima ne hebeno amazati
do, et do menò vivi in campo, li altri fuziteno in li stecadi. Per la
qual cossa el signor Galeazo capetanio con Bernardo Contarini et altri
conduttieri volse examinar ditti Franzesi vivi, per intender come stava
el campo nemico; et inteso el tutto, et dove stavano le scolte, donato
el ducato per testa a li do Stratioti, el zorno drio, fo a dì 25, parte
di queste zente de Milan si messe in ordene per andar a scaramuzar,
et Bernardo Contarini montò a cavallo con alcuni Stratioti, et si
aviono verso i nemici; et Franzesi veneno parte fuora a scaramuzar, et
Stratioti se andò a imboscar et dete in mezo, et ne amazono 9, presi
zerca 30 vivi, li quali li menò in campo; la qual baruffa _etiam_ ho
scritto di sopra. Ma occorse che uno Stratioto, fiul di Piero Busichio
sopra nominato, corendo contra i nemici, non potendo retenir el
cavallo, fo portado fino ne li stecadi, et quello fusse de lui seguito
non se intese; benchè speravano, non essendo sta amazato in quella
furia, di rehaverlo per contracambio di qualche uno di questi Franzesi
presi, come fo, che deteno certi Franzesi per haver questo Stratioto.
Et el Duca, intendendo tal nuove, havea grande piacer, et ordinò fusse
dato a loro regalia in campo a ditti Stratioti; et pur esso Duca non se
partiva de Milan, ma feva ogni provision adherendose sempre a li voleri
di la Signoria nostra, temendo però molto de non perder el Stado.
A dì 27 in Venetia morite Antonio Triumpho ambassador dil Marchexe
de Mantoa, essendo stato zorni 12 amalato di dolor colici. Questo
era stato 5 anni orator a questa Signoria, et per honorar chi esso
rapresentava, el qual era nostro Governator in campo, li fo dato
solenne exequie in chiesia di la Charità, et el corpo poi fo mandato
in Mantoa, dove fo sepelito. Et el Marchexe non molto da poi vi mandò
uno altro per suo ambassador a star in questa terra, chiamato Zorzi
Brognolo.
In questo zorno venne lettere da Viterbo da l'orator nostro, date a dì
25, narra come a dì 24 el Pontefice se partì da matina da Orvieto, et
in quel zorno era ivi zonto; et che a dì 27, sì come havia deliberato,
voleva intrar in Roma, et che esso ambassador anderia avanti, per
poter venir contra Soa Beatitudine; et che Romani lo aspettavano con
desiderio; et che di le censure el Pontefice diceva non era tempo. Di
progressi dil Re poco intendevano, et manco di le cosse di Napoli. Et
per el Senato li fo scritto, zonto el Papa a Roma, cazasse el resto di
provisionadi, non havendo più bisogno; et dette licentia a Francesco
Grasso loro capo, el qual a dì 4 Luio di Roma partite per qui.
In questi zorni zonse in questa terra uno messo di Beatrice raina che
fo di Hongaria, muger di re Matthias et sorella di re Alphonso di
Napoli; la qual al presente, da poi la morte dil marito, habita in
Ystrigonia terra in Hongaria con suo nepote Cardinal, fiul dil Duca
de Ferrara, el qual è di ditta città episcopo, nominato di sopra. Et
questa ha _annuatim_ da questo Ladislao re di Boemia et Hongaria,
successo nel regno da poi la morte dil marito, la sua provisione.
Hor ditto messo menò con sè bellissimi cavalli di pelo baio, i quelli
essa Raina mandava a donar a Napoli a suo fratello Re, non sapendo che
dil regno era privato; et _etiam_ fo divolgato li mandava ducati 30
milia d'oro. Et zonto che fo questo messo quivi, parlato con l'orator
napolitano qual via havesse a far, a dì 23 Zugno montò a cavallo, et
andò per Rialto a San Marco, per dimostrar a la terra la bellezza
de ditti cavalli; et si faceva menar do cavalli a man, coperti di
una cossa havia el pelo assà lungo, poi lui homo mostrava di qualche
condition, hongaro, et la sua fameglia driedo con lanze et banderuole,
che fò assa' bel veder. Et cussì havendo l'ambassador de Napoli fanti
300 per mandar in Puia, tolto una caravella, a dì ditto montò li ditti
fanti, contestabele uno Anzolo Romano et Domino Thomasio Spinelli
fratello di l'ambassador medemo, et questo messo di Hongaria con li
cavalli: et verso Brandizo navigono; poi che si fusse et che seguisse,
ignoro.
Di campo veniva lettere continuamente, notificando a la Signoria
ogni loro progresso. Et a dì 25, a hore 23 zonse in campo Luca Pisani
Provedador zeneral designato, insieme con Marchiò Trivixan, el qual
stete a zonzervi, da poi partito de qui, zorni 9. Et el campo nostro
era posto mia 4 vicino a Parma, chiamato Ponte di Tharo, essendosi
levato di Ponte di Lenzo, et quivi venuto l'exercito ad alozar, et qui
trovò el conte de Caiazo, governador di le zente dil Duca de Milan,
le qual erano pochissime. Et avendo mandato li Provedadori de andar
di lungo verso Pontremolo col campo, parse al Marchexe de Mantoa
nostro governador zeneral di non andarvi, per bon rispetto, el qual
di sotto sarà scritto. Et cussì scrisseno a dì 25 ditto, a hore 4,
ditte lettere al Senato, dove erano messi col campo, et che in quel
zorno essendo stati a parlamento con el conte de Caiazo, quello era
partito per andar a custodia de Pontremolo, dove intendevano el Re
havia mandà a sopraveder quel passo, el qual, per quanto se divulgava,
era ben custodito. Ma questo non andar di longo di le zente, havendo
passà Po, parse molto di novo a tutta la terra nostra, et dette molto
da suspectar falsa materia, ma tutto era a bon fine, per non andar a
metter tanto exercito tra monti, dove non si havesse potuto operar.
Et a dì 25 fo Consiglio di Dieci, 26, 27, 28, 29 et 30 fo Pregadi,
consulendo a quello era di bisogno. Et a dì 27 da matina venne lettere
di campo di 26, date pur al ponte de Tharo, come el conte de Caiazo
da Pontremolo havia mandato a dimandar in campo li fusse mandato
1000 fanti; et questo perchè ivi fusse bona custodia, perchè quelli
fanti erano prima comenzavano a partirse, et che dovendo venir lì
l'antiguarda dil Re, dubitava Franzesi non havesse quella fortezza, et
che li haveano mandati. _Item_ come in quella matina era sta preso,
per nostri, tre sacerdoti et uno layco vestiti a modo pellegrini, i
quali disevano vegniva de Roma, andati per expeditione di certe bolle,
et fonno examinati, et cognosceteno chiaro erano preti, et dubitavano
non fusse spioni dil Re: questo perchè certi nostri balestrieri diceva
aver cognosciuto uno di ditti sacerdoti balestrier a cavalo dil Re de
Franza, et havealo dispogliato verso Ravena, in principio de questa
guerra, quando el Re andava in Reame; ma che erano sta licentiati,
non essendo spioni come parse a li Provedadori, et andono al suo
viazo. _Item_ che aspettavano li Sguizari erano a Ponte Vigo et
venivano in campo. Et cussì poco lontano era Piero Duodo provedador
con li Stratioti, et anche la zente de Romagna, le qual con desiderio
aspettavano a ciò el campo fosse più grosso. _Item_ come questa notte a
l'alba se dovevano levar col campo et andar verso Fornovo, al principio
di monti, mia 20 lontan di Pontremolo; _tamen_ non si levono. Queste
lettere di campo dette a pensar a nostri, et tutti erano di malavoia,
dubitando per le parole dil conte di Caiazo, che Pontremolo non si
perdesse facilmente, che prima diceva era passo, volendosi tenir,
inexpugnabile. Et el zorno drio, a dì 28 venne lettere, ditto passo
ancora si teniva, le qual lettere fo di 27, date pur al ponte de Thar
vicino a Parma mia 4. Et per quelle se intese come la notte passata,
dormendo li Provedadori, veneli al letto domino Phebo di Gonzaga
cuxin dil Governador, dicendo come Franzesi havia habuto Pontremolo,
et che el Marchexe era de opinion de non si levar de lì, come haveano
messo l'ordene de levarse la mattina, si pareva però questo a ditti
Provedadori: et questo perchè, andando col campo a Fornovo, sariano
mia XV distanti da li nemici, et buono sarebbe aspettar de ingrossarse
con le zente de Romagna, Stratioti, Sguizari, et altri mancavano; et
cussì deliberorono non si levar. Et la matina poi venne el conte de
Caiazo con Francesco Bernardin Visconte comissario dil Duca de Milan
da li Provedadori, domandando altri 300 fanti per fornir i soi luogi,
et cussì fin qui ne ha habuto 1300, et li Provedadori vedendo el tempo
non esser de dimorar, in quella matina spazono molti cavalieri per
diverse vie, ai qual concesseno che tutte le zente trovaveno per via
li dovesse far comandamento da parte di la Serenissima Signoria et
soa, che dovesseno non dimorar ma cavalcar in campo; con una lettera
averta cometeva questo, et che li Stratioti erano zonti in campo in
quel zorno, et che intendevano Hanibal Bentivoi veniva in campo era
mia 20 lontano, et doman lo aspettavano con desiderio, et cussì quelli
de Ravena, zoè el conte Carlo di Pian di Meleto, Talian da Carpi et
Anzolo Francesco da Santo Anzolo; al qual per la Signoria in questi
zorni li fu cressuto fino al numero de 100 cavalli; _etiam_ aspettavano
Sonzin Benzon, Zuan del Drivandim, Zuan Griego et altri cavalli lizieri
erano stati a Perosa col Pontifice; et che era zonto certe carete de
artiglierie, però che di Verona et di Brexa fo ordinato fusse mandato
carete de artiglierie in campo.
Intendendo tal cosse, Venetiani non cessavano de consultar; et in
questo zorno mandono danari in campo per dar paga a le zente di
Ravena, le qual in campo andò senza haver danari avanti se partisseno,
dimostrando la fede portavano a la Signoria, et che non era tempo de
dimorar a far mostra, essendo el Re sì propinquo. Et è da saper che
nostri erano su gran spexa da terra, oltra l'armada era in mar, sì
a Brandizo _quam_ in Arcipelago; et el campo voleva al mexe, oltra
l'ordinario di le Camere, ducati 60 milia; et za haveano trovati et con
bel modo, senza danno di la terra, danari per tegnir l'exercito tutto
el mese de Avosto senza metter altre decime, et questo per li 8 milia
ducati di la provision nova a la Camera di imprestidi; et oltra li
ducati 50 milia primi dil Monte nuovo, ne tolseno per altri 30 milia,
et con grandissima pressa _etiam_ questi ultimi, _licet_ fusse senza
don, in tre zorni fo compito de depositar a le Cazude. Li debitori di
la Signoria per tutti li officii erano solicitadi a pagar, et _maxime_
quelli di le Cazude, sì de Monte nuovo _quam_ vecchio, et le decime
dil clero li governadori di le intrade scuodevano; quelli erano a le
casse de li 8 officii hanno dacii, erano solicitadi da la Signoria
a scuoder, _licet_ per queste guere la terra era quasi suspesa, et
_in magnum quid_: li qual dacii sono questi: Dacio del vin, Tavola de
l'intrada, Tavola di l'insida, Messettaria, Ternaria vecchia, Ternaria
nova, Justitia nova et Beccarie; li qual dacii hanno de intrada a
l'anno sottosora ducati......; sì che per questo si puol conjecturar
la magnanimità de Venetia. Oltra de questo fo mandato ducati 7000 a
Bologna a Antonio Vincivera secretario nostro, a ciò facesse li 2000
fanti; artiglierie di l'arsenal per Po fo mandate in campo, schiopeti,
spingardi et passavolanti; benchè le nostre artigliarie traze ballote
di piombo, et quelle di Franzesi traze ballote di ferro, et sono
passavolanti assà longi.
Adoncha Franzesi, sì come ho scritto, a dì 26 Zugno introno in
Pontremolo senza haver alcun contrasto. El modo fo, che intendendo
li custodi el Re col suo exercito havia habuto S. Stefano, loco pur
dil Duca de Milan vicino a Serzana, et che alcuni Franzesi veniva
verso Pontremolo, alcuni fanti ussite per scaramuzar con loro, ma
inteso erano 2000, havendo paura che quelli habitanti ne li monti
signorizava Pontremolo, ch'è posto il passo in una valle, cridava:
Franza! Franza! deliberorono partirse, et lassar quel passo a Franzesi,
et loro venir a la fin de monti a uno altro passo chiamato Fornovo, et
lì fortificarse, ch'è mia 20 di Pontremolo, et 9 dove era el nostro
campo; et quivi el conte de Caiazo con le soe zente stete con 1000
cavalli et 200 fanti, benchè a nostri fusse scritto da Milan ivi era 30
squadre et 5000 fanti. Ma parse al Governador de mandar a custodia de
quel passo de Fornovo, et a li Provedadori, Piero Schiavo contestabele
con 3 altri contestabeli con 3000 fanti; el qual, sì come scrissi di
sopra, dovea andar a li 26 a custodia di la Speza in la Riviera di
Zenoa, mia 30 dil ponte di Thar dove era el campo nostro. Ma mentre
era in camino, acadete che Franzesi haveno ditta Speza da Zenoesi
tenivano da li Fregosi, _pacifice_; i quali, vedendose potenti più
de li Adorni, con lo aiuto di Franzesi scaziati li custodi era per
il Duca messi, levono le insegne de Franza et feceno gran comotione
et novità in quella Riviera, come dirò di sotto. Or, inteso questo,
li nostri fanti vi andava....; et Franzesi non _solum_ la Speza ma
molti castelletti de quella Riviera de Levante oteneno, per causa di
le parte de zentilhomeni Capellazi, et populo. Questa nova di la Speza
zonse a Venetia la verità a dì 28 ditto da matina, benchè prima nostri
ne dubitasse molto, per le lettere viste quatro zorni avanti, scritte
al Duca de Milan per el governador de Zenoa, che ditta Riviera era
in manifesto pericolo se non se li se provedeva in mandar fanterie;
_tamen_ che lui a Zenoa se defenderia. Et in questo medemo zorno
_etiam_ se intese de Pontremolo. Adoncha a dì 26 di questo Franzesi
otteneno do passi, quel de Pontremolo et quello di la Speza senza
combatter, a loro molto necessarii et, _ut dicam_, la chiave de Italia:
quel di la Speza per haver l'adito di far voltar Zenoa: et questo per
tornar in Aste, et conzonzersi col campo dil Duca de Orliens, et dar
fastidio al stado de Milan. Questa forteza di Pontremolo dette molto
da pensar a nostri, et li padri de Collegio stette assà de malavoia.
El Prencipe pur era amalato, et per queste cative nove più li cresceva
el mal; et tanto più dolse a nostri, quanto per poca cura era perso
ditto passo; et el Duca scriveva esser cossa inexpugnabele, et vi
havia messo bona custodia, et che non si temesse; _tamen_ veteno
(videro) la experientia al contrario, et la pusilanimità de li custodi,
havendovi voluto mandarvi in la fortezza uno nostro patricio, et meglio
sarebbe stato; et per questo erano in gran pensier. Et a dì 30 Zugno
nel Consejo di Pregadi feceno molte provision, et scritto lettere in
diverse parte, et fo comandato gran credenze, et più di l'usato, _adeo_
non volevano dir si Pontremolo era perso; et preseno de mandar danari
in Dalmatia per far zente, et far altri 2000 cavalli de Stratioti,
però che in Stratioti havevano gran speranza et fede; et scrisseno in
campo dovesse haver gran diligentia di non si apizar con Franzesi, et
solicitasseno, le zente vi veniva, venisse.
Ma el Re de Franza in questo mezo, a dì 22 Zugno intrò in Lucca,
ricevuto con grande honor da quella comunità, sì come a la prima
feceno, et atendeva pur di far voltar Zenoa, e far trame occulte, come
è da judicar facesse. Poi venne a Pietra Santa, demum a Serzana; et
essendo la sua persona lì, mia 12 da Pontremolo, le soe zente have
San Stefano, loco del Duca de Milan, et _etiam_ Pontremolo, come ho
scritto; dove li Sguizari fece gran crudeltà, qual scriverò di sotto
et per che cagione. Et pur ancora non se sapeva el certo, qual via
volesse tenir, o venir contra el nostro exercito o andar per la via de
la Speza. Et cussì _etiam_ Franzesi stavano tra loro a consultar _quid
fiendum_, havendo con lui Zuan Jacomo di Traulzi et Francesco Secco
degni capitani italiani, li quali menava con lui in Aste per privar
Italia di tal homeni. Et el Re mandò uno suo ambassador a Bologna, el
qual zonse a dì 27 da sera; et la mattina ebbe audientia. El qual, da
parte dil suo Re dimandò al magnifico Johanne Bentivoj conseglio, che
via dovesse far Soa Majestà per ritornar in Franza, però che Zenoesi
non li voleva dar el passo. Li rispose che per Lombardia non bisognava
Soa Majestà passasse, perchè coreva pericolo di esser taiato a pezzi,
come era la verità; notificandoli el grande exercito havia la Signoria
in campagna in Parmesana. Et ditto messo rimase assà sora de sè, et
poi li disse che 'l Re venisse _amicabiliter_ a dimandar passo a la
Illustrissima Signoria et al Duca de Milan, li quali per soa benignità
li concederia, volendo ritornar in Franza et non far novità in Italia
più; et che pur volendo passar per forza, la soa miglior via era quella
de Zenoa. Et habuto tal risposta, ditto orator ritornò al suo Re. Et
questo se intese per lettere dil nostro secretario in Bologna a dì 29
ditto da matina in questa terra.
Da Milan lettere di 28 et 29 ditto da matina, come el Duca molto si
havia dolso dil perder di Pontremolo; et di campo, che volendo Franzesi
di Novara far uno certo ponte sopra un'acqua per poter haver vituarie,
uno fiul fo di Zuan Piero dal Bergomino, capetanio di fanti, insieme
con alcune altre zente paesane, ivi era andato et scazò Franzesi di tal
opera, disfacendo el ponte, et menò via le burchiele, sì che Novaresi
et quelli stavano dentro patirono assà, non sperando haver vittuarie
da altro loco che di Verzei, et altre terre dil Duca di Savoia, et che
mandava madona Beatrice duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola
senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et
andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran
pompa, _tamen_ era mal vista da ogni uno, per l'odio haveano a suo
marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con
bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria.
Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene
a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì
per sopraveder le cosse, _quam_ per inanimar el capitan suo facesse
qual cossa. _Item_ che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el
Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a
Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era
andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per
numero zerca 50; et questo era signal consideravano _nunquam_ el Duca
di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro.
Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che
a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col
campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiamato
Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene
mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme,
zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane
inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri,
et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di
qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir
a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo
venne di longo ad alozarsi a Caxuol. Et el numero di le zente sì de
Milan _quam_ de inimici, di sotto sarà scritto. Et alozato che fo el
campo, Bernardo Contarini mandò alcuni Stratioti a discoprir le guardie
dei nemici, insieme con certi thodeschi, et corseno fino su le porte,
et lontan li do alozamenti mia 3, preseno 9 pedoni che trovono et uno
homo d'arme franzese, et ne amazono tre pedoni, et ritornò in campo.
Et quella matina seguente, fo a dì 29, andò 25 Stratioti verso uno
castello chiamato Villanova, lontan da Caxuol mia 4, el qual Franzesi
lo teniva, et presentati ditti Stratioti con uno balestrier dil Duca
per guida, li fanti erano dentro per numero 12 si deteno, salvo l'haver
et le persone, et Stratioti introno dentro. Et poi per el capetanio,
inteso questo, qui fo messa custodia, laudando molto la probità de
Stratioti. Et in questo zorno poi, intendendo Franzesi erano messi in
fuga, et haveano abbandonato do lochi, zoè Cerano et Tracano, castelli
dil Duca de Milan per loro aquistati, li Stratioti montò a cavallo
con li cavalli lizieri italiani, et corendo mia 4 introno dentro ditti
castelli, dove fo lassato per Bernardo Contarini 200 Stratioti et molti
pedoni a custodia, et el resto de Stratioti corseno fin su le porte de
Novara, et non trovò niuno, però che i nemici erano reduti in la terra;
et cussì ritornono in campo, dove fo terminato la matina levarse col
campo, et andar alozar a Trecano, lontan de Novara mia 3, per poter
meglio far correr ogni zorno fino sule....
Or qui scriverò la conditione di campi, sì come fo mandato a la
Signoria.
_Zente d'arme le qual se atrova nel campo dil Duca de Milan a l'impresa
de Novara[135]._
_Zente dil Duca di Orliens in campo[136]._
A dì primo Luio venne lettere di Roma di 27 Zugno di sabato, nel qual
zorno el Pontifice intrò dentro Roma con grandissimo triumpho, a hore
22, però che fonno coperte le strade dove el passava de panni, fatto
soleri con feste; et molti cardinali che erano intrati el zorno avanti,
et cussì Hieronimo Zorzi kav. orator nostro, el qual el venere _etiam_
era intrato, tutti ussiteno fuora per venir a honorar Soa Beatitudine,
et cussì esso Pontifice con XXI cardinali et assaissimi episcopi et
li oratori ritornò in Roma, essendo stato fuora zorni... perchè a
dì... Mazo se partì, et a dì 27 Zugno ritornò, et Romani fonno molto
aliegri che la corte fusse tornata. Et in quella sera l'orator nostro
spazò lettere a la Signoria notificando questa tornata, et come a
dì 18 de l'instante in Gaeta el popolo et zentilhomeni erano stati a
remor, et questo per causa di certa novità voleva far Franzesi, zoè
di metter angarie ivi _praeter solitum_ al populo, et li zentilhomeni
consentiva. Or adunato esso populo in uno, si messeno in arme et deteno
driedo a Franzesi et zentilhomeni, i quali si reduseno, per fuzir
tanto furor, tutti al meglio poteno in la rocca, et mandò a Napoli et
a li lochi vicini di Colonnesi a dimandar aiuto. Et a dì 24 ditto,
fo el zorno di San Zuane Baptista, intrò per la via di la marina in
la terra monsignor di Beucher, el qual era rimaso gran siniscalco dil
Regno, in Napoli habitava. Et ancora vi entrò el cardinal Colonna con
zerca 3000 persone in tutto, et con quelli Franzesi erano in rocca, et
zentilhomeni ussiteno fuora contra el populo, el qual havia cridato:
Ferro! Ferro! Aragona! Aragona! et di quelli Gaetani ne amazono
numero 1500 et più, che fo una crudelissima cossa veder in quella
città tanti corpi morti per la terra, et _etiam_ li puti; et le donne
veramente non volseno amazar, ma le vechie fonno mandate a Napoli, et
le zovene cargate et poste su certe galeaze per mandarle in Provenza;
ma, _ita volente Deo_, poi da Zenoesi ditte galeaze fonno prese et le
donne liberate: sì che Gaeta a questo modo fo trattata, et fatto quel
che _nunquam_ più fo audito, che contra uno populo si usasse tanta
crudeltà senza ragion. _Item_ che re Ferandino in Calavria prosperava
felicemente, come per lettere de Ulixes Salvador havia inteso, date
in Sicilia a Messina, drizate a esso orator, et che in uno loco ditto
Terra nuova havia serato in obsidione monsignor de Obegnì vicerè
franzese, et che in quelli zorni erano stati a le man, et el Re havia
preso 50 cavalli et 300 Franzesi, et questa nuova è quella di sopra
ho scritto. Ma al presente è da considerar certo, re Ferandino sia
sopra l'armada soa aviata verso Napoli; et come vidi per una lettera
scritta a Zuan Bragadin, per uno suo patron di nave era a Messina,
come l'armada deputata a venir a Napoli in tutto era questo numero:
caravelle et barze 45, galie 18, galioni 2, barzoti 2, el resto tra
fuste e bragantini 20; in tutto vele zerca 70 (?), la qual armata se
partì da Messina, a dì... Zugno, et la lettera vidi era di 21 ditto.
Quello de ditta armada seguirà, scriverò poi. Ma da Roma etiam scrisse
ditto orator che 'l Pontifice trovandose con 21 cardinal, secondo el
consueto dovea a dì 3 Luio far l'ultimo concistorio, et poi, fatta
la celebration de San Piero, per el cativo aere era a quelli tempi in
Roma, li reverendissimi Cardinali dovea partirse et andar per quelle
terre vicine a star fuora per tutto el mexe de Avosto, a ciò passi quei
tempi pericolosi di egritudine per li gran caldi. Item che Colonnesi
con Orsini erano su le arme, et una parte con l'altra si danizava.
In questa matina medema di primo Luio venne lettere di 30 Zugno da
l'orator nostro a Milan, come el Duca havia habuto lettere di Zenoa dal
Governador, el qual benchè quella Riviera de Levante si fusse rebellata
et venuta in favor dil Re de Franza, _tamen_ che in Zenoa erano fermi
in la fede data, _licet_ del populo ne era qualche dubitatione, et che
haveano dato quella risposta a l'araldo dil Re di non voler vi entri
li do Cardinali et Obieto dal Fiesco per ambassadori dil Re; et cussì
ditto araldo era partito; i quali tre erano a la Speza et per quella
Riviera.
_Item_ che el campo, a dì 29 da matina, quello era levato da Caxol
et andato ad alozarse a Trecano mia 4 da Novara, et che Stratioti
havia corso fina su le porte, et Franzesi non si haveano mossi, tanto
erano in fuga et spauriti per Stratioti, et che feceno di gran butini
de animali et ritornono in campo. El qual a dì primo Luio se doveva
levar de lì et andar ad alozar in Arcano più vicino ancora a Novara,
et che la Duchessa era a Vegevene, el Duca a Milan, et che in campo ne
era opinion de andarsi a campar di là da Novara, in uno loco chiamato
Agaglia, però che Franzesi non erano più col campo a la campagna ma
tirati in la terra. Et è da saper che ditto campo dil Duca de Orliens
era alozato tra Trecano et Cerano. Et inteso de Stratioti si tirò
via de lì, i quali Stratioti dette in le coaze, et prese zerca 25 di
chariazi, et alcuni Franzesi fo morti, et de Stratioti uno solo, et el
cavallo dil Stratioto ritornò in campo, però che questo costume hanno
i loro cavalli, et le teste portate a presentar al capetanio et a la
Duchessa ebbeno uno ducato per uno, et questo fo nel principio, benchè
sia qui scritto. Et el campo preditto duchesco era al presente assà
ben in ordene, et fortissimo, et superior de Franzesi; et di breve
speravano de haver vittoria, et che Stratioti haveano menato assà
villani presoni in campo, i quali per esser dil contado fonno lassati
andar.
Et in questi zorni fo preso certe lettere scriveva el Duca de Orliens
al Re, come era venuto contra di loro certa qualità de zente che non
sapeva quali si fusse, i quali haveano messo tutta la so zente in fuga,
et che erano homeni senza arme, con barbe, lanze, mazoche et spade,
et cappelli in testa. Et mentre Pregadi era redutto, però che 6 zorni
continui fo Pregadi per far provision a tanta importantia et pericolo
quanto era, per esser el Re cussì vicin al nostro campo; et zonse
lettere di 30 di campo come era zonto Hannibal Bentivoj con 9 squadre
di zente d'arme benissimo in ordene, et una de cavalli lezieri, et una
de balestrieri a cavallo et 800 fanti con lanze longe, le qual havea
in cima una bandiruola, et con rodete, dei qual 400 era balestrieri a
piedi, et 400 fanti; in tutto zerca persone 2300, _adeo_ in campo era
al presente più di 20 milia persone._ Etiam_ zonse el conte Carlo de
Pian de Meleto con el resto di le zente di Ravena, zoè squadre 20._
Item_ che 'l nostro campo con le zente dil conte di Caiazo erano reduti
insieme, et diviso le squadre et squadroni, fatto li colonnelli, li
qual di sotto saranno notadi; et che la matina seguente doveano levarse
di ponte di Thar, et andar ad alozar più propinquo a la montagna, a la
badia de Gierola, et che erano in campo a hora 12 milia cavalli, et
5000 fanti, et oltra li 1500 mandati a Zenoa et ancora mancava assà
fanterie a zonzer. Et che 'l Governador, Provedadori et condutieri
haveano fatto consejo, et terminato de portarse vigorosamente, venendo
Franzesi di qua da monti, et che erano volonterosi de apizarse con
loro, et dicevano, si el Re venisse di longo, che promettevano a la
Signoria indubitata victoria. Et per exploratori mandati in su quei
monti et in campo dil Re erano certificati Franzesi esser a Pontremolo,
et Sguizari havea brusato quella forteza, et amazati molti di la terra;
questo perchè quando da prima de lì passono per andar in Reame, da li
habitanti fonno morti alcuni di la soa compagnia, sì come nel primo
libro è scritto; et però haveano voluto far la vendeta.
_Item_ che la persona dil Re era ancora a Serzana mia 12 di Pontremolo,
et che Zuan Jacomo di Traulzi molto in favor dil Re se adoperava, et
che Franzesi erano venuti in su per questi monti, et havia habuto a
pati un'altra forteza chiamata Berce et cinque altri castelli pur dil
Duca de Milan, i quali fonno _alias_ dil signor Piero Maria di Rossi,
et per el Duca toltoli el Stado, l'anno 1482 a tempo di la guerra de
Ferrara, che li tolse 22 castelli. Et morto in quel tempo esso signor
Piero Maria, Guido suo fiul et fradelli veneno da la Signoria, fo data
condutta et provisione, et fo valentissimo capetanio et fidelissimo,
et za in la guerra de Todeschi _strenue_ si portò. Ancora fonno azonti
nel numero di zentilhomeni de questa terra, et nell'anno 1490, 10
Ottobre, esso signor Guido in questa terra morite, et la sua conduta
fo data a so fiul conte Filippo di Rossi, el qual al presente è a
custodia di Ruigo. Questi Rossi erano di primi di Parma, però che sono
4 parte in Parma principal: _videlicet_ Rossi, San Vidali, Palavicini,
et Corezesi; una di le qual è estinta et ch'è questa di Rossi; et in
Piasenza ancora ne son altre quatro: Anguisoli et Landesi, i qual son
gebelini, Scotti et Fontanelli gelfi. Et questa digressione basti, _et
ad rem redeamus._
Item per lettere di campo se intese come Luca Pisani provedador era
stato quel zorno in Parma a sopraveder, dove era lì Governador el
signor di la Mirandola, et le soe zente erano in campo a soldo dil Duca
col conte de Caiazo, et in quella sera discoverseno uno tratato dil
castellan de Parma, el qual havia concertato con Franzesi de darli la
terra venendo, et fo preso et mandato a Milan. Et ancora in quel zorno
era zonto in campo Nicolò Savorgnan kav. da Udine et zentilhomo nostro
con 1000 furlani, homeni disposti a ogni cossa. Et _conclusive_ tutti,_
ex uno ore_, dicevano mai non haver visto in Italia a tempi nostri
simel exercito et sì fiorita zente: tutto in laude di la Signoria.
Se ritrovava in questo tempo, oltra li provedadori et pagadori, 4
patricii andati per veder lì in campo, zoè Piero Donado camerlengo de
Ravena, Homobon Gritti, Piero Bragadin et Vettor Pixani dal banco;
el qual Pixani se ritrovò in campo al tempo di la battaglia. Et in
questo zorno di 30 Zugno a hore 23, do balestrieri a cavallo dil
conte de Caiazo menò dal Governador uno Franzese buffon, et dimandato
dal ditto Governador dove eran li provedadori et condutieri quello
andava fazendo, rispose era venuto a Fornovo et per quei lochi a far
comandamento da parte di la Majestà dil Re sotto pena dil fuogo, che
dovesseno preparar vittuarie et far dil pan, perchè Soa Majestà voleva
venir con tutto lo exercito. Et domandato come nomeva.... mons. dil
Cornet. Et el signor Marchexe ordenò li fusse dato da bever, et lui
disse non beveva vin. Et el Signor disse non li podeva dar di l'acqua
perfino a meza note. Et lui disse: la caxon? Et el Signor rispose:
perchè i nostri cavalli va a beverar e turbia l'acqua,_ adeo_ fino a
meza notte non se puol bever. Et questo Franzese disse: El fatto mio
va mal! Et cussì rasonando fo menato dal Marchexe fino sotto la forca,
et li disse: Vedistu questi do Signori? Lui disse: Che fanno? Et el
Signor disse: Questi ti faranno dir la verità. Et _tandem_ havendo gran
paura, riferite el Re havia una bella compagnia, et volevano al tutto
venir di qua da monti, non havendo paura dil nostro exercito. Et el
Governador li disse: L'ha pur perso el regno de Napoli? Et lui: Non è
vero. Li procuratori disse: L'ha pur perso Gaeta. Et _etiam_ non volse
consentir. _Unde_, non potendo haver altro da lui, fo dato a quelli
l'haveano preso. Et è da saper che a dì 28 zonse in campo 300 elemani,
bellissima zente, et cussì se andava ingrossando quello.
Queste lettere venute in Pregadi tutti comenzono a star di bon anemo,
vedendo el bon cuor haveano sì el Governador signor Rodolpho et altri
condutieri et soldati. Et in quella sera scrisseno lettere assaissime
in diversi luogi, et alli rettori di le terre nostre, dovesseno star
preparati per li bisogni, et far far bona custodia, et mandar quelli
dovevano mandar in campo. Et in campo fo scritto, ringratiando del bon
voler haveano.
Ancora è da saper che per ditte lettere di 30 da Pisa, zonte el
zorno di Nostra Donna a dì 2 Luio, se intese esser zonte 50 carete
de artigliarie, et che Hannibal Bentivoj subito zonto volse far la
mostra, et li fanti 800 havea con lui era quelli assoldati per l'orator
de Milan, et che soldati, per haver li X milia cavalli de cariazi,
erano più volonterosi de apizarse con Franzesi che quasi de haver
la loro paga, di la qual era tempo; et che preso alcuni de quelli
monti, confessono a la tortura Franzesi veniva di longo, erano mal
conditionati, li cavalli magri et molti per caldi strachi et amalati,
non haveano che manzar, et che per questa causa al tutto come disperati
verebbeno zoso, et per paura de Franzesi li custodi de Fornovo haveano
abandonato quel passo, et che nostri havendo inteso ivi erano venuti
poco lontan a sopraveder 300 Franzesi, in quella notte medema li
Provedadori havia mandato li Stratioti et 1500 fanti lì a Fornovo, et
la matina a dì primo Luio el campo si levava per andar a Gerola, come
ho scritto de sopra; et che intendevano la guarda dil Re havia ordinà
le squadre, et che la Signoria non dubitasseno, li dariano vittoria
grandissima, et aspettavano con desiderio el Signor de Rimano era in
camino, et Paris de Lodron et Cozanderle.
Adoncha, inteso tal nuove per li padri de Collegio, et che al tutto
venendo di longo si conveniva menar le man, benchè molti teniva non
venisse, et facesse stratageme, e tolesse altra via, _tamen_ ragione
era assae dovesse venir di longo, et la grandissima penuria, et come
se intese uno pan valeva mezo raynes, et venendo, si caso fusse, _quod
Deus avertat_, che rompesse el nostro campo, sarebbe stato signor de
la campagna, et con l'odio portavano li populi al Duca de Milan haria
acquistato quel Stado, et sarebbe seguito mal assae, et per non metter
in tanto sbaraio, molti patricii erano de opinion che 'l nostro campo,
_nisi coacti_, non dovesseno far fatto d'arme; et cussì scrisseno
in campo. Ma li Provedadori rescrisseno che _non solum_ li soldati,
venendo Franzesi, volevano esser a le mano, ma che andando per altra
via, però che havia una via da Borgo per li monti, che poteva andar,
erano nostri disposti di seguitarli, et che anderebbono a Piasenza, sì
che si stasse senza pensier, che speravano in Dio per il buon cuor di
tutti haver vittoria. _Unde_ per questo in Collegio, non vi essendo
el Prencipe el qual era amalato, deliberorono de implorar l'auxilio
divino, _juxta_ quel ditto: _nisi Dominus custodierit civitatem, in
vanum vigilant qui custodiunt eam_, et ordinò fusse fatto special
oratione per tutti li monasterii de questa terra de religiosi, et a
poveri monasterii 32 li fo donato 300 stera di farine quando preseno
di romper, et al presente ne mandono altri 300 stera, pregando Iddio
donasse vittoria a nostri, combattendo _maxime_ per difensione de
Italia et ben di la Christianità. Et ancora fo dato a madona Fiordelixe
Zorzi et Beatrice Capello, donne che fonno dedite a procurar per la
pietà, per presonieri et povertà, li fo dato stera 600 de farine che
dispensasseno, 100 stera per sestier, a povere persone. Et a dì 3, 4, 5
Luio fo fatto processione a torno tutte le chiese, cantando le litanie,
et ditto messe a ciò per queste vie el nostro protetor Iddio volesse
donar a nostri vittoria contra Franzesi.
Per lettere di Alemagna, da li oratori al Re de Romani di 20 Zugno, se
intese come esso Re era occupato a la Dieta, et che ivi se ritrovava
nel suo Consejo uno baron di Bergogna, el qual era _etiam_ con
l'ambassador di l'archiduca, et per esser homo de gran inzegno et
desiderar el ben di esso Re, _non solum_ confortava dovesse venir in
Italia, ma che, non possendo cussì presto expedirse, dovesse far romper
al Re de Franza al suo signor Duca de Bergogna, sì per far quello è
ubligato come colligato, _quam_ per l'odio dovea portar al ditto Re de
Franza per le inzurie ricepute; _tamen_ che altri poi disconsegliava,
si che de Maximiliano non se sperava alcun aiuto come in effetto fu.
A Ferrara di primo Luio, Hercules duca de Ferrara con cavalli zerca
400 se partì de lì, et andò verso Serzana; dove volesse andar non se
intendeva, ma ben con lui portò assà cariazi de tapezarie et arzenti.
Se divulgava andasse per dar el passo al Re, et per questo portava
questi adornamenti, per poter recever _honorifice_ Soa Majestà; ma
esso Duca diceva andava per veder di conzar le cosse, et che el Re
tornasse in Franza senza dar impazo a suo zenero Duca de Milan. _Tamen_
per nostri tal sua andata era di gran suspetto, et se divulgava per
la terra di far un capetanio in Po, et mandar galioni et barbote,
non tanto per offender, quanto per haver armada in Po, per li bisogni
potevano acader. Et questo Duca mandò vittuarie al Re, _etiam_ polvere,
come se intese.
Da Milan el campo dil Duca da Novara a dì primo Luio a hore X si levò
in ordene di Trecano, et si apresentò mia uno lontano di Novara con
ordene di battaglia, et inimici non li bastò l'anemo de ussir di le
porte. Feceno nostri dar fuogo a 12 passavolanti drizati verso la
terra, et ivi steteno fino a le XV hore; ma vedendo che haveano serato
le porte et tagliato le strade, a caxone non se potesse correr su le
porte, et visto questa fuga, Bernardo Contarini comandò che alcuni
Stratioti coresseno di là de Novara mia X; i quali subito corseno,
et non trovono scontro niuno, ma fece de gran butini de bestiame, et
con gran terror dil paese Stratioti tornono in campo. Et poi el campo
venne ad alozar a una villa ditta Perna, uno mio et mezo lontana di
Novara, et volevano tajarli le acque a ciò non potesseno masenar; et
far provisione siano assaltate le vittuarie venivano da Verzei et
assediarli. Et in questo zorno, disnando, in campo fo cridà: Arme!
Arme! et in meza hora el campo fo in ordene et veneno fuora, ma fo una
dimostratione de inimici, però che ussite _solum_ 700 arzieri a cavallo
di Novara, et Bernardo Contarini con 300 Stratioti cerniti et 200
cavalli lezieri dil Duca deliberò di esser a le man. I nemici, oltra
li 700 arcieri, era 100 homeni d'arme et 1200 fanti, et non venendo
molto lontano de li borghi; et cussì per redurli in qua, Stratioti
apizò una scaramuza, et mandò 1200 cavalli lizieri verso i pedoni per
tenirli in exercitio, et esso Contarini con li Stratioti se aviò verso
li 700 arzieri et fonno a le man, et per esser in luogo circondato
di fossi non li poteno far Stratioti tropo mal, pur ne fo morti 12 et
portate tre teste sopra la lanza, ritornono a li alozamenti. Et soldati
se meravigliono di tal crudeltà, et esso Provedador per dimostrar la
Signoria voleva se facesse guerra da dovero, li dette la regalia del
suo ducato uno per testa, et intendevano el Duca de Orliens havea mandà
bona parte di le artiglierie a la volta de Aste, sì che Stratioti messe
in reputation quelle cosse, et Franzesi in gran fuga et pavento.
A dì 3 ditto, inteso Stratioti per le scolte i nemici erano ussiti
fuora, questi se aviono con el loro Provedador a la volta de ditti
nemici, et trovato 40 pedoni imboscati, tutti fonno presi senza snudar
spada. Li altri stevano serrati in la terra, et el Duca de Orliens
fece buttar uno ponte sora Po, distante da Novara mia 36 verso Aste, a
ciò per quello potesse venirli soccorso di Aste. Et per obviar questo,
el capetanio signor Galeazo mandò 60 Stratioti et 40 balestrieri per
brusar ditto ponte, a ciò _etiam_ potesseno _libere_ nostri corer fino
in Aste senza impazo. Et ancora in quella matina, per ordene dil Duca,
mandono a la volta di Zenoa 70 homeni d'arme et 100 cavalli lezieri,
perchè cussì el Governador de Zenoa li havea richiesti; et el Duca de
Orliens per quanto intendevano feva far spalti in la terra de Novara.
Et in questi zorni fo preso uno corier con lettere di ditto Duca,
drizate al Re in zifra, rispondeva come havea inteso et habuto lettere
di Sua Majestà, et che l'era obsesso in Novara, nè si poteva partir
nè ussir per causa de Stratioti. Et a dì 4 Luio, per nostri dil campo
preditto duchesco, fo preso 12 villani et 8 sacomani con loro cavalli;
et molti castelli ivi dintorno, che prima haveano ribellato di Milan
et datosi al Duca de Orliens, al presente si rendevano _voluntarie_ a
nostri; et come per una lettera di Bernardo Contarini vidi, fin questo
zorno havea fatto restituir a instantia dil Duca da 600 fin 700 cai
de anemali grossi et assà altre robe et danari de butini havia fatto
Stratioti, dicendo erano de li soi dil paese.
El campo veramente nostro di Parmesana a dì primo Luio se levò di ponte
di Thar, et tutto in arme come havesseno a far battaglia, et veneno
mia 2 più propinqui a la montagna, in uno loco ditto Gierola, et qui
si poseno a li alozamenti, essendo stato zorni 6 al ponte di Thar. Et,
fatto consejo, non volseno andar più di longo per manco pericolo, et
per esser qui a la discoperta et quasi in fortezza. Et era in campo
assà abondantia de vituarie, et, come de patricii che vi fu a veder se
intese, pareva de esser in una città, per ritrovarvi di ogni cosse, et
ogni arte, et tutti danarosi, perchè li danari di S. Marco corevano, et
tutti stavano aliegri et di bon animo. Et è da saper che li Provedadori
mandono a dimandar a Parma alcuni guastadori per bisogno dil campo,
et quelli cittadini, fatto loro consegli, risposeno non li voler dar,
per non angarizar el so paese. Or, avanti descriva altro, l'ordene dil
campo voglio scrivere.
_Ordene di l'exercito di la Illustrissima Signoria et colonnelli
partiti a dì primo Luio._
Squadra prima:
Stratioti greci sotto Piero Duodo provedador cavalli 700
Zuan Griego con soi balestrieri cavalli 100
Sonzin Benzon e Zuan di Ravena balestrieri cavalli 100
Stratioti dil Governador zeneral cavalli 100
Stratioti dil signor Talian da Carpi cavalli 25
Stratioti di Hannibal Bentivoj cavalli 10
Balestrieri dil Governador preditto cavalli 200
Balestrieri dil signor Ranuzo dil Farnese cavalli 33
Balestrieri dil signor Antonio da Montefalco cavalli 20
Balestrieri dil conte Bernardin Brazo cavalli 25
Balestrieri dil conte Zuan Francesco di Gambara cavalli 10
Balestrieri di Piero Schiavo Contarini cavalli 25
Balestrieri dil Conte de Caiazo cavalli 50
Balestrieri di Hannibal Bentivoj cavalli 55
Balestrieri dil signor Galeoto di la Mirandola cavalli 50
Balestrieri dil signor de Carpi cavalli 40
La persona di lo illustrissimo signor Marchexe de Mantoa Governador et
di signori Provedadori et Conte de Caiazo.
D. Antonio di Pigi
D. Tucio di Costanza
D. Zuan Gasparo Galimberto
con el squadron de li alozamenti.
_Colonnelli._
Jacomazo da Venetia capitano di le fanterie, tutti li
elemani, marchesi et ducheschi per uno colonnello colonnello 1
Nicolò Maria Giacomo albanese » 1
Li fanti di la guarda dil signor Marchese e Zuan Mato » 1
Piero Schiavo contestabele » 1
Li bolognesi fanti » 1
Gorlino » 1
_Colonnelli di le zente d'arme con le fanterie._
El conte de Caiazo et mirandoleschi squadre 14
Hannibal Bentivoj et signor Ludovico da Carpi » 11
Lo illustrissimo signor Marchexe Governador zeneral » 11
Signor Antonio di Montefalco et Zuan Francesco di
Gambara » 14
Conte Bernardin et Marco da Martinengo » 17
Signor Ranuzo dil Farnesio et conte Alvise Avogaro » 16
Alexandro Coglion et Tadeo de la Motella » 13
Conte Carlo di Pian de Meleto et Talian da Carpi » 13