MARINI SANUTI LEONARDI FILII PATRICII VENETI DE ADVENTU CAROLI
REGIS FRANCORUM IN ITALIAM ADVERSUS REGEM NEAPOLITANUM, ANNO
DOMINI MCCCCLXXXXIIIJ, REGNANTE ALEXANDRO SEXTO PONTIFICE MAXIMO ET
AUGUSTINO BARBADICO VENETORUM DUCE. INCIPIT LIBER PRIMUS.
Carlo octavo re di Franza, da poi la morte di re Ludovico suo padre,
successe nel regno, di età di anni XV, et fo incoronado a Paris ne la
chiesia de Sancto Dionysio, secondo il consueto regio, ne l'anno di
Cristo 1483[32]. Questo, _vivente patre_, stette scoso in una città
ne la Franza, chiamata Ambosa (_Amboise_), per molti anni; _adeo_ si
credeva el re Ludovico non havesse figlioli: et questo fece il padre
per dubio che li baroni non el sublevasse contra di lui, come fu facto
di esso Ludovico contra Carlo septimo suo padre. Et fu maridato in
la fiola de Maximiliano, figlio di Federico terzo imperatore, _nunc_
Re di Romani et successore electo de li sette electori elemani a
l'imperio: nata di la duchessa di Borgogna, et per consequente sorella
di l'archiduca Philippo, che _adhuc_ in Borgogna regna, chiamata
Margarita. La qual donna, non essendo in età perfetta, expetando il
tempo dil futuro sponsalicio in la città preditta di Ambosa, sette
anni vi stette[33]. Ma esso re Carlo, cupido di augumentar el regno,
essendo morto in quello tempo el duca Francesco di Bertagna senza
figlioli mascoli, et non era rimasto di lui se non una figlia unica,
la qual quello ducato governava, era promessa in moglie a Maximiliano
sopranominato, con grande exercito vi andò, et aquistato quel regno
del 1490, in l'ultima terra di detto ducato chiamata Rennes[34] trovò
ditta madama Anna fia dil duca preditto, et quella volse per moglie,
benchè fusse con re Maximiliano promessa come ho ditto, repudiando _ex
consequenti_ la fiola di esso Maximiliano, che per esser sua moglie lì
nella Franza dimorava. Et mandoe do ambasciatori a Roma a Innocentio
octavo pontefice, i quali fue l'abbate di Santo Dionysio al presente
Cardinal, et l'abbate di Santo Antonio di Vienna per cagion di spensare
e l'una e l'altra promessa[35]. Et celebrate le nozze a Turs[36] ne la
Franza, li fo mandati per diversi potentati oratori a congratularse
sì de tal felice matrimonio, _quam_ dil paese acquistato di novo.
_Unde_ per Vinitiani vi andoe Zaccaria Contarini et Francesco Capello
cavalier, i quali ambedoi fonno di militia da esso cristianissimo
Re adornati ne l'anno di Cristo 1491[37]. Et volendo mandar la fia
di Maximiliano a uno de primi suoi baroni di caxa regia, lei minime
volse, nè il padre mai consentì, al qual _honorifice, ut decebat_,
fo rimandata. Et poi con ditto Maximiliano venne gran discordia per
tal repudiatione, et toltoli la moglie, pur a la fine, interposti
ambasciatori, _maxime_ per il re di Franza el principe di Oringia
(_Orange_), el qual era prima nimicissimo de la casa di Franza et a
l'acquisto di Bertagna molto danizoe esso Re, ma poi fu causa di far
le nozze sopraditte et _etiam_ di pacifichar fra questi do re le cosse,
come di sotto al loco suo tutto sarà descripto, _Deo concedente_. Oltra
di questo, negando di dar al re de Ingilterra el tributo assueto,
Englesi non volendo tollerar, el re Henrico che al prexente quella
isola domina, armate nave cento a Dobla (_Dover_), in persona, con non
poco exercito di persone, zerca vinticinque milia, et fo ne l'anno 1492
dil mexe di Ottubrio, et dismontati a Cales, ch'è una terra mia trenta
vicina a l'isola predicta, et messe campo a una terra chiamata Bologna
di esso re di Franza, lontana da Cales zerca mia XVIII, et quella
strense. Et venuto exercito franzese, ne fo morti di l'una et l'altra
parte assà zente, _tamen_ poi sono pacificadi, et Carlo re promesse
dar _annuatim_ scudi sessantamilia, sì come re Edovardo havea[38]: et
cussì _etiam_ queste cosse fo conze. Ancora questo Carlo re havendo
inimicitia con Ferdinando re di Spagna, el qual in quelli tempi havea
da la setta maumecthana de Mori acquistato (non senza grande fatica) el
reame tutto di Granata, et ne l'anno 1492 a do di Zenaro intrato ne la
città di Granata, et scacciato (_Abu Abdallah_)[39] lhoro re, et reduto
sotto la pristina fede cristiana el suo dominio, che da più de 680
anni Mori lo havea posseduto: et questa inimicitia venne con detto re
di Franza (_e_) questo, perchè esso Re di Spagna tentava di recuperar
el contado di Rossiglion et Serdania (_Cerdagna_), quali altre fiate
per don Johanne re di Ragona suo padre fonno impegnati et dati al
re Ludovico di Franza, padre di Carlo predicto, sì per danari habuti
_quam_ per zente et presidio che li prestoe, quando la Cathelogna si
ribelloe, per caxon di recuperarla. Ma, mandati ambasciatori _citra
ultraque parte_, feceno pace perpetua, et _libere_ Carlo re dette et
assignoe a Ferdinando preditto la città di Elna (_Elne_) et Perpignano,
con el resto de ditti contadi soprascritti, et feceno accordo tra loro,
acciò dil reame di Napoli non se impedisca, et la publicatione di la
paxe quivi è posta, acciò il tutto chiaramente intender se possa.
Bando fatto ne la città di Barzellona adi 16 Settembrio[40] 1493 in
presentia di uno secretario dil re di Franza et di tre homeni d'arme
franzesi, del qual bando el ditto secretario ne ha fatto atto publico
lì in Barzellona.
Hora aldì (_udite_) generalmente che ve fanno a sapere per parte de
la Maestà del signor re don Ferando et donna Ysabetha per la gratia
de Dio re e regina di Castiglia, de Aragona, de Lione, de Cicilia, de
Granata, de Toledo, de Valentia, de Gallicia, de Maiorica, de Sibilia,
de Cordovia, de Murcia, de Giaen, de Algarve, de Algezira, de Gibeltar,
de le isole de Canaria, conte de Barzellona, signor de Biscaia e
de Molina, duca de Athenes et Nichopatria (_Neopatria_), conte di
Rossiglion e Serdania, marchese di Erystain (_Oristano_) e conte
di Gociano, che sono state fatte e promesse e iurate vere alianze e
confederatione perpetue infra li ditti re e regina et lo illustrissimo
signor don Johan principe de le Esturie e de Girona et cet., figliolo
primogenito et legiptimo successore de le sopraditte Maestà, et in li
loro regni et terre et de loro successori da una parte, et da l'altra
lo cristianissimo signor don Carlos per la gratia di Dio re di Franza,
et per lo illustrissimo signor don Carlos principe et delphin de Vienna
figliolo legittimo del cristianissimo Re, in lo reame di Franza, terre
e signorie di quello et de loro successori da l'altra parte, in questa
maniera che hora e perpetualmente le sopraditte Maestà sono e saranno
per loro e per li loro sopradetti successori et per li loro reami,
terre et signorie, boni fradelli e amici, aliati e confederati, amico
de l'amico e nemico de l'inimico enverso de tutti e contro tutti,
senza reservatione de persone alcune, de qual se voglia condition o
dignità o stato che siano, salvo la Santità del Nostro Signor el Papa.
Et altramente, come più stensamente è commemorato ne li articoli e
capitoli de le alianze e confederatione promesse fatte e iurate infra
le ditte Maestà e per la sopraditta causa, per parte de le sopraditte
Maestà se notifica a ogni homo generalmente de qual se vuol conditione
e stato che siano de li loro regni e signorie, che liberamente habino
a conversar, negociar et contractar con ogni segurità tutti li subditi
del cristianissimo re di Franza, vegnando e andando ne li regni et
terre de loro Maestà, e cussì per converso li subditi nostri ne le
terre e regni dil cristianissimo re di Franza, cussì come si tutto
fusse una signoria unita, come per le ditte alianze e confederatione si
ha ordinato e facto et jurato.
Et havendo cussì placato le cose de Spagna et de Ingilterra, prima
obtenuta la Bertagna, et tasentate le discordie con Maximiliano re di
Romani, essendo il regno suo pacifico, volendo imitar le vestigie de
soi progenitori cristianissimi chiamati Caroli, però che septe vi fue,
_maxime_ di Carlo figlio di Pipino re di Franza et imperatore romano,
la cui fama è grandissima, et non _immerito_ fu chiamato Magno; mosso
_etiam_ (come diceva) da zelo di la fede, per discacciar Turchi del suo
dominio et recuperar la Terra Santa, da Mori tenuta za gran tempo; et
visto molte prophetie che chiaro parla come lui doveva far molte cose,
le qual per non essere al proposito qui pretermetterò di scriverle;
mosse l'animo et fece qualche pensier di venir con grande exercito in
Italia, et _primo_ acquistar il reame di Napoli a lui, dicendo, _jure
hereditario_ dovea pervenir, la cui historia di sotto sarà scripta,
et instigato, _immo cotidie_ sollicitato dal principe di Salerno, uno
de' primi baroni dil reame di Napoli sopraditto, el qual fuggite lì
in Franza quando Ferdinando re di Napoli discazoe li baroni dil suo
reame, i quali insieme si haveano accordato contra di lui, zoè: el gran
siniscalco principe d'Ariano, conte di Capazo, principe di Bisignano,
principe d'Altemura, marchese di Bitonto, esso principe di Salerno et
il conte di Montoro con molti altri, et assà numero di baroni et quelli
di l'Aquila, dove fu molta guerra in ditto reame, aiutandoli _maxime_
Innocentio octavo pontifice, el qual assoldoe per capitano de la Chiesa
el signor Ruberto di San Severino, _tunc temporis_ uno de primi de
Italia _in arte militari_, et questo andato con gente in reame, dove li
venne a l'incontro Alphonso duca di Calavria, che al prexente di Napoli
è re[41], fino appresso Roma, et fonno a le mani et durò la battaglia
fino la sera: tamen niuno di loro fonno vincitori. Ma li baroni, cussì
come da prima erano uniti, cussì poi tra loro hebbeno varie opinioni.
Alcuni volevano darsi a la Chiesia Romana, altri a la Signoria di
Venetia, altri chiamar Turchi in Italia in suo soccorso, et altri
volevano sublevar nel regno Renato duca di Loreno disceso di la caxa de
Anzò, che fu nepote di Renato, che za fu Re di la Puja, a cui dicevano
ditto reame dover expectare. Ma dapoi molte cede (_uccisioni?_),
pacificato el Pontifice con esso re Ferdinando, con conditione dovesse
_etiam_ far paxe con soi baroni e perdonarli le offexe, al qual
iureriano fedeltà et omaggio. _Unde_ per questo li baroni preditti
_sub fide regia_ andono a Napoli a inchinarsi et dimandar perdono: et
venuti, parte in castello de comandamento regio fonno retenuti, parte
morti, altri in carcere serrati. Ma questo sapientissimo principe
di Salerno, accorgendosi di quello li saria intervenuto, fuggite
di Napoli, et di mano di Ferdinando, incognito, con grandissima
arte, scampoe dil reame. Et gionto a Roma, d'indi partito, venne a
Venecia, _demum_ capitoe in Franza, et fu ne l'anno di Cristo 1486,
dove da quello Carlo re et quelli governava quel regno fu _benigne
et honorifice_ ricevuto, datoli provvisione et zente, nella impresa
di Bertagna fu operato, et valorosamente si portoe. Questo principe
insieme con altri baroni subito gionti terminono di metter ogni loro
inzegno ad exortar esso Re, e la sua corte et gran parlamento, che
volesseno far le vendette de ditti baroni. Questo perchè sotto la fede
dil Pontifice, di esso Re di Franza et Senato Veneto, quelli andono a
Napoli et messeno gioso le arme, _unde_ mal capitono. Benchè Innocentio
pontifice, non volendo patir tal ingiuria, comenzò quasi di novo a
far guerra con Ferdinando, et _etiam_ exortoe Venitiani a non patir
questo, i quali vi mandoe ambasciatore a Napoli Marco Antonio Morosini,
cavalier splendidissimo, acciò vedesse di conzar le cosse[42]. Et
già li baroni ritenuti erano stati morti, non vi essendo rimedio, in
fine col Pontifice et Re pacificono le cosse. Ma pur esso principe di
Salerno non restava di sollecitar in Franza che il Re venir dovesse in
Italia, et acquistar ditto reame, mostrando chiaro che alla sua corona
perveniva, benchè poco era da quelli baroni primarii gallici audito.
Et acciò meglio s'intendi è necessario di scriver il modo che ditto
reame è pervenuto alla caxa di Aragona. Questo reame di Napoli o vero
di la Puja, _alias_ dominado per re Ladislao che fu figlio di Carlo,
el qual Carlo fu chiamato di Ungaria ne l'anno 1380 da Urbano pontefice
contra la raina Zuana vecchia, la qual favoriva Clemente suo adversario
nel papato, et haveva adoptato per proprio figlio et successore nel
regno Ludovico duca di Angioia figliolo dil re di Franza, et per queste
cagioni chiamò ditto Carlo, el qual venne con ottomilia cavalli et
intrato in reame prese la ditta regina et quella uccise, et superoe
li principi. Et l'anno sequente che l'hebbe acquistato, essendo morto
Ludovico re di Ungaria senza figlioli, de volontà de tutti quelli
principi fu chiamato in Ungaria, et di quel regno incoronato ancora Re,
benchè poi per ordinatione di la Regina di Ungaria fusse advelenato
et morì. Adoncha successe nel regno di Puglia ditto Ladislao, et
regnò anni ventinove. El qual venuto in etade acquistò ancora il
regno di Ungaria, benchè per sospetto di non lo poter mantenere poi
lo vendesse, et con quella pecunia si conservò el regno di Puglia, et
diventò prudentissimo, magnanimo et ne le arme expertissimo. Et dapoi
la morte de Gioan Galeazzo duca di Milano acquistoe Perosa et molte
altre cittade, et venuto a Roma sotto color di amicitia fu cagione di
far levar tutto el popolo in arme contro Bonifacio nono pontefice[43],
nel qual tumulto furono morti, come scrive Leonardo Aretino, undece
de principali de Roma; et impaurito fortemente il Pontefice, con
tutta la corte se ne andò a Viterbo. Et essendo Bonifacio morto,
simelmente Ladislao, o vero, secondo alcuni, Lanzilao, prese Roma per
absentia di Gregorio duodecimo successore del ditto Bonifacio[44]. El
perchè Gregorio preditto, insieme con el collegio de Cardinali, privò
Lanzilao di ogni sua dignità, et similmente dil regno, et dettelo
a Lodovico figlio già de Lodovico de Angioja: et per questa cagione
vendette Cortona a' Fiorentini[45]. Et, infermato a Perosa, fu portato
a Napoli, dove fu fatto attossicare da' Fiorentini. Il modo fu che,
amando la fiola del medico suo, con la qual spesso si trovava, _tamen_
occultamente, or fu promesso a ditto medico molta pecunia, se teneva
modo di far morire Lanzilao. La qual cosa acconsentendo el medico,
chiamò con parole dolce uno giorno la figliola, et dissegli: piacemi
che te inzegni quanto puoi, che lo tuo padre sia suocero di tanto Re
et avolo di stirpe regale: seguita pur che fazi cosa che in contento
li sia, ma se farai a mio modo, te insegnarò cosa che lui ti amerà, et
saremo tutti felici. Et lei contentissima. Or il padre fece uno veneno,
chiamato da medici Nepello, et dettelo in uno fazzoletto finissimo
alla fiola, et ordinò, quando dovea esser con il Re, si ungesse con
ditto unguento nel luogo suo genitale. Venendo adonque il Re a lei, la
giovenetta fece quanto il padre le havea imposto, et in quel modo de
subito uccise lei el Re; et il padre di tal male non rimase impunito.
Or, venuto a morte senza figlioli legittimi, successe nel regno
Gioanna seconda sua sorella del 1413[46], et regnò anni ventiuno et,
ben che la fusse di corpo femineo, fu non di meno di animo virile,
et nel governo sagace et prudente, et per havere favor nel regno si
maritoe a Jacobo conte de la Marca, el qual fra principi franciosi
per natione et virtù si diceva esser el primo; ma vedendo lei che 'l
marito voleva disponer ogni cosa senza sua saputa, sdegnata si partì da
lui, per la qual cosa si divise subito el regno in più parti, perchè
altre voleva il governo di lui, altre quello di lei, un'altra parte
voleva Lodovico de Angioia, (_un'altra_) per fin doversi chiamare in
quel regno Alphonso re de Ragona, el qual finalmente superando ogni
altro fu adoptato per figliolo di essa Giovanna, benchè poi le fusse
ingrato, et la scaccioe in poco tempo di Napoli, et la messe in una
rocca, dove finalmente morì nel 1434[47]. Adoncha questo Alphonso,
fiol de Ferdinando re di Aragona, cupido di acquistar novo regno,
essendo vicino, però che dominava la Cicilia oltra Faro, deliberoe
di passar in reame, et nel principio volendo esser da ditta raina
Gioanna adoptato, _sepius_ fo deluso, per la qual cosa passò con
grande armata et exercito terrestre nel ditto regno, et il capitano
di la Rocca marittima per forza di danari acquistoe, et cussì hebbe
quello castello, non advertendo essa regina, la qual za havea adoptado
Renato fratello di Lodovico de Angioia de la fameglia dil re di Franza,
come è scripto di sopra, et za la Puglia dominava et era in Italia,
et Alphonso preditto comenzò a seguir la ditta impresa. _Et unum non
praetermittam_ di scriver, che esso re Alphonso del 1435 combattendo
la città di Gaeta, la quale da Zenoesi era fortemente difesa, _unde_
Zenoesi armono dodexe nave et trentacinque galie con volontà et favore
dil duca Philippo de Milano loro signore. Capitano de ditta armada
uno Biasio Axerato (_Biagio d'Assereto_) et Helya (Sorleone) Spinola,
et fonno a le mani con l'armata di ditto re Alphonso, la qual già era
benissimo posta in ordine, et per diece hore duroe la battaglia, a la
fine Zenoesi furono superiori et preseno Alphonso con doi frategli,
zoè Joanne re de Navarra et (_don Henrico_)[48], Antonio duca di Sexa
(_Sessa_), Joanne Antonio principe di Taranto et molti altri principi
et signori più di 100, et 200 cavalieri, et acquistano di molta preda,
i quali dal preditto Biasio capitano fonno presentati al duca Philippo,
el qual, essendo liberalissimo, per acquistare fama grandissima
gli riceveteno con grandissimo honor, in breve giorni li lassorno
liberamente ritornar alle patrie loro, contro il voler de Zenoesi,
i quali sdegnati si ribellono dil dominio duchesco, et caccioe fuora
Obezino (_Pacino Alciati_) locotenente dil duca, che lì in Zenoa era,
et si reduseno in libertà. Ma, ritornato Alphonso nel regno, obtenne
Gaeta. Ma in questo _interim_ sopravenne la morte di la ditta regina
Zuana[49], et restoe la guerra tra esso Alphonso et Renato preditto,
el qual za nella Puglia quattro anni havea regnato. Ma da poi molte
battaglie, ne l'anno 1442 Alphonso Renato superoe et ruppe, el qual
introe in Napoli. Dove Alphonso andatovi a campo, longa et durissima
obsidione cingete, et vi stette do anni a campo, _tandem_ per una
cava subterranea le sue zente introe in la cittade, et cussì have la
terra. Ma Renato intrato nel castello fortissimo chiamato Castelnuovo,
dove lassoe a custodia uno Antonio Calvo zenoese, el qual di assà
summa di fiorini li era debitore. Ma Zenoesi in suo ajuto li mandoe
do grandissime nave piene di munitione et de zente d'arme, sopra le
qual esso Renato con li suoi franzesi montoe, et venne a Pisa et da
poi a Fiorenza, et non potendo più haver soccorso andò in Marsegia
(_Marsiglia_) dove vi stette. Ma in quel mezzo el custode zenoese
preditto, che era in Castelnuovo, habuto da Alphonso quella quantità
di oro dovea dar a Renato, li dette et consignoe ditto castello, et
si ritornò a Zenoa. Adunque habuto Napoli, preso alcuni baroni et ad
altri perdonato, che li zurono fedeltà, _ita_ che tutto quello regno
non con piccola fatica venne sotto al suo dominio, et tornato in
Napoli sopra un carro aureo, triomphoe di tanta victoria. Benchè poi
ne l'anno 1453, che fu undeci anni da poi l'acquisto dil reame, Renato
di Andegavia preditto, desideroso di recuperar il regno, fatto liga
con Francesco Sforza duca di Milano et Fiorentini, venne con domilia
cavalli in Italia, et andoe a Fiorenza. Ma il duca Francesco fatto
gente, mutoe altro pensier, et venne contra Vinitiani, et nel Brexano
et Bergamasco prese alcuni castelli, e fatto molte cede su quel di
Pontevico, sopravenendo l'inverno, le zente andono a li allozamenti.
Ma questo vedendo Renato lassoe suo fiol Joanne a Fiorenza[50], et
si partì con cattivo animo sì contra il duca Francesco _quam_ contra
Fiorentini, però che non li haveano atteso alle promesse, e ritornò in
Marseia, dove el resto di la vita sua ivi finite. Ma el re Alphonso,
havendo regnado nel regno napolitano anni 22, dapoi sedate alcune
discordie con Fiorentini, et ancora havendo regnado in altri regni,
zoè Ragona, Spagna e Sardegna, accumulato grandissimo thesoro, morite
in Napoli, nell'anno 1456[51], et non havendo legiptimi figlioli, el
regno hyspano o vero di Ragona pervenne al maggior suo fratello don
Joanne, _jure hereditario_, di qual è disceso questo re don Ferdinando,
che al presente domina, però che Alphonso ebbe tre fratelli, lui
primo, don Johanne ditto che fu re di (_Navarra_)[52], don Henrico
maestro di S. Jacomo, et don Piero, el qual morite a l'impresa di
Napoli soprascritta, et una sorella[53], la qual fu maridata a don
Joanne re di Spagna suo parente consanguineo[54], in tempo del padre.
Ma il reame di Napoli, il qual esso Alphonso per forza di arme et con
sua industria havea acquistato, instituì et lascioe per testamento a
Ferdinando suo fiol _ex pellice_, (_quantunque_) lo ditto regno dovesse
ex instituto antiquo pervenir alla Sedia apostolica. Ma con voluntà di
suo barba re don Joanne preditto, ne l'anno 1456, Ferdinando, morto il
padre, comenzò a regnar. Benchè Calisto terzo pontefice, di nazione
Catelano, di patria Valentiano, el qual _alias_ di Alphonso re suo
padre fu primo secretario, et quello incoronoe, essendo esso Calisto
di animo excelso et magnanimo, statuì e tentò omnino di voler repeter
ditto regno, nè mai Ferdinando volse investir: ma sopravenne la morte
et fo disturbato. E da poi successe Pio secondo, di natione senese, el
qual, _licet reclamantibus_ _Gallis_, confirmoe Ferdinando nel regno,
et quello a Roma coronoe con gran pompa; ancora in parte il censo
antiquo et assueto a dar alla sedia apostolica, zoè fiorini 60 milia
_annuatim_, relassoe[55]. Ma è da saper che prima Joanne Andegavense,
_olim_ fiol di Renato, havendo inteso la morte di Alphonso, et che
Calisto non voleva investir Ferdinando di questo regno, con ajuto
di Jacomo Picenin mosse guerra a Ferdinando, et passò in Italia, et
fo a le mani con le zente di Ferdinando preditto, et quelle ruppe et
scaccioe al fiume Sarno; ma sentendo tal rotta Pio pontefice, dubitando
Franzesi non prosperasse, li mandoe contra Federico di Montefeltro duca
di Urbino, capitano di la Chiexia, insieme con el signor Alexandro
Sforza di Pesaro, et veneno _in Marsos_, acciochè Jacomo Picenin,
condutto dal duca Joanne de Angioja preditto, non potesse venir contra
Ferdinando; per le qual cose, con lo ajuto di Dio, esso re fugoe di la
Puja ditti Franzesi, per la qual vittoria molti signori, _qui gallica
arma sequebantur praeterito_, con Ferdinando si accordoe et ebber
stipendio, altri sono rotti et fugati. Ancora questo re Ferdinando
con Paulo secondo Pontifice, di natione veneto, che a Pio successe,
have alcune discordie per caxon del tributo, el qual _non solum_ non
voleva ogni anno pagar, ma voleva che li fusse lassato come papa Pio
secondo in suo tempo havea fatto. _Demum etiam_ con Venetiani nascete
qualche discordia per caxon di la ixola de Cypri, la qual al presente
pretermetterò per non esser a proposito. Et poi ne l'anno 1480 Maometh
othomano gran sultan et principe de Turchi deliberoe di acquistar la
Italia, pacificato le cosse con Venetiani, et mandoe la sua armata in
la Puja, et prese Otranto, ch'è fortissima et grande cittade, capo
di la Calavria, et quella per alcun tempo tenne. Ma sopravenendo la
morte di esso Maometh suo signor, essendo lì a campo Alphonso duca di
Calavria, di Ferdinando fiol primogenito, et Turchi non sperando più
soccorso, perchè ne li loro paesi era grandissima dissensione tra doi
fratelli, che cadauno voleva acquistar el regno paterno, _unde_ si
rendeteno a patti: _tamen_, habuto la terra, sono tutti Turchi presi,
parte morti, altri fatti presoni, et altri restoe a stipendio di ditto
Alphonso de qua in Italia. Et questa venuta de Turchi fu cagione di
cessar le novità di la Toscana, però che il re faceva gran guerra a
Fiorentini, et già in Siena esso Duca di Calavria era intrato, et _ad
libitum_ disponeva, e de lì se partì con el.... _Sed de his hactenus,
et ad propositum nostrum redeamus_.
E vedendo adoncha esso re di Franza il suo Stato _undique_ pacificato,
ne l'anno 1493, fatto più volte a Paris consultatione di quello
havesse a far, di tuor l'impresa di Napoli _vel ne_, tra quelli dil suo
parlamento: essendo di animo generoso, di ingegno excellente, di età
di anni 24, di corpo robusto et forte, ma di effigie bruttissimo, naso
grande, di statura piccolo, et _ut plurimum_ parla poco, mosso prima,
come diceva, di volontà di Dio, però che fece far nel suo regno solenne
oratione, pregando lo eterno Iddio dovesse inspirarli qual fosse el
meglio di venir in Italia, o vero altrove metter il suo pensiero,
_unde_ pareva che tutte le oratione et quelli oravano, _maxime_ alcuni
heremiti, lo confortavano ad ogni modo a pigliar ditta impresa. _Tamen_
molti signori del Parlamento lo disconselgiava, dimostrando ragioni
evidentissime che non era tempo di venir in Italia, narrando come
altre fiate Franzesi erano stati rotti, e che li potentati de Italia
_numquam_ soffreriano che lui vi venisse a dominar Stado alcuno, nè il
vorrebber per vicino; _etiam_ che le vittuarie mancherian, et che in
paese a loro non solito nè assueto clima era mal guerrizar, et molte
altre ragioni li erano ditte acciò si movesse di tal sua opinione et
voluntà. Ma il re preditto a tutto sapientissimamente rispondeva,
dicendo non esser maggior gloria che voler lassar memoria di fatti
loro, et che era venuto el tempo che esso Carlo dovesse far quello
diceva le prophetie, zoè passar in Italia, et andar poi contra Turchi
nemici de la Cristianità, i quali za tanto tempo hanno sempre cercato
di spenger il nome di Cristo, et ancora recuperar la Terra Santa da
Mori tenuta. Le qual cose nel principio diceva voler far, havendo lo
exempio di quello havea fatto Ferdinando re di la Spagna, che il reame
di Granata ha acquistado, et concludendo li pareva al tutto di metter
ogni cura a dover exequire il suo intento. Et essendo instigato, _ymo_
sollicitato dal Principe di Salerno, come ho ditto di sopra, _etiam_
da preghiere dil signor Ludovico Sforza vice conte duca di Bari, che
_tunc_ el dominio de Milano governava, et regnava, (_quantunque_) vi
fosse duca Zuan Galeazzo Maria suo nepote, et con quello fece occulti
patti et federatione, et dapoi che vi mandoe tre ambasciatori per nome
di quello Stato di Milano in Franza a congratularsi di le nozze et
acquisto di Bertagna, i quali fonno el signor Zuan Francesco di San
Severino conte di Cajazzo, el conte Carlo di Belzojoso et Galeazzo
Visconte[56]: ivi appresso il re rimase ditto conte Carlo, el qual, non
come oratore ma sollicitatore grandissimo, _cotidie_ con li signori dil
parlamento sollicitava questa venuta dil re in Italia, et _maxime_ con
monsignor episcopo di Samallo (_Saint Malo_) et monsignor Stephano di
Beucher (_Beaucaire_), i quali erano amicissimi di esso sig. Ludovico,
et quelli che contra tutti oppugnava che il Re dovesse passar in
Italia. Or la cagione che questo sig. Ludovico volesse il Re venisse,
fu che havendo questo duca Zuan Galeazzo di Milano nell'anno 1489 tolto
per moglie la figliola di Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando re
fiol, chiamata Ixabella, donna di grandissimo inzegno, la qual venuta
con gran magnificentia a marito, celebrate le sponsalicie, _tamen_ esso
Duca per uno tempo stette che non potè usar con lei, o fusse ligato
acciò non generasse, o che se fusse, pur alla fine, _volente Deo_, la
ingravedò, et nacque nel 1490 uno fiol maschio, el qual poi baptizato
li fo posto nome Francesco. Et dubitando Ludovico che esso Duca di
Calavria, el qual _merito_ era il primo homo de Italia et sulle arme,
vedendo el genero suo al modo steva, senza haver libertà nel Stato, non
lo volesse liberar et ponerlo solo nel governo dil ducato di Milano,
el qual da esso Ludovico era occupato _sub nomine gubernationis_ dal
1479 in qua: et si pensò che movendo Franzesi a venir in Italia contra
Napoli, qualche pensier che havesse esso Duca di Calavria sopra di
queste cose di Milano fusse disturbato, et attender dovesse a difender
el suo regno, come fue. Et ancora ditto re di Franza da alcuni signori
italiani era _vehementer_ exortato, e _maxime_ da Hercule da la cha
di Este di Ferrara, nemicissimo di Venetiani per le guerre tra loro
seguite, cupido di nove cose. Questo messe a soldo dil re uno suo fiol
secondo, chiamato Ferante, et _etiam_ ne l'anno 1492 fense di aver
voto di andar a San Jacomo di Gallicia; et postosi in ordine, venuto a
Venetia con el fiol don Alphonso primario, dimostrando di recomandar el
suo Stato a quella Signoria, se ne partì, et con non piccola compagnia
andoe fino a Milano, poi ritornoe, dicendo el Pontefice lo havea
assolto di tal voto, con conditione andasse a Roma, et cussì ritornò
a Ferrara: _tamen_ non senza misterio ditta andata fue, come di sotto
al loco suo tutto sarà scripto. Et oltra di questo, _etiam_ cardinali
di la Santa Chiesia Romana dette favore et procuroe la venuta di esso
Re: come fu el Cardinal di S. Piero _in Vincula_, sì per esser episcopo
di Avignone, _quam_ per la inimicitia havea al Pontefice et odio al re
di Napoli. Adonque, terminato el re di Franza di poner ogni diligentia
per venir a la expeditione di l'impresa di Napoli, ordinato per tutto
el suo regno grande exercito, i quali a ogni suo comandamento fusseno
preparati, se ne venne a Lion, et prima deliberoe di mandar a intender
l'opinione de li potentati de Italia, et se sariano contenti di tal
sua venuta, et mandoe uno suo messo, over ambasciatore, non molto di
conditione, chiamato Peron de Basser Mastro dotel (_Perron de Basche,
maitre d'hôtel_) zoè Maistro di casa dil Re, el qual venir dovesse al
Senato Veneto et a Fiorentini et ad Alexandro sexto pontifice romano
di natione valentino, et nepote che fu di Calisto terzo pontifice,
el qual in luoco de Innocentio octavo del 1492 al decimo di Avosto
da Cardinali fu creato Papa. Et questo tal ambasciatore venne prima a
Venetia, e gionto a 8 dil mese di Luio 1493 allozoe a la Badia di S.
Gregorio, et _honorifice_ tractato. Questo portoe lettere di la Maestà
cristianissima dil suo Re alla Signoria, dinotando che voleva al tutto
venir a rihaver el suo Reame di Napoli, et però questo suo messo havea
mandato per intendere l'opinione sua, se si volevano impazzar in dar
ajuto a re Ferdinando, o quello volesseno far, et si volevano dar
passo et vittuarie, notificando quello haver bona paxe con Venitiani
confirmata ne l'anno 1485 per Hieronimo Zorzi cavalier[57], era oratore
lì in Franza, et che voleva con justa causa ottenir ditto reame di
Napoli, offerendosi etc. Al qual Venitiani, benchè non fusse creto
(_creduto_) volesse venir, pur da poi molte consultatione fatte nel
conseglio di Pregadi, per il Principe Serenissimo Augustino Barbadico
li fo risposto: Prima che si volevano aderir alla voluntà del summo
Pontifice et duca di Milano o vero sig. Ludovico, con li qual havevano
liga insieme, la qual pochi mexi avanti fue celebrata, duratura per
anni XXV, et dil mexe di April passato, nel zorno di San Marco fue
publicata. Ma che pur li volevano dir questo, che Venetiani amavano la
paxe, et che non bixognava a loro guerra, havendone habuta assai sì in
Italia, _quam_ con Turchi più di 30 anni continui; et che non erano di
sorte che si volesse impazzar in quelle cose che a loro non toccavano:
et che sapevano ben la paxe con la cristianissima Maestà dil suo Re,
la qual al tutto volevano mantenir et conservar, _etiam_ che havevano
bona paxe con la Maestà dil re di Napoli, et che non potevano nè dar
nè devedarli il passo, perchè non accadeva passar per nostre terre
e luogi, offerendosi prontissimi a conservar la amicitia antiqua con
la Sua Maestà; et altre parole di questa substantia li usoe. Et ditto
mastro Peron contento, ben che volesse in iscrittura, _tamen_ per non
esser consuetudine non li fo data, ma ben tal deliberation letta più
volte, _unde_ rimaso satisfatto se ne partì, et andoe per la via di
Ferrara a Bologna, et dal magnifico Joanne Bentivoy, che al presente
quella communità sì come signore dispone et governa, volse _etiam_
saper si era contento di dar passo alla Maestà dil suo Re, però che
dimostrava voler far quella via; et ben che ditto magnifico Joanne
fusse soldato dil Stato di Milano, pur era a la fin di la ferma; et
dimostrò quasi esser contento di tal regia venuta. Or poi ditto Peron
andoe a Fiorenza, dove _etiam_ volse intender quello volevano far,
ben che fusse in stretta amicitia con il re di Napoli, commemorandoli
li beneficii che la città di Fiorenza in diversi tempi havea ricevuti
da la casa di Franza, _et maxime_ da Carlo Magno che, come si legge
ne le hystorie, essendo Fiorenza ruinata da Totila re de Gothi, la
redificoe et amplioe di circuito di mure, et che advertir dovesseno
le inimicitie habute con Ferdinando et quella guerra del 1478, li
qual danni ancora non erano a pena restaurati, et che sempre in ogni
loro adversità lo cristianissimo suo Re et soi antecessori l'haveano
defesi come suo protettore, sempre varentando (_guarentendo_) quella
Republica in libertà. _Unde_ Fiorentini li fece risposta, la qual
per non la saper, qui non la scriverò, ma è da judicare che da loro
havesseno miglior risposta cha di niuna altra potentia. Et questi
Fiorentini mandono do ambasciatori a Lion al re, li quali fonno lo
episcopo di Arezzo[58] et Piero Soderini. _Demum_ avanti venisse di
qua da monti ne mandono do altri, li quali fonno Guido Anton Vespuzi
cavalier et Piero Caponi, come di sotto sarà scripto. Ma questo Peron
de Basser prenominato, partito da Fiorenza, se ne andò a Roma, et
alla presentia dil Summo Pontifice, insieme col Cardinal di Santo
Dionisio di natione franzese[59], expose la volontà dil suo Roy, et
che voleva intender l'opinione et haver la investisone dil reame, sì
come tutti altri Pontifici li ha dato, et _etiam_ questo promesso,
perchè _jure hereditario_ a Sua Maestà dovea pervenir, et che l'era
stato dalla Signoria di Venetia et da Fiorentini, da li quali haveva
habuto risposta grata al suo Roy. Ma il Pontifice li rispose che non
era tempo di venir in Italia, perchè Ferdinando chiamerebbe Turchi
in suo soccorso, non potendo da altri haver ajuto, sì che saria gran
confusione, et che lui voleva conzar le differentie, et cussì fatto
la consultatione in collegio de Cardinali, li dette tal risposta: et
_statim_ ditto Peron ritornoe in Franza, et riferite al Re la relatione
sua.
Or, zonto ditto ambasciator dal Re a Lion, referite le risposte
habute, per le qual più el Re se inanimoe, onde _continue_ ordinava
preparatione di exercito, de artegliarie portabele su carri, et
_iterum_ con li soi dil Parlamento consultoe le cose necessarie a tal
e tanta impresa. Vi era con Sua Maestà soa moglie madama Anna; et il
suo figliol primario chiamato _etiam_ Carlo Orlando, di età di anni
zerca do, rimase a Ambosa, ch'è una terra lige sie luntan da Turs, in
guardia et custodia de alcuni primi dil suo Parlamento, et in governo
di mons. duca di Borbon suo cugnato, marito di sua sorella madama di
Biau (_Beaujeu_), la qual mentre el Re era in età pueril governoe el
reame di Franza, è donna di grandissimo governo et inzegno: et cussì
qui a Lion fece molte et varie provisioni; et ordinò a molti baroni si
dovessero preparar, che al tutto voleva passar in Italia. Et mandoe a
Paris a dimandar cinquanta milia ducati o vero scudi per tal impresa.
Ma il consiglio di Paris li mandoe a dir che non erano di opinione,
per loro conseglio, che Sua Maestà dovesse tuor questa impresa, perchè
l'era pericolosa; et che non si dovesse fidar de li potentati de
Italia, nè di el signor Ludovico, et dissuadevano molto: et se pur Sua
Maestà volesse andar o mandar exercito in Italia, non li volevano dar
alcuna cosa; ma, non andando, li promettevano dar ad ogni suo piacere
scudi centomilia. Tamen per questo el Re non ristette, _imo_ deliberò
per terra e per mare far grande armata; et in Provenza ordinoe armata;
ancora a Zenoa mandoe danari, o vero el sig. Lodovico lo servite, acciò
fusse posto in ordine una grossa armata, perchè più presto potesse
obtenir il reame. Le qual cose benchè per Italia se intendesse, sì per
lettere _quam_ per mercadanti veniva di Franza, ma mai fu creto tal
venuta, maxime da Venetiani.
Domente queste cose ne la Franza si fanno, Ferdinando re di Napoli
di casa di Aragona, el qual za sentia tal opinione de Franzesi contra
de lui, venuto da la cazza di uno loco ditto Tre Pergole, da catarro
in do giorni morite, et fo adi 25 Zener 1493[60], a hore 16; et in
quel zorno moderno Alphonso suo fiol primario, Duca di Calavria,
a cui perveniva il regno, vestito d'oro, insieme con l'ambasciator
venitiano, eravi Polo Trivisan cavalier chiamato da la Dreza, quello
di Milano, era Antonio Stanga dottor, et quello di Fiorenza, zoè
Dionisi Puzo (_Pucci_), el qual _etiam_ lui morite lì a Napoli
avanti la venuta dil Re di Franza in Italia, et con suo fradello don
Fedrigo principe di Altemura cavalcoe attorno la terra secondo il
consueto, con più di duo milia cavalli, et andoe alli sie Sezi di
Napoli, et fece le solemnità si suol far; poi introe nel domo, dove
da l'Arcivescovo[61] fu fatto alcune cerimonie; _demum_ introe in
castello, dato li signali al castellano, secondo usanza; et subito
fece suo fiol, Ferdinando chiamato, di età de anni 27[62], che era
principe di Capua, lo intituloe Duca di Calavria; et il zorno driedo
fu fatto le exequie dil Re morto, che furono bellissime, et sepulto
in la chiesa di san Domenego. Questo re Ferdinando defunto era di
età di anni 71, havea regnado anni 36, fu homo molto astuto, di
piccola statura ma molto gajardo, dilectavase assae di cazze. Hebbe
tra li altri di la prima moglie[63], che fu figliola dil principe
di Rossano uno de primi baroni dil reame, quattro legittimi figlioli
et do fie: che fu questo re Alphonso, don Fedrigo, don Joanne che fu
Cardinal[64], et don Francesco[65]. Ma il Cardinal et don Francesco zà
erano mancati di la presente vita. Le figliole: una madama Leonora,
maridada in el duca Hercules di Ferrara, la qual in questo anno, dil
mese di Settembrio[66], a Ferrara morite; l'altra fu madama Beatrice,
maridada in re Mathias di Ungaria, la qual al presente vive, vedoa[67],
in una terra lì in Ungaria chiamata Ystrigonia, però che quel regno,
morto re Mathias senza figlioli legittimi, con lo ajuto delli baroni
quello regno acquistoe Ladislao Re di Boemia, fratello dil Re di
Polonia. Ma Ferdinando, morta la sua prima moglie, per cessar alcune
discordie nascevano con il Re di Spagna suo cusino, si maridoe in
donna Joanna, sorella di questo Re di Spagna[68], di la qual hebbe una
unica figliola[69] et è chiamata l'ynfante di Castiglia, la qual manca
a maritare. Ma, come ho ditto, Alphonso habuto pacifico el regno, et
zurato li popoli homaggio et fedeltà, exortoe Alexandro pontifice che
volesse mandar a incoronarlo, et con Soa Beatitudine fece parentado,
zoè che maridoe una soa fiola, chiamata madama Sanza[70], di età de
anni 17, in don Zufrè fiol dil Papa, di anni 13, et quello venuto a
Napoli, fatto le sponsalicie che furon magne, el Re lo fece, esso don
Zufrè, Principe de Squillazi, et fo dil mese di Mazo 1494. Nel qual
tempo vi venne _etiam_ a Napoli per nome dil Papa, il cardinal Monreal
nepote dil Pontifice[71]: _licet_ in concistorio el cardinal mons. di
Santo Dionisio, di natione franzese, _nomine Caroli regis_, protestoe
non dovesse mandar a incoronarlo, attento che il suo re pretendeva che
ditto reame di Napoli fusse suo, et _de jure_ a Sua Maestà dovea venir.
Ma pur el Pontifice per questo non stette, et adi 8 Mazo in Napoli in
la chiesia cathedral, overo il domo, con grandissimo triumpho Alphonso
incoronoe. Et habuta la regia corona, intendendo per exploratori certo
che il Re di Franza preparava di venirli adosso et tuorli il regno,
comenzò a far provisione per defendersi. Era liberalissimo con tutti,
conferiva beneficii et assoldava gente, catando (_procacciandosi_)
gran quantità di denari, ponendo man al thesoro lassado per il padre,
provedendo di munitione et artegliarie a li castelli. Ma prima che
scriva alcuna provisione fatta per esso re Alphonso, scriverò il modo
de la sua coronatione. Già dil mexe di April adi 13, venne et gionse a
Napoli uno ambasador dil Re et Regina di Spagna, chiamato il governador
di Cathelogna, el qual stette alcuni zorni, et poi visitato la Raina,
sorella dil suo Re, in Spagna ritornoe[72].
Questo è il modo et ordine de la incoronatione dil re Alphonso, fatta
in Napoli adi 8 Mazo 1494.
Essendo adi do Mazo venuto verso Napoli el cardinal Monreal con 200
cavalli per incoronar il re Alphonso _nomine Pontificis_, la maestà
dil Re, ambasadori Spagna, Venetia, Milan et Fiorenza, signori, conti,
baroni et gentilhomini, assà numero di cavalli, andono contra, et fu
scontrato fuora di Napoli mezzo miglio, et lì toccatose le mani, venne
fina a la porta, dove aspettava l'Arcivescovo con tutto el clero, con
la ombrella, sotto la qual andoe il Re et il Cardinal col clero avanti,
con più de 1300 cavalli, con grande honor et pompa. Ne l'Episcopato,
dove erali parecchiato honoratissimo albergo, fu accompagnato. Prima
intrati nel domo a far oratione, fu poi dal Re accompagnato ditto
Cardinal fino ne la Camera, et adi 7 fu fatto le nozze di madama Sanza
in don Zufrè fio dil Papa; et il Re li diè in dota il principato de
Squillazi, rende de intrata ducati XV milia a l'anno, et cussì fu fatto
il contratto; et il novizzo, secondo l'usanza loro, li presentoe primo
alcuni balassi, saffiri et perle assaissime, bellissime; poi alcuni
cerchi d'oro con diamanti et balassetti ornati, qual le donne soleno
portar alle braze, alla castigliana; tre pezze di panno d'oro de sopra
rizzo et una restagno; poi molte pezze di raso damaschin et veludo.
Tutte queste cose furon iudicate di valuta de ducati diexemilia[73].
Era la novizza vestita con una vestidura di raso cremesin et arzentin
alla devisa, di sopra havea una vesta di panno d'oro con una colanna
de diamanti, balassi et perle. Don Zufrè con una veste di panno d'oro
sopra rizzo, con una cappa di damaschin fodrà di panno d'oro. Et adi
9 ditto forno sposati, et compite le nozze. Et adi 8 ditto nel domo
era preparato a sua incoronation soleri nel coro assà a scalini, a
forma di theatro, dove poteva star gran quantità di zente a veder.
Non si lassava intrar ogni uno, perchè in tre o quattro poste stevano
moltitudine de officiali a le porte de la chiesia: a l'altar grando
steva el Cardinal, con numero de 50, tra vescovi et arcivescovi,
et molti prelati, et li ambasciatori. Da una parte era apparato il
loco dil Re, un poco alto, coperto tutto di tapezzarie, dove era una
cathedra d'oro aposata a un largo et alto veludo cremesin, lavorato a
rilievo de foiame d'oro et d'arzento, cosa molto ricca. Sopra questa
cariega do cussini de panno d'oro et uno sotto i piè, e do per banda,
da i ladi sie cussini da sentar di veludo, et per mezzo la sedia
regal era un scagno da pusarse, coperto con una gran coperta d'oro.
Per tutto in terra tappezzarie bancali, et intorno l'altar grando
coperte di panno d'oro. Et il Re intrò in chiesa con una vesta in
dosso molto ricca di panno d'oro sopra rizzo, fodrà di armellini, et
andò a l'altar grando, et lì stato alquanto, da poi alcune cerimonie
andò in sagrestia, et si vestì lì un'altra vesta a modo de un pivial
de panno d'oro sopra rizzo molto ricca, con le viste da mano lavorate
a rubini et diamanti et balassi. Poi ritornò, et ditta la epistola in
zenochioni davanti il Cardinal[74], dal qual, come legato del Summo
pontifice, foli messo la corona in capo, et coronato. Allora ogni uno
a una voce cominciò a gridar: Alphonso, Alphonso! Poi esso Cardinal
el menò, et messelo a sentar sopra quella sedia con la corona in
capo, stimata da homeni intelligenti di zoje quarantamilia ducati,
con la bachetta regal in mano, et una baia d'oro in la sinistra. Don
Fedrico suo fratello, vestito de panni negri sopra un cussin abasso,
sentava a ladi destro; a sinistra sentava el sig. Verzinio Orsini,
capetanio zeneral di questo Re, vestito di panno d'oro sopra rizzo.
Poi de lui, da una parte era don Zufrè, con una vesta di panno d'oro
sopra rizzo, poi el nepote della Regina vestito di panno d'oro[75],
don Alphonso episcopo fratello dil Re[76]. Nel cavar et metter de
la corona, don Fedrico ghe la metteva. Poi, udita la messa, andò el
Re a l'altar grando, et fece lì alcuni cavalieri. Poi tutte queste
cerimonie, el Re venne fuora de la chiesia, ne la qual era un gran
populo et non menuto, et cussì vestito come ho ditto, con la corona
in capo, montò sopra un corsier leardo bellissimo, con li fornimenti
lavorati di perle, diamanti, rubini et balassi; et andò in Castello,
passando per li Sezi, et per una via molto longa, per mezzo la terra,
dove per tutti i balconi conzati con tappezzarie era gran quantità
di donne. L'ordene del passar el Re fo così. Prima venne le nacare et
tamburi; poi trombeti al numero de cinquanta, tutti vestiti di seda;
seguiva questi, piffari et altri diversi instrumenti al numero de più
de cinquanta, vestiti di seda; poi rezenti, zudexi, dottori assai; poi
quelli signori baroni et zentilhomeni, vestiti d'oro et di seda, fo
numero 34 veste di panno d'oro; seguiva poi uno che, _nomine regis_,
andava sparzendo carlini, zoè danari, al popolo; driedo questi gran
copia de scudieri a pè, vestiti tutti a un modo, col zupon di raso
verde et la zornea damaschin pelo de Lion; poi questi, seguiva el
stendardo portato dal conte di Brienza vestito di panno d'oro; poi el
scudo d'arzento portato dal marchese de Martines, vestito d'oro; poi
l'elmetto d'arzento; portato dal conte de Mure, vestito di seda; poi
la spada d'oro lavorada tutta di perle, balassi, diamanti et rubini
di gran precio, portata dal conte camerlengo, vestito di panno d'oro;
poi seguiva li do gran senescalchi, vestiti di seda; driedo questi
gran moltitudine di homeni a pè davanti el Re, tutti vestiti de seda
e d'arzento; poi veniva la Maestà dil Re sopra quel magnifico corsier
che ho ditto di sopra, solo, sotto un umbrella, qual era portata da
Conti, Duchi et Cavalieri. Alla brena dil cavallo li andava el Duca
di Malfi (_Amalfi_), et altri signori alla staffa, tutti vestiti de
oro, che veramente a veder la Maestà dil Re in tal modo era bellissimo
veder. Driedo el Re seguiva don Fedrico, con do ambasciatori, Spagna et
Venetia; poi do altri, Milan et Fiorenza. Driedo questi era don Zufrè
fio dil Papa, con el nepote de la Regina, poi don Alphonso episcopo
fratello dil Re, con uno altro episcopo. Veniva driedo questi, menati
a mano, tre corsieri bellissimi, et forniti di panno d'oro, et uno di
veludo. Driedo seguiva zentilhomeni numero infinito; in tutto judicasi
esser stà domilia cavalli. Fu accompagnata la Maestà dil Re con grande
honor et pompa in fina in Castello. Ne l'intrar del qual dal molo
et dal ditto Castello fu tratto assai bombarde tre sere, et fu fatte
gran lumiere per la terra da Castelnuovo, da Castel di l'uovo, da la
torre di san Vicenzo, dal molo et dal Castel capuano. Et ancora è da
saper che driedo el Re, seguiva el suo gran maistro di stalla, con
quattro ragazzi dil Re da driedo vestiti con le zornede (_giornee_) di
seda lavorate a oro, sopra quattro corsieri morelli de gran pretio,
forniti di veludo, con li ornamenti d'oro etc. Et adi 14 fu fatto da
la Maestà dil Re uno honoratissimo pasto al Cardinal preditto a Pozo
real, palazzo dil Re fuora di Napoli, al qual fu _solum_ il Re et
il Cardinal a tavola, intorno era signori et zentilhomeni, con una
ricca et regia credentiera. El marchexe di Martines sopra uno caval
leardo, come gran siniscalco precedeva li ferculi et bandisoni, sopra
quel corsier con li fornimenti damaschin bianco, et lui tutto vestito
damaschin bianco, sempre con le trombete avanti. Gran zente era ivi,
et fu pasto molto honorato[77], et poi el Re donoe a ditto Cardinal
nel suo partir do bellissimi corsieri, do bellissime mule fornite di
belli et ornati fornimenti, sie muli de cariazi, uno baul et uno vaso
d'arzento con ducati domilia alphonsini, et tutti li tapei de panno
d'oro adoperati per uso a la incoronation di Sua Maestà, et el Re in
persona accompagnoe ditto Cardinal fino a Capua.
Compite le cerimonie et feste di la sua coronatione, continuoe a far
provisione per repararsi da Franzesi, fortificando li passi dove li
pareva bisogno, ponendovi custodia, et edificoe sopra uno monte lontan
da Miseno mia 4 una inexpugnabil fortezza per mezo Pozuol, dove sono
li bagni nominatissimi, a defension di Pozuol et dil porto di Baie,
ch'è mia 12 di Napoli. Et il Re in persona con l'ambasciator nostro,
con 9 galie, adì 14 Zugno vi andoe a sopraveder, et ancora in diverse
terre andoe, sopravedendo a quello era necessario: et mandoe diversi
ambasciatori in Italia; a Milano, benchè vi fosse Antonio de Zenari
doctor, pur novamente vi mandoe suo zerman Ferando di Zenari, a exortar
il signor Ludovico non volesse far ni dar favore a la venuta dil Re
di Franza in Italia. Et a Fiorenza era Marin Tomazelli suo oratore,
el qual era stato zà più de anni X lì in Fiorenza _nomine regis_,
et già si poteva reputar cittadin fiorentino. Ma alla Signoria di
Venetia, alla qual vi importava assai vi fusse degno ambasciatore,
vi mandoe per starvi uno de soi primi, el qual in vita dil padre zà
a tal legatione fue designato, chiamato l'abbate Ruzo (_Benedetto
Rugio_), el qual zonse a Venetia a dì do Marzo 1494, vestito con
mantello negro, lui et la soa compagnia, per la morte dil re don
Ferando, et andoe a la Signoria insieme con Carlo Rugieri dottor,
di patria di Salerno, el qual era stato qui ambasciatore zerca tre
anni, et, venuto questo, ritornoe a Napoli, habuto assai bellissimo
presente da la Signoria. Questo veramente abbate Ruzo era di poca
prosperità, et poco vi stette che si amaloe, et andato a Padoa per
mutar aiere, _tandem_ dil mexe di Avosto morite, et il corpo portato a
Venetia fu fatto uno bellissimo exequio, con la cassa coperta d'oro,
in la chiesa de San Zuanepolo. Fu portato di San Marco, vi andoe la
Signoria con il Senato, però che il Principe non era molto gagliardo;
et fu fatto la oratione funebre[78] per Marco Antonio Sabellico
huomo litteratissimo et optimo hystorico, che zà compose le deche de
Venitiani. Ma inteso Alphonso tal morte, ordinoe a uno fratello di
ditto abbate Ruzo era qui, dovesse exercitar l'oficio di l'oratore, et
vi mandò poi, come dirò di sotto, uno chiamato Anuzo di Andriani, el
qual poi revocoe per mandarlo al Turco, et vi mandò uno altro, come
tutto sarà scritto al loco suo. Ancora Alphonso ordinò grandissima
armata, la qual a l'incontro di quella si facea a Zenoa et in Provenza
dovesse esser; capitano di la qual instituì suo fratello don Fedrigo
principe di Altemura, et di l'exercito terrestre veramente, benchè
havesse capitano generale el sig. Virginio Orsini romano, pur fece
capo suo fiol Ferdinando duca di Calavria, di età come ho ditto di
sopra di anni 27, el qual _non immerito_ per le virtù et prodezze sue
in questa età ha habuto tal titolo. _Etiam_ a Zuan Jacomo di Traulzi,
che fu uno di primi dil consiglio secreto di Milano, el qual, _jubente
Ludovico_, si era partito per avanti et accordato a stipendio dil Re
preditto di Napoli, dette danari acciò facesse gente, et _etiam_ al
conte Nicola di Petigliano, che già fu capitano de Fiorentini, et molti
altri conduttieri, et fece capo di fantarie el marchexe di Pescara, et
tutto faceva preparare, _tamen_ non si moveva, sperando pur il Re non
dovesse mai venir in Italia, et zerca torli tal fantasia operava il suo
inzegno.
A Roma veramente Alexandro pontifice mandoe a Venetia uno suo legato
chiamato Pietro Episcopo di Calahora[79] di natione hispano, huomo
vecchio et di la persona mal conditionato, el qual nel cammino
si ammaloe, et dil mexe di Marzo zonse a Venetia, fu portato a la
audientia da li soi. Questo venne per starvi fermo. Era ricchissimo
prelato, piacevole, liberal et di grande inzegno. Ma in questi giorni
venne a Roma discordia grandissima tra il Pontifice et Juliano da
Rovere episcopo hostiense et cardinal di S. Piero _in Vincula_, di
natione di Savona, che fu nepote di Sixto. Per la qual cosa esso
Cardinal uscite di Roma et andoe in Hostia, terra situada in capo dil
fiume dil Tevere, passa per Roma, vicina a la marina et fortissima, la
qual terra è di ditto Cardinal, per esser Episcopo hostiense, et quivi
si fortificoe, et con Savelli et Colonnesi fece alcuni patti. Ma il
Pontifice li mandoe a dir, dovesse ritornar a Roma, et darli Hostia ne
le mani, la qual diceva esser de la Chiesia, et lui _minime_ volendo,
_imo_ le victuarie venivano per el Tevere in Roma non lassava intrar,
onde fu forza al Pontifice di mandar lì zente a campo, et uno legato
apostolico ad Hostia si accampoe. Ma prima accadette che ditto Cardinal
scrisse al Pontifice voleva ritornar in Roma, però che ancora la sua
casa era in ordene, come stanno quelle de' Cardinali, ma non venne lui
dentro, et vi mandò uno de' soi episcopi che lo seguiva in Roma. Et
credendo fusse venuto il Cardinal, la notte alcuni armati introe in
caxa et amazoe ditto Vescovo, con molti de la sua famiglia: la qual
cosa inteso dal Cardinal preditto era in Hostia, havendo intelligentia
con il Re di Franza, terminò di lassar Hostia con bona custodia; et
che da poi fusse zonto in Franza, dovesseno levar le insegne dil Re
di Franza, et montato su uno gripo, vestito da frate, venne verso
Zenoa, et fo dil mexe di Lujo, et a caso per disgratia questo gripo
si scontroe con una galia dil re Alphonso, che andava torniando. Et
il paron dil gripo, conoscendo il patron di ditta galia, non li fece
danno, _tamen_ poco mancoe non fusse preso il Cardinal, el qual venuto
a Savona, poi a Zenoa, dove _honorifice_ fu ricevuto, _demum_ venne a
Nizza di Provenza, dove dismontò per andar in Avignon al suo vescovado.
Ma quelli di la terra, sapendo era nimico dil Pontifice et di la
Chiesia, non volseno l'intrasse. Ma subito spazoe al Re era a Vienna,
notificandoli di questo. El qual mandoe mons. Siniscalco de Biocher
(_Beaucaire_) con 30 arzieri, a far l'intrasse in Avignon, et poi venne
a trovar il Re, et negli secreti consegli introe. Ma lasciamo questo
Cardinal, et di altre provisioni fatte per el Pontifice scriveremo.
Ancora esso Pontifice mandoe Zorzi Buzardo per suo ambasciatore al
sig. Turco. La commissione che li dette, perchè poi fu trovata, cum dal
prefetto di Senegaia fu preso ditto orator, et toltoli 40 milia ducati
mandava il Turco al Papa, come al loco suo sarà scripto, et fu trovata
dicta commissione, la quale è questa: