AUGUSTINO BARBADICO VENETORUM PRINCIPI INVICTISSIMO MARINUS
SANUTUS LEONARDI FILIUS PATRICIUS TUUS VENETUS SE PLURIMUM
COMMENDAT ET OPTAT REIPUBLICAE FELICITATEM.
Havendo non con piccola fatica reduto in fine, Serenissimo et
Excellentissimo Principe, l'opera già divulgata degna et di farne
extimatione di la venuta di Carlo re di Franza in Italia et successo
de tempi fino l'hodierno giorno, et compita, deliberai dedicarla
a Tua Serenità, sì per esser capo di la Republica et benemerito,
_quam_ perchè sia eterna memoria che sotto Tua Sublimità sia seguito
in brevissimo tempo cose in tanto volume descritte. Et non senza
summa laude di quella vi si puol scrivere alcuna cosa, per li modi
tenuti, per le cotidiane fatiche, sapientissimi consegli, frequenti
consultationi, _non parcendo_ alla età septuagenaria, alla complexione
nobilissima, alla degnità ducal, ne la qual cercar si doverebbe di
conservarsi longamente, ma con ogni diligentia voluto esservi a tutti
consegli del Senato, primo a intrare et ultimo a ussire, antivedendo
a molte cose per le quale è seguito la grande gloria a questo
illustrissimo Stato, et ben è nominata Tua Excellentia da quel divo
Augusto Cesare, al quale se attribuisse fusse il primo huomo ne molti
secoli. Adonque la città nostra veneta sempre di Augustino Barbadico
sarà memore: conciosia che è intervenuto più ardue et importante
materie sotto il Tuo ducato, che sotto niuno altro principe che sia
stato, però che ho voluto veder li annali et croniche, et _etiam_
qual cosa col parvulo ingegno mio ho descritto, ch'è la Vita di Doxi
_ab urbe condita_ fino a Tua Sublimità, la qual con tempo, _Domino
concedente_, si darà fuora. Perchè in questo tempo non solamente vi
si combatteva di uno Stato[31], ma, _ut ita dicam_, tutta Italia vi
andava in preda, et si sottoponeva a gente gallica, la qual, secundo
l'antiche hystorie, mai hanno potuto longamente dominar in quella, nè
mantenir alcuno Stato acquistato da loro, ma sempre sono stà scacciati
vituperosamente. Perchè havendo l'eterno Iddio posto le Alpe per
termene, che barbari e tal generatione fusseno divise dalla italica
gente, la qual parte de Italia secondo cosmographi et scriptori de
siti è la più bella parte di la terra habitabile, et più fructifera,
_licet_ poca vi sia, cussì mai non li ha lassato Iddio molto in questa
parte prosperare: cominciando da Brenno, el qual, come scrive Giustino,
venuto in Italia fece molte cose, et Roma brusò, _demum_ da Camillo
romano fu scacciato de Italia; et cussì in varii tempi leggendo le
hystorie si trova Galli esser stà sempre scacciati, et simile altre
generatione barbare venute più volte per quella subjugare, zoè Hunni,
Gothi, Ostrogothi, Longobardi, Ungari et altre gente lontane, che per
non tediare Tua Sublime Signoria, qui pretermetterò dover narrarle.
Quanto aduncha questa Italia e tutti li potentati siano obligati, da
poi quello dal qual procede il tutto, a questa inclita Republica, per
le cose successe, per mi _verissime_ qui descritte, si vederà, per
haver scacciato quello che sotto specie di andar contra infideli voleva
depredarla. Quanto re Ferando di Napoli deve adorare il tuo nome come
rappresentante del Senato, per esser con le tue forze et sapientissimo
governo ritornato nel regno, el qual di voluntà havea lassiato, et
parte di quello recuperato et va per giornata recuperando; _sed de
his hactenus_. Concludendo vi si puol dire di Venetia: _Dum mare
delphinos, dum caeli clara tenebunt sydera; dum gratas tellus dabit
humida fruges; dum genus humanum sua deget saecula terris, splendor
erit toto Venetum celeberrimus aevo_. In questa opera aduncha leggendo
si vederà, invictissimo Principe, tutto il successo, giorno per giorno,
da poi la partita di Carlo re di Franza fino alla sua ritornata, et
_non solum_ quello Sua Majestà seguiva, ma _etiam_ quello in diverse
parte de Italia _uno et eodem tempore_ si faceva, cosa non senza
grande fatica et continua sollicitudine investigata. Et sopra tutto la
verità, perchè questo è potissimo in historia; come _etiam_ feci de la
Ferrarese guerra, intitolata al Serenissimo Johanne Mocenico antecessor
Tuo, sotto dil qual ducato la fue, ne la qual _etiam_ Tua Excellentia è
nominata, per quello che _tunc_ in diverse legationi si adoperò. Or in
questa ho tenuto un modo assà chiaro per non confondere li lectori di
tempi. Et ancora, Principe Serenissimo, quando da le fatiche publiche
harai alquanto di ocio, leggendola, son certo troverai cose degne di
memoria et varie, et _fortasse_ a molti incognite, che sarà di summo
contento a Tua Sublimità, et a questo mio gloriosissimo Senato, et
molto gratissima a quelli leggeranno et hanno piacer de historie, et
sapere li facti in Italia seguiti, opera di grande utilità, _maxime_
a quelli che partengon salire al governo publico. Et benchè ne sia
molti che tal gallica historia habbi descripto sì in latino, come Marco
Antonio Sabellico, huomo litteratissimo et veterano in tal cose, et
altri nel sermon materno; et questi o con più alto stile o con nova
forma haranno formato loro scritture: ma io non curando di altro che
di la verità, ho fatto questa, _vulgari sermone_, acciò tutti, dotti
et indotti, la possino leggere et intendere, perchè molto meglio è
faticarsi per l'università che per rari et pochi. I quali, ancora che
buona fusse, son certissimo si latina l'havessi descripta, mi harebbeno
biasemato; et ben che si havesse potuto respondere quello che alli
detractori di questa li dico per mia excusatione: _mala sunt, sed tu
non meliora facis_, secondo il ditto di Marciale poeta. Adoncha con
jocunda faza receverai il piccol dono dil patricio tuo, el qual, tal
qual è, lo dono, dedico et mando a Tua Sublimità, alla qual quanto più
posso _iterum atque iterum me commendo. Vale, valeatque Excelsitudo
Tua, ut opto._
_Ex urbe veneta, in aedibus habitationis, anno MCCCCLXXXXV
ultimo Decembris._