SCENA XIII.

=Roberto= _in abito da Monsignore_

=Deianira= _e detti_.

DEIAN. (_inchinandosi a Roberto_) Avanzatevi, monsignore...! Il

pensiero di carità che vi guidò fra noi, verrà apprezzato come lo

merita da tutti i miei conoscenti ed amici...

UN SIGNORE--Che aspetto venerando!...

UNA DONNA--Quanta dolcezza... nel suo viso...! (_tutti si

inchinano--alcuni baciano la mano a Roberto che si schermisce_).

ROB.--No!... non permetto, fratelli amatassimi... Vi prego di perdonare

se interrompo per un istante i vostri onesti ricreamenti... Non rimarrò

che pochi minuti; quindi voi riprendete le vostre danze, che forse...

anzi non ne dubito... vi riusciranno a mille doppi più gradite, come

lo saranno anche in un altro luogo (_stralunando gli occhi e guardando

al cielo_)... in quel luogo ove ogni allegrezza è benedetta quando sia

feconda di carità; _charitas in letitias_, come dice il salmista.

DEIAN.--Parlate... esponete senza esitazione il motivo della vostra

visita... Qui vi hanno dei cuori fatti per comprendervi.

ROB.--Mentre voi, o amabili e belle damine, mentre voi, gentili e

costumati cavalieri, qui, nelle sale calde, illuminate, olezzanti

di profumi, tra i fiori e le musiche, lecitamente e onestamente,

_licito oblectamento_ come direbbe lʼangelico, passate la notte

divertendovi; laggiù, nellʼOspizio che la carità dei fedeli mi ha

affidato, piangono cento e cento bambini, ammalati, sofferenti, mal

riparati dai geli e scarsamente nudriti... (_volgendosi a Deianira_)

La signora, baronessa, altra delle pie e forse la più benemerita delle

patronesse dellʼOspizio, non ignora qual largo margine ivi ancora

sia aperto alla carità dei cristiani... Le annate sono cattive, i

raccolti scarseggiano, e pare che per un insigne miracolo del grande

fattore, col diminuirsi degli altri prodotti, vada sempre aumentando

la popolazione--_fruges deficiunt, coetera tamen intumescunt_... Tutto

vi dirò in una parola: i miei lattanti hanno fame... (_con enfasi_).

E qui vi saranno delle madri... e qui vi saranno dei padri... e chi

non è madre, chi non è padre, da un giorno allʼaltro... che dico...?

da unʼora allʼaltra può divenirlo... _Ubi caro ibi caries_ come dice

il già citato dottore (_sensazione_). Ma io già comprendo dalla viva

commozione dei vostri volti che ogni mia parola, ogni mia preghiera

diverrebbe superflua. _Erubescit, sapientia mea in conspectum

charitatis_, esclamerò anchʼio col Da Compostella; e sporgendovi la

bisaccia dellʼorfano, mentre andrò raccogliendo a benefizio di tanti e

tanti miserelli lʼobolo della pietà e del sacrifizio, ripeterò col già

citato dottore: _qui mihi dat, sibi non abstulit, et qui sibi abstulit

vitam aeternam possidebit...!_

(_va in giro col bossolo_).

UN SIGN.--Eccovi cento lire; ma amerei che ad eccitamento degli altri

facoltosi, il mio nome colla cifra della oblazione venisse stampato in

qualche periodico della capitale.

(_consegna a Roberto il denaro e la sua carta da visita_).

UNA DAMA (_spogliandosi deʼsuoi adornamenti_) Eccovi i miei

braccialetti... le mie perle... tutti i miei gioielli più preziosi....

UN SIGN. (_al suo vicino sottovoce_) Pietre false pel valore di trenta

soldi....

ROB. (_che va in giro raccogliendo le oblazioni_) Date! date pure! che

Dio vi benedica!

UN SIGN.--Manderò una bella somma al vostro ospizio fra poche settimane.

ROB.--Il signore tiene conto delle buone intenzioni, ma lʼAngelico

dice: _intentio placet, pecunia verum tangitur et ponderatur_. E il

Signore è un galantuomo che a suo tempo dà il cento per uno.

UN USURAIO--II cento per uno! ecco un individuo col quale farei

volentieri degli affari se volesse onorarmi della sua clientela.

Prendete! (_gettando nella borsa due soldi incartocciati_) in via di

esperimento....

ROB. (_a Giacinto_) E lei... Bel cavaliere?

GIAC. (_mette mano al portafoglio_).

DEIAN. (_trattenendolo_) No... fermati, cugino!... Preferisco che

tu sottoscriva come già ho fatto io, una donazione annua di lire

cinquecento....

L'arte di far debiti · 第 56 / 80 题