=Dell'ordine del PUFF=.
La prima vittima del _puffista_ che vuol slanciarsi nella brillante
carriera senza incontrare ostacoli, senza incorrere nei lacci che
insidiano ordinariamente i primi passi di tutte le carriere umane, vuol
essere il sarto.
Una volta che siate riuscito a _puffare_ un sarto, una volta che
abbiate indossato, senza pagarlo, un abito completo da gentiluomo alla
moda, eccovi padrone del campo, eccovi sollevato di un tratto nelle più
alte e fortunose regioni del _puff_.
Io prevedo le vostre objezioni.--Voi mi direte che il vestiario non
basta--ci vogliono, a completarlo, degli accessorj che il sarto non può
fornire--le lingerie, la scarpe, il cappello....
Objezioni da principiante!--È forse detto che a _puffare_ il calzolajo
ed il fabbricatore di cappelli si richiegga un sistema particolare, che
non sia quello da usarsi col sarto?[3]
Vi è un Dio per i _puffisti_.--Io credo anzi che nello stabilire le
grandi e immutabili leggi dell'ordine universale, Iddio abbia più che
altro pensato alle vaste e molteplici complicazioni che nel seno della
umanità dovevono insorgere a causa del _puff_.
Eppure questo Dio, nel creare gli uomini a sua imagine e similitudine,
ha fatto una eccezione pel sarto, e si è compiaciuto, nella sua
infinita bontà e sapienza, di dare a questa prima, indispensabile
vittima del _puffista_, degli istinti particolari di caponaggine.
Vi parrà un paradosso la definizione che io sto per darvi:--il sarto
è un animale creato da Dio per lasciarsi _puffare_ da' suoi proprii
abiti.[4]
Ah! voi credete dunque che il sarto vi faccia credito pei vostri
begli occhi, pei vostri baffi inannelati e profumati? Vi ingannate a
partito. Se il sarto non ardisce presentarvi il conto, se il sarto
non vi importuna, non vi molesta per ottenere il pagamento, tutto ciò
proviene dalla grande stima, dal grande rispetto che egli professa per
gli abiti che aveste da lui. Più questi abiti saranno ricchi e costosi,
e più imporranno al vostro sarto.--Voi non lo avete pagato, non lo
pagherete mai--che importa?--Il sarto vedendovi passare col _paletot_
che egli stesso vi ha fornito, non potrà a meno di levarsi il cappello
e di inchinarsi fino a terra. Come gli sta bene quel _paletot_! pensa
egli--un _paletot_ da quattrocento franchi...! queste robe non le
portano che i grandi signori.... Anche lui senza dubbio è un grande
signore!
Cosi ragiona il vostro sarto.--Il giorno in cui le maniche del vostro
_paletot_ comincieranno a spiumarsi, il giorno in cui i vostri
pantaloni avran perduto la primitiva freschezza--tenetevi ben in
guardia! Il sarto a sua volta comincierà a diffidare, e per poco che
voi non lo abbiate prevenuto, egli sarebbe ben capace di presentarvi
la nota!--Non permettete mai che le cose giungano a tale estremo.
Quando il sarto ha cessato di sorridervi dolcemente, quando ne' suoi
inchini si palesa qualche stento, quando i suoi occhi sembrano accusare
di sbieco lo sdencio delle vostre stoffe, non vi resta tempo da
perdere.--Bisogna andargli incontro, bisogna sorprenderlo, commettergli
delle nuove vesti che importino la doppia, la tripla somma di quelle
che indossate. Il giorno in cui vi avrà rivestito, il sarto vi ridonerà
la sua stima e non avrete più nulla a temere da lui.
Colpita la prima vittima, le altre cadono da sè ai vostri piedi. Un
uomo elegantemente e riccamente vestito diviene _pufffista_ senza
volerlo--egli non ha più bisogno di organizzare i suoi _puff_; egli
li trova belli e fatti ad ogni passo del suo cammino, nella sua
anticamera, a fianco del letto.
Puffato il sarto, puffato il calzolajo, puffato il cappellaio, puffata
la guantaia, convien darsi premura di puffare un orefice, il quale
fornisca a prezzo di _puff_ una bella catena d'oro per l'orologio,
quattro o cinque anelli e tutti quei ninnoli che figurano cosi bene sul
_gilet_ di un _puffista_ come su quello di uno strappadenti. L'orefice
sarà più duro degli altri--conviene abordarlo con qualche cautela e
combatterlo coll'astuzia. Non sarà male che prima di passare a ciò
che, in linguaggio puffistico, si chiama la consumazione dell'atto,
procacciate di conciliarvelo frequentando il suo negozio in qualità di
dilettante. Un pò di erudizione in materia di pietre preziose potrà
assai favorirvi nel puffare un orefice.
Eccovi completo--oramai, per procedere nella grande carriera, non vi
resta che a procacciarvi un alloggio--il quale alloggio dovrà essere
quindi innanzi il punto centrale delle vostre operazioni--il _roccolo_
di quelle infinite varietà di _merli_ che Dio ha creato a bella posta
per farsi spiumare dal _puffista_.
Intendete fissare dimora per alcun tempo in una città?--In tal caso
vi consiglio ad uscire dall'albergo per prendere in affitto un
grandioso appartamento. Badate però che l'albergo rappresenta il
transito più sicuro per giungere ad un appartamento sulle ali del
_puff_. Quanto più ingente sarà il _puff_ che voi saprete piantare
nell'albergo, tanto più facile vi riuscirà l'impossessarvi del
primo piano di un palazzo senza compromettere la vostra dignità di
_puffista_.--Voi avete quanto si domanda perchè un albergatore si
lasci _puffare_ da voi. Non dimenticate gli accessorii, che sono
quattro o cinque valigie nuove, piene o vuote non importa, ma tali
che col loro peso facciano bestemmiare i facchini della ferrovia
e i mozzi dell'albergo. Se le valigie, per un capriccio del caso,
sono piene di mattoni, non obliate di chiuderle con una ventina di
lucchetti. Oltre alle valigie è necessario che nel vostro equipaggio
figurino dei forzierini misteriosi, quattro o cinque ombrelli legati
a fascio, due o tre bastoni dal pomo brillante; alle quali cose
potreste anche aggiungere, per maggior effetto, un pappagallo ed
un piccolo pincio. Non sarà male se appena entrato nelle stanze
dell'albergo, vi darete premura di sciogliere due o tre borse da
viaggio, per lasciare in mostra sul tavolo qualcuno dei vostri oggetti
di toletta.--Io mi ricordo che a Milano, all'albergo della Ville,
una volta mi accadde di produrre una sensazione incredibile, poichè
i camerieri, annunziando al padrone il mio arrivo, gli avevano detto
che da una borsa da viaggio io aveva cavati fuori quattordici, tra
spazzole, spazzoletti e spazzolini.--Possa quel buono ed onestissimo
albergatore della Ville serbare eterna memoria delle mie quattordici
spazzole, come io, nel regno dei beati ove sarò fra poco, non scorderò
mai che gli sono tuttavia debitore di tremila ottantotto lire e
venticinque centesimi.--In ogni modo, entrando in un albergo (ed è
inutile avvertire che questo albergo deve essere necessariamente il
più rinomato della città) conviene che il _puffista_ spari il suo gran
colpo.--Questo gran colpo potrebbe consistere nella straordinaria
larghezza delle mancie distribuite al _bromista_ ed agli scaricatori
delle valigie--o meglio ancora (ma questo stratagemma non può riuscire
che ad un _puffista_ di altissima levatura) nell'ordinare al padrone
istesso dell'albergo di rimunerare col proprio denaro le persone che
vi hanno servito. Ne' miei tempi migliori, mi accadde una volta,
scendendo alla stazione di Firenze, di trovarmi faccia a faccia con un
mascalzone il quale ebbe la temerità di ricordarmi un miserabile _puff_
di duecento cinquanta lire che io gli avevo piantato sei anni prima. Io
non teneva nel mio portamonete che la nota dei miei _puff_--figuratevi
qual imbarazzo, e quale pericolo! Quel mascalzone mi avea abordato
con famigliarità cosi plebea, che io non poteva esimermi dal pagarlo,
a meno di subire una pubblica vergogna e di screditarmi al cospetto
dell'universo.--Ridotto a mal passo, feci avvicinare quattro vetture
da piazza, una per me, l'altra pel mio pappagallo, la terza per un mio
domestico negro, la quarta per i miei dodici bauli, E fatto salire
nella mia carrozza il vile aggressore, ordinai che il convoglio si
dirigesse all'albergo della Luna. Al rumore delle quattro carrozze,
tutti i camerieri uscirono in massa nel cortile, e il padrone, venuto
fuori cogli altri, si sprofondava nell'inchinarmi. Io diedi agio a
tutti quanti di ebetizzarsi completamente alla vista delle mie dodici
valigie, del mio pappagallo e dello schiavo nero--poi, quando tempo mi
parve, abordai il padrone con piglio risoluto, e parlandogli in quella
lingua cosmopolita che è sempre di massimo effetto:--monsieur, gli
dissi, oreste vous un poco di monneta piccola? Quanto le abbisogna,
signore? due... tre franchi?... comandi!--_Mi abbisogna moneta
piccola... tanto come cinquecento franchi... in tanti piccoli pezzi
di napollion d'oro_!--L'albergatore numerò ancora una volta i miei
bauli, diede una occhiata al mio pappagallo ed al mio negro, e quando
ricorse al cassetto del banco e venne a me per portarmi i venticinque
marenghi--_adesso a te bon omo!_--dissi al birbone che mi stava a lato
per rinfacciarmi il mio _puff_--_a te duecento franchi e cinquanta
per tua bona familia che mi aver salvata la vita, e non dir niente a
persone se non voler bastonar_.
L'assassino vedendo quell'oro, spiccò due salti dalla consolazione e
corse via che pareva invasato. Dopo ciò, pagai lautamente i bromisti
e salii col corteggio delle mie valigie, agli appartamenti superiori.
In quel momento un organetto era venuto a fermarsi sotto le finestre
dell'albergo. Mi affacciai ai balcone, e gettando un marengo nel
piattello del suonatore--_io vi prego d'aller vous en!_... gli gridai
dall'alto,--_domani si tornar, altro donar!_....
Quel povero suonatore, che forse nella giornata non avea raccolto un
quattrino, si fece allora a ringraziarmi con tali parole e tali gesti,
che la gente si agglomerò nella via--e, chi è? chi non è? donde è
venuto?--in meno di quattro ore io divenni il soggetto di tutte le
conversazioni di Firenze. Quel marengo gettato al suonatore mi valse la
gloria di avere, in due mesi, piantato nella futura capitale del Regno
un _puff_ di quarantacinque mila lire pochi centesimi.