CAPITOLO V.

=Dell'ordine del PUFF=.

La prima vittima del _puffista_ che vuol slanciarsi nella brillante

carriera senza incontrare ostacoli, senza incorrere nei lacci che

insidiano ordinariamente i primi passi di tutte le carriere umane, vuol

essere il sarto.

Una volta che siate riuscito a _puffare_ un sarto, una volta che

abbiate indossato, senza pagarlo, un abito completo da gentiluomo alla

moda, eccovi padrone del campo, eccovi sollevato di un tratto nelle più

alte e fortunose regioni del _puff_.

Io prevedo le vostre objezioni.--Voi mi direte che il vestiario non

basta--ci vogliono, a completarlo, degli accessorj che il sarto non può

fornire--le lingerie, la scarpe, il cappello....

Objezioni da principiante!--È forse detto che a _puffare_ il calzolajo

ed il fabbricatore di cappelli si richiegga un sistema particolare, che

non sia quello da usarsi col sarto?[3]

Vi è un Dio per i _puffisti_.--Io credo anzi che nello stabilire le

grandi e immutabili leggi dell'ordine universale, Iddio abbia più che

altro pensato alle vaste e molteplici complicazioni che nel seno della

umanità dovevono insorgere a causa del _puff_.

Eppure questo Dio, nel creare gli uomini a sua imagine e similitudine,

ha fatto una eccezione pel sarto, e si è compiaciuto, nella sua

infinita bontà e sapienza, di dare a questa prima, indispensabile

vittima del _puffista_, degli istinti particolari di caponaggine.

Vi parrà un paradosso la definizione che io sto per darvi:--il sarto

è un animale creato da Dio per lasciarsi _puffare_ da' suoi proprii

abiti.[4]

Ah! voi credete dunque che il sarto vi faccia credito pei vostri

begli occhi, pei vostri baffi inannelati e profumati? Vi ingannate a

partito. Se il sarto non ardisce presentarvi il conto, se il sarto

non vi importuna, non vi molesta per ottenere il pagamento, tutto ciò

proviene dalla grande stima, dal grande rispetto che egli professa per

gli abiti che aveste da lui. Più questi abiti saranno ricchi e costosi,

e più imporranno al vostro sarto.--Voi non lo avete pagato, non lo

pagherete mai--che importa?--Il sarto vedendovi passare col _paletot_

che egli stesso vi ha fornito, non potrà a meno di levarsi il cappello

e di inchinarsi fino a terra. Come gli sta bene quel _paletot_! pensa

egli--un _paletot_ da quattrocento franchi...! queste robe non le

portano che i grandi signori.... Anche lui senza dubbio è un grande

signore!

Cosi ragiona il vostro sarto.--Il giorno in cui le maniche del vostro

_paletot_ comincieranno a spiumarsi, il giorno in cui i vostri

pantaloni avran perduto la primitiva freschezza--tenetevi ben in

guardia! Il sarto a sua volta comincierà a diffidare, e per poco che

voi non lo abbiate prevenuto, egli sarebbe ben capace di presentarvi

la nota!--Non permettete mai che le cose giungano a tale estremo.

Quando il sarto ha cessato di sorridervi dolcemente, quando ne' suoi

inchini si palesa qualche stento, quando i suoi occhi sembrano accusare

di sbieco lo sdencio delle vostre stoffe, non vi resta tempo da

perdere.--Bisogna andargli incontro, bisogna sorprenderlo, commettergli

delle nuove vesti che importino la doppia, la tripla somma di quelle

che indossate. Il giorno in cui vi avrà rivestito, il sarto vi ridonerà

la sua stima e non avrete più nulla a temere da lui.

Colpita la prima vittima, le altre cadono da sè ai vostri piedi. Un

uomo elegantemente e riccamente vestito diviene _pufffista_ senza

volerlo--egli non ha più bisogno di organizzare i suoi _puff_; egli

li trova belli e fatti ad ogni passo del suo cammino, nella sua

anticamera, a fianco del letto.

Puffato il sarto, puffato il calzolajo, puffato il cappellaio, puffata

la guantaia, convien darsi premura di puffare un orefice, il quale

fornisca a prezzo di _puff_ una bella catena d'oro per l'orologio,

quattro o cinque anelli e tutti quei ninnoli che figurano cosi bene sul

_gilet_ di un _puffista_ come su quello di uno strappadenti. L'orefice

sarà più duro degli altri--conviene abordarlo con qualche cautela e

combatterlo coll'astuzia. Non sarà male che prima di passare a ciò

che, in linguaggio puffistico, si chiama la consumazione dell'atto,

procacciate di conciliarvelo frequentando il suo negozio in qualità di

dilettante. Un pò di erudizione in materia di pietre preziose potrà

assai favorirvi nel puffare un orefice.

Eccovi completo--oramai, per procedere nella grande carriera, non vi

resta che a procacciarvi un alloggio--il quale alloggio dovrà essere

quindi innanzi il punto centrale delle vostre operazioni--il _roccolo_

di quelle infinite varietà di _merli_ che Dio ha creato a bella posta

per farsi spiumare dal _puffista_.

Intendete fissare dimora per alcun tempo in una città?--In tal caso

vi consiglio ad uscire dall'albergo per prendere in affitto un

grandioso appartamento. Badate però che l'albergo rappresenta il

transito più sicuro per giungere ad un appartamento sulle ali del

_puff_. Quanto più ingente sarà il _puff_ che voi saprete piantare

nell'albergo, tanto più facile vi riuscirà l'impossessarvi del

primo piano di un palazzo senza compromettere la vostra dignità di

_puffista_.--Voi avete quanto si domanda perchè un albergatore si

lasci _puffare_ da voi. Non dimenticate gli accessorii, che sono

quattro o cinque valigie nuove, piene o vuote non importa, ma tali

che col loro peso facciano bestemmiare i facchini della ferrovia

e i mozzi dell'albergo. Se le valigie, per un capriccio del caso,

sono piene di mattoni, non obliate di chiuderle con una ventina di

lucchetti. Oltre alle valigie è necessario che nel vostro equipaggio

figurino dei forzierini misteriosi, quattro o cinque ombrelli legati

a fascio, due o tre bastoni dal pomo brillante; alle quali cose

potreste anche aggiungere, per maggior effetto, un pappagallo ed

un piccolo pincio. Non sarà male se appena entrato nelle stanze

dell'albergo, vi darete premura di sciogliere due o tre borse da

viaggio, per lasciare in mostra sul tavolo qualcuno dei vostri oggetti

di toletta.--Io mi ricordo che a Milano, all'albergo della Ville,

una volta mi accadde di produrre una sensazione incredibile, poichè

i camerieri, annunziando al padrone il mio arrivo, gli avevano detto

che da una borsa da viaggio io aveva cavati fuori quattordici, tra

spazzole, spazzoletti e spazzolini.--Possa quel buono ed onestissimo

albergatore della Ville serbare eterna memoria delle mie quattordici

spazzole, come io, nel regno dei beati ove sarò fra poco, non scorderò

mai che gli sono tuttavia debitore di tremila ottantotto lire e

venticinque centesimi.--In ogni modo, entrando in un albergo (ed è

inutile avvertire che questo albergo deve essere necessariamente il

più rinomato della città) conviene che il _puffista_ spari il suo gran

colpo.--Questo gran colpo potrebbe consistere nella straordinaria

larghezza delle mancie distribuite al _bromista_ ed agli scaricatori

delle valigie--o meglio ancora (ma questo stratagemma non può riuscire

che ad un _puffista_ di altissima levatura) nell'ordinare al padrone

istesso dell'albergo di rimunerare col proprio denaro le persone che

vi hanno servito. Ne' miei tempi migliori, mi accadde una volta,

scendendo alla stazione di Firenze, di trovarmi faccia a faccia con un

mascalzone il quale ebbe la temerità di ricordarmi un miserabile _puff_

di duecento cinquanta lire che io gli avevo piantato sei anni prima. Io

non teneva nel mio portamonete che la nota dei miei _puff_--figuratevi

qual imbarazzo, e quale pericolo! Quel mascalzone mi avea abordato

con famigliarità cosi plebea, che io non poteva esimermi dal pagarlo,

a meno di subire una pubblica vergogna e di screditarmi al cospetto

dell'universo.--Ridotto a mal passo, feci avvicinare quattro vetture

da piazza, una per me, l'altra pel mio pappagallo, la terza per un mio

domestico negro, la quarta per i miei dodici bauli, E fatto salire

nella mia carrozza il vile aggressore, ordinai che il convoglio si

dirigesse all'albergo della Luna. Al rumore delle quattro carrozze,

tutti i camerieri uscirono in massa nel cortile, e il padrone, venuto

fuori cogli altri, si sprofondava nell'inchinarmi. Io diedi agio a

tutti quanti di ebetizzarsi completamente alla vista delle mie dodici

valigie, del mio pappagallo e dello schiavo nero--poi, quando tempo mi

parve, abordai il padrone con piglio risoluto, e parlandogli in quella

lingua cosmopolita che è sempre di massimo effetto:--monsieur, gli

dissi, oreste vous un poco di monneta piccola? Quanto le abbisogna,

signore? due... tre franchi?... comandi!--_Mi abbisogna moneta

piccola... tanto come cinquecento franchi... in tanti piccoli pezzi

di napollion d'oro_!--L'albergatore numerò ancora una volta i miei

bauli, diede una occhiata al mio pappagallo ed al mio negro, e quando

ricorse al cassetto del banco e venne a me per portarmi i venticinque

marenghi--_adesso a te bon omo!_--dissi al birbone che mi stava a lato

per rinfacciarmi il mio _puff_--_a te duecento franchi e cinquanta

per tua bona familia che mi aver salvata la vita, e non dir niente a

persone se non voler bastonar_.

L'assassino vedendo quell'oro, spiccò due salti dalla consolazione e

corse via che pareva invasato. Dopo ciò, pagai lautamente i bromisti

e salii col corteggio delle mie valigie, agli appartamenti superiori.

In quel momento un organetto era venuto a fermarsi sotto le finestre

dell'albergo. Mi affacciai ai balcone, e gettando un marengo nel

piattello del suonatore--_io vi prego d'aller vous en!_... gli gridai

dall'alto,--_domani si tornar, altro donar!_....

Quel povero suonatore, che forse nella giornata non avea raccolto un

quattrino, si fece allora a ringraziarmi con tali parole e tali gesti,

che la gente si agglomerò nella via--e, chi è? chi non è? donde è

venuto?--in meno di quattro ore io divenni il soggetto di tutte le

conversazioni di Firenze. Quel marengo gettato al suonatore mi valse la

gloria di avere, in due mesi, piantato nella futura capitale del Regno

un _puff_ di quarantacinque mila lire pochi centesimi.

L'arte di far debiti · 第 12 / 80 题