=La vittima=.
Cosa si intende per _vittima_ nel linguaggio _puffistisco_?
La _vittima_ è quell'ente individuale o collettivo destinato a
rappresentare, in un _contratto puffistico_, la parte passiva, quella
parte che più tardi gli accorderà il nobile titolo di creditore.
Tutto gli individui della specie umana possono in date circostanze
divenir _vittima_ di un contratto puffistico--ad eccezione di quei
nullatenenti che non danno veruna promessa di _tenere_ in un avvenire
prossimo o lontano.
Il grande _puffista_, il _puffista_ di _prima classe_ non può umiliare
il suo vasto talento alla designazione di una _vittima_ individuale.
Il _puffista_ di prima classe non può esercitare il suo genio che
sopra una _vittima_ collettiva. Il mondo è tutto per lui. Egli non ha
bisogno di studiare la società e le persone che lo circondano--egli
segna i suoi piani sulla carta geografica--egli invade i territorii,
le provincie, le città. Egli sa che dappertutto c'è pastura pei
suoi denti. Simile all'avoltoio si lascia cadere a piombo dalle
regioni nuvolose--il suo istinto gli dice che la terra è popolata di
_pecore_--e che dove ci sono pecore, c'è lana da tondere, ci sono
_costolette_ da friggere.--La _vittima_ del _puffista_ di prima classe
non può essere che un ente collettivo!
Non a caso vi ho detto che questo avoltoio si lascia cadere a piombo
delle _regioni nuvolose_. Quando un _puffista_ di prima classe
incomincia ad esercitare la sua missione in una città, è assai
difficile che alcuno sappia dire da qual porta egli vi sia entrato,
e in qual giorno vi abbia preso dimora.--È un _russo_, è un lord
_inglese_, è un _ex-pari di Francia_, è un _segretario del Bey di
Tunisi_, è un _cavaliere della Guadaluppa_... Donde viene? a che
viene? Non importa si sappia. Gli è appunto sull'_incognito_, sul
_misterioso_, che deve basarsi il grande edifizio.... Vedete quei
volti estatici e balordi? quelle bocche spalancate? quegli occhi ebeti
di meraviglia? Sono le _vittime_ in germoglio.--Aspettate! fra una
settimana... fra un mese... voi mi darete le nuove del vostro incognito!
Perchè vi formiate un concetto del _puffista_ di prima classe, perchè
vediate di un solo tratto com'egli possa riuscire a mistificare in
un giorno una intera popolazione; voglio rammentarvi una storiella
avvenuta a Como or fanno quarant'anni circa--una storia di cui molti
non avranno perduto il sovvenire, coloro in specie che ebbero la
fortuna di rappresentare in quella occasione la parte di vittime.
Nel settembre dell'anno 1836, verso l'ora di mezzodì, un elegante
giovinetto bizzarramente vestito usciva dall'albergo dell'_Angelo_ col
portamento di un nobile e brioso puledro che fiuti la carriera per
slanciarvisi di galoppo--era alto, di struttura quasi atletica, di viso
rubicondo; e il bruno dei suoi capelli, il fuoco dello sguardo, la
pienezza delle gote, la rotondità della sua corporatura porgevano il
tipo di un meridionale puro sangue. Ma era convenuto che quel signore
eccentricamente abbigliato di un soprabito a scacchi verde-pavonazzo
dovesse chiamarsi l'_inglese_--e il nostro _puffista_ (affrettiamoci a
designarlo col suo titolo più competente) si lasciava chiamar inglese
col miglior garbo del mondo.
A quell'epoca tutti gli inglesi erano ritenuti milionari come più tardi
lo furono i russi. Oggigiorno queste due razze hanno alquanto perduto
del loro credito proverbiale--e un _puffista_ che sappia il suo conto
non oserebbe in Italia avventurarsi ad una impresa _gagliarda_ senza
assumere il titolo di indiano o di brasiliano.
Il nostro _puffista_ si trattenne alcuni minuti sulla porta
dell'albergo ad esplorare la piazza... di Como. A quell'ora molti
cittadini e villeggianti accorrevano verso il porto--era imminente
l'arrivo del battello a vapore.--L'_inglese_ non era uomo da
compromettere con degli indugi la riuscita delle sue concezioni
strategiche.--Egli adocchia a poca distanza dall'albergo una carretta
di melaranci--muove diffilato a quell'indirizzo--e cerca colle sue
maniere di attirarsi d'intorno la folla dei curiosi, in cattivo
italiano si fa ad interrogare il fruttivendolo:--_quanto per pomo
giallo_?--Cinque soldi l'uno, _milord_!--Quanto per dozzina?--Due
svanziche, signor milord!--Quanto per tutti... pomi gialli? Saranno
venti dozzine circa... per fare una sola parola... trattandosi di
servire milord... sarei disposto a venderli tutti per un marengo...!
La folla dei curiosi va sempre ingrossando... e intorno a _milord_ si
forma una corona di occhi spalancati, di bocche aperte che stillano
meraviglia.
Presto, il colpo di grazia, _milord_--il salto degli uomini, la tripla
carambola,... e siamo vincitori!--Il nostro _puffista_, dopo una breve
pausa che raddoppia l'attenzione dei circostanti, con voce montata di
due toni e coll'accento più inglese domanda al fruttivendolo: «e quanti
per tutti palli oranzi con piccola carretta...?
--Milord...?
--Dico... quanto domandare... per tutta carretta... con tutti palli
oranzi di dentro...?
Il fruttivendolo esita un poco--egli non sa risolversi a vendere la
carriuola che è la sua bottega, il magazzeno mobile delle sue merci.
Ma alla fine incoraggiato dagli astanti che gli accennavano coll'occhio
di non lasciarsi sfuggire la buona occasione, e comprendendo che
l'_inglese_ è disposto a comperare la carretta pel doppio del
suo valore--con voce fioca e tremante profferisce la domanda:
centocinquanta svanziche per cedere tutto!
L'inglese non replica. Egli accenna al fruttivendolo di seguirlo colla
carretta--attraversa la città--sale per le contrade più popolate, fin
oltre la porta delle _due torri_, e venuto al largo del sobborgo,
incomincia a lanciare i melaranci in questa e in quella direzione,
dimostrando la più matta gioia nel vedere uno stuolo di ragazzi e di
adulti i quali si accapigliano e ruzzolano nel fango per contendersi i
frutti--L'inglese frattanto calcolava mentalmente: «questi frutti io me
li farò pagare più tardi _dalle vittime_ al prezzo approssimativo di
duemila franchi cadauno!
Alla sera, tutta la città di Como, tutte le ville del Lario narravano
la eccentricità dispendiosa del giovane milord, il quale, dopo aver
pagato al fruttivendolo le centocinquanta svanziche patuite, gli aveva
anche lasciato la carretta.
Dopo quell'avvenimento, milord per circa una settimana si rese
invisibile.--Egli stette chiuso nel suo piccolo appartamento
all'albergo dell'_Angelo_, non d'altro occupato che di mandare in giro
a tutti i villeggianti del lago le sue carte di visita, che portavano
il nome di _Lord Boldegrits_--Tutta la alta aristocrazia del lago,
tutte le donne, tutte le fanciulle sospiravano il momento di vedere
e di conoscere personalmente quel ricco figlio di Albione che aveva
destato tanto rumore colle sue prodigalità.
Ma lord Boldegrits, prima di mietere nel gran campo delle _vittime_,
voleva assicurarsi il successo con un prologo più completo. Dopo una
settimana di reclusione volontaria, il nostro _puffista_ discende
inaspettatamente sul porto, sceglie coll'occhio un battello, vi si
slancia colla snellezza di un cerbiatto, e ai barcajuoli che sorpresi
e beati attendono i suoi cenni, ordina di vogare verso una spiaggia
deserta.
--Milord... preferirebbe...?
--Luogo... qualunque... dove bagnarsi... avete capito?
I due barcajuoli invidiati, danno di mano ai remi e vogano con impeto
miracoloso.
Approdati ad un spiaggia deserta, milord balza dalla barca, si spoglia
rapidamente, si tuffa nelle acque e guizza come un luccio per oltre
mezz'ora.
Finito il bagno, eccolo sulla riva tutto grondante e
assiderato--_Goddem_...! non portato lingeria per seccarmi!... qui
morir di umido... di ghiaccio...!
I barcajuoli si guardano l'un l'altro--non sanno suggerire alcun
espediente--non osano offrire le loro camicie di tela grossolana per
asciugare le membra del nobile milionario.
Ma l'inglese si batte la fronte come un uomo colpito da una improvvisa
ispirazione: e volgendosi ai barcajuoli: «quanto costare questa
barca... se io voglio comperare...?
Dopo aver scambiato col compagno alcuni gesti insignificanti, uno dei
barcajuoli risponde: «trattandosi di far piacere a milord, noi saremmo
disposti a cedere la nostra barca per mille svanziche.»
--Ebbene! io prendo la barca!... a patto che la tiriate fuori
dell'acqua... e bruciate subito grande incendio per asciugami....
I due barcajuoli, sbalorditi da quella proposta, esitano alquanto ad
obbedire--ma dietro insistenza del _lord_, che già manovra di pugni e
minaccia di voler _bozzare_ risolutamente per ridurli al suo volere,
essi tirano in secco la navicella, spezzano i remi ed il timone,
affastellano gli attrezzi combustibili, e finalmente risolvono di dare
il fuoco alla catasta. Mezz'ora dopo, immensi globi di fumo si elevano
dalla spiaggia--la barca prende fuoco crepitando, e l'inglese, tutto
nudo, si abbrustolisce dinanzi a quell'incendio, e applaudendosi del
suo trovato, già enumera le _vittime_ che dovranno pagargli la spese.
Questo secondo stratagemma infiammò di entusiasmo tutti i
villeggianti--di là ad una settimana, _Lord Boldegrits_ era l'argomento
di tutte le conversazioni, il _lion_ della società più aristocratica,
l'idolo delle signore. Per un sorriso, per una stretta di mano di _Lord
Boldegrits_, i più doviziosi ed orgogliosi proprietari delle ville
comensi si sarebbero rovinati.
Inneggiate al glorioso _puffista!_--vedetelo signore di un'intera
provincia--divenuto arbitro dei milioni altrui per il tenue
sacrifizio di mille e centocinquanta svanziche?--E voi, eterni
incorreggibili allocchi della classe più elevata e, a dir vostro,
più intelligente, accorrete in massa a deporre i volontari tributi a
questo idolo abbagliante.--I banchieri di _Lord Boldegrits_ sono in
ritardo--presto!--offritegli una bagatella di trentamila lire tanto
ch'egli non rimanga, Lord Boldegrits, in diffetto di spiccioli!--Lord
Boldegrits ha perduto una somma enorme sulla parola--a voi, buoni
figli di S. Ambrogio!... prima che passino le ventiquattro ore pensate
a fornirgli l'occorrente--per adempiere a' suoi impegni d'onore....
Lord Boldegrits vi rimetterà una cambiale pagabile dappertutto a vista
d'orbo--e frattanto somministrerà degli a conti segreti a vostra
moglie... ed anche, se più vi piace, sposerà vostra figlia nel prossimo
mese che non ha mai da venire....
Come sia finita la storia di _Lord Boldegrits_ è assai facile
immaginarlo a qualunque sia mediocremente dotato di spirito
_puffustico_.--Lord Boldegvits, dopo la villeggiatura fu condotto a
Milano fra le ovazioni e le feste de' suoi ospiti milionarii--egli
rimase nella città di S. Ambrogio fino allo sparire del dicembre--e la
sera di Santo Stefano, dppo essersi accapparrato coll'ultimo _puff_ un
palco di prima fila per assistere alla solenne inaugurazione del teatro
alla Scala, parti durante il secondo atto dell'opera... per regioni
inesplorabili.--Due mesi dopo si diceva in Milano che _Lord Boldegrits_
aveva _puffato_ ai suoi numerosi ammiratori la somma complessiva di
lire duecentomila.--Non s'è ancora detto s'egli abbia fino ad ora
pagati gli interessi del cospicuo capitale.
Io vi ho dato un esempio di _vittima collettiva_; vi ho dimostrato
come la efficienza del _puffista_ di prima categoria possa esercitarsi
contemporaneamente sopra molti individui, e conquistare delle città,
delle intere provincie con poche mosse strategiche.
I puffisti di seconda e terza classe debbono andare più cauti nelle
loro operazioni. Concesso ai primi di attaccare contemporaneamente
quattro o cinque individui; ma al momento decisivo, al punto culminante
della lotta, io li consiglio a voler imitare il ben riuscito
stratagemma di quell'ultimo Orazio, il quale, rimasto solo a combattere
i tre avversarii Curiazii, trovò modo, l'uno dell'altro discostando, di
vincerli tutti.
Il _puffista_ di terza classe, quello che è chiamato a rappresentare
il partito moderato della specie, non deve mirare che ad un solo
individuo, e in quello concentrare tutte le facoltà della sua mente,
a quello dirigere tutti gli sforzi della sua volontà. Ai timidi, ai
prudenti, che si tengono paghi dei piccoli trionfi, noi daremo alcune
norme infallibili per la buona scelta della _vittima_, indicando al
tempo stesso le maniere più acconcie d'impadronirsene e di cavarne il
miglior vantaggio possibile.
Abbiamo detto più sopra che ogni individuo della specie umana, il quale
non appartenga alla categoria dei nullatenti, può divenire una vittima
del _puff_!
A tale proposito io vi esporrò delle massime generali, che a taluni, ai
meno versati nella gran scienza, sembreranno paradossi.
L'avaro più facilmente si lascia _puffare_ che non il prodigo--l'oblio
di questo principio produce ordinariamente dei crudeli disinganni negli
inesperti e mal consigliati _puffisti_!
Il fenomeno si spiega facilmente.--Al prodigo avviene di raro di
trovarsi in possesso di denaro superfluo--e quando ciò gli avvenga,
egli non è mai padrone dei proprii tesori, in quanto i suoi istinti
liberali lo traggano a permutarli inconsideratamente in gozzoviglie e
diletti.--Voi non avete tempo di scoprire le sue ricchezze, d'ideare il
vostro piano di attacco, che già il prodigo si trova all'asciutto, in
neccessità di dover _puffare_ anzichè in condizione da essere _puffato_!
Il caso contrario si verifica nell'avaro. Questi i suoi tesori accumula
ed accarezza--nel contemplare le proprie dovizie, nel moltiplicarle,
è riposto il segreto della sua felicità. Quando voi vi accingete a
scavare in codesta miniera, avete per voi la certezza ch'essa racchiude
dell'oro. Questo è un dato positivo sul quale potete contare. Che
importa se lo scrigno è serrato a doppio chiavistello, se l'oro è
sprofondato in una bolgia di ferro?--Quel medesimo istinto di cupidigia
pel quale fu indotto l'avaro ad ammassare, a seppellire tante dovizie,
quel medesimo istinto vi fornirà la chiave per aprire lo scrigno di
lui. Fatevi avaro coll'avaro, e i suoi tesori vi apparterranno.--Vi
narrerò, a tale proposito, una breve storiella. Essa varrà meglio
di qualsivoglia argomento a dimostrarvi quanto ci sia di vero nella
sentenza da me esposta.
Nell'anno 1849 io mi trovava a Parigi, dove esercitavo sopra amplissimo
campo la mia grande arte.
In sul finire di marzo, venne a trovarmi un antico collega di
università, un _puffista_ di terza categoria, ma dotato, per le piccole
guerriglie, di un acume infallibile e di una tenacità di propositi
degna di maggiori fortune.--Quel povero amico mi si presentò all'_Hôtel
des étrangers_, dov'ero alloggiato, in abito alquanto dimesso; mi narrò
d'aver consumato dietro una sottana un patrimonio di ottomila franchi
guadagnato a Lion colle sue piccole industrie (_puffistiche_).--Mi
chiese cinque lire, promettendomi la restituzione per una delle...
domeniche... prossime.--Ordinai al garzone dell'_Hôtel_ di
versare nelle mani dell'amico quell'atomo di moneta spicciola--e
poi--stringendogli la mano,--gli domandai con quali intenzioni si fosse
recato a Parigi.
--Per continuare il mio piccolo commercio, rispose quegli sorridendo.
--Già... c'intendiamo...! il commercio dei piccoli _puff_! E tu
briccone hai voluto incominciare da me...
--Dal mio primo maestro... dall'uomo, a cui debbo quelle prime
nozioni....
--Con quegli abiti indosso, con quel _redingot_ cascante e sbottonato,
con quegli scarponi da montanaro, a Parigi non riuscirai a nulla. Io ti
ho detto più volte che il primo anello della interminabile catena dei
_puff_ vuol essere battuto nella bottega di un sarto... Pensa dunque
ad abbigliarti un po' meglio... ovvero... senti, briccone! pensiamo
un poco...! voglio fare anch'io qualche piccolo sacrifizio per un
fratello.... Gli abiti non mi costano nulla; i _tailleurs_ delle loro
maestà gli imperatori d'Astria e del gran Mogol mi hanno fornito la
guardaroba a prezzo... di affezione.--Vuoi tu approfittare di un abito
completo da _soirée_ che ha implorato questa mattina gli onori della
mia anticamera...?
--Un'abito da _soirée_!--rispose con una smorfia sardonica il mio
piccolo _puffista_--ma ti pare?... questi non sono _istromenti_ da par
mio... Io lavoro assai meglio col mio _rèdingot_ sdruscito e i miei
grossi scarponi!
Io mi sentii umiliato da quella risposta, e da quel fare derisorio--e
collo sguardo sollecitavo una spiegazione.
--Tu devi sapere,--rispose l'amico indovinando la mia
curiosità--tu devi sapere che io ho già trovato a Parigi la mia
_vittima_--intendiamoci--la mia piccola _vittima!_--un vecchio usuraio
romagnolo, il quale, dopo aver servito per ventidue anni il governo
del papa in qualità di secondino, e poi in qualità di custode delle
carceri ad Ancona, essendo riuscito a metter assieme co' suoi risparmii
un capitale di circa quattordicimila lire, è venuto a Parigi tutto
solo onde intraprendere qualche speculazione _sicura_. Tu non puoi
immaginare quando taccagno e sordido colui sia. Da circa vent'anni
porta in capo un cilindro rossiccio ch'egli dice aver ereditato da
suo zio--la sua marsina è rasa come il mento d'un canonico, sudicia
e cascante come una vecchia ragnatela piovuta dal camino.--Non puoi
credere quanto io fossi desolato l'altro ieri nel dovermi presentare
a lui con questo _rèdingot_ che ai tuoi occhi apparisce cosi modesto!
Quante storie ho dovuto contargli... quante favole, perchè il mio
lusso non l'adombrasse! Memore delle tue lezioni, io so che il segreto
del mio successo deve consistere nel gareggiare di pitoccheria, di
sordidezza con quello sporco animale!
--_Mio bravo e degno scolaro!_... Ma sentiamo cosa hai fatto... e cosa
intendi fare?
--L'altro giorno, per esempio, l'ho invitato a pranzo...
--Cattivo principio!... Un avaro profitta volentieri dei pranzi altrui,
ma al tempo stesso concepisce il massimo disprezzo per chi usa la
cortesia di invitarlo.... Per ogni boccone ch'egli inghiotte, non
può che ripetere in cuor suo: questo imbecille mi fa le spese della
giornata... si può essere più bestia?... dar da mangiare ad un altro!
--Io sapeva che il mio romagnolo avrebbe avuto questo pensiero.... Ma
io aveva preparato il mio piano... io mi era preposto di regalargli
un tal pranzo, che egli, quel miserabile taccagno, avesse a rimanere
sorpreso de'miei talenti economici!
--Briccone!... Sentiamo... un poco...
--Lo condussi ad un piccolo _restaurant_ nella contrada della _Fontaine
Moliere_--un _restaurant_ molto celebre a Parigi dove si pranza per
sedici soldi.... Tu certo non conosci quel luogo....
--Ci sono stato qualche volta... nei giorni più _secchi_... ma non
me ne sovvengo...--Il mio romagnolo cominciò a far le meraviglie che
in una città quale Parigi si potesse per la modica somma di sedici
soldi avere un pranzo di due piatti, minestra, piccolo giardinetto, un
bicchiere di vino od una bottiglia di birra, e pane a _discrezione_...
Sopratutto egli rimase colpito del pane a _discrezione_!...--Vedi, io
gli diceva mettendomi a tavola, quando mi permetto uno di questi pranzi
di lusso, non dimentico mai di indossare il mio grande _rèdingot_ da
quattordici saccoccie? Io non esco mai dal _restaurant_ senza portar
meco una provvigione di pane che mi basti per tutta la settimana.
Di tal modo questo pranzo, che rappresenta un valore _nominativo_
di sedici soldi, non viene a costarmi che sedici centesimi!--Il mio
romagnolo, in udirmi, spalancò una bocca da ippopotamo... Da quella
foce bavosa io vidi colare ad un tempo la sorpresa e l'ammirazione.
Più tardi, mangiando, si venne a ragionare dei varii _restaurants_
di Parigi, ove si danno pranzi al massimo buon mercato--promisi di
condurlo il giorno seguente in una _gargotte_ dove al prezzo di sedici
soldi avremmo mangiato lautamente tutti e due. A tale annunzio il _mio
uomo_ divenne pallido dalla commozione--mi stese la mano come non aveva
mai fatto, e col pianto sugli occhi, come chi violentemente reagisca
contro la propria natura:--buon amico, mi disse, voi permetterete...
non vorrete farmi il torto... domani... cosi alla buona... insomma io
vi invito... a pranzo al _restaurant_... che ora avete nominato... a
patto... come voi dicevate... che la spesa non oltrepassi gli otto
soldi... per bocca!...»
Il racconto del mio piccolo _puffista_ mi destava il più vivo
interesse. Non avrei mai immaginato che a Parigi esistessero delle
_gargottes_ cotanto economiche da fornire un pranzo per otto soldi.
Io già cominciava a comprendere il piano strategico del mio povero
allievo; ma pure, ond'essere informato di tutto, lo pregai di
continuare la sua storia.
«Per dirtela in brevi parole--proseguì l'amico--all'indomani, verso
le ore quattro, io mi recai in compagnia del mio splendido anfitrione
nella _gargotte du Chat-gris_ in via dei _Mathurins_.--Scendemmo una
diecina di gradini--ci trovammo in una camera oscura, tutta ingombra
di piccoli tavoli che attendevano dei commensali.--Su quei tavoli
erano schierate delle catinelle ricolme di pane affettato--quel pane
non aveva colore--ciascuna fetta rappresentava una specialità del
prodotto.--Noi sedemmo ad uno dei tavoli coll'aria di due epuloni
decaduti--Il mio romagnolo mi faceva notare che la _sala_ era più che
decente, che dalle casseruole lontane esalava un profumo squisito, che
infine tutto era pel meglio nel migliore dei _restaurants_ possibili.
«Frattanto entravano degli altri commensali.--Il padrone della
_gargotte_ andava in giro a complimentare i suoi clienti, distinguendo
di una particolare attenzione alcuni individui della specie più vorace,
i quali, a giudicarne dallo sguardo, minacciavano d'inghiottire per
antipasto i cucchiari e le forchette di stagno.--Quando tutti i posti
furono occupati, il direttore dello stabilimento diede l'annunzio del
pasto.--Un'enorme caldaia di brodo fu portata nel mezzo della _sala_;
gli _abituati_ della _gargotte_ accorsero intorno a quella colle
loro zuppiere, e una donna di circa sessantanni, montata sovra una
seggiola, diede principio alla solenne distribuzione del brodo.--Questa
distribuzione si operava con un sistema tutt'affatto parigino.--La
_grande prètresse_ della cerimonia tuffava nella caldaia una lunga
canna da clistero, e dopo averla riempita di quell'onda senza, nome,
la schizzava, a discrezione degli affamati, nelle ampie scodelle che
stavano in giro.--Il mio romagnolo si levò in piedi come gli altri--io
balzai dietro lui, e, raccolta la nostra porzione di liquido, tornammo
a sedere presso la tavola per ruminare tranquillamente e a tutto
piacere la nostra zuppa. Dopo quel pasto, venne servita una frittura
di color tetro, bituminosa e salata, una frittura alla quale i più
nobili visceri di tutto il regno animalesco avevano portato il loro
tributo.--Quella frittura era abbondantissima--ragione per cui il mio
romagnolo la trovò eccellente!
«Durante quel pasto, cominciarono le intimità, le confidenze
reciproche. L'_amico_ mi pose al fatto dei suoi piccoli segreti che
in parte io già conosceva, si fece a discutere meco i suoi piani, mi
chiese dei consigli.... Era il varco a cui io lo attendeva.... Un uomo
che domanda consigli sul modo d'impiegare i suoi capitali... è una
vittima che si offre spontanea, è un piccione che vuoi essere spiumato
ad ogni costo.
«--II consiglio ch'io vi posso dare--gli risposi trangugiando un
morsello di frittura che forse il giorno innanzi era un turacciolo
di bottiglia--il consiglio che io vi posso dare è quello di non
accingervi in questo dannato paese a veruna speculazione, quando non
siate ben certo che al termine di un mese ogni vostro quattrino debba
moltiplicarsi nelle proporzioni che che ora sto per descrivervi.
«Ciò detto, io mi levai di tasca un portafogli, e colla matita gli
dimostrai a tutto rigore di cifre qualmente da un sol quattrino si
possa, in sedici giorni ricavare l'interesse di 325 lire, e in un mese
di oltre un milione, a patto che il prodotto di questo prodotto vada
ogni giorno raddoppiando.
«Il mio uomo era stordito dalla logica dei miei calcoli--egli fissava
le cifre coll'occhio del basilisco--il suo collo si era allungato di
due spanne. Malgrado la fiera tensione di tutte le membra, di tutti i
sensi, il mio romagnolo non sapeva capacitarsi.
«Io dovetti spiegargli il mio sistema col denaro alla mano.
«Vedete, gli dissi, questo è un centesimo: se nel termine di 24 ore voi
riuscite a raddoppiarlo, domani questo rappresenterà necessariamente
il valore di due. Or bene, come avete raddoppiato l'_uno_, colla
medesima facilità, voi otterrete che per l'indomani si raddoppi anche
il _due_--eccovi _quattro_ centesimi, che il dì seguente diverranno
_otto_, poi _sedici_, poi _trentadue_, poi _sessantaquattro_, e via
via....
«Provatevi a tirare innanzi con questo metodo, e al termine di due
anni, il vostro quattrino avrà prodotto una tal cifra di milioni da
imbarazzare tutti i calcoli umani.
«Io non posso descriverti l'effetto di questo mio piano... _puffistico_!
«Ti basti sapere che il mio romagnolo, dopo aver pagato quel lauto
pranzo di otto soldi per cadauno, volle anche costringermi ad accettare
un caffè da cinque centesimi. Quell'uomo è mio!.... Non mi lascia
più.... Ieri mattina è venuto a svegliarmi alle ore cinque.... Ha
voluto mostrarmi una parte de' suoi capitali--un portafoglio contenente
dodici mila franchi in biglietti di banca, e una cinta di cuoio
imbottita di napoleoni doppi....
«Due giorni ancora... e se il diavolo non ci mette la coda... la
_vittima_ farà spontaneamente la rassegna dei suoi beni nelle mani del
tuo umile ed indegno scolaro... del tuo piccolo _puffista_!...»
Questa istoria dell'amico mi diverti infinitamente, ed io non ho
cessato mai di applaudire a me stesso d'aver contribuito in quel
giorno, col mio obolo da cinque franchi, ad agevolargli la riuscita
di quell'ameno colpo _puffistico_. Due settimane dopo, il mio piccolo
allievo era divenuto socio e amministratore del romagnolo taccagno--il
quale, dopo avergli confidato tutto il suo patrimonio, lo aveva spinto
a partire per le Antille onde intraprendervi con sollecitudine la
coltivazione del _cafè-sucrè_. Il mio piccolo allievo era riuscito a
persuadere la sua vittima, che mettendo i semi del caffè comune ad
ammollirsi per ventiquattro ore in una infusione di melassa, questi
semi avrebbero prodotto un caffè perfettamente raddolcito e tale da
potersi servire senza zucchero.
Il romagnolo sta ancora attendendo i dispacci che gli annunzino dalle
Antille i primi risultati di questa grandiosa non meno che immaginosa
speculazione!